Carthago delenda est lintolleranza estrema in guerra Maria

































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Carthago delenda est : l’intolleranza estrema in guerra ? Maria Teresa Schettino Université de Haute-Alsace, Université de Strasbourg, UMR Archimède, CNRS
Palmira 2
1. Il diritto internazionale e il patrimonio storico-culturale 3
il 18 ottobre del 1907, adottata la IV Convenzione dell’Aja, entrata in vigore il 26 gennaio 1910 4
Raphael Lemkin: nozione di « genocidio » con l’inclusione anche del patrimonio culturale per la sua funzione identitaria 5
Lemkin, Axis Rule in Occupied Europe : il genocidio quale «piano coordinato di differenti azioni mirante alla distruzione » di un gruppo etnico o di un popolo 6
il 9 dicembre 1948, il testo della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del genocidio, fu adottato all’unanimità e entrò in vigore il 12 gennaio 1951 inclusione del genocidio culturale 7
Convenzione dell’Aja del 1954 : usata per la prima volta l’espressione «beni culturali» 8
UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), la cui Costituzione fu firmata il 16 novembre 1945 ed entrò in vigore il 4 novembre 1946 la tutela del patrimonio culturale esistente e la promozione dell’educazione, delle scienze e della cultura 9
Buddha di Bamyan 10
Stari Most 11
2. Il caso di Cartagine e l’ambivalenza romana sui « diritti » dei vinti 12
dopo Pidna (168 a. C. ) Gell. 6(7). 3. 47 [Pro Rhodiensibus, orat. 32. 125 Cugusi-Sblendorio Cugusi]: «Tuttavia a tratti Catone, quasi ammettendo che i Rodiesi abbiano commesso una colpa, chiede che essi vengano perdonati e insegna che la clemenza è vantaggiosa nelle cose umane e agita lo spettro di rivolgimenti nello stato qualora non si conceda il perdono, mentre al contrario dimostra che, qualora il perdono venga concesso, resterà integra la grandezza del popolo romano» 13
157 - 149 a. C. : celebre frase di chiusura dei discorsi in senato di Catone Carthago delenda est 14
tra il 149 et il 146 a. C. tre fronti di guerra Fine del metus hostilis 15
B. KIERNAN, Le premier génocide, Carthage 146 a. C. , « Diogène » 203, 2003, p. 32 -48 16
di quale ampiezza fu la distruzione di Cartagine in seguito alla terza guerra punica? 17
App. Libyka 135. 639: έκα δὲ σφῶν αὐτῶν ἡ βουλὴ τοὺς ἀρίστους ἔπεμπε διαθησομένους Λιβύην μετὰ Σκιπίωνος ἐς τὸ Ῥωμαίων συμφέρον· οἳ Καρχηδόνος μὲν εἴ τι περίλοιπον ἔτι ἦν, ἔκριναν κατασκάψαι Σκιπίωνα καὶ οἰκεῖν αὐτὴν ἀπεῖπον ἅπασι καὶ ἐπηράσαντο, μάλιστα περὶ τῆς Βύρσης, εἴ τις οἰκήσειεν αὐτὴν ἢ τὰ καλούμενα Μέγαρα· ἐπιβαίνειν δ’ οὐκ ἀπεῖπον. «Il senato, da parte sua, inviò i dieci più nobili dei suoi membri per organizzare l’Africa, di concerto con Scipione, al meglio per gli interessi di Roma. Per quanto riguarda Cartagine, essi decisero che tutto ciò che ancora ne restava fosse distrutto da cima a fondo (tout ce qui en soubsistait encore serait détruit defond en comble [trad. Goukowsky]) da Scipione, e interdirono a chiunque de stabilirvisi, lanciando la maledizione in particolare su Byrsa nel caso in cui qualcuno volesse stanziarsi in tale luogo o nel quartiere chiamato Megara; tuttavia, non interdirono di calpestarne il suolo. » 18
