Insegnamento diCultura classica prof ssa Paola Avallone SENECA

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Insegnamento di“Cultura classica” prof. ssa Paola Avallone - SENECA Unitre Napoli -Vomero anno accademico

Insegnamento di“Cultura classica” prof. ssa Paola Avallone - SENECA Unitre Napoli -Vomero anno accademico 2018/2019

Pseudo-Seneca – Villa dei Papiri di fine I sec. a. C. , MANN Ercolano

Pseudo-Seneca – Villa dei Papiri di fine I sec. a. C. , MANN Ercolano

Museo Nazionale Romano Palazzo Massimo Museo del Louvre British Museum

Museo Nazionale Romano Palazzo Massimo Museo del Louvre British Museum

Erma bicipite Seneca e Socrate, metà del III sec. d. C. , copia da

Erma bicipite Seneca e Socrate, metà del III sec. d. C. , copia da un ritratto di Seneca del 50 -60 d. C, acquistata dai Musei di Berlino nel 1878

L’esilio è una commutatio loci Consolatio ad Helviam, 6, 1 -4 …che cosa è

L’esilio è una commutatio loci Consolatio ad Helviam, 6, 1 -4 …che cosa è l’esilio? Certo, un cambiare luogo … comporta dei disagi: povertà, infamia, disprezzo … guarda questa folla che le case di una città immensa riescono a stento ad accogliere: la maggior parte di questa turba è priva di patria. … immagina di fare l’appello nominale di tutti costoro e di chiedere a ciascuno: «Di che paese sei? » ; vedrai che per la maggior parte si tratta di persone che, lasciata la loro residenza, sono venute in una città grandissima e bellissima che, tuttavia, non è la loro. Poi allontanati da questa città di tutti, e gira le altre: non ce n’è una che non sia composta in gran parte di immigrati.

La storia dei popoli è un succedersi di migrazioni Consolatio ad Helviam, 7, 1

La storia dei popoli è un succedersi di migrazioni Consolatio ad Helviam, 7, 1 -10 … genti e popoli al completo hanno cambiato sede. … In Asia c’è una vera folla di Ateniesi; Mileto ha sparso nelle varie direzioni gli abitanti di 75 città; tutta la costa italiana bagnata dal mare Infero era la Grecia Maggiore. L’Asia vanta come suoi gli Etruschi, gli abitanti di Tiro si sono insediati in Africa, i Cartaginesi in Spagna, i Greci si sono introdotti in Gallia e i Galli in Grecia, i Pirenei non hanno impedito ai Germani di passare. . La mobilità umana si è fatta esperta di passaggi attraverso l’impraticabile e l’ignoto. Hanno trascinato con sé i figli, le mogli, i genitori oppressi dalla vecchiaia. … E non tutti ebbero i medesimi motivi per lasciare la loro patria e cercarsene una: alcuni, in seguito allo sterminio delle loro città, sfuggiti alle armi nemiche e privati di ogni loro cosa, furono cacciati in terra altrui; altri furono sloggiati in seguito a sedizioni interne; altri furono costretti ad andarsene per eccessiva densità di popolazione; altri dovettero fuggire una pestilenza o terremoti frequenti; … altri si lasciarono illudere dalla nomea di una contrada fertile, decantata come la migliore. … l’impero romano vede nel suo fondatore un esule… quest’isola ha cambiato spesso i suoi abitanti… è impossibile trovare una terra che sia abitata ancora oggi dai nativi. Tutte hanno subito mescolanze ed innesti.

Sempre con noi la natura e la virtù Consolatio ad Helviam, 8, 1 -6

Sempre con noi la natura e la virtù Consolatio ad Helviam, 8, 1 -6 … ovunque ci rechiamo, continuiamo a vivere dentro la medesima natura … chi va in esilio può portare con sé le sue virtù. … Questo cielo, l’essere più grande ed attrezzato che la natura abbia prodotto, e l’animo, che contempla e ammira il cielo e ne costituisce la parte più splendida, sono assegnati specificamente e per sempre a noi e rimarranno con noi finché avremo un’esistenza. Agili e fieri, affrettiamoci con passo intrepido verso qualunque meta la sorte ci segni. Percorriamo l’intera terra … da qualunque parte volga lo sguardo al cielo, la distanza è la medesima: lo spazio che separa il divino dall’umano è sempre identico. … Finché mi sia possibile guardare il sole e la luna, fissare le stelle … che m’importa il suolo che calpesto?

La povertà del luogo non mi avvilisce Consolatio ad Helviam, 9, 2 È meschino

La povertà del luogo non mi avvilisce Consolatio ad Helviam, 9, 2 È meschino l’animo che si diletta di beni terreni. … quanto più uno avrà sviluppato in lungo i suoi portici, quanto più alte avrà edificate le sue torri, quanto più avrà allargato i suoi isolati e più profonde avrà scavato le sue grotte estive, quanto più massicci saranno i rivestimenti dei soffitti nelle sue sale da pranzo, tanto più roba avrà che gli nasconde il cielo.

La povertà è sopportabile. Invettiva contro la sontuosità dei banchetti Consolatio ad Helviam, 10,

La povertà è sopportabile. Invettiva contro la sontuosità dei banchetti Consolatio ad Helviam, 10, 2 -11 Le esigenze del corpo sono minime: un riparo dal freddo e un alimento che basta ad estinguere la fame e la sete. Non è per nulla necessario scrutare il fondo del mare, rimpinzarsi il ventre facendo strage di animali, strappar molluschi al lido ignoto del mare più lontano. … Vomunt ut edant, edunt ut vomant, e non si degnano nemmeno di digerire i cibi che ricercano in tutto il mondo. … Apicio, in quella città in cui tempo fa furono espulsi i filosofi come corruttori della gioventù, trasformata la gozzoviglia in scienza che egli professava, infettò la nostra epoca con il suo insegnamento. Dopo aver sperperato in cucina cento milioni di sesterzi, … reputandosi ridotto all’estremo della fame per esser costretto a vivere con i dieci milioni di sesterzi rimastigli, si tolse la vita col veleno. … alla cupidigia non basta mai nulla, alla natura basta anche poco. La povertà dell’esule non gli reca alcun danno.

Non si sente povero chi sa contentarsi Consolatio ad Helviam, 11, 3 -4 …un’anima

Non si sente povero chi sa contentarsi Consolatio ad Helviam, 11, 3 -4 …un’anima insaziabile non si sentirà mai sazia, così come non ci sarà mai acqua bastante a placare chi è assetato non per esigenza naturale, ma per una febbre che gli brucia le viscere, perché quella non è sete, ma malattia. … Chi saprà contenersi nel limite segnato da natura non avvertirà la povertà; chi oltrepasserà quel limite avrà la povertà per compagna, anche in mezzo alle più grandi ricchezze. Un esilio può ben fornire il necessario, ma nemmeno un regno può dare il superfluo. È l’animo che fa ricchi. Ti segue nell’esilio e nei deserti più selvaggi…

La ragione rende sopportabili i mali dell’esilio Consolatio ad Helviam, 13, 2 -6 Se

La ragione rende sopportabili i mali dell’esilio Consolatio ad Helviam, 13, 2 -6 Se hai forza sufficiente a resistere a qualunque forma di sventura, l’avrai uguale contro tutte, perché l’animo una volta irrobustito dalla virtù, risulta invulnerabile in ogni senso. … Nessuno è disprezzato da un altro, se non è stato lui il primo a disprezzare se stesso. A questa offesa sia pur esposto l’animo meschino e avvilito, ma chi si erge contro le avversità e sovverte quei mali dai quali gli altri si lasciano schiacciare, porta le sue miserie come bende sacerdotali. …nulla suscita tanto prontamente la nostra ammirazione quanto l’uomo che sa essere forte nella miseria.

