Corso di Laurea in Servizio Sociale L 39

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Corso di Laurea in Servizio Sociale (L 39) ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE Gennaro Izzo

Corso di Laurea in Servizio Sociale (L 39) ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE Gennaro Izzo 1

Il Programma Chi siamo Perché siamo qui Cosa ci aspettiamo Come comunichiamo (gruppo wathapp,

Il Programma Chi siamo Perché siamo qui Cosa ci aspettiamo Come comunichiamo (gruppo wathapp, gruppo mail, sito, ricevimento) Life planning Studio, esami, tesi, (processi, nozion, approfondimenti, esperienze, sperimentazione, …) 2

Fondazione Zancan nel seminario “Obiettivi e metodi del S. S. ” Definisce il Servizio

Fondazione Zancan nel seminario “Obiettivi e metodi del S. S. ” Definisce il Servizio Sociale come “agente di cambiamento”, sottolineando il ruolo- professionale orientato in un processo di supporto e di affiancamento agli utenti per l’interpretazione culturale dei bisogni sociali. Emergeva una funzione che si può definire di “anello di congiunzione” tra gli utenti, in quanto soggetti che esprimono un bisogno e la comunità e le istituzioni, come ambiti deputati ad offrire una risposta. 3

Canevini sottolinea che il Servizio Sociale “concorre alla rimozione delle cause di bisogno, ne

Canevini sottolinea che il Servizio Sociale “concorre alla rimozione delle cause di bisogno, ne ricerca la soluzione attraverso un rapporto interrelazionale sia individuale che sociale indirizzato a promuovere la piena e autonoma realizzazione delle persone, la loro capacità di autogestione individuale e collettiva e un’azione sociale, intesa come insieme di interventi diretti al cambiamento e alla riforma di strutture istituzionali, prevalentemente considerate nell’ ambito dei servizi sociali”. 4

Organizzazione dei Servizi Sociali La dimensione organizzativa è di fondamentale importanza nel lavoro sociale

Organizzazione dei Servizi Sociali La dimensione organizzativa è di fondamentale importanza nel lavoro sociale e professionale 5

Tre funzioni significative dell’ Assistente Sociale 1. 2. 3. Il rapporto diretto con l’utenza

Tre funzioni significative dell’ Assistente Sociale 1. 2. 3. Il rapporto diretto con l’utenza La progettazione, l’organizzazione e la gestione dei servizi sociali L’indagine, lo studio e la documentazione 6

Il servizio sociale oggi in Italia È presente soprattutto nei servizi socio-sanitari territoriali, un

Il servizio sociale oggi in Italia È presente soprattutto nei servizi socio-sanitari territoriali, un attività professionale complessa, caratterizzata dal fatto che deve essere in grado di integrare e armonizzare diverse funzioni e differenti compiti e la cui caratteristica peculiare è rappresentata proprio dall’equilibrio che riesce a trovare fra questi diversi aspetti 7

Obiettivi del servizio sociale negli anni ‘ 80 (M. Dal Pra Ponticelli) (1) 1.

Obiettivi del servizio sociale negli anni ‘ 80 (M. Dal Pra Ponticelli) (1) 1. “Creare, attraverso un particolare e specifico processo di aiuto, basato su una relazione interpersonale, educativo ed in parte terapeutico, i raccordi necessari tra bisogni e risorse sia familiari e sociali, sia istituzionali che comunitari, attivando un sistema di aiuto intorno ai problemi del singolo o della collettività favorendo e migliorando i rapporti e le relazioni tra gli individui e fra gli individui e i sistemi di risorse, rendendo “l’ambiente” nutritivo e promozionale per la persona e i gruppi. 8

Obiettivi del servizio sociale negli anni ‘ 80 (M. Dal Pra Ponticelli) (2) 2.

Obiettivi del servizio sociale negli anni ‘ 80 (M. Dal Pra Ponticelli) (2) 2. Aiutare, attraverso l’attuazione di un processo promozionale, le persone a sviluppare la propria capacità di affrontare e risolvere i propri problemi esistenziali con senso di responsabilità e autonomia, attraverso l’attivazione delle proprie risorse personali e di quelle del contesto familiare e sociale 3. Aiutare la collettività a individuare i propri bisogni e ad attivare le reti di solidarietà naturali, i processi di partecipazione, il volontariato organizzato al fine di creare risorse per la soluzione di problemi individuali e collettivi 9

Obiettivi del servizio sociale negli anni ‘ 80 (M. Dal Pra Ponticelli) (3) 4.

Obiettivi del servizio sociale negli anni ‘ 80 (M. Dal Pra Ponticelli) (3) 4. Progettare, organizzare e gestire, nell’ambito del sistema organizzato di servizi in cui è inserito, i servizi e le risorse in modo che siano rispondenti ai bisogni individuali e collettivi. 5. Evidenziare, studiare e analizzare i problemi collettivi (attraverso anche processi di generalizzazione rispetto a situazioni problematiche individuali) al fine di contribuire alla progettazione e alla realizzazione di un sistema di servizi sociali adeguato nell’ambito delle linee di politica dei servizi sociali a livello locale. ” 10

Definizione di: Organizzazione Organizzare significa creare stabilità, fare ordine, predisporre in modo sistematico, strutturare

Definizione di: Organizzazione Organizzare significa creare stabilità, fare ordine, predisporre in modo sistematico, strutturare con una certa funzionalità ed efficienza: tutte attività che si contrappongono all’improvvisazione, al disordine, alla casualità, alla transitorietà. Con l’Organizzazione si stabiliscono, attraverso delle norme esplicite, rapporti relativamente durevoli tra le persone e nei confronti dei beni a disposizione e cioè consente di conseguire razionalmente lo scopo prefissato (Bonazzi) 11

Organizzare nel campo dei S. S. è un operazione fondamentale, perché consente di raccordare

Organizzare nel campo dei S. S. è un operazione fondamentale, perché consente di raccordare i bisogni, i problemi e le risorse degli utenti con le finalità istituzionali e le risorse umane e materiali dell’ente, facendo prevalere l’idea di ordine finalizzato e di ragione sull’emotività e sul’improvvisazione e rendendo concreta e meno contingente la solidarietà sociale (Maggian 2001). Quando parliamo di operazioni come il pianificare e il programmare, poniamo l’accento sugli obiettivi da raggiungere, sui tempi, le priorità, le modalità e le risorse. L’operazione dell’organizzare mette, invece, in primo piano la stabilità e presuppone un piano o un programma condiviso. 12

Non possiamo organizzare bene un servizio se non c’è chiarezza sui principi e sui

Non possiamo organizzare bene un servizio se non c’è chiarezza sui principi e sui valori a monte degli obiettivi, se ci sono contrasti fra i soggetti decisori riguardo alla stesura e all’approfondimento del programma che precede l’operazione dell’organizzare. Altrettanto difficile è organizzare un servizio se una norma è in procinto di essere cambiata, oppure se un contratto di servizio sta per scadere. 13

Assetto istituzionale e assetto organizzativo va effettuata una distinzione fra: Organizzazione, intesa come descrizione

Assetto istituzionale e assetto organizzativo va effettuata una distinzione fra: Organizzazione, intesa come descrizione del sistema dei servizi sociali qui il focus viene posto sull’assetto organizzativo dei servizi Organizzazione, quale attività svolta dal sistema (o da un suo elemento interno), qui il focus viene posto sull’ attività organizzativa svolta all’interno dell’ente per creare, modificare ed erogare le prestazioni. 14

