La donna romana e greca La vita quotidiana




























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La donna romana e greca
La vita quotidiana • Le donne erano relegate al ruolo passivo e domestico, dovevano obbedire al padre e poi al marito. Erano inoltre prive della maggior parte dei diritti; • La vita era scandita all’interno delle mura domestiche, nello specifico nella parte più interna della casa: il GINECEO; • Se la donna era ricca controllava solamente gli schiavi e chiacchierava con le sue parenti; • Uscivano raramente ad esempio durante le feste religiose o particolari avvenimenti della famiglia; • Le donne più umili dovevano preparare i pasti e svolgere le pulizie; LA DONNA GRECA
La casa • Deriva da oikia termine con il quale si indicava la casa stessa, il suo contenuto, la terra annessa, il bestiame e il nucleo familiare. • La casa era fondata sul matrimonio e l’eredità era trasmessa solo agli eredi legittimi. • Se si aveva una casa e un padre allora si era cittadini liberi. • La terra annessa permetteva di ottenere un posto nella struttura gerarchica della società. Più lotti si possedevano, più potenti si era, quindi casa e lotto determinavano lo status sociale.
Il matrimonio • Il matrimonio non era una scelta individuale ma si celebrava per scopi economici, politici, di prestigio e a organizzarlo erano i maschi di casa che stipulavano il patrimonio da fornire. • Il divorzio poteva essere richiesto solo dagli uomini, che potevano riportare la sposa nell' òikos paterno quando volevano, restituendo, però, il patrimonio. • L'uomo poteva commettere adulterio senza pagare alcuna pena, al contrario delle donne che, invece, se commettevano adulterio, erano punite con pene molto severe.
LA DONNA ATENIESE • Ad Atene la vita era meno rigorosa ma le categorie erano altrettanto definite. • Demostene nelle sue orazioni sosteneva che ogni tipo di donna avesse il suo ruolo: le amanti erano tenute per il piacere, le concubine perché servissero quotidianamente e le mogli perché procreassero e accudissero la casa. • In ambito religioso la figura femminile aveva maggiore importanza, infatti sacerdotesse e profetesse vivevano nei maestosi santuari per interpretare i responsi degli dei. • Le donne ateniesi erano assenti nella vita politica ma ricoprivano ruoli importanti nella vita culturale, come musiciste e poetesse.
LA DEMOCRAZIA E LA DONNA • La donna non poteva partecipare alla vita politica, acculturarsi e imparare le leggi perché queste erano materie degli uomini. • La donna poteva uscire di casa solo raramente grazie a feste religiose oppure grazie alla nascita di un bambino. • Le vedove potevano uscire di casa più spesso per comperare i viveri o per cercare lavoro. • Con lo sviluppo della democrazia la condizione della donna peggiora, per esempio nelle classi elevate le donne non in menopausa rimanevano recluse in casa, inoltre in epoca ellenistica neppure potevano ricevere visite da altre donne
La donna spartana • A Sparta la condizione della donna era più rigida rispetto a quella ateniese ma meglio definita. • La donna doveva seguire una dieta composta prevalentemente da cereali e non poteva bere vino. • Lo scopo della donna era quello di procreare e per farlo doveva irrobustire il fisico tramite esercizi uguali a quelli degli uomini. Si riteneva che da madri forti nascessero figli forti. • La parità tra uomo e donna era più un dovere che un diritto. • A Sparta vigeva il culto della forza e della volontà, quindi la pratica sportiva aveva il compito di insegnare alle giovani donne la sofferenza e il dovere.
Il pensiero di Aristotele. . . • Il filosofo sosteneva la disuguaglianza dei sessi e la superiorità maschile anche ai fini della riproduzione. • L’uomo, infatti, attivo per natura, è portato al comando. • Per Aristotele l’inferiorità della donna era dovuta ad una differenza biologica.
… di Platone • Platone sostiene una posizione ambigua e ambivalente. • Secondo lui l’uomo e la donna hanno una diversa natura soltanto in relazione alla generazione dei figli. • Nella sua città utopica la donna può rientrare nell’ambito politico e militare, a patto che appartenga alla classe aristocratica.
… e di Socrate • Socrate valuta positivamente la donna. • Il filosofo ammetteva che alcune di loro erano più sagge di lui e accettava i loro consigli. • Si dice che avesse appreso il “metodo socratico”da Aspasia, amante e compagna di Pericle.
