MANNER OF DEATH Dr ssa Jessica Ochs Polizia


























































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MANNER OF DEATH Dr. ssa Jessica Ochs Polizia Scientifica
MANNER OF DEATH Esistono centinaia di modalità che possono portare alla morte, ma tutte confluiscono in quattro grandi categorie: naturale, accidentale, omicidio e suicidio.
MANNER OF DEATH Il fenomeno delle asfissie: Esistono diversi tipi di asfissie meccaniche, che di solito vengono identificate come: impiccamento, strangolamento, strozzamento, soffocazione esterna diretta e annegamento.
MANNER OF DEATH Il fenomeno delle asfissie: Impiccamento, strozzamento, strangolamento, sono identificate come quelle situazioni in cui si crea un’occlusione dei vasi, ma non necessariamente delle vie aeree, con una congestione di sangue alla testa che provoca piccole emorragie puntiformi visibili al volto e alle congiuntive.
MANNER OF DEATH Il fenomeno delle asfissie: Non è invece semplice riconoscere i segni della soffocazione, soprattutto quando sulla bocca della vittima viene premuto un cuscino o una mano.
MANNER OF DEATH Il fenomeno delle asfissie: L’annegamento è una situazione di difficile valutazione dai primi elementi visibili. Sul tavolo anatomico la situazione si fa un po’ più semplice, poiché l’aspetto iperespanso dei polmoni e la scoperta di diatomee all’interno delle strutture “filtro” come i reni, la milza e le meningi, indirizzano verso tale ipotesi.
IL CORPO DELLA VITTIMA L’investigatore della scena del crimine ha imparato a leggere il corpo della vittima e a riconoscere le ferite inferte da un coltello, da un’arma da fuoco, oppure le lesioni di tipo contusivo, come ecchimosi, escoriazioni, lacerazioni e fratture.
IL CORPO DELLA VITTIMA Lesioni di tipo contusivo: • Ecchimosi: lesioni “chiuse” dovute alla rottura di vasi sottocutanei e all’infiltrazione dei tessuti. • Escoriazioni: perdita di sostanza cutanea dovuta all’effetto di frizione contro il corpo di una superficie ottusa. • Lacerazioni: interruzione nella continuità di un tessuto. Quando riguardano la cute sono spesso accompagnate da contusioni e da escoriazioni. • Frattura: interruzione nella continuità che interessa il tessuto osseo.
IL CORPO DELLA VITTIMA Le armi bianche si distinguono in armi da punta, da taglio (effetto del passaggio di una lama sulla superficie cutanea), da punta e taglio (parziale o completo affondamento della punta e della lama dello strumento), e da fendente.
MORTE EQUIVOCA O EQUIVOLCAL DEATH Quando la morte si presta a interpretazioni diverse, quando non è chiaro se la vittima si è tolta la vita, è stata uccisa, o se la sua morte dipende da una causa insolita, ma comunque naturale.
BE OPEN-MINDED Quando ci si imbatte in un caso di morte equivoca, il cui orientamento sembra essere a senso unico, è necessario che l’investigatore si ricordi di mantenere sempre una disposizione mentale pronta ad accogliere ogni traccia, ogni spiegazione, ogni interpretazione alternativa di fronte a un delitto
IL TEMPO DELLA MORTE Quando ci si trova davanti ad un caso di omicidio e non si ha il confronto di una testimonianza diretta, definire l’epoca della morte rappresenta uno dei passi decisivi nel percorso investigativo, un elemento che può permettere di inchiodare un colpevole, di distruggere un alibi, di eliminare un sospetto
PMI, POST MORTEM INTERVAL Viene indicato come il periodo intercorso tra la morte e il ritrovamento di un cadavere. E’ uno dei compiti più difficile per il medico legale, soprattutto quando l’intervallo di tempo è maggiore.
PMI, POST MORTEM INTERVAL Nel caso di un cadavere ben conservato si utilizzano le classiche nozioni di TANATOLOGIA, la scienza che studia i fenomeni degenerativi e morfologici che accompagnano e seguono la morte.
PMI, POST MORTEM INTERVAL Fenomeni degenerativi e morfologici: • ALGOR: raffreddamento progressivo del corpo rispetto alla temperatura ambientale • LIVOR: presenza di ipostasi o macchie ipostatiche • RIGOR: contrazione dei muscoli scheletrici dovuta alle modificazioni chimiche successive la morte
PMI, POST MORTEM INTERVAL Ci sono dei regoli per il calcolo del periodo post mortem: i NOMOGRAMMI che permettono di definire un intervallo minimo e massimo del decesso in base al peso della vittima, alla temperatura ambientale e rettale e agli indumenti indossati.