Assetto istituzionale (Ferrario 2001) per comprender l’attuale assetto organizzativo occorre partire dall’assetto istituzionale, vale

Assetto istituzionale (Ferrario 2001) per comprender l’attuale assetto organizzativo occorre partire dall’assetto istituzionale, vale a dire dai soggetti che hanno, in base a una legge, competenza a organizzare i S. S. soggetti che sono raggruppabili in quattro grandi settori: 1. lo stato e gli altri enti pubblici 2. le imprese private 3. il terzo settore 4. le famiglie singole e associate 15

LO STATO lo stato ha la funzione di emanare leggi per la “determinazione dei

LO STATO lo stato ha la funzione di emanare leggi per la “determinazione dei livelli essenziali di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” (Costituzione art. 117) ed ha il potere di destinare risorse aggiuntive e di effettuare interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, città metropolitane e Regioni per “promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona” (Costituzione art. 119) lo Stato gestisce direttamente alcuni S. S. Tali servizi sono organizzati in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e sono gestiti da amministrazioni statali centrali (Ministeri e dipartimenti) attraverso organi di decentramento amministrativo. 16

 I centri per la giustizia minorile (CGM), ad esempio, sono coordinati dal dipartimento

I centri per la giustizia minorile (CGM), ad esempio, sono coordinati dal dipartimento per la giustizia minorile del Ministero della Giustizia e da essi dipendono gli uffici di S. S. per i minorenni, gli istituti penali per i minorenni, i centri di prima accoglienza e le comunità (Servizio Sociale minorile); dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia dipendono amministrativamente, i provveditorati regionali (D. M. 22/1/02), i centri di S. S. per adulti (ex CSSA, oggi UEPE), uno per ogni ufficio di sorveglianza. Presso ogni ufficio territoriale di governo (UTG DPR 287/01) che fa parte dell’ organizzazione periferica del Ministero dell’Interno di cui è titolare il prefetto, opera il nucleo operativo tossicodipendenze (NOT), composto da AA. SS. e personale amministrativo la cui attività risponde alle finalità previste dalla normativa in materia di tossicodipendenza. 17

 Allo Stato spetta emanare gli atti di indirizzo e coordinamento in materia di

Allo Stato spetta emanare gli atti di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni sociosanitarie (DPCM 14/2/2001), fissare i requisiti minimi strutturali e organizzativi per l’autorizzazione all’ esercizio dei servizi e delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale, prevedere requisiti specifici per le comunità di tipo familiare con sede nelle civili abitazioni (art. 9 della L. 328/00 e D. M. 308/01) e ripartire le risorse sia del Fondo nazionale per le politiche sociali che del Fondo per il SSN. Le modifiche del titolo V della Costituzione (L. Cost. 3/01) hanno aperto la prospettiva alla potestà legislativa piena delle Regioni nel campo degli interventi e dei S. S. , senza più il vincolo del rispetto di principi statali fondamentali. Le regioni non gestiscono direttamente i S. S. , ma ne determinano l’organizzazione, disciplinando l’articolazione del territorio in distretti (D. lgs 229/99), emanando indirizzi e protocolli colti ad assicurare comportamenti uniformi e omogenei a livello territoriale nell’erogazione delle prestazioni socio-sanitarie (DPCM 14/2/2 o 01), determinando gli ambiti territoriali, le modalità e gli strumenti per la gestione unitaria del sistema locale dei S. S. a rete, promuovendo la sperimentazione di modelli innovativi di servizi eventualmente collegati a esperienze effettuate a livello europeo (L. 328/00), definendo, sulla base dei requisiti minimi di qualità per la gestione dei servizi e per l’erogazione delle prestazioni (art. 8 L. 328/00) e ripartendo le risorse finanziarie di cui dispone. 18

Enti locali Il nuovo art. 114 della Costituzione colloca il Comune al primo posto

Enti locali Il nuovo art. 114 della Costituzione colloca il Comune al primo posto nell’elenco dei soggetti istituzionali che formano la repubblica, in quanto nell’ottica della sussidiarietà verticale, è il più vicino al cittadino. Fra gli enti pubblici, il ruolo principale nella Organizzazione è già stato istituzionalmente assegnato ai Comuni, singoli o associati, a partire dal DPR 616/77, art. 25 “Tutte le funzioni amministrative relative all’organizzazione e alla erogazione dei servizi di assistenza e di beneficenza (…) sono attribuiti ai Comuni”; ruolo confermato dal D. lgs 112/98 che, all’art. 128, ne ha definito la funzione: “rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della vita” e recentemente dalla L. 328/00, art. 6, “I comuni sono titolari di funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale” (…) “ai Comuni (…) spetta (…) la realizzazione del sistema locale dei S. S. a rete” 19

Dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL) dipende l’Organizzazione dei servizi, delle prestazioni e degli interventi

Dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL) dipende l’Organizzazione dei servizi, delle prestazioni e degli interventi per la tutela della salute, comprese le prestazioni sanitaria e rilevanza sociale, connotate da specifica ed elevata integrazione, nonché le prestazioni sociali a rilevanza sanitaria se delegate dai Comuni (D. lgs 229/99). Le ASL a livello dei Distretti garantiscono i servizi per la prevenzione e la cura della tossicodipendenza, i servizi consultoriali, per la tutela della salute dell’infanzia, della donna e della famiglia, i servizi rivolti ai disabili e anziani, i servizi di assistenza domiciliare integrata (ADI), i servizi per le patologie HIV e per le patologie in fase terminale. oltre ai Comuni ed alle ASL, vi sono vari altri soggetti pubblici che organizzano S. S. : istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) con la loro evoluzione in aziende pubbliche di servizi alla persona (D. lgs. 207/01 e L. R. 11/07) , i Consorzi (Aziende Speciali Consortili) tra Comuni, ecc. 20

le Imprese Private organizzano e gestiscono S. S. per lo più a seguito di

le Imprese Private organizzano e gestiscono S. S. per lo più a seguito di finanziamenti e contributi pubblici: es. asili nido aziendali. questo nuovo interesse delle imprese per i S. S. costituisce l’occasione per ripensare al loro impatto ed alla responsabilità sociale, ragionando in termini di bilancio sociale, inteso come strumento per misurare la loro utilità per la società attraverso i beni che producono, le occasioni di lavoro per la comunità, la valorizzazione del capitale umano di cui dispongono e il positivo rapporto con il territorio, attraverso interventi ambientalmente compatibili e il costante collegamento con i piano strategici delle istituzioni. 21

Terzo settore Le Organizzazioni del terzo settore gestiscono S. S. nell’ ambito della loro

Terzo settore Le Organizzazioni del terzo settore gestiscono S. S. nell’ ambito della loro autonomia oppure sulla base di contratti e convenzioni con enti pubblici. 22

Attività organizzativa L’output del nucleo operativo è costituito da interventi, servizi e prestazioni rivolti

Attività organizzativa L’output del nucleo operativo è costituito da interventi, servizi e prestazioni rivolti alla persona e alla comunità (D. lgs 112/98), ceduti senza un corrispettivo economico (prezzo) o con corrispettivi che non hanno la funzione di oggettivare i giudizi di convenienza. Trattandosi di servizi che non vengono venduti a prezzo di mercato, l’individuazione dei beneficiari viene effettuata attraverso un complesso procedimento amministrativo (L. 241/90 e ss. mm. ii. ), es: il provvedimento di erogazione del sussidio, di effettuazione del servizio di assistenza domiciliare, di pagamento della retta della struttura residenziale o semiresidenziale è il risultato di una serie di operazioni concatenate fra loro, raggruppabili in fasi precise, quali l’avvio del procedimento (a seguito di un’istanza dell’utente oppure d’ufficio), l’istruttoria, la fase decisionale (che si caratterizza nella delibera o nella determina), il controllo e la comunicazione agli interessati. Tale procedimento negli enti pubblici, segue particolari formalità nelle decisioni e nello svolgimento delle operazioni (procedure), a volte con notevole allungamento dei tempi. 23