La clemenza si addice ai potenti De Clementia I, 5 La clemenza, in qualunque

La clemenza si addice ai potenti De Clementia I, 5 La clemenza, in qualunque casa sarà entrata, la renderà felice e tranquilla, ma in una reggia, quanto è più rara, tanto più è mirabile. Che cosa c’è, infatti, di più bello di colui alla cui ira non si può opporre alcun ostacolo, alla cui sentenza più severa assentono gli stessi condannati a morte, al quale nessuno può presentare obiezioni, al quale, anzi, se ha dato un po’ troppo in escandescenze, nessuno può neppure rivolgere preghiere, e che fa violenza a se stesso e si serve del suo potere in un modo migliore e più pacifico, pensando a questo: "Tutti possono uccidere contro la legge, ma nessuno può salvare tranne me"? A una grande sorte si addice un animo grande, poiché, se l’animo non si innalza fino ad essa e non la domina, scende al contrario al di sotto di essa. Ma è proprio di un animo grande essereno e tranquillo e guardare dall’alto le ingiurie e le offese. È da donne l’andare fuori di sé quando si è adirati; è proprio delle fiere, e non di quelle più nobili, l’assalire a morsi e l’accanirsi sulle vittime già abbattute. Gli elefanti e i leoni passano oltre, dopo aver atterrato la vittima; l’ostinazione è propria delle bestie ignobili.

De tranquillitate animi, 4 Ritengo che questo debba fare l’uomo virtuoso o che aspira

De tranquillitate animi, 4 Ritengo che questo debba fare l’uomo virtuoso o che aspira alla virtù: se sarà più potente la sorte e toglierà la possibilità di agire, non si volti subito in fuga dopo aver gettato le armi, cercando un nascondiglio, come se vi fosse un luogo nel quale la sorte non possa raggiungerlo, ma si dedichi alle attività pubbliche con maggiore moderazione e con cura scelga qualche attività nella quale sia utile alla società. … Non gli è possibile fare il soldato? Ambisca a cariche pubbliche. Deve vivere da cittadino privato? Si dedichi all’oratoria. Gli è stato imposto il silenzio? Aiuti i cittadini nelle cause con la sua silenziosa assistenza. È pericoloso per lui entrare nel Foro? Sia un buon compagno, un fedele amico, un sobrio commensale nelle case private, durante gli spettacoli, ai banchetti. Gli sono preclusi i doveri del cittadino? Eserciti quelli dell’uomo.

De tranquillitate animi, 4 … Anche se altri occuperanno la prima linea, mentre la

De tranquillitate animi, 4 … Anche se altri occuperanno la prima linea, mentre la sorte ti avrà relegato fra i triarii, combatti da lì con la voce, con l’esortazione, con l’esempio, con coraggio: anche con le mani tagliate trova il modo di giovare alla causa colui che resta saldo al suo posto e aiuta con le grida. … se qualcuno ti chiuderà la bocca, resta ancora al tuo posto e contribuisci con il tuo silenzio. … Perché consideri (tu, Anneo Sereno) poco utile l’esempio di chi vive dignitosamente una vita ritirata? La scelta di gran lunga migliore sarebbe alternare la vita ritirata alla vita attiva ogni volta che l’attività pubblica venga ostacolata da casi fortuiti o dalla situazione politica dello Stato; infatti mai le vie sono precluse fino al punto che non vi sia più spazio per un’azione virtuosa.

Riteniamo impossibile ciò che non possiamo fare, giudicando in base alla nostra debolezza Per

Riteniamo impossibile ciò che non possiamo fare, giudicando in base alla nostra debolezza Per chi ama il lusso, la frugalità è una pena, per il pigro la fatica è un supplizio, chi è abituato alle mollezze compatisce l'uomo attivo, per l'indolente applicarsi è un tormento. Allo stesso modo ci sembrano gravose e insopportabili quelle cose di fronte alle quali ci sentiamo deboli e dimentichiamo per quanta gente è un tormento non avere vino o alzarsi all'alba. Non sono azioni in sé gravose, siamo noi fragili e fiacchi. Bisogna giudicare le grandi cose con animo grande; altrimenti attribuiremo ad esse il difetto che invece è in noi. Così se guardiamo un pezzo di legno perfettamente diritto, immerso nell'acqua, ci sembra curvo e spezzato. Non ha importanza che cosa guardi, ma come la guardi: la nostra mente si ottenebra nello scrutare la verità. Epistulae 71, 23 -24

Senza la filosofia l’animo è malato … se vorrai star bene, cura la salute

Senza la filosofia l’animo è malato … se vorrai star bene, cura la salute dell’animo 15, 2 Caro Lucilio, ti è chiaro - ne sono certo - che nessuno può vivere felicemente e neppure in maniera tollerabile senza l'amore della saggezza: una perfetta saggezza rende felice la vita, ma tollerabile la rende anche una saggezza imperfetta. … La filosofia non è un'arte che cerca il favore popolare e non è fatta per essere ostentata; non consiste nelle parole, ma nei fatti. Di essa non ci si vale per far trascorrere piacevolmente le giornate, per eliminare il disgusto che viene dall'ozio: educa e forma l'animo, regola la vita, governa le azioni, mostra ciò che si deve o non si deve fare, siede al timone e dirige la rotta attraverso i pericoli di un mare agitato. Senza di lei nessuno può vivere tranquillo e sicuro. Epistulae 16, 3

Come dobbiamo comportarci nei confronti degli altri? Epist. XV 95, 51 -53 Come dobbiamo

Come dobbiamo comportarci nei confronti degli altri? Epist. XV 95, 51 -53 Come dobbiamo comportarci nei confronti degli altri? … Perché dilungarci su tutto ciò che va fatto e ciò che va evitato? Basta una breve formula che sintetizza i nostri doveri verso gli uomini: tutto quello che vedi, tutto ciò che racchiude la natura umana e la natura divina forma un tutto solo: noi siamo membra di un unico corpo. La natura ci ha creato fratelli, perché ci ha fatto dagli stessi elementi e verso uno stesso fine. La natura ha posto in noi un amore reciproco e ci ha fatti socievoli. Che ci sia sulle labbra quel famoso detto: «Homo sum: humani nihil a me alienum puto» . Manteniamo in comune tutto ciò che abbiamo: siamo nati per essere una comunità. La nostra società è simile a una volta di pietre: essa cadrebbe se le pietre non si sostenessero a vicenda, tenendo in piedi così tutta la volta.