κατασκάπτω App. , Libyka 133. 631: «Ora che Cartagine era ridotta in rovine, Scipione autorizzò l’esercito a saccheggiare, durante un certo numero di giorni, tutto ciò che non era oro né argento né oggetti consacrati» . App. , Libyka 134. 636: « e giungevano a dubitarne, e non cessavano di interrogarsi l’un l’altro per sapere se Cartagine era realmente distrutta» . App. , Mithrid. 3. 7: «Prusia prese il controllo degli equipaggi dei Romani, lasciati indietro; distrusse, dopo esserne appropriato, una piazzaforte chiamata Nikephorion; incendiò i templi che vi si trovavano e assediò Attalo rifugiatosi a Pergamo» . App. , BC 1. 24. 103: «Essi (scil. Gracco e Fulvio) fissarono l’impianto della colonia sul luogo dove un tempo era stata Cartagine, senza curarsi del fatto che Scipione, quando l’aveva distrutta, aveva promesso con solenne imprecazione che sarebbe rimasto per sempre un pascolo» . App. , BC 1. 73. 340: «Quanto allo stesso Silla, i suoi amici erano uccisi, la sua casa demolita, i suoi beni confiscati, ed era decretato nemico pubblico» . 19
per confronto con le altre occorrenze, mi domando se non si debba dunque intendere nello stesso senso generale anche App. Libyka 135. 639 e 136. 648, nonostante la traduzione di Goukowsky 20
Plinio HN 5. 24: Colonia Carthago Magnae in uestigiis Carthaginis. Secondo Manilio 4. 45 -48, le vestigia di Cartagine erano ancora imponenti al I secolo a. C. , quando vi si rifugiò Mario: quod, consul totiens, exul, quod de exule consul / adiacuit Libycis compar iactura ruinis / eque crepidinibus cepit Carthaginis urbem, / hoc, nisi fata darent, numquam fortuna tulisset. 21
evocatio e consecratio 22
l’annientamento dell’identità non corrisponde al progetto sistematico di un gruppo sociale o etnico, ovvero a un « genocidio » in senso proprio 23
la rinascita della città punica era a priori impossibile, ma in realtà non fu così nel 122 a. C. fu fondata la Colonia Iunonia Carthago e C. Sempronio Gracco vi fece installare 6 000 coloni, di cui almeno una parte sul suolo «interdetto» la fondazione della colonia di Cartagine fu però un argomento controverso che divise l’ambiente politico romano per un secolo, dalla fine del II secolo a. C. 24
3. La ricostruzione: una forma di conciliazione? 25
Caio Sempronio Gracco Mario Pompeo Cesare Ottaviano 26
CIK (Colonia Iulia Carthago) o CICK (Colonia Iulia Concordia Carthago) 27
ekphrasis virgiliana di Cartagine forse bisognerebbe ridimensionare la corrispondenza propugnata da molti studiosi tra la Cartagine augustea e la descrizione virgiliana 28
progetto cesariano : composizione mista della colonia sociare / societas 29
colonia: ambiente poroso in cui i rapporti tra i cives Romani e gli indigeni dovevano essere costanti, incoraggiati anche dallo sfruttamento di fondi agricoli prossimi a quelli assegnati ai coloni 30
Cassio Dione 61. 17. 4 -5 (sotto l’anno 59): «La gente li additiva scambiandosi a vicenda segnalazioni, e i Macedoni dicevano: “Quello è un discendente di Paolo”; i Greci: “Quello è un discendente di Mummio”; i Sicelioti: “Guardate Claudio”; gli Epiroti: “Guardate Appio”; e poi gli Asiatici facevano il nome di Lucio, gli Iberi di Publio, i Cartaginesi dell’Africano, e i Romani infine di tutti quanti. Tali furono i riti introduttivi che Nerone volle compiere per inaugurare la sua aberrante politica» 31
Queste esibizioni, in cui passato e presente si fondevano, si accompagnavano probabilmente a improvvisazioni poetiche su eventi storici selezionati: una sorta di lavori preparatori in vista del maestoso progetto neroniano di comporre un poema epico in cui fossero narrate tutte le imprese dei Romani (Cassio Dione 62. 39) 32
Nelle scene teatrali, i rappresentanti dei popoli vinti, benché ormai integrati nella sfera giuridica e culturale romana, erano investiti dell’antica identità e mostravano la loro riconoscenza verso la potenza dominatrice, nel segno di una pacificazione in cui la tolleranza e la progressiva integrazione era assicurata, perfino promossa dalla stessa Roma. 33

