Dal punto di vista organizzativo, il procedimento di erogazione del servizio coinvolge vari soggetti:

Dal punto di vista organizzativo, il procedimento di erogazione del servizio coinvolge vari soggetti: gli organi di governo che approvano la dotazione organica, il regolamento di funzionamento degli uffici e dei servizi che stabiliscono gli obiettivi e individuano le risorse; i dirigenti che sono responsabili del budget e della divisione del lavoro fra gli operatori e adottano il provvedimento di concessione del beneficio / erogazione della prestazione; gli operatori che formulano pareri e proposte tecnico-professionale e concretamente organizzano l’intervento, il servizio, la prestazione a favore di una determinata persona, famiglia o comunità. 24

Organizzazione del sistema integrato degli interventi e S. S. la realizzazione di un sistema

Organizzazione del sistema integrato degli interventi e S. S. la realizzazione di un sistema integrato di interventi e S. S. presuppone la complessa attività organizzativa, che si concretizza nel coordinamento delle politiche e delle prestazioni nei diversi settori della vita sociale, nell’integrazione fra servizi alla persona e al nucleo familiare con eventuali misure economiche e nell’impedire sovrapposizioni di competenze e settorializzazione delle risposte (art. 22 L. 328/00). Spetta ai Comuni organizzare il sistema locale dei S. S. a rete, (Piano Di Zona) secondo i principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza , economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità e unicità dell’amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare degli Enti Locali. 25

Il Comune, in tale ottica non è più inteso come il soggetto che si

Il Comune, in tale ottica non è più inteso come il soggetto che si limita a organizzare i propri servizi, ma come quello che promuove le risorse della collettività locale tramite forme innovative di collaborazione per lo sviluppo di interventi di autoaiuto e per favorire la reciprocità tra cittadini nell’ambito della vita comunitaria. A tal fine i Comuni possono adottare sul piano territoriale gli assetti più funzionali alla gestione, alla spesa e al rapporto con i cittadini (art. 6 L. 328/00), ciò apre nuove prospettive sul piano dei modelli organizzativi. 26

Nodi problematici dell’attività organizzativa Il primo è costituito dal nome da dare all’intervento, servizio

Nodi problematici dell’attività organizzativa Il primo è costituito dal nome da dare all’intervento, servizio o prestazione di cui si ha la responsabilità organizzativa. Ogni qualvolta si danno dei nomi a delle cose, implicitamente, si stabiliscono dei confini, delle differenziazioni, delle divisioni, ma anche si rafforza l’identità e la cultura organizzativa. E’ importante che il nome sia stabile e facilmente comprensibile per gli utenti, evitando sigle che generano confusione, possibilmente usando gli stessi nomi per indicare gli stessi servizi, per evitare incomprensioni nominalistiche nel reperimento delle risorse, specie per i cittadini che si spostano da una regione all’altra (Segretariato Sociale) 27

 il secondo nodo critico è costituito dalla necessità di gestire l’attuale complessità dell’assetto

il secondo nodo critico è costituito dalla necessità di gestire l’attuale complessità dell’assetto istituzionale e organizzativo attraverso il collegamento, il coordinamento e l’integrazione con gli altri interventi, servizi e prestazioni, per “riportare verso l’unità comportamenti e atteggiamenti differenziati in quanto derivanti da assetti organizzativi e da mappe cognitive sviluppate nel tempo da settori impegnati a svolgere attività specialistiche”. Lo scopo è la globalità della risposta ai bisogni delle persone e delle famiglie, evitando inutili sovrapposizioni e inefficienze, che avrebbero ricadute negative per l’utente, l’ente e la collettività che direttamente o indirettamente ne assumono i costi. Il riferimento non è solo al coordinamento e all’integrazione tra unità organizzative all’interno dello stesso Ente, al fine di raggiungere in modo unitario le finalità istituzionali, ma anche con i servizi di altri enti, in primis con 28

quelli preposti alla tutela della salute come le ASL , le AO (Integrazione), con

quelli preposti alla tutela della salute come le ASL , le AO (Integrazione), con i servizi scolastici, con i S. S. del Ministero della Giustizia, con il volontariato organizzato e la cooperazione sociale. Il collegamento in sé non comporta identità di vedute fra due soggetti, ma solo comunicazione. Il coordinamento indica l’azione di più soggetti verso un fine comune e condiviso, distribuendo in modo ordinato e armonico funzioni e compiti. L’integrazione fa nascere una nuova modalità organizzativa, più completa, costituita da elementi complementari, che vengono uniti con una certa stabilità e si distingue in: integrazione istituzionale, gestionale, professionale 29

 Integrazione istituzionale: presuppone un accordo fra enti (Comuni, ASL, altri enti) approvato dagli

Integrazione istituzionale: presuppone un accordo fra enti (Comuni, ASL, altri enti) approvato dagli organi di governo e diretto a realizzare fini comuni. Le modalità dell’integrazione istituzionale sono specificate attraverso strumenti giuridici quali la conferenza dei servizi, gli accordi di programma, le convenzioni, le deleghe di funzioni e protocolli d’intesa (da realizzarsi attraverso la Concertazione). L’accordo porta alla creazione di dipartimenti, di organismi, allo spostamento più o meno temporaneo di personale da un ente all’altro. Integrazione gestionale: presuppone un accordo fra dirigenti e responsabili delle unità operative di un dato territorio e fa nascere nuove configurazioni organizzative e meccanismi di coordinamento, quali le èquipe multiprofessionali, gruppi di lavoro e commissioni, atti a garantire l’efficace svolgimento delle attività, dei processi e delle prestazioni. Tale integrazione presuppone il superamento della divisione del lavoro per compiti e lo sviluppo della metodologia di lavoro per progetti. Integrazione professionale: si realizza attraverso la formulazione concordata di protocolli operativi (Protocollo), vale a dire di percorsi uniformi per tutti gli operatori che trattano lo stesso processo, come l’utilizzo di un comune sistema informativo e informatico (moduli uniformi per la richiesta di prestazioni, cartella sociale unica, software, comunicazioni ecc. ). Tale integrazione porta a una conoscenza reciproca dei ruoli e delle competenze, alla socializzazione e circolarità dell’informazione, a reciproche consulenze, a una valutazione multidimensionale della situazione di bisogno delle persone e ad una programmazione personalizzata e globale d’intervento. 30

 il nodo centrale da affrontare è la divisione del lavoro fra le diverse

il nodo centrale da affrontare è la divisione del lavoro fra le diverse figure professionali (assistenti sociali, educatori, sociologi, psicologi, assistenti domiciliari e dei servizi tutelari, personale amministrativo, medico, paramedico, …) e fra gli operatori dello stesso profilo professionale, i quali devono raccordare fra loro il proprio sapere-saper- essere- e saper fare, maturato nelle sedi formative e … di vita! Infine va considerata la dimensione organizzativa più importante: il confine geografico del sistema integrato di interventi e Servizi Sociali (Territorio): non è possibile organizzare in modo efficiente ed efficace i S. S. avendo come punto di riferimento il confine dei Comuni. l’orientamento attuale è quello di considerare come ambito territoriale quello dei distretti sanitari, già operanti per le prestazioni sanitarie, prevedendo, da parte delle regioni, incentivi a favore dell’esercizio associato delle funzioni sociali da parte dei piccoli Comuni. 31