Epistulae morales ad Lucilium I 1, 1 Occorre salvare il tempo che ci viene

Epistulae morales ad Lucilium I 1, 1 Occorre salvare il tempo che ci viene sottratto Comportati così, mio Lucilio: rivendica i tuoi diritti su te stesso (vindica te tibi) e il tempo che finora ti veniva portato via o ti veniva rubato o ti sfuggiva di mano, raccoglilo e custodiscilo (tempus…còllige et serva). Convinciti che è così come ti scrivo: certi spazi di tempo ci vengono strappati via, altri ci sono sottratti di nascosto, altri ci sfuggono senza che ce ne accorgiamo. Tuttavia la perdita più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. E se vorrai fare attenzione, comprenderai che la gran parte della vita se ne vola via nel fare il male, la maggior parte nel non far nulla, tutta la vita a fare altro (che non sia il retto agire).

Epistulae morales ad Lucilium I 1, 2 -3 Dare valore al presente per non

Epistulae morales ad Lucilium I 1, 2 -3 Dare valore al presente per non essere dipendenti dal futuro Il tempo è l’unico nostro bene Chi mi potrai indicare che attribuisca un giusto valore al tempo, che tenga in pregio la giornata, che capisca di morire un po’ ogni giorno? In questo ci inganniamo, nel vedere la morte davanti a noi: gran parte di essa, invece, è già dietro di noi: tutto il tempo passato lo tiene in pugno la morte. Lucilio mio, fai quello che mi scrivi: abbraccia tutte le tue ore; dipenderai meno dal domani, se allungherai la mano sull’oggi. Mentre si continua a rimandare, la vita se ne va. Tutto appartiene ad altri, solo il tempo è nostro; la natura ci ha dato il possesso di quest’unico bene che fugge e scivola via, dal quale ci caccia chiunque lo voglia. E gli uomini sono così stolti che, se ottengono cose insignificanti e di nessun valore e sicuramente recuperabili, si riconoscono debitori, mentre nessuno per aver ricevuto il tempo ritiene di dover nulla, mentre questa è l’unica cosa che nemmeno una persona grata può restituire.

Epistulae morales ad Lucilium I 1, 4 -5 Il tempo come il denaro va

Epistulae morales ad Lucilium I 1, 4 -5 Il tempo come il denaro va tenuto sempre sotto controllo Chiederai forse cosa faccia io che ti do questi consigli. Te lo dirò francamente: tengo i conti delle mie spese da persona che spende molto, ma che è attenta. Non posso dire di non sprecar nulla, ma posso dire cosa spendo, quanto e come. Posso dire le cause della mia povertà. Ma mi capita quello che capita a coloro che si sono ridotti in miseria non per colpa loro: tutti mostrano comprensione, ma nessuno li soccorre. Qual è dunque la conclusione? Non ritengo povero colui al quale è sufficiente quel poco che gli rimane. Tuttavia, preferisco che tu abbia cura dei tuoi averi, e tu comincerai a farlo in tempo utile. Infatti, come pensavano i nostri avi, «è troppo tardi quando si è arrivati al fondo» : al fondo rimane non solo il meno, ma il peggio. Stammi bene

Siamo avari delle nostre cose e prodighi di noi stessi De brevitate vitae III

Siamo avari delle nostre cose e prodighi di noi stessi De brevitate vitae III 1 Tutti gli ingegni del passato non finirebbero mai di stupirsi di questa nebbia che offusca le menti degli uomini: non permettono a nessuno di occupare i loro poderi e, se nasce una minima contesa sulla linea di confine, danno di piglio ai sassi ed alle armi; nella loro vita, invece, lasciano entrare gli altri, anzi sono proprio loro ad introdurvi i futuri padroni; non se ne trova uno disposto a spartire il proprio denaro, ma a quanti ciascuno distribuisce la propria vita! Sono tirchi nel tenersi ben stretto il patrimonio, ma, non appena si tratta di perder tempo, diventano quanto mai prodighi dell’unico bene di cui è bello essere avari.

Anche in una vita apparentemente lunga gli anni vissuti sono pochi De brevitate vitae

Anche in una vita apparentemente lunga gli anni vissuti sono pochi De brevitate vitae III 2 Piace, a questo punto, prendere uno tra la folla degli anziani: «Vediamo che sei arrivato all’estremo limite della vita umana, hai cent’anni o qualcosa di più. Ripensa ai tuoi anni e fa’ i conti. Calcola quanto di questo tempo t’ha portato via il creditore, quanto l’amante, quanto il potente, quanto il cliente, quanto le liti con la moglie, quanto la punizione degli schiavi, quanto il correre affaccendato in giro per la città; aggiungi le malattie che ci siamo procurati di nostra mano, aggiungi anche il tempo rimasto inutilizzato, vedrai che hai meno anni di quanti ne conti.

Al tempo sottratto da altri si aggiunge il tempo sprecato da noi stessi De

Al tempo sottratto da altri si aggiunge il tempo sprecato da noi stessi De brevitate vitae III 3 Cerca di ricordare quanto sei stato costante nei tuoi propositi, quanti giorni sono trascorsi nel modo da te progettato, quando ti sei tenuto a disposizione di te stesso, quando il tuo volto è rimasto imperturbato ed il tuo animo intrepido, che cosa tu abbia realmente compiuto in una vita così lunga, quante persone ti hanno derubato della tua vita mentre non t’accorgevi di ciò che stavi perdendo, quanto tempo ti ha portato via il dolore vano, la stolta allegrezza, la bramosa avidità, la conversazione leggera, quanto poco ti è rimasto del tuo: ti renderai conto di morire prematuramente» .

Gli occupati vivono tamquam semper victuri De brevitate vitae III 4 Qual è il

Gli occupati vivono tamquam semper victuri De brevitate vitae III 4 Qual è il motivo? Voi vivete come se foste destinati a vivere per sempre, non vi viene mai in mente la vostra fragilità, non pensate a quanto tempo è già trascorso; voi sprecate come attingendo a una botte piena e abbondante mentre forse proprio quel giorno, che donate a qualcuno o a qualcosa, è l’ultimo della vostra vita. Di tutto avete timore, come mortali, ma desiderate tutto come se foste immortali.

Rassegna degli occupati De brevitate vitae VII 1 -2 Al primo posto (nella graduatoria

Rassegna degli occupati De brevitate vitae VII 1 -2 Al primo posto (nella graduatoria degli occupati) io colloco quelli che trovano il tempo solo per il vino e per la lussuria; nessuno è occupato in modo più abietto. Tutti gli altri, anche se sono sviati da un’immagine di potere che è falsa, sbagliano tuttavia sotto un’apparenza di decoro. Puoi citarmi gli avari, gli iracondi, quelli che si impegnano in odi o in guerre ingiuste, tutti questi peccano in modo più virile: vergognosa è la colpa di coloro che si abbandonano al ventre e alla lussuria. Esamina tutti i momenti di costoro, guarda quanto tempo passano a far conti, quanto a insidiare, quanto a temere insidie, quanto a ossequiare, quanto ad essere ossequiati, quanto tempo occupino loro gli impegni giudiziari propri ed altrui, quanto i conviti, che ormai sono diventati impegni sociali: vedrai che i loro mali o i loro beni non lasciano loro un attimo di respiro.