I PROCESSI DI TRASFORMAZIONE • • • Fase colorativa: la pelle assume una tinta verdastra già dopo qualche giorno dalla morte. Fase enfisematosa: il cadavere diventa gonfio e successivamente presenta fluidificazione e desquamazione della cute. Fase di scheletrizzazione: il periodo può variare da settimane a mesi, a seconda dell’ambiente in cui si trova il corpo.
I PROCESSI DI TRASFORMAZIONE • Saponificazione: avviene di solito in acqua, ma si può ritrovare anche in parti del corpo ricoperti da plastica, o materiali simili che trattengono l’umidità. Il corpo non va incontro alle fasi colorative ed enfisematose, ma subisce delle modificazioni, in particolare della cute e del sottocute, che assumono un aspetto simile al “sapone”, e con un’apparenza biancastra e cretacea che si può conservare per mesi.
I PROCESSI DI TRASFORMAZIONE • Mummificazione: avviene in ambienti secchi e ventilati. Il cadavere si disidrata, la proliferazione batterica è minima, e così i tessuti si possono conservare. permettendo la conservazione dei tessuti. Perfino in una abitazione un corpo può mummificarsi in pochi mesi e restare così per anni, addirittura decenni.
I PROCESSI DI TRASFORMAZIONE Nei processi di trasformazione giocano un ruolo importante anche i fattori esterni, come l’intervento degli insetti, delle piante e degli animali. Da qui ne deriva l’importanza fondamentale di discipline come l’ENTOMOLOGIA, la ZOOLOGIA e la BOTANICA.
ENTOMOLOGIA FORENSE La storia dell’entomologia parte da lontano. Già nel 1688 Francesco Redi studia i cambiamenti cui vanno incontro pezzi di carne in putrefazione, cogliendo la differenza tra quelli esposti e quelli protetti dall’azione degli insetti. Nota i passaggi successivi, dalla deposizione di uova allo sviluppo di larve e quindi di forme di vita adulte, e può confutare l’ipotesi della generazione spontanea della vita, secondo la quale, in particolari condizioni gli insetti nascano direttamente dalla decomposizione.
ENTOMOLOGIA FORENSE Nel 1855, Bergeret utilizza per primo l’entomologia in un’indagine per omicidio. Dalle caratteristiche degli insetti e dalla loro presenza in combinazione, Bergeret comprende che la morte non è avvenuta di recente.
ENTOMOLOGIA FORENSE È sempre la scuola francese a compiere i maggiori progressi nel campo dell’entomologia: tra il 1883 e il 1898 Jean-Pierre Megnin pubblica articoli importanti, tra i quali La Faune des Cadares, il primo testo moderno di entomologia forense.
ZOOLOGIA FORENSE Quando gli insetti non possono aiutare gli investigatori, l’attenzione si sposta sugli animali di stazza più importante. Occorrono, quindi, conoscenze di zoologia forense per capire se i segni ritrovati su un cadavere siano da attribuire a un animale domestico, a topi o ad altri roditori, oppure all’azione di animali selvatici, qualora la scena del crimine fosse all’aperto.
BOTANICA FORENSE Un’altra disciplina scientifica utile nei casi di omicidio accompagnati da occultamento del cadavere è la botanica forense. Le zone ricche di vegetazione, infatti, permettono da un lato di celare il corpo, ma dall’altro di rivelare, attraverso frammenti di rami, radici, foglie e semi, informazioni preziose sul mese o la stagione in cui il crimine è avvenuto.
CADAVERI SENZA NOME Quando l’identità della vittima è sconosciuta, le indagini si rivelano estremamente difficili, e questa può essere scoperta solo confrontando i rilievi post mortem con gli elementi ante mortem. Bisogna raccogliere ogni informazione possibile dai dati circostanziali, come gli indumenti e gli effetti personali; dall’esame esterno della salma con i tratti fisiognomici, la presenza di tatuaggi e cicatrici, le impronte digitali; dall’autopsia, con i risultanti dati clinici, gli esami di laboratorio e le impronte dentarie.
CADAVERI SENZA NOME Nel caso di cadaveri ben conservati la sola identificazione visiva non basta, perché c’è sempre la possibilità che il familiare chiamato per il riconoscimento sia comprensibilmente sconvolto e perciò poco attendibile.