“Dall’assistenza al sistema dei servizi alla persona”, Tutele sociali, Riforme, Servizi Sociali, Servizio Sociale,

“Dall’assistenza al sistema dei servizi alla persona”, Tutele sociali, Riforme, Servizi Sociali, Servizio Sociale, Assistenza Sociale, Europa” Riferimenti normativi e definizioni Legge n. 735 del 31 agosto 1862 sulla BENEFICENZA PRIVATA (scopo disciplinare Opere Pie della Chiesa > istituti di carità > poveri) Legge n. 6972 del 17 luglio 1890 (cd. Crispi) sulle I. P. B. (Istituzioni Pubbliche di Beneficenza (ex O. P. sottoposte alla vigilanza del Ministero dell’Interno attraverso le Prefetture) obiettivo delineare una organizzazione complessa ed articolata, con erogazione di sussidi e ricoveri in varie strutture (ric. Domicilio di soccorso con onere per i Comuni). = Principi ispiratori: - superare ruolo di neutralità dello Stato - laicizzare l’assistenza contendendo il predominio della Chiesa - introdurre concetto di giustizia superando quello di carità - prefigurare interventi finalizzati anche a prevenzione e reinserimento 32

 • Regio Decreto 214/1923 ( ridenominazione I. P. B. in I. P. A.

• Regio Decreto 214/1923 ( ridenominazione I. P. B. in I. P. A. B. ) Ø introduzione del termine ASSISTENZA accentuare responsabilità dello Stato verso: sostegno al singolo e tutela della collettività, aiuto e controllo; ampliare il concetto di beneficenza e superare la logica della discrezionalità e dell’esclusione; estendere l’operatività verso interventi di tipo assistenziale/educativo/sanitario/religioso/amministrativo consolidando un patrimonio ingente in strutture, beni e liquidità; Ø N. B. Il riordino delle IPAB, previsto dalla L. 328/00, si è poi concretizzato con il Dlgs. 207/2001 e successive LL. RR. con la loro trasformazione in persone giuridiche di diritto privato, quali associazioni e fondazioni senza fini di lucro, ovvero in aziende pubbliche di servizi alla persona. 33

Nel primo dopoguerra, durante il cd. Ventennio, si sviluppò un SISTEMA ASSISTENZIALE DIVERSIFICATO (SANITARIO,

Nel primo dopoguerra, durante il cd. Ventennio, si sviluppò un SISTEMA ASSISTENZIALE DIVERSIFICATO (SANITARIO, ASSISTENZIALE, PREVIDENZIALE) Ø Si registrarono infatti un potenziamento ed un’espansione dell’assistenza pubblica mirata all’aumento della popolazione e furono rese obbligatorie le attività previdenziali e assistenziali dando luogo al sistema mutualistico statale, attraverso i grandi Enti nazionali, con propria amministrazione e autonomia gestionale, con un’organizzazione centralizzata su tre primari filoni : - per gli infortuni , mediante l’INAIL, - per la previdenza, mediante l’INPS, - per le malattie, mediante l’INAM. Inoltre altri grandi Enti nazionali si occuparono di erogare prestazioni specifiche rivolte a categorie di persone e bisogni, es. ONMI, ENAOLI, ONIG, … e nel campo sanitario furono attivate le prime Casse Mutue per determinate categorie di lavoratori (es. INADEL). Tuttavia sulla scorta di diverse esperienze sorsero in Italia le prime SCUOLE per A. S. , tra cui nel 1928 quella di S. Gregorio al Celio (chiusa nel ’ 43), per formare personale preparato sul versante dell’assistenza. Il processo di apertura alle influenze straniere nell’ambito del Servizio sociale si ebbe solo dopo la caduta del regime fascista e la liberazione, con l’arrivo delle truppe statunitensi, nel clima tragico del dopoguerra per affrontarne i gravi problemi che disgregavano la vita sociale: ricostruzione delle città distrutte dai bombardamenti, il ritorno degli sfollati, disoccupazione, miseria, inflazione, disordine pubblico e morale, prostituzione, delinquenza, minori abbandonati, profughi, prigionieri. In questa grave situazione, comunque varie forze ed aiuti internazionali- si mobilitarono ed in questo clima si ricorda il Convegno di Tremezzo del ‘ 46. 34

La costruzione delle tutele sociali deriva in particolare dalla nostra COSTITUZIONE (in vigore dall’

La costruzione delle tutele sociali deriva in particolare dalla nostra COSTITUZIONE (in vigore dall’ 1. 1. 1948) mentre un altro fondamentale stimolo per l’affermazione dei diritti e delle tutele discende dall’adesione dell’Italia all’EUROPA e dalle politiche comunitarie, di cui si tratterà più avanti. “La Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” Art. 3 Nella ns. CARTA v TRA I PRINCIPI FONDAMENTALI : DIRITTI INVIOLABILI DELL’UOMO v TRA I DOVERI INDEROGABILI DELLA R. I. : SOLIDARIETA’ POLITICO-ECONOMICA-SOCIALE, RIMOZIONE OSTACOLI ALLO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA, SVILUPPO DEC. AMM. VO E. AUTONOMIE LOC. Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti (…) Art. 38 Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all‘assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera. Superando sia l’ottica della beneficenza che quella della categoria si delinea così un quadro di sicurezza sociale sulla base di principi universalistici e di prevenzione, imperniato essenzialmente su assistenza, salute e previdenza. La prima è nel ’ 48 tuttavia ancora considerata un interesse legittimo, correlato a situazioni di inabilità e povertà, ed un diritto condizionato da alcune circostanze. Dunque lo Stato sociale e le “politiche sociali” corrispondevano nel pensiero socio-politico italiano ad ottiche di mera erogazione di prestazioni economiche 35

Testo della COSTITUZIONE con le modifiche della legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3

Testo della COSTITUZIONE con le modifiche della legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3 (www. quirinale. it/) TITOLO V - LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI Art. 114. La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione. (…) Art. 117. La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: (…) b) immigrazione; (…); m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; ) ; o) previdenza sociale. . Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: (…) tutela della salute; (…) previdenza complementare e integrativa(…). Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite. (…) Di fatto la LC. 3/01 ha fatto “sparire” l’assistenza sociale dalla Costituzione, relegandola nelle competenze non citate e quindi delegate alle Regioni. 36

Ritornando al testo del 1948 ed al periodo seguente, malgrado le indicazioni della Carta