Vivere tota vita discendum est et, quod fortasse miraberis, tota vita discendum est mori

Vivere tota vita discendum est et, quod fortasse miraberis, tota vita discendum est mori De brevitate vitae VII 3 -4 Niente è più estraneo all’uomo occupato che il vivere: non c’è arte più difficile di questa. Esistono folle intere di maestri delle altre arti e si sono visti dei ragazzi giovanissimi apprenderne certune in modo tale da poterle addirittura insegnare: per tutta la vita, invece, bisogna imparare a vivere e, forse questo ti stupirà di più, per tutta la vita bisogna imparare a morire. … È da uomo grande, credimi, da uomo che si è innalzato al di sopra di ogni errore umano non permettere che venga sottratta neppure una goccia del suo tempo e per questo la sua vita è lunghissima per il fatto che, qualunque ne sia stata l’estensione, è rimasta a sua totale disposizione.

Praecipitat quisque vitam suam et futuri desiderio laborat, praesentium taedio De brevitate vitae VII

Praecipitat quisque vitam suam et futuri desiderio laborat, praesentium taedio De brevitate vitae VII 8 -10 Getta via ciascuno la propria vita, si tormenta nel desiderio del futuro e nel tedio del presente. Ma colui che utilizza soltanto per sé ogni istante del suo tempo, che ordina ogni suo giorno come un’intera vita non desidera il domani né lo teme. … Non si deve dunque giudicare lunga una vita in base ai capelli bianchi o alle rughe: uno così non è vissuto a lungo, ma è stato al mondo a lungo (non ille diu vixit sed diu fuit). Che sarebbe se tu pensassi che ha molto navigato uno che, colto da una terribile tempesta all’uscita dal porto, è stato sbattuto qua e là dal turbinare dei venti furiosi, provenienti da ogni parte, ed ha girato sempre in cerchio per il medesimo tratto di mare? Non ha navigato molto, è stato sballottato molto (non ille multum navigavit sed multum iactatum est).

Non sappiamo far tesoro del tempo De brevitate vitae VIII 1 -5 Mi stupisce

Non sappiamo far tesoro del tempo De brevitate vitae VIII 1 -5 Mi stupisce sempre il vedere gente chiede ad altri il loro tempo ed i richiesti accogliere prontamente la domanda; tutti e due guardano al motivo della richiesta di tempo, nessuno bada al tempo in quanto tale: lo si chiede e lo si dà come fosse una cosa di nessun conto. Giocano con il bene più prezioso di tutti, un bene che li inganna perché non ha corpo, non cade sotto gli occhi e perciò è valutato pochissimo, anzi, non gli si dà quasi alcun prezzo. … se si potesse presentare a ciascuno un numero di anni futuri come si possono contare quelli passati, quanto vedresti trepidare coloro che sanno che gliene avanzano pochi, che economia ne farebbero! … Nessuno ti restituirà gli anni, nessuno ti restituirà te a te stesso. La tua vita seguirà la strada che ha imboccato…passerà in silenzio…tu hai i tuoi impegni e la vita ha fretta. Intanto verrà la morte alla quale, volente o nolente, dovrai dare udienza.

La programmazione è alienazione De brevitate vitae IX 1 -5 L’aspettare è il peggiore

La programmazione è alienazione De brevitate vitae IX 1 -5 L’aspettare è il peggiore ostacolo al vivere perché è condizionato dal domani e perde l’oggi. Il tempo che è nelle mani della fortuna lo programmi ed intanto lasci perdere quello che è in mano tua: Dove guardi? A che tendi? Tutto il futuro giace nell’incertezza: vivi subito. …

Solo il saggio impegna bene la propria vita De brevitate vitae XIV 1 -5

Solo il saggio impegna bene la propria vita De brevitate vitae XIV 1 -5 Tra tutti i soli che davvero dispongono del loro tempo sono coloro che attendono alla saggezza; sono i soli che vivono e non si limitano ad amministrare bene i loro anni, ma aggiungono tutte le età alla loro. Tutti gli anni trascorsi prima che essi esistessero fanno parte del loro patrimonio… nessuna epoca ci è vietata, in tutte ci sentiamo accolti… ci è possibile disputare con Socrate, dubitare con Carneade, riposare con Epicuro, dominare la natura umana con gli stoici, oltrepassarla con i cinici… Sì, possiamo dirlo, sono occupati nel giusto ossequio coloro che vorranno tenersi in strettissima familiarità con Zenone, Pitagora, Democrito…nessuno di costoro risponderà che non riceve. … A costoro tutti possono far visita, di notte e di giorno.

Frutti del colloquio con i grandi De brevitate vitae XV 4 -5 Quegli uomini

Frutti del colloquio con i grandi De brevitate vitae XV 4 -5 Quegli uomini ti avvieranno all’eternità e ti eleveranno ad una dignità dalla quale non si può essere deposti. Questo è il solo modo di allungare la tua vita mortale, anzi, di mutarla in immortalità. Gli onori, i monumenti, tutto ciò che l’ambizione ordina con i suoi decreti o realizza con le sue costruzioni, ben presto crolla; non c’è nulla che, col tempo, la vetustà non distrugga o non rimuova, ma essa non può nuocere a ciò che è stato consacrato alla saggezza; nessuna epoca lo cancellerà, nessuna lo sminuirà… La vita del saggio è dunque molto spaziosa; egli non è prigioniero del limite che racchiude gli altri…le età gli sono tutte soggette come sono soggette a Dio. Un tempo è passato? Lo abbraccia con il ricordo; è presente? Lo utilizza; è futuro? Lo pregusta. La sua capacità di unificare tutti i tempi gli fa risultare lunga la vita.

 «Servi sunt» . Immo homines. Epistula 47 1 -2 Ho appreso con piacere

«Servi sunt» . Immo homines. Epistula 47 1 -2 Ho appreso con piacere da persone che vengono dalla tua casa che tratti i tuoi schiavi come persone di famiglia: questo si addice alla tua saggezza e alla tua istruzione. «Sono schiavi» . Ma sempre uomini. «Sono schiavi» . Ma sempre compagni di abitazione. «Sono schiavi» . Ma sempre umili amici. «Sono schiavi» . Ma sempre compagni di schiavitù, se pensi che la sorte ha il medesimo potere sugli uni e sugli altri. Perciò mi fanno ridere costoro che ritengono disonorevole pranzare in compagnia del proprio schiavo solo perché un’arrogantissima consuetudine impone intorno al padrone che cena una folla di schiavi sull’attenti. Mangia, costui, più di quanto gli sta in corpo e con grande avidità appesantisce lo stomaco dilatato e ormai disabituato alla sua funzione tanto che rimette ogni cosa con fatica maggiore di quella con cui l’ha ingurgitata. E intanto a questi sfortunati schiavi non è permesso muovere le labbra neppure per parlare; ogni sussurro viene represso con la frusta e neanche i rumori involontari, la tosse, gli starnuti, il singhiozzo, sono esenti da frustate; per l’intera notte resistono in piedi digiuni e muti.