CADAVERI SENZA NOME Quando invece il medico legale si trova davanti a resti umani gravemente alterati da fenomeni putrefattivi, dal fuoco o da un tentativo di smembramento, il riconoscimento visivo e attraverso effetti personali appare non è possibile, e allora le indagini sono fondamentalmente di quattro tipi: - genetiche - dattiloscopiche - antropologiche - odontologiche
ARMI DA FUOCO La BALISTICA è la scienza che si occupa del moto dei corpi lanciati nello spazio e che in ambito forense studia le proprietà statiche e dinamiche del proiettile.
ARMI DA FUOCO Di solito la balistica si divide in: • Balistica interna, che si limita ai fenomeni che vanno dalla percussione all’uscita di un proiettile dalla canna; • Balistica esterna, che copre il tragitto fino al bersaglio; • Balistica finale, che analizza il comportamento del proiettile sul corpo della vittima.
ARMI DA FUOCO Residui da sparo: L’espulsione di un proiettile avviene grazie a un processo chimico e fisico che produce un insieme di particelle proiettate nello spazio sia dal vivo di volata della canna sia dal piano di culatta. I residui della polvere di lancio sono composti da nitrati e nitriti mentre i residui dell’innesco contengono piombo, bario e antimonio.
ESPLOSIVI E INCENDI DOLOSI Gli esplosivi si possono suddividere in due grandi categorie: • A basso potenziale, danno origine a fenomeni di combustione piuttosto che di scoppio. • Ad alto potenziale, distinti a loro volta in primari e secondari. I primari scoppiano se sottoposti al calore o ad urti e di solito si utilizzano per costruire detonatori in grado di innescare cariche di maggiore potenza e impegno, come gli esplosivi secondari.
ESPLOSIVI E INCENDI DOLOSI Gli elementi chiave da ricercare sulla scena dove si ipotizza un incendio doloso è la presenza di acceleranti, ovvero di un composto chimico con particolari qualità che lo rendono idoneo a innescare in incendio. Le sostanze acceleranti possono avere natura solida, liquida, o raramente, gassosa.
ESPLOSIVI E INCENDI DOLOSI Negli Stati Uniti l’arson, l’incendio doloso, è classificato dall’FBI come una delle tre categorie di violent crimes, crimini violenti, insieme all’omicidio e allo stupro. (Crime Classification Manual)
VELENI E DROGHE La tossicologia è la branca della chimica che studia i veleni. Il termine veleno deriva dal latino venenum, che al pari del termine greco pharmakon, indicava in origine ogni sostanza, soprattutto liquida, capace di cambiare la proprietà naturale di una cosa attraverso la propria forza penetrante.
VELENI E DROGHE Quanto a definizioni, Philip Theophrastus Bombast von Hohenheim, più noto come Paracelso, uno dei più grandi medici della storia, agli inizi del ‘ 500 scriveva: “O che mai dunque è veleno? Tutto è veleno, e nulla è di veleno al tutto privo. La dose, sola, fa tale cosa o talaltra non velenifera. Ad esempio: pietanza e bevanda, se assunte con dosa smodata, tutte fanno veleno. ”
VELENI E DROGHE La moderna tossicologia forense è impegnata essenzialmente in tre campi d’applicazione: • la rilevazione post-mortem della presenza di sostanze nocive. • la determinazione delle sostanze d’abuso nei fluidi biologici. • l’investigazione del traffico di droghe e stupefacenti.
SOSTANZE D’ABUSO Le sostanze di abuso che agiscono prevalentemente sul SNC (sistema nervoso centrale) si possono distinguere in quattro grandi categorie: narcotici, sedativi, stimolanti e allucinogeni.
SOSTANZE D’ABUSO La maggior parte delle sostanze ad azione narcotica è derivata dall’oppio, materia lattiginosa estratta dal papaver somniferum. Sempre dall’oppio derivano poi la morfina, la codeina e l’eroina.
SOSTANZE D’ABUSO A produrre una depressione del sistema nervoso centrale sono essenzialmente l’alcool e i barbiturici.
SOSTANZE D’ABUSO La cocaina è lo stimolante più usato. Di origine vegetale, è estratta dalle foglie della erythroxylon coca. Poi largamente diffuso è il gruppo delle amfetamine, lanciate originariamente sul mercato intorno al 1930 come rimedio per il raffreddore e per il mal di mare, e derivate tutte da una sostanza madre, la feniletilamina.