Ritornando al testo del 1948 ed al periodo seguente, malgrado le indicazioni della Carta Costituzionale, che si ispirano a principi di sicurezza sociale, solidarietà, dignità sociale e decentramento delle funzioni, segnando il passaggio da un’ottica focalizzata sulla riparazione, sulla centralizzazione, sull’esclusione ad un orientamento proiettato sulla prevenzione, sul territorio e sull’inclusione , il sistema centralizzato continuò a svilupparsi sino a: LEGGE n. 281/1970 Provvedimenti finanziari per l'attuazione delle regioni a statuto ordinario (ISTITUZIONE NUOVO ENTE REGIONE) LEGGE 382/75 Norme sull’ordinamento regionale e sull’organizzazione della pubblica amministrazione INDICAZIONI PER L’AVVIO DEL TRASFERIMENTO DI FUNZIONI MEDIANTE ACCORPAMENTO DI MATERIE PER SETTORI ORGANICI, tra cui i SERVIZI SOCIALI, senza tuttavia attribuire un significato unificato, talvolta, estensivamente = servizi di varia natura rivolti al benessere ed allo sviluppo di una popolazione di un dato territorio (scolastici, culturali, ricreativi, sanitari, assistenziali, ecc. ); altre volte, più restrittivamente = attività socio-assistenziali rivolte alla persona in stato di bisogno e povertà 37

DPR 616/77 (Attuazione delega L. 382/75 Art. 1 Trasferimento e deleghe delle funzioni amministrative

DPR 616/77 (Attuazione delega L. 382/75 Art. 1 Trasferimento e deleghe delle funzioni amministrative dello Stato Art. 3 Settori del trasferimento e delle deleghe. I trasferimenti e le deleghe, di cui agli articoli precedenti, sono ripartiti secondo i seguenti settori organici: ordinamento e organizzazione amministrativa; servizi sociali; sviluppo economico; assetto ed utilizzazione del territorio TITOLO III Servizi sociali Art. 17 ( TRASFERIMENTO FUNZIONI ALLE REGIONI ) Sono trasferite alle regioni le funzioni amministrative dello Stato e degli enti di cui all'art. 1 (pubblici nazionali e interregionali) nelle materie "polizia locale urbana e rurale", "beneficenza pubblica", "assistenza sanitaria ed ospedaliera", "istruzione artigiana" e "assistenza scolastica", "musei e biblioteche di enti locali", come attinenti ai servizi sociali della popolazione di ciascuna regione 38

DPR 616/77 Art. 22 > Beneficenza pubblica Le funzioni amministrative relative alla materia «beneficenza

DPR 616/77 Art. 22 > Beneficenza pubblica Le funzioni amministrative relative alla materia «beneficenza pubblica» concernono tutte le attività che attengono, nel quadro della sicurezza sociale, alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti o a pagamento, o di prestazioni economiche, sia in denaro che in natura, a favore dei singoli, o di gruppi, qualunque sia il titolo in base al quale sono individuati i destinatari, anche quando si tratti di forme di assistenza, a categorie determinate, escluse soltanto le funzioni relative alle prestazioni economiche di natura previdenziale. Art. 23 > Specificazione. Sono comprese nelle funzioni amministrative di cui all'articolo precedente le attività relative: a) all'assistenza economica in favore delle famiglie bisognose dei defunti e delle vittime delitto; b) all'assistenza post-penitenziaria; c) agli interventi in favore di minorenni soggetti a provvedimenti delle autorità giudiziarie minorili nell'ambito della competenza amministrativa e civile; d) agli interventi di protezione speciale di cui agli articoli 8 e seguenti della legge 20 febbraio 1958, n. 75. 39

Con il DPR 616/77 si venne di fatto a creare una biforcazione nel percorso

Con il DPR 616/77 si venne di fatto a creare una biforcazione nel percorso tra ü materia sanitaria che trovò rapidamente la sua prima riforma con la legge 833/78, poi modificata nel tempo ü materia assistenziale che invece, con notevole ritardo rispetto alla prima, ha dovuto attendere invece la riforma L. 328/00 per una ridefinizione più organica La diversa disciplina normo-economica delle due materie, sanitaria e sociale, ha comportato a lungo una sorta di cristallizzazione dei punti critici che si è riversata anche sui livelli organizzativi ed operativi (nazionali e regionali) 40

In una società moderna, ogni Stato sociale è un sistema sociale strutturato secondo un

In una società moderna, ogni Stato sociale è un sistema sociale strutturato secondo un doppio sottosistema: la sicurezza sociale e l’assistenza sociale la sicurezza sociale, intesa come un complesso di attività ed iniziative sociali, pubbliche e private, dirette ad assicurare ai cittadini di tutte le età i mezzi necessari per soddisfare le loro esigenze vitali, il benessere fisico, l’elevazione intellettuale e morale ; l’assistenza sociale, come attività di carattere pubblico, talvolta integrata dall’intervento privato, diretta a prevenire o ad eliminare, mediante aiuti materiali e spirituali, gli stati di insufficienza o di bisogno che colpiscono la vita materiale, intellettuale e morale dei singoli individui o di comunità, specie quando non esista o sia insufficiente il contributo della sicurezza sociale. (Liverani, 1984) Essa dunque persegue scopi integrativi o suppletivi in aggiunta a quest’ultima. Quindi in sintesi si segnalano: 1) la differenza correlata alle definizioni costituzionali La sanità quale diritto soggettivo (categoria giuridica che impegna le amministrazioni al dovere di erogare quelle prestazioni indicate dalle norme, in caso contrario il cittadino può ricorrere all’A. G. ) L’assistenza quale interesse legittimo (subordinato al potere discrezionale delle amministrazioni ed alle risorse disponibili, che daranno una risposta non per automatismo ma per scelta, spesso in presenza di una coincidenza tra interesse pubblico ed interesse privato) 2) la differenziazione nelle fonti di finanziamento Fondo Nazionale per le Politiche Sociali) (Fondo Sanitario Nazionale e 3) le implicazioni organizzative legate allo status dei dipendenti (che, ad es. , hanno portato ad un consolidamento di attività di tipo ospedaliero-curativo piuttosto che territoriale preventivo). 41

Livelli essenziali Il concetto di livelli essenziali delle prestazioni prima ancora che essere richiamato

Livelli essenziali Il concetto di livelli essenziali delle prestazioni prima ancora che essere richiamato nella Costituzione (cfr. L. C. 3/2001) è stato introdotto dalle leggi ordinarie D. LGS. 502/92 e L. 328/00 rimandando la definizione dei LEA (sanità) e LIVEAS (assistenza) = mai formalizzati Intendendo in entrambi i casi l’insieme delle prestazioni da garantire a tutti i cittadini dal relativo sistema sanitario o sociale, secondo il principio dell’universalismo selettivo. La necessità di difendere dalla discrezionalità regionale determinati diritti, in quanto riconosciuti e soggettivi, ha portato all’assegnazione esclusiva allo Stato del potere di individuarli. Presupposto di questa scelta è il collegamento tra livelli di godimento dei diritti in termini di eguaglianza e cittadinanza. Il contenuto dei liv. ess. costituisce quell’insieme di diritti e di libertà al quale corrispondono relative posizioni giuridiche, contribuendo alla costruzione di una architettura delle garanzie costituzionali che sia salvaguardato da un livello inderogabile di tutela. 42

Riepilogo (1) percorso materia sanitaria provvedimenti principali: Legge 833/78 (Istituzione S. S. N. )