Abusiamo degli schiavi non tamquam hominibus ma tamquam iumentis Epistula 47 5 -6 Tralascio

Abusiamo degli schiavi non tamquam hominibus ma tamquam iumentis Epistula 47 5 -6 Tralascio altri trattamenti disumani in quanto noi abusiamo di loro come se non fossero neppure uomini, ma bestie da soma. Quando ci adagiamo a mensa, uno deterge gli sputi, un altro raccoglie gli avanzi caduti ai convitati ubriachi. Uno trincia uccelli rari, introducendo con precise mosse la mano esperta, attraverso il petto e le cosce, ne stacca porzioni; sciagurato lui che vive solo per questa funzione: trinciare come si deve il pollame; ma chi lo fa addestrare per il proprio piacere è più sciagurato di lui che impara per necessità. … Prova a pensare che costui che tu chiami tuo schiavo è nato dallo stesso seme, gode dello stesso cielo, respira allo stesso modo, allo stesso modo vive e allo stesso modo muore! Un giorno potresti vedere lui libero e lui vedere te ridotto in schiavitù.

Come trattare gli schiavi Epistula 47 11 -13; 15 Comportati con chi ti è

Come trattare gli schiavi Epistula 47 11 -13; 15 Comportati con chi ti è inferiore come vorresti che si comportasse con te il tuo superiore. Ogni volta che ti verrà in mente quanto potere hai sul tuo schiavo, considera che altrettanto è lecito al tuo signore nei tuoi confronti. «Ma io – dici – non ho nessun padrone» . Ti rispondo: sei giovane, potresti averlo in futuro. Non sai a quale età cominciò ad essere schiava Ecuba, e Creso, e la madre di Dario, e Platone e Diogene? Sii clemente e anche cordiale con il tuo schiavo, ammettilo alla tua conversazione e alle tue decisioni, chiamalo alla tua mensa. … «Dunque dovrò invitare tutti gli schiavi alla mia mensa? » . Non più che tutti gli uomini liberi. Ti sbagli se credi che terrò lontano da me qualcuno perché esercita un mestiere troppo umile, per esempio un mulattiere o un bifolco. Non li giudicherò in base alle loro attività, ma in base ai loro costumi: ciascuno è responsabile della propria condotta, mentre i mestieri li assegna il caso.

 «Servus est» . Sed fortasse liber animo Epistula 47 16 -18 Non c’è

«Servus est» . Sed fortasse liber animo Epistula 47 16 -18 Non c’è ragione, caro Lucilio, di cercare un amico solo nel Foro o nella Curia: se guarderai attentamente, lo troverai anche in casa. Spesso il buon materiale va perduto senza un artigiano: tenta e prova. Come è sciocco chi, al momento di comprare un cavallo, non esamina la bestia ma la bardatura e le briglie, così è veramente sciocco colui che giudica un uomo o dall’abito o dalla condizione sociale che ci è stata posta addosso come una veste. «È uno schiavo» . Ma forse è un uomo libero nello spirito. «È uno schiavo» . Questo gli nuocerà? Mostrami chi non lo è: uno è schiavo del piacere, un altro dell’avidità, un altro dell’ambizione, tutti sono schiavi della speranza, tutti del timore. Potrei citarti l’esempio di un ex console schiavo di una vecchietta, un ricco di un’ancella, giovani nobilissimi di attori: nessuna schiavitù è più vergognosa di quella volontaria. Perciò non c’è ragione per cui tu ti distolga dal mostrarti cordiale con i tuoi schiavi e non arrogantemente superiore: ti rispettino piuttosto che temerti. … Chi è rispettato è anche amato: l’amore non può mescolarsi al timore.

Dell’amico bisogna fidarsi come di se stessi Mi Epistula 3 1 -2 scrivi che

Dell’amico bisogna fidarsi come di se stessi Mi Epistula 3 1 -2 scrivi che hai dato a un tuo amico delle lettere da consegnarmi; mi inviti poi a non discutere con lui di tutto quello che ti riguarda, poiché tu stesso non ne hai l'abitudine. Così nella stessa lettera affermi e poi neghi che quello è tuo amico. Se usi una parola specifica in senso generico e lo chiami amico come noi chiamiamo "onorevoli" tutti quelli che aspirano a una carica pubblica, oppure salutiamo con un "caro" chi incontriamo, se il nome non ci viene in mente, lasciamo perdere. Ma se consideri amico uno e non ti fidi di lui come di te stesso, sbagli di grosso e non conosci abbastanza il valore della vera amicizia.

È l’amico che devi mettere a parte di tutti i tuoi pensieri Epistula 3

È l’amico che devi mettere a parte di tutti i tuoi pensieri Epistula 3 2 -3 Con un amico decidi tranquillamente di tutto, ma prima decidi se è un amico: una volta che hai fatto amicizia, ti devi fidare; prima, però, devi decidere se è vera amicizia. Confondono i doveri dell'amicizia sovvertendone l'ordine le persone che […] dopo aver concesso il loro affetto, cominciano a giudicare e, avendo giudicato, non mantengono l'affetto. Rifletti a lungo se è il caso di accogliere qualcuno come amico, ma, una volta deciso, accoglilo con tutto il cuore e parla con lui apertamente come con te stesso. Vivi in modo da non aver segreti nemmeno per i tuoi nemici. Poiché, però, ci sono cose che è abitudine tener nascoste, è l’amico che devi mettere a parte di tutti i tuoi pensieri e di tutte le tue preoccupazioni. Credi alla sua fedeltà: te lo renderai fedele.

Chi è amico ama, ma chi ama non è sempre un amico Epistula 35

Chi è amico ama, ma chi ama non è sempre un amico Epistula 35 1 Quando ti chiedo con tanta insistenza di dedicarti alla filosofia, lo faccio nel mio interesse. Voglio avere un amico, ma questa fortuna non mi può toccare, se tu non continui, come hai cominciato, a perfezionare te stesso. Ora mi ami, ma non mi sei veramente amico. "Come? Sono due cose diverse? " Certamente, anzi dissimili. Chi è amico ama, ma chi ama non sempre è un amico; e pertanto l'amicizia giova sempre, l'amore, invece, può a volte anche nuocere.