Saffo Poetessa del VI secolo a. C. , si occupò dell’educazione di giovani fanciulle, che metteva in primo piano l’amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, gli atteggiamenti raffinati. Si distinse soprattutto per il fatto che, nonostante fosse una donna, ottenne grande fama non solo nel mondo greco ma anche nelle epoche successive. Catullo prende come modello nel carme 51 un’ ode di Saffo e ribattezza il nome dell’amata Clodia in Lesbia in onore del luogo di provenienza della poetessa, l’isola di Lesbo.
LE ETERE • Le uniche donne “libere” erano le etere, in maggioranza ex-schiave o straniere, che da bambine cambiavano il loro nome; avevano un ruolo importante nella società greca. • Oltre a prestazioni sessuali come prostitute, spesso diventavano una sorta di amanti e vivevano con il cliente per diverso tempo, offrendogli compagnia e piacere. • Si esibivano anche in spettacoli musicali prima, dopo o durante i banchetti dei nobili. • Potevano uscire liberamente di casa e gestire gli averi a loro piacimento.
LA DONNA ROMANA • La società romana era fortemente patriarcale e misogina • Le donne venivano considerate inferiori nell’ambito familiare e in quello giuridico • Le informazioni sulla figura della donna che abbiamo ci arrivano da fonti epigrafiche giuridiche o letterarie, che però a volte non corrispondono alla realtà.
La matrona • La matrona era colei che sposava un uomo libero ed era sotto la sua tutela. • Seguiva il mos maiorum • Tra quelle più importanti si ricordano le famose quattro donne del canto IV dell’inferno dantesco: Cornelia, madre dei due Gracchi, Giulia, figlia di Cesare, Marzia, moglie di Catone l’Uticense e Lucrezia. • Un altro esempio di matrona si legge nel famoso epitaffio di Claudia.
Sottomissione nella famiglia La donna passava dall’influenza del pater familias, la potestas, a quella del marito, la manus. Era legale la pratica dell’esposizione: le figlie femmine, tranne la primogenita, potevano essere esposte se la famiglia non era in grado di mantenerle; sarebbero poi diventate schiave o prostitute. I matrimoni erano concordati e solitamente le figlie venivano fatte sposare a 12 anni con uomini più vecchi per unire le famiglie e per farle mantenere.
Claudia Hospes quod deico paullum est, asta ac pellege. Heic est sepulcrum hau pulcrum pulcrai feminae. Nomen parentes nominarunt Claudiam. Suom mareitum corde deilexit sovo. Gnatos duos creavit: horunc alterum in terra linquit, alium sub terra locat. Sermone lepido, tum autem incessu commodo. Domum servavit, lanam fecit. Dixi. Abei. Straniero, ho poco da dire: fermati e leggi. Questo è il sepolcro non bello d’una donna che fu bella. I genitori la chiamarono Claudia. Amò il marito con tutto il cuore. Mise al mondo due figli: uno lo lascia sulla terra, l’altro l’ha deposto sotto terra. Amabile nel parlare, onesta nel portamento, custodì la casa, filò la lana. Ho finito. Va’ pure. Questo epitaffio del II secolo a. C. delinea il ritratto della matrona ideale, che doveva essere rispettosa del mos maiorum e occuparsi del marito, dei figli e della casa.
Alcune donne modello: Lucrezia e Cornelia La storia di Lucrezia, narrata da Tito Livio, è un esempio della nobiltà d’animo della matrona romana: dopo essere stata stuprata dal figlio di Tarquinio il Superbo, si uccise, perché la castità andava difesa con la vita. Cornelia, figlia di Scipione l’Africano, viene elogiata come madre, in quanto, rimasta vedova di Tiberio S. Gracco, non si risposò più e dedicò la vita ai figli. Essi divennero grandi uomini e questo era il fine migliore per la donna romana in quanto madre.
Veturia La leggenda narra che nel 490 a. C. , Coriolano, il figlio di Veturia, per vendicarsi di essere stato cacciato da Roma per non aver sfamato la plebe durante una carestia, si alleò con i suoi vecchi nemici, i Volsci, e si riversò sulla città con il nuovo esercito. I tentativi diplomatici romani di fermarlo fallirono e quando si trovò minacciosamente vicino a Roma, il senato decise di inviare la madre e la moglie Volumnia, che furono le uniche a riuscire a placare l'ira di Coriolano.
I primi tentativi di emancipazione • Nonostante la mentalità chiusa e devota al mos maiorum, i Romani si abituarono presto a tollerare che le loro donne ricoprissero ruoli impensabili poco tempo prima. • Un esempio importante è quello dell’abrogazione della Lex Oppia nel 195 a. C. , al quale si oppose Marco Porcio Catone. Il Censore affermava, infatti, che se i Romani avessero lasciato troppo potere alle donne presto loro sarebbero diventate superiori. • In seguito ad una rivolta femminile la legge venne abrogata. Questo fu un primo segno di cambiamento.