Riepilogo (1) percorso materia sanitaria provvedimenti principali: Legge 833/78 (Istituzione S. S. N. ) > territorio, prevenzione, cura, riabilitazione. . D. P. C. M. 8 agosto 1985 - Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni in materia di attività sociali e sanitarie >individuazione attività di rilievo san. connesse con quelle socio-assistenziali. . . D. P. C. M. 595/1985 - Norme per la programmazione sanitaria e per il Piano San. Naz. 19986 -88 >con indicazioni di priorità (a livello. centrale e regionale) e nuove modalità operative, quali > azione programmata (un impegno operativo in uno specifico settore sanit. In cui deve confluire l’attività di più settori, finanziata dal Fondo Sanitario con risorse a destinazione vincolata) > progetto obiettivo (un impegno operativo idoneo a fungere da polo di aggregazione di attività molteplici delle strutture sanit. , integrate con quelle socio-assistenziali, al fine di perseguire la tutela socio-sanitaria dei soggetti destinatari del progetto, finanziati dal Fondo San. con risorse aggiuntive di altra provenienza anche da Enti Locali) Dlgs. 502/92 Riordino della disciplina mat. san. (> integ. Dlgs. 517/93) > aziendalizzazione (conferimento di personalità giuridica alle USL, , ridenominate Aziende S. L. , dotate di autonomia. organizzativa(amministrativa/gestionale/contabile/tecnica e tenute ad assicurare nel proprio ambito territoriale i LEA (<) contenuti nei P. S. R in coerenza del P. S. N. ) < atto aziend. ; contenimento spese & risorse dim Legge 30 novembre 1998, n. 419 "Delega al Governo per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale e per l'adozione di un testo unico in materia di organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Modifiche al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502" PIANO SAN. NAZ. LE 1998 -2000, cd. PATTO x la SALUTE > definisce, tra l’altro l’Integr. S. S. quale priorità strategica a cui destinare congrue risorse, precisate anche nei PSR, improntando interventi ad appropriatezza ed economicitò attraverso P. O. nelle aree Materno Infantile Handicap Psichiatria, Tossicodipendenze, Anziani, Lungodegenze 43

Riepilogo percorso materia sanitaria provvedimenti principali Dlgs. 229/99 Norme di razionalizzazione del SSN. (

Riepilogo percorso materia sanitaria provvedimenti principali Dlgs. 229/99 Norme di razionalizzazione del SSN. ( Mod. il Dlgs. . 502/92 x struttura ASL) art. 3 septies: integrazione sociosanitaria da concretizzare ai livelli istituzionale/gestionale/professionale definisce prestazioni sociosanitarie tutte le attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire, anche nel lungo periodo, la continuità tra le azioni di cura e quelle di riabilitazione Individua tre tipi prestazioni socio-sanitarie: prest. sanitarie a rilevanza sociale attività finalizzate alla promozione della salute, alla prevenzione, individuazione, rimozione e contenimento di esiti degenerativi o invalidanti di patologie congenite e acquisite prest. sociali a rilevanza sanitaria tutte le attività del sistema sociale che hanno l'obiettivo di supportare la persona in stato di bisogno, con problemi di disabilità o di emarginazione condizionanti lo stato di salute prest. socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria caratterizzate da particolare rilevanza terapeutica e intensita' della componente sanitaria e attengono prevalentemente alle aree maternoinfantile, anziani, handicap, patologie psichiatriche e dipendenze da droga, alcool e farmaci, patologie per infezioni da HIV e patologie in fase terminale, inabilità o disabilità conseguenti a patologie cronico-degenerative. DPCM 14 feb. 2001 Atto d’indirizzo e coordinamento alle Regioni per l’assistenza socio- sanitaria sua ridefinizione “(…) ass. prestata a persone che richiedono prestazioni sanitarie ed azioni di protezione sociale, anche di lungo periodo, sulla base di progetti personalizzati redatti sulla scorta di valutazioni multidimensionali” (>) DPCM 29 nov. 2001 definiz. L. E. A per aree di intervento 44

Riepilogo percorso materia sociale ulteriori provvedimenti importanti Dlgs. n. 112/1998 definiz. Servizi Sociali Legge

Riepilogo percorso materia sociale ulteriori provvedimenti importanti Dlgs. n. 112/1998 definiz. Servizi Sociali Legge n. 265/1999 autonomia ed ordinamento enti locali Dlgs. n. 300/1999 riorganizzazione Stato con modifiche ed accorpamenti Ministeri Legge Quadro n. 328/00 realizzazione sistema integrato interventi e servizi sociali (ric. Livelli Ess. Prestaz. Sociali) che inquadra il S. S. P. tra le prestaz. essenziali da realizzare Legge Costituzionale n. 3/2001 mod. art. 117 Titolo V Costituzione > sopprime Beneficenza ed Assist. Ospedaliera che sostituisce con l’individuazione Diritti sociali e civili e Tutela della salute, riservando allo Stato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni loro riferite che devono essere garantiti in tutto il territorio nazionale 45

Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello

Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59. " (Pubblicato nella G. U. 21 aprile 1998, n. 92, S. O) Capo II - Servizi sociali Articolo 128. Oggetto e definizioni 1. Il presente capo ha come oggetto le funzioni e i compiti amministrativi relativi alla materia dei «servizi sociali» . 2. Ai sensi del presente decreto legislativo, per «servizi sociali» si intendono tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia. 46

Confrontando alcune definizioni Con il termine “Servizi Sociali” (trad. dall’inglese “social service”) si indicano

Confrontando alcune definizioni Con il termine “Servizi Sociali” (trad. dall’inglese “social service”) si indicano le attrezzature attraverso cui si espletano le attività di aiuto sociale (…); esso si riferisce sia ai servizi pubblici che alle istituzioni private che costituiscono l’insieme dei mezzi strumentali destinati a realizzare i programmi di protezione sociale (Grossman M. , in Società e Servizio Sociale di Buracchio-Tiberio, 2001) Con il termine “Servizio Sociale” (trad. dall’inglese “social work”) si intende una professione il cui scopo è di provocare cambiamenti sociali nella società in generale e nelle sue forme individuali di sviluppo (Federazione Internazionale A. S. , Bringhton, 1982, ibidem) Con il termine “Assistenza Sociale”, in letteratura, si connette strettamente al servizio Sociale, il quale è l’attività professionale degli assistenti sociali (Liverani, Società, comunità e servizi sociali, Bologna, 1984) 47

 servizi sociali "sottosistema delle politiche sociali orientato ad offrire risorse organizzative e professionali

servizi sociali "sottosistema delle politiche sociali orientato ad offrire risorse organizzative e professionali a situazioni di bisogno” ( P. Ferrario) servizio sociale "disciplina, professione, metaistituzione , arte". . . (M. Canevini) Dal “DIZIONARIO DI SERVIZIO SOCIALE (M. DAL PRA PONTICELLI e all. , Carocci, 2005) 48

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Altre “storiche” definizioni Il servizio sociale è una metaistituzione del sistema organizzato delle risorse

Altre “storiche” definizioni Il servizio sociale è una metaistituzione del sistema organizzato delle risorse sociali e una disciplina di sintesi che, attraverso il lavoro professionale dell'assistente sociale rivolto a individui, famiglie e gruppi in situazione problematica di bisogno, concorre alla rimozione delle cause del bisogno, ne ricerca la soluzione tramite un rapporto interrelazionale e l'uso delle risorse personali e sociali indirizzati a promuovere la piena e autonoma realizzazione delle persone, facilitare il rapporto cittadino istituzioni, collegare il bisogno dei singoli al sistema dei servizi e viceversa, contribuire ai processi di modifica delle istituzioni prevalentemente considerate nell'ambito dei servizi sociali. Dal “Nuovo dizionario di sociologia” (De Marchi, Ellena, Cattarinussi , Ed. Paoline, Roma, 1987) 50

IL SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE si pone come obiettivi: - creare attraverso il processo di