Vieni da me, mi farai un grande regalo. Epistula 35 2 -3 Cerca di

Vieni da me, mi farai un grande regalo. Epistula 35 2 -3 Cerca di fare progressi se non altro almeno per apprendere la vera amicizia. Sbrigati, dunque, in modo che i tuoi progressi giovino a me e tu non debba imparare per un altro. Io ne raccolgo già i frutti, quando penso che noi saremo un'anima sola e il vigore che se n'è andato con l'età mi verrà dai tuoi anni, sebbene non ci sia tra noi molta differenza; ma voglio essere soddisfatto anche di come stanno le cose ora. Dalle persone che amiamo, se pure sono lontane, ci viene una gioia, lieve però e caduca: la vista, la presenza, la conversazione danno un vivo piacere, soprattutto se abbiamo davanti, non solo la persona che vogliamo, ma come la vogliamo. Vieni, dunque, da me, mi farai un grande regalo.

Il beneficio in Seneca De beneficiis I 6 Che cos’è il beneficio? Un’azione benevola

Il beneficio in Seneca De beneficiis I 6 Che cos’è il beneficio? Un’azione benevola che procura gioia e gioisce nel procurarla, accompagnata da una disposizione d’animo a compierla. Perciò non importa ciò che si fa o si dà, ma con quale intenzione, perché il beneficio consiste non in ciò che si fa o si dà, ma proprio nella disposizione d’animo di chi dà o di chi fa. … è la disposizione d’animo che rende grandi le piccole cose, nobilita le cose meschine, rende misere le cose considerate importanti e pregiate… L’essenza del beneficio non consiste in ciò che si possiede o che passa da una mano all’altra, così come l’onore reso agli dei non consiste affatto nelle vittime, ma nella volontà onesta e religiosa di chi li venera. Ai buoni basta un po’ di farro e del vasellame di terracotta per mostrare la loro devozione; i malvagi non sfuggono l’empietà per quanti altari bagnino di sangue.

Il beneficio in Seneca De beneficiis I 7 Se i benefici consistessero nelle cose

Il beneficio in Seneca De beneficiis I 7 Se i benefici consistessero nelle cose donate e non nella volontà stessa di fare il bene, sarebbero tanto maggiori quanto maggiori sono i doni che riceviamo. Questo, invece, è falso: non di rado ci sentiamo maggiormente in debito con chi ci ha donato poco, ma con generosità, con chi eguagliava le ricchezze dei re con la disposizione d’animo, con chi ci ha reso un servizio minimo, ma di buon animo, con chi ha dimenticato la sua povertà guardando la mia, con chi ha avuto non solo la volontà, ma la brama di aiutarmi, con chi ha ritenuto di ricevere egli stesso il beneficio facendolo a me, con chi ha cercato e ha colto l’occasione per essermi utile. Invece, non sono graditi, benché sembrino di valore e molto belli, quei doni che vengono quasi carpiti o che cadono di mano al donatore … è poco ciò che costui mi ha donato, ma non avrebbe potuto darmi di più; è molto ciò che mi ha dato quell’altro, ma ha esitato, ha rinviato, si è lamentato nel dare, ha dato con arroganza, ha fatto sapere a tutti di quel dono… ha donato per la sua ambizione, non per me.

La vita è un attimo: Epistulae ad Lucilium 49, 2 -3 Mi sembra di

La vita è un attimo: Epistulae ad Lucilium 49, 2 -3 Mi sembra di averti lasciato poco fa (modo); che cosa non è accaduto "poco fa" se lo si rivive nella memoria? Poco fa sedevo fanciullo alla scuola del filosofo Sozione, poco fa cominciavo a discutere le cause, poco fa decidevo di non discuterle più, poco fa cominciavo a non poterlo più fare. Il tempo scorre velocissimo e ce ne accorgiamo soprattutto quando guardiamo indietro: mentre siamo intenti al presente, passa inosservato, tanto vola via leggero nella sua fuga precipitosa. Ne chiedi il motivo? Tutto il tempo trascorso si trova in uno stesso luogo; lo vediamo simultaneamente, sta tutto insieme; ogni cosa precipita nello stesso baratro. E, del resto, non possono esserci lunghi intervalli in una cosa che nel complesso è breve.

La vita è un attimo: Epistulae ad Lucilium 49, 4 -5 La nostra vita

La vita è un attimo: Epistulae ad Lucilium 49, 4 -5 La nostra vita è un attimo, anzi, meno di un attimo; ma la natura ci ha schernito dando un'apparenza di durata a questo spazio di tempo minimo: di una parte ne ha fatto l'infanzia, di un'altra la fanciullezza, poi l'adolescenza, il declino dall'adolescenza alla vecchiaia e la vecchiaia stessa. Quanti gradini ha collocato in una scala così corta! Poco fa ti ho salutato; e tuttavia questo "poco fa" è una buona parte della nostra esistenza, e la sua breve durata, pensiamoci, un giorno finirà. Non mi sembrava in passato che il tempo scorresse tanto veloce; ora la sua celerità mi appare incredibile, sia perché sento che si avvicina la meta, sia perché ho cominciato a osservare e a fare il conto delle mie perdite. Perciò mi sdegno tanto più con coloro che spendono in occupazioni inutili la maggior parte di questo tempo insufficiente già per le attività necessarie, anche se vi si bada con la massima cura.

La morte: un passare dall’essere al nulla assoluto? Epistulae 54 4 -5 La morte

La morte: un passare dall’essere al nulla assoluto? Epistulae 54 4 -5 La morte è non esistere. E ormai so com'è: dopo di me sarà ciò che fu prima di me. Se nella morte c'è tormento, ci fu necessariamente anche prima che venissimo alla luce; ma allora non sentimmo nessuna sofferenza. Ti chiedo: se uno pensasse che per una lucerna è peggio quando è spenta che prima di essere accesa, non lo giudicheresti veramente stupido? Anche noi ci accendiamo e ci spegniamo: in quell'intervallo proviamo qualche sofferenza; prima e dopo, invece, c'è una profonda serenità. Questo, se non m'inganno, è il nostro errore, Lucilio mio: crediamo che la morte ci segua e, invece, ci ha preceduto e ci seguirà. Tutto quello che è stato prima di noi è morte; che importa se non cominci oppure finisci, quando il risultato in entrambi i casi è questo: non esistere.

…o passare ad altra vita? Epistulae 102 , 22 -23 L’anima non permette che

…o passare ad altra vita? Epistulae 102 , 22 -23 L’anima non permette che le venga assegnata un’esistenza limitata: "Tutti gli anni, " afferma, "sono miei; nessun'epoca è preclusa ai grandi spiriti, ogni tempo è aperto al pensiero. Quando arriverà quel giorno che separa questo miscuglio di umano e di divino, lascerò il mio corpo qui dove l'ho trovato, e tornerò tra gli dei. Non che ora ne sia completamente separata, ma mi trattiene il grave peso terreno. " Queste tappe della vita mortale sono una preparazione a quell'altra vita migliore e più lunga. L'utero materno ci ospita per nove mesi e ci prepara non per sé, ma per quel luogo in cui veniamo alla luce già capaci di respirare e di resistere all'aria aperta; allo stesso modo in questo periodo che dall'infanzia si estende alla vecchiaia maturiamo per un altro parto. Ci aspetta un'altra nascita, un altro stato di cose.