SOSTANZE D’ABUSO Gli allucinogeni comprendono una grande varietà di prodotti, di origine vegetale come il pejote, la mescalina e la psilocibina, o sintetica, come l’LSD e l’ectasy.
VELENI Ci sono moltissime sostanze che possono risultare letali per l’uomo. Le più diffuse sono l’arsenico, il cianuro, il tallio, l’antimonio, il piombo; oppure quelle di origine vegetale, come la belladonna, l’aconito, e così via.
VELENI L’omicidio per avvelenamento è un fenomeno abbastanza raro. E’ più facile trovarsi davanti a un caso di ingestione accidentale, di un suicidio, o di situazioni di overdose.
VELENI Ogni sostanza o liquido sospetto rinvenuto sulla scena del crimine va raccolto, documentato e repertato. Una volta giunta in laboratorio la sostanza viene trattata con un duplice approccio: si effettua uno test di screening e un’analisi di conferma.
VELENI I test di screening sono d tre tipi: • Test immunologici, che utilizzano anticorpi specifici in grado di reagire con una determinata sostanza. • Cromatrografia su strato sottile, si basa sulla diversa ripartizione di sostanze differenti tra una fase stazionaria e una mobile. • Spettrofotometria all’ultravioletto, che si riferisce al flusso o all’intensità di una radiazione elettromagnetica o di particelle come atomi, molecole, in funzione della loro energia, lunghezza d’onda, frequenza o massa.
NEGLI ABISSI DELLA MENTE Gli esperti della scena del crimine parlano di equivocal death investigations, di investigazioni sulle morti dubbie, dove c’è stata più di una causa letale, e ciascuna era sufficiente a produrre una vittima; oppure dove c’è il sospetto che gli indizi siano stati deliberatamente alterati per sviare le indagini.
NEGLI ABISSI DELLA MENTE Siamo nei primi anni ’ 60 a Los Angeles, e precisamente al Suicide Prevention Centre, dove gli psichiatri Edwin Shneidman e Norman Farberow utilizzano la loro esperienza per proporre una nuova tecnica di analisi che chiamano autopsia psicologica (AP).
NEGLI ABISSI DELLA MENTE Autopsia psicologica (AP) Si tratta di creare un profilo basandosi sulle condizioni psicologiche di un soggetto che è morto in circostanze che possono far pensare a un suicidio, ma che possono anche rivelarsi differenti, e aprire la strada a piste investigative diverse.
NEGLI ABISSI DELLA MENTE Edwin Shneidman identifica dei momenti fondamentali, costruisce quelle che in gergo tecnico si chiamano “lineeguida”. Vuole che si ponga attenzione alla storia della famiglia del defunto, alla personalità, allo stile di vita e alle abitudini, e a come queste siano cambiate nel periodo precedente la morte.
NEGLI ABISSI DELLA MENTE Se occuparsi di equivocal death si rivela spesso una sfida impegnativa, accostarsi alla mente criminale e cercare di penetrare i motivi che hanno spinto a un omicidio è un’operazione altrettanto complessa.
NEGLI ABISSI DELLA MENTE Il delitto può nascere da una passione, dalla gelosia che acceca, da anni di frustrazione covata tra le mura di casa, ma può anche esplodere senza che se ne capisca la ragione: certamente un movente c’è sempre, in ogni delitto, ma se appartiene al mondo interno del criminale, alle sue fantasie malate, ai bisogni mai espressi, allora diventa difficile decifrarlo.
NEGLI ABISSI DELLA MENTE Anche la stabilità mentale degli investigatori e degli psichiatri è messa a dura prova nel tentativo di penetrazione nella mente criminale. Robert Ressler (fondatore dell’Unità di Scienza del comportamento dell’FBI) cita le parole di Nietsche: “Chiunque combatta contro i mostri dovrebbe badare a non diventare un mostro lui stesso. Perché quando scruti l’abisso, l’abisso scruterà dentro di te”.
SCENA DEL CRIMINE L’intervento sulla scena del crimine è quindi il momento più importante delle indagini su un omicidio. Non bastano, dunque, le parole di Conan Doyle: “Quando hai escluso l’impossibile, qualunque cosa rimanga, anche se improbabile, allora quella è la verità”. Gli investigatori dovranno dare una risposta a tutti quegli interrogativi che una scena del crimine propone: “five W and one H”, dicono gli americani, e significano “when, where, who, why and how”.


























