IL SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE si pone come obiettivi: - creare attraverso il processo di aiuto i raccordi necessari tra bisogni e risorse; - aiutare le persone a sviluppare le proprie capacità di affrontare e risolvere i propri problemi esistenziali; - aiutare la collettività ad individuare i propri bisogni e ad attivare le reti di solidarietà naturali , i processi di partecipazione ed il volontariato al fine di creare risorse; (Continua >) (da “LINEAMENTI DI SERVIZIO SOCIALE” M. Dal Pra Ponticelli, Astrolabio, Roma, 1987) 51

 IL SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE ( PROSEGUE) si pone come obiettivi: - progettare, organizzare,

IL SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE ( PROSEGUE) si pone come obiettivi: - progettare, organizzare, gestire, nell’ambito del sistema dei servizi, risorse rispondenti ai bisogni individuali e collettivi; - studiare i problemi collettivi per contribuire alla realizzazione dei Servizi Sociali nell’ambito della politica sociale generale e di quella locale. Elementi centrali rimangono il processo di aiuto alle persone e la promozione delle risorse, con le dimensioni di programmazione, organizzazione e gestione dei servizi nonché di ricerca, studio ed analisi delle situazioni individuali e sociali. Il principio unificante della “professione” è quindi quello di rendere operativo un aiuto promozionale, educativo, talvolta anche con valenze terapeutiche, volto ad attivare le risorse dei singoli e della comunità in un’ottica di sviluppo sociale. Ne deriva un’immagine unitaria e nel contempo composita del Servizio Sociale come processo circolare in cui gli interventi si saldano con la rilevazione dei bisogni e con la progettazione dei servizi, in una dimensione comunitaria. Rimane stretto il rapporto tra Servizio Sociale e Sistema organizzato dei Servizi che gli conferisce, in ambito istituzionale, un mandato sociale. da “LINEAMENTI DI SERVIZIO SOCIALE” M. Dal Pra Ponticelli, Astrolabio, Roma, 1987) 52

Piano Nazionale degli interventi e Servizi Sociali 2001/2003 ( “…le funzioni del S. S.

Piano Nazionale degli interventi e Servizi Sociali 2001/2003 ( “…le funzioni del S. S. Professionale sono finalizzate alla lettura e decodificazione della domanda, alla presa in carico della persona, della famiglia e /o del gruppo sociale, all’attivazione ed integrazione dei servizi e delle risorse in rete, all’accompagnamento ed all’aiuto nel processo di promozione ed emancipazione, in riferimento al dettato dell’art. 2 della L. 328/00 ” (diritto alle prestazioni) 53

Il Servizio Sociale può essere considerato, sotto diversi aspetti tra loro correlati, come disciplina,

Il Servizio Sociale può essere considerato, sotto diversi aspetti tra loro correlati, come disciplina, professione, metaistituzione e arte - il S. S. è disciplina scientificamente fondata, da collocarsi all’interno delle scienze sociali; il S. S. , in quanto metaistituzione, costituisce una delle risorse, inserita nel sistema organizzato e integrato dei servizi sociali pubblici, del privato-sociale e privati, che la società predispone per aiutare persone, famiglie, gruppi, comunità in difficoltà ad affrontare i loro bisogni, sostenerli nei loro compiti e responsabilità, promuoverne l’iniziativa, mobilitarne potenzialità e capacità nel cooperare al benessere individuale e sociale, cooperare alla prevenzione dell’insorgere dei problemi sociali. - - il S. S. può essere definito come una professione di servizio all’uomo in situazioni di disagio o di difficoltà, in tutte le età della vita e in tutti i suoi contesti ambientali e di relazione. (…) La professione ha fondamenti etici, scientifici e deontologici”. il S. S. come arte di portare le persone che versano in situazioni di disagio a stabilire le migliori possibili relazioni con tutti coloro che costituiscono il loro ambiente”(Anne Garret) (…) L’arte nell’attività professionale dell’assistente sociale coesiste con il “sapere” e il “saper fare”, ma trova la sua estrinsecazione nel “saper essere”. - La più recente definizione internazionale di Servizio Sociale, elaborata congiuntamente dall’International Association of Schools of Social Work (IASSW) e dell’International Federation of Social Workers (IFSW) e approvata al Congresso di Copenhagen nel 2001, definisce il S. S. come professione e ne delinea le caratteristiche: “il S. S. professionale promuove il cambiamento sociale, la soluzione dei problemi nelle relazioni umane e la capacità e la libertà delle persone di sviluppare il proprio benessere. Il S. S. interviene nelle situazioni in cui le persone interagiscono con il loro ambiente”. (dal “Dizionario di Servizio Sociale”, diretto da Maria Dal Pra Ponticelli , Carrocci Faber, Roma, 2005) 54

 Il S. S è disciplina (teorizzazione del processo di aiuto) e pratica (messa

Il S. S è disciplina (teorizzazione del processo di aiuto) e pratica (messa in opera del processo di aiuto) poste in essere dall’assistente sociale in un’ottica di azione su quattro direzioni: il soggetto portatore di bisogno, il suo ambiente, l’organizzazione di un servizio e la comunità sociale. (da “Servizio Sociale e S. Sociali” di L. Gui, in 1° Rapporto EISS, Roma, 2001) L’assistenza sociale definisce un attore dell’azione che è l’assistente sociale ed il contenuto della sua azione: il processo di aiuto, il quale passa per la gestione della relazione. L’attuale realtà italiana invece, specie dolo la L. . 328/00, definisce spesso più attori ma non codifica “quali professioni”. (…) Nell’aiuto alla persona non è vero che tutti sappiano fare tutto, non è neanche vero che per aiutare ci vuole solo il professionista, è però necessaria una chiarezza sul chi fa che cosa…” (da “Il professionista dell’aiuto” di U. Albano) 55

In realtà, come alcuni autori suggeriscono ( es. Burgalassi, Univ. PI e RM), una

In realtà, come alcuni autori suggeriscono ( es. Burgalassi, Univ. PI e RM), una definizione più attuale e complessiva dei Servizi Sociali potrebbe essere schematizzata in: SERVIZI SOCIALI PER IL DISAGIO (comprendenti in senso stretto i servizi s. che assicurano le prestazioni di base ed i servizi sociali di rilevanza sanitaria, erogatori di interventi ad elevata integrazione socio-sanitaria, offerti a soggetti in condizione di svantaggio, stato di bisogno o situazione di difficoltà manifestati da individui o famiglie) SERVIZI SOCIALI PER L’AGIO (comprendenti un insieme di attività che mirano al miglioramento della qualità della vita offrendo opportunità socioculturali, socioeducative o generalmente socializzanti e che rispondono ad una esigenza diffusa di promozione del benessere e di innalzamento della qualità della vita). La TITOLARITA’ dei primi è riconducibile, secondo gli obblighi di legge, allo Stato (specie per le provvidenze di natura economica) ed agli Enti Locali, mentre quella dei secondi genericamente agli Enti Locali, con opportunità di coinvolgimento del Privato e del Terzo Settore. Entrambi i tipi afferiscono al concetto di SERVIZI ALLA PERSONA, su cui si basa la Legge 328/2000, che suggella il passaggio da una ottica di carità e discrezionalità alla sfera dei diritti esigibili che disegna il SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI. 56

I Servizi Sociali per l’Europa Nella Carta Sociale Europea si sottolinea il diritto ad