…o passare ad altra vita? Epistulae 102 , 24 -26 Noi non possiamo ancora

…o passare ad altra vita? Epistulae 102 , 24 -26 Noi non possiamo ancora sostenere la vista del cielo, se non a distanza. Perciò guarda intrepido a quell'ora decisiva: è l'ultima, ma per il corpo, non per l'anima. Guarda tutto ciò che ti sta intorno come le suppellettili di una residenza provvisoria: bisogna passare oltre. La natura spoglia chi se ne va, come chi entra. Non possiamo portar via più di quanto avevamo nascendo, anzi bisogna lasciare gran parte anche di ciò che abbiamo portato per vivere: ti sarà tolto questo involucro esterno che ti avvolge, la pelle; ti sarà tolta la carne e il sangue che scorre per l'intero organismo; ti saranno tolte le ossa e i nervi, che sostengono gli elementi liquidi e molli. Questo giorno che temi come ultimo è il primo dell'eternità.

Esiste qualcosa di più grande e di più bello fuori della nostra vista Naturales

Esiste qualcosa di più grande e di più bello fuori della nostra vista Naturales quaestiones, praef. 1 -2 O Lucilio, che sei il migliore tra gli uomini, la stessa differenza che intercorre tra la filosofia e le altre discipline credo che intercorra, nell’ambito della filosofia stessa, tra la parte che riguarda gli uomini e quella che riguarda gli dei: quest’ultima è più elevata e più coraggiosa, ha molto allargato il campo delle sue ricerche: non si è accontentata degli occhi, le è venuto il dubbio che esiste un qualcosa di più grande e di più bello che la natura ha posto fuori della nostra vista. Fra le due parti intercorre la stessa differenza fra Dio e l’uomo: una insegna cosa si deve fare sulla terra, l’altra cosa si faccia in cielo; una mette in fuga i nostri errori e avvicina la luce con cui si possono scorgere le incertezze della vita, l’altra si innalza molto al di sopra di questa oscurità in cui ci dibattiamo, ci strappa alle tenebre e ci conduce là donde viene la luce.

Equidem tunc rerum naturae gratias ago… Naturales quaestiones, praef. 3 Pertanto rendo grazie alla

Equidem tunc rerum naturae gratias ago… Naturales quaestiones, praef. 3 Pertanto rendo grazie alla natura quando ho la possibilità di contemplarla non da quella parte per la quale si mostra a tutti, ma quando sono entrato nei suoi recessi più reconditi, quando imparo a conoscere quale sia la sostanza dell’universo, chi ne sia l’autore o il custode, che cosa sia Dio, se sia rivolto tutto quanto in se stesso o talvolta guardi anche verso di noi, se continui ad agire un poco ogni giorno o se abbia agito una volta per tutte, se sia parte del mondo o si identifichi con esso, se gli sia possibile prendere decisioni ancora oggi ed agire, entro certi limiti, in deroga alla legge del fato, o invece l’aver fatto cose suscettibili di modifiche corrisponda ad una diminuzione della sua maestà e ad una confessione di aver sbagliato…

O quam contempta res est homo, nisi supra humana surrexerit Naturales quaestiones, praef. 4

O quam contempta res est homo, nisi supra humana surrexerit Naturales quaestiones, praef. 4 -5 Se non fossi ammesso a queste realtà, non valeva la pena di nascere. Infatti che motivo c’era che io mi rallegrassi per essere stato posto nel numero dei viventi? Forse per far da filtro a cibi e bevande? Per rimpinzare questo corpo cagionevole e languido, lì lì per venir meno se non è di volta in volta riempito, e per vivere da infermiere di me stesso? Per temere la morte, per la quale soltanto noi veniamo al mondo? Togli questo bene inestimabile, e non vale la pena vivere per sudare ed affannarsi. Oh, che essere spregevole è l’uomo, se non si sarà innalzato al di sopra delle cose umane!

Dio è tutto ciò che vediamo e che non vediamo Naturales quaestiones, praef. 13

Dio è tutto ciò che vediamo e che non vediamo Naturales quaestiones, praef. 13 -14 Che cos’è Dio? La mente dell’universo. Che cos’è Dio? La totalità di ciò che vedi e di ciò che non vedi. Così finalmente si riconosce alla divinità la sua grandezza, della quale non si può pensare nulla di più grande, se è vero che Dio da solo è tutto, se abbraccia la sua opera sia dall’interno sia dall’esterno. Che differenza c’è, dunque, tra la natura di Dio e la nostra? La parte migliore di noi è l’anima: in Lui non c’è nessuna parte all’infuori dell’anima; Egli è tutto ragione.

mi renderò conto della limitatezza di tutte le cose, quando avrò misurato la grandezza

mi renderò conto della limitatezza di tutte le cose, quando avrò misurato la grandezza di Dio Naturales quaestiones, praef. 16 -17 Quanta importanza attribuisci al conoscere queste cose e a determinare i limiti delle cose, al sapere quanta sia la potenza di Dio, se Egli stesso si crei la materia o se utilizzi una materia che gli è stata data, quale delle due realtà abbia preceduto l’altra: se la ragione si sia aggiunta alla materia o la materia alla ragione, se Dio faccia tutto ciò che vuole o se in molte circostanze le cose che deve realizzare lo deludano e dalle mani del grande artefice escano molte opere difettose, non perché l’arte venga meno, ma perché la materia su cui si esercita l’arte oppone resistenza? Esaminare a fondo questi problemi, studiarli, lasciarsi assorbire totalmente da essi non significa forse oltrepassare i limiti della propria condizione mortale e passare in una condizione migliore? «Che giovamento ne trarrai? » , chiedi. Se non altro, certamente questo: mi renderò conto della limitatezza di tutte le cose, quando avrò misurato la grandezza di Dio. …

Dio è Natura, è mens universi, è Fatum I benefici IV 7 «E’ la

Dio è Natura, è mens universi, è Fatum I benefici IV 7 «E’ la natura che fa tutte queste cose per me» , si obietta. Non ti rendi conto che, dicendo questo, non fai altro che chiamare Dio con un altro nome? Cos’altro è la natura se non Dio e la divina ragione che permea l’universo nel suo insieme e nelle sue parti? Puoi chiamare quante volte vuoi con un altro nome questo autore di tutte le nostre cose: lo potrai chiamare sia Giove Ottimo Massimo sia Tonante sia Statore … se poi lo chiamerai anche Fato, non mentirai, poiché il Fato non è niente altro che una serie concatenata di cause ed egli è la prima causa di tutte, dalla quale dipendono tutte le altre. Qualunque nome tu scelga, si adatterà perfettamente a lui, purché contenga l’idea di qualche potenza produttrice delle realtà celesti: i suoi nomi potrebbero essere tanti quanti sono i suoi doni.