Donne anticonformiste Tra il II e I secolo a. C. fanno la loro comparsa nella letteratura del tempo modelli femminili anticonformisti. Alla tipica matrona romana, domiseda e lanifica si sostituisce una donna libera e spregiudicata. Cicerone e Sallustio, più conformisti, nelle loro opere criticano due importanti figure femminili del loro tempo: Clodia e Sempronia.
Clodia (Lesbia) La figura di Clodia, matrona libera indipendente nei sentimenti, è descritta sia da Cicerone che da Catullo. Il poeta lirico, suo amante, descrive Clodia come una donna anticonformista, bellissima e colpevole del fatto di voler vivere come più le piaceva. Clodia ebbe una relazione adulterina con Catullo che spesso allude a lei nelle sue poesie con il nome di ‘Lesbia’ in onore della poetessa greca Saffo. Cicerone, invece, durante il processo in cui Clodia accusava l’ amante Caelio Rufo di averla derubata e di aver tentato di ucciderla poiché era diventata una testimone scomoda, la considera una sfacciata meretrice e riesce a rovesciare il tavolo presentandola come amica omnium.
Catullo e la figura di Lesbia Il poeta Catullo fu uno dei primi che presentò l’archetipo della figura femminile nella letteratura: Lesbia. Catullo propone uno straordinario e innovativo profilo: Lesbia era anticonvenzionale e spregiudicata, e questa rappresentazione originale ebbe un forte impatto sulla società romana. Lesbia non rispecchiava nessuno dei modelli di donna già esistenti; non era matrona o madre, bensì veniva presentata in maniera complessa e variabile.
Sempronia Il ritratto di Sempronia fornito nel De Catilinae coniuratione è controverso. La donna occupò un ruolo marginale nella congiura, ma nonostante questo Sallustio volle offrire una descrizione dettagliata della sua indole. Dal punto di vista morale appare come un modello rovesciato della tipica matrona romana: è amante del lusso sfrenato, dell’amore adulterino, alimentato da una forte libidine, non bada al pudore. Allo stesso tempo tuttavia ne esalta le qualità : è colta nella letteratura Greca e Latina, coltiva la passione per la musica e il ballo, è dotata di un’abile eloquenza, era in lei molto spirito e molto fascino.
Il matriarcato tra utopia e realtà Secondo un’ipotesi dello studioso svizzero J. J Bachofen, l’epoca patriarcale romana fu preceduta da una prima epoca matriarcale, poiché nella storiografia romana compaiono ritratti di donne con ruolo preminente all’interno della società. Un esempio è la figura di Clelia.
Clelia Livio tramanda negli Ab Urbe Condita Libri che, nel periodo in cui i Romani erano determinati a liberarsi dalla tirannia etrusca, alcune fanciulle, compresa Clelia, erano state prese in ostaggio da Porsenna. La donna compì un atto di grande audacia e determinazione portando in salvo le compagne: riuscirono infatti ad arrivare a Roma attraversando a nuoto il Tevere. Dopo aver saputo ciò Porsenna la richiese in ostaggio, ma colpito dal valore della fanciulla, decise di liberarla. In onore della virtù da lei dimostrata le fu dedicata una statua nella via Sacra.
SOTTOMISSIONE DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO Le donne non avevano diritti politici e non potevano svolgere attività considerate maschili. L’autorità del padre e del marito era riconosciuta dalla legge. Persino il Corpus Iuris Civilis, redatto da Giustiniano nel VI sec. d. C. , poneva le donne in condizione di inferiorità rispetto all’uomo.
LA DONNA NELL’ARTE • La scultura classica propone nuovi canoni di proporzione della figura umana, concepita come figura architettonica, e la rappresentazione eroica del personaggio era riservata al sesso maschile. • Quando le donne assumevano l’indipendenza e il coraggio di creare arte venivano considerate contro natura. Tuttavia non erano del tutto escluse dal mondo artistico, infatti assumevano ruoli di assistenti o venivano fatte stare in posa. • La dea Athena invece era celebrata in misura straordinaria nelle arti visive, infatti nessun’altra dea veniva raffigurata così spesso al centro dei frontoni degli edifici. • Fino alla metà del IV secolo a. C. erano rare le raffigurazioni a nudo delle donne, mentre quelle maschili erano molto diffuse. Motivo in più per capire la differenza di status sociale tra uomo e donna nel periodo classico.
DONNA E UOMO NELL’ARTE




