I Servizi Sociali per l’Europa Nella Carta Sociale Europea si sottolinea il diritto ad usufruire dei servizi sociali: ü prima stesura (1961) I parte (Art. 14), “ Ogni persona ha diritto di beneficiare di servizi sociali qualificati ” ü seconda stesura (1999), II parte: Articolo 14 – Diritto ad usufruire di servizi sociali Per assicurare l'effettivo esercizio del diritto ad usufruire dei servizi sociali, le Parti s'impegnano: 1. ad incentivare o organizzare i servizi che utilizzano i metodi specifici del servizio sociale e che contribuiscono al benessere ed allo sviluppo degli individui e dei gruppi nella comunità nonché al loro adattamento all'ambiente sociale; 2. ad incentivare la partecipazione di individui e di organizzazioni di volontariato o di altre entità alla creazione o al mantenimento di questi servizi. Il Servizio Sociale è sostenuto dallo stesso Consiglio d’Europa con la Raccomandazione del 17 gennaio 2001. 57

Il ruolo dell’Europa nella costruzione delle tutele L’U. E. ha prodotto un forte stimolo

Il ruolo dell’Europa nella costruzione delle tutele L’U. E. ha prodotto un forte stimolo al cambiamento ed alla innovazione dei Paesi aderenti, in quanto la politica comunitaria nell’ultimo decennio, ha dato prevalenza ai temi della sicurezza sociale, della protezione sociale dei lavoratori e, specie se extracomunitari, anche delle loro condizioni di impiego, della formazione professionale, delle pari opportunità, delle persone emarginate ed escluse. Obiettivo ed impegno primario, fin dall’inizio, sono il rispetto e la promozione dei diritti dell’uomo (ric. Convenzione di salvaguardia adottata dal Consiglio d’E. del 1950, poi la Carta Sociale Europea del C. d’E. di Torino, del 1961 e poi riveduta nel 1999, in materia economica e sociale e la sua ratifica da parte dell’Italia con L. 30/99, mentre la Carta dei Diritti Fondamentali, del 2000, non ancora pienamente recepita dal ns. Paese. Gli strumenti finanziari per raggiungere i suddetti obiettivi sono il FONDO SOCIALE EUROPEO, il FONDO DI COESIONE, il FONDO ECONOMICO DI SVILUPPO REGIONALE 58

Carta Sociale Europea (prima stesura del 1961) Sancisce i diritti e le libertà e

Carta Sociale Europea (prima stesura del 1961) Sancisce i diritti e le libertà e stabilisce un sistema di controllo che garantisca il loro rispetto da parte degli stati che l'hanno ratificata Gli articoli riguardano il diritto al lavoro, all'orientamento professionale, alla sicurezza-protezione sociale, all’educazione, alla famiglia, all’abitazione, alla protezione della salute, alla libera circolazione delle persone, alla non discriminazione. Nella parte seconda del documento, i principi enunciati nella prima parte vengono esplicitati in forma di disposizioni vincolanti per gli stati parti e viene dunque enunciato il diritto al lavoro, con tutte le sue caratteristiche, che si riferiscono ad eque condizioni di impiego, al diritto alla sicurezza ed all'igiene, il diritto ad un'equa retribuzione, il diritto sindacale, il diritto dei fanciulli e delle lavoratrici a ricevere particolare protezione nel luogo di lavoro, il diritto all'orientamento ed alla formazione professionale. Per quanto riguarda la sicurezza sociale, viene riconosciuto il diritto alla protezione della salute, all'assistenza sociale e medica, a beneficiare dei servizi sociali, il diritto alla famiglia ed alla sua protezione, compresa quella della madre e del bambino. 59

Carta Sociale Europea (stesura modificata) La nuova Carta, entrata in vigore il 1° luglio

Carta Sociale Europea (stesura modificata) La nuova Carta, entrata in vigore il 1° luglio 1999, è destinata a migliorare a livello internazionale i diritti economici e sociali perché tiene conto dell’evoluzione della società europea successiva all’elaborazione della Carta nel 1961. E un trattato internazionale che riunisce in un solo strumento tutti i diritti garantiti dalla Carta del 1961 e dal suo Protocollo addizionale del 1988, ed aggiunge i seguenti : Nuovi diritti : diritto alla protezione contro la povertà e l’esclusione sociale; diritto alla casa; protezione in caso di licenziamento; diritto alla protezione contro le molestie sessuali ed alle altre forme di molestie; diritti del lavoratori aventi delle responsabilità familiari all’uguaglianza di opportunità e di trattamento; diritti dei rappresentanti dei lavoratori. Emendamenti : rafforzamento del principio di non discriminazione; miglioramento dell’eguaglianza donne/uomini in tutti i campi coperti dal trattato; maggiore protezione della maternità e protezione sociale delle madri; migliore protezione sociale, giuridica ed economica dei minori lavoratori; migliore protezione delle persone handicappate. 60

Alcune osservazioni del Centro diritti umani dell’Università di Padova Il nuovo testo della Carta,

Alcune osservazioni del Centro diritti umani dell’Università di Padova Il nuovo testo della Carta, come il precedente, protegge i cittadini degli Stati aderenti, gli stranieri (ma solo se cittadini di uno degli Stati ratificanti), i rifugiati e gli apolidi; allarga la gamma dei diritti sociali ed economici riconosciuti (31 rispetto agli originali 19); tuttavia concede agli Stati ratificanti un'ampia discrezionalità rispetto al numero dei diritti da riconoscere: almeno 6 su una lista di 9 (artt. 1, 5, 6, 7, 12, 13, 16, 19 e 20), con la possibilità di obbligarsi ad un ulteriore numero di articoli e di paragrafi per un totale minimo di 16 articoli (diritti) o di 63 paragrafi. Questa facoltà di parcellizzare il recepimento dei diritti suscita legittime perplessità, in quanto “allontana” il raggiungimento di comuni standard europei di tutela dei diritti economici e sociali. 61

Carta dei Diritti Fondamentali La Carta dei diritti fondamentali dell‘ Unione Europea (dic. 2000)

Carta dei Diritti Fondamentali La Carta dei diritti fondamentali dell‘ Unione Europea (dic. 2000) riprende in un unico testo, per la prima volta nella storia dell'Unione europea, i diritti civili, politici, economici e sociali dei cittadini europei nonché di tutte le persone che vivono sul territorio dell'Unione. Questi diritti sono raggruppati in sei grandi capitoli: Dignità Libertà Uguaglianza Solidarietà Cittadinanza Giustizia Si fondano soprattutto sui diritti e sulle libertà fondamentali riconosciute dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, sulle tradizioni costituzionali degli Stati membri dell'Unione europea, sulla Carta sociale europea del Consiglio d'Europa e sulla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, nonché su altre convenzioni internazionali alle quali aderiscono l'Unione europea o i suoi Stati membri. 62

In particolare in essa si segnalano: 63

In particolare in essa si segnalano: 63

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Ed in tutti gli Stati membri I cambiamenti sollecitati dall’U. E. hanno comunque dovuto

Ed in tutti gli Stati membri I cambiamenti sollecitati dall’U. E. hanno comunque dovuto tener conto di due principi: Il contenimento del debito pubblico, razionalizzando la spesa secondo criteri di produttività, efficacia ed efficienza (ai quali ad es. si è ispirato il DLGS 502/92 per il SSN Il criterio dell’armonizzazione che -partendo da esigenze di trasparenza amministrativa, maggiore partecipazione del cittadino e delle sue rappresentanze, comunicazione sociale- ha permeato in particolare la formazione delle varie figure professionali con il riordino del sistema di formazione accademica italiano, al fine anche di agevolare il reciproco riconoscimento dei titoli di studio e la libera circolazione in Europa. 65