Dovunque ci si rivolge, Dio ci viene incontro I benefici IV 8, 2 Dovunque

Dovunque ci si rivolge, Dio ci viene incontro I benefici IV 8, 2 Dovunque ti volterai, lì vedrai Lui che ti viene incontro; niente è privo di Lui, egli riempie con la sua presenza la sua opera. Dunque, non guadagni nulla tu, il più ingrato dei mortali, dicendo che non sei debitore a Dio, ma alla natura, perché la natura non c’è senza Dio e Dio non c’è senza la natura, ma sono una medesima cosa…

 «Quare multa bonis viris adversa eveniunt? » L’avversità è un esercizio di virtù

«Quare multa bonis viris adversa eveniunt? » L’avversità è un esercizio di virtù De providentia 2 1 -2 4 6 -7 «Perché capitano tanti guai ai buoni? » . Ad un uomo buono non può accadere nulla di male: i contrari non si mescolano mai. Come tutti i fiumi, tutte le piogge che cadono dal cielo, tutto il fluire delle sorgenti curative non muta la salsedine del mare e nemmeno l’attenua, così l’assalto delle avversità non piega la costanza dell’uomo forte … Egli vede in ogni avversità un allenamento. Una virtù priva d’avversario si snerva: tutta la sua grandezza e la sua forza emergono, quando essa mette in mostra la sua capacità di sopportazione. Verso i buoni Dio ha animo di padre, li ama con fortezza e dice: «Fatiche, dolori, disgrazie li tengano in attività: così conquisteranno la vera forza» .

Perché Dio colpisce i migliori? De providentia 2 8 Perché Dio colpisce tutti i

Perché Dio colpisce i migliori? De providentia 2 8 Perché Dio colpisce tutti i migliori o con la malattia o con il lutto o con altri inconvenienti? Perché anche nell’accampamento le missioni rischiose sono assegnate ai più forti: il comandante manda i più scelti ad attaccare i nemici in agguati notturni o a perlustrare il cammino… Nessuno di quelli che si mettono in marcia dice: «Il generale mi ha trattato male» , ma «Mi ha giudicato bene» . Lo stesso dicano tutti quelli a cui si ordina di sopportare cose che fan piangere i pavidi e gli imbelli: «Siamo parsi a Dio degni che in noi si facesse la prova di quanto sia in grado di sopportare la natura umana» .

Dio è colui che sa e che tutto vede Epistula 83 1 Dobbiamo vivere

Dio è colui che sa e che tutto vede Epistula 83 1 Dobbiamo vivere come se vivessimo alla presenza di altri, e dobbiamo pensare come se qualcuno guardasse nel profondo del nostro cuore: ed è possibile. Infatti, a che giova che qualcosa rimanga segreto agli uomini? Niente rimane segreto a Dio; Egli è nella nostra anima e interviene nei nostri pensieri – dico «interviene» come se talvolta se ne allontanasse.

Prope est a te deus, tecum est, intus est Epistula 41, 1 -2 Non

Prope est a te deus, tecum est, intus est Epistula 41, 1 -2 Non occorre levare le mani al cielo né implorare il custode del tempio di lasciarci avvicinare all’orecchio della statua, quasi che così potessimo trovare più ascolto: Dio è vicino a te, è con te, è dentro di te. Voglio dire, Lucilio, che in noi dimora uno spirito sacro, che osserva e controlla le nostre buone e cattive azioni; a seconda di come noi lo trattiamo, così lui stesso ci tratta. In verità, nessun uomo può essere virtuoso senza Dio.

Trovi Dio nella bellezza della natura Epistula 41, 3 Se ti troverai davanti a

Trovi Dio nella bellezza della natura Epistula 41, 3 Se ti troverai davanti a un bosco folto di alberi secolari, di altezza insolita, dove la densità dei rami, che si coprono l'un l'altro, impedisce la vista del cielo, l'altezza di quella selva, la solitudine del luogo e lo stupore che desta un'ombra tanto densa e ininterrotta in uno spazio aperto, ti persuaderà che lì c'è un dio. Se una grotta, creata non dalla mano dell'uomo, ma scavata in tanta ampiezza da fenomeni naturali, sostiene su rocce profondamente corrose un monte, un sentimento di religioso timore colpirà il tuo animo. Noi veneriamo le sorgenti dei grandi fiumi; vengono innalzati altari là dove d'improvviso scaturisce dal sottosuolo una copiosa corrente; onoriamo le fonti di acque termali, e il colore opaco o la smisurata profondità hanno reso sacri certi laghi.

… e negli uomini grandi Epistula 41, 4 Se vedrai un uomo impavido di

… e negli uomini grandi Epistula 41, 4 Se vedrai un uomo impavido di fronte ai pericoli, libero da passioni, felice nelle avversità, tranquillo in mezzo alle tempeste, che guarda gli altri uomini dall'alto e gli dèi alla pari, non ti pervaderà un senso di rispetto per lui? Non dirai: "C'è un qualcosa di troppo grande ed eccelso perché possa ritenersi simile al povero corpo in cui si trova"? Una forza divina è discesa in lui; una potenza celeste stimola questo spirito straordinario, moderato, che passa oltre ogni cosa considerandola di poco conto, che se la ride dei nostri timori e desideri. Non può un essere così grande restare saldo senza l'aiuto divino; perciò la parte maggiore di lui è là da dove è disceso. Come i raggi del sole raggiungono la terra, ma non si staccano dal loro punto di partenza, così l'anima grande e santa, mandata quaggiù per farci conoscere meglio il divino, sta insieme a noi, ma rimane unita alla sua origine; dipende da essa, a essa guarda e aspira.

Il fato guida chi segue, trascina chi recalcitra Epistula 107 8 -11 La natura

Il fato guida chi segue, trascina chi recalcitra Epistula 107 8 -11 La natura governa coi cambiamenti il regno che tu vedi: alle nuvole succede il sereno; il mare è calmo e poi si agita; i venti soffiano ora in una direzione, ora nell'altra; il giorno segue la notte; una parte del cielo si leva, un'altra sprofonda: è la legge degli opposti a perpetuare l'universo. A essa noi dobbiamo uniformare il nostro spirito; seguiamola, obbediamole; e ogni avvenimento stimiamolo necessario: non rimproveriamo la natura. L'atteggiamento migliore è sopportare quello che non si può correggere e seguire la volontà di Dio senza lagnarsi: tutto proviene da lui; non è un buon soldato chi segue il comandante e si lamenta. Accogliamo perciò gli ordini senza pigrizia, prontamente, e non abbandoniamo il corso di questa meravigliosa opera, intessuta anche di ogni nostra sofferenza; e a Giove, che governa e dirige l'universo, rivolgiamoci con quegli eloquentissimi versi con cui gli si è rivolto il nostro Cleante… Se ti piacciono prendili per buoni… «Conducimi dove vuoi, Padre e Signore dell'alto cielo: non esiterò a ubbidirti; sono pronto. Se non volessi, dovrei seguirti piangendo e dovrei subire di malanimo ciò che potevo fare volentieri. Il fato guida chi segue, trascina chi si oppone» .