Alzarsi Wstawac Introduzione alla poesia Alzarsi Wstawac La












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Alzarsi (Wstawac) Introduzione alla poesia Alzarsi (Wstawac) La poesia fu scritta l’ 11 gennaio 1946, cioè quando Levi era appena arrivato dalla Russia, dopo il tortuoso e tormentato viaggio di ritorno, durato dal gennaio all’ottobre ‘ 45. La poesia fu scritta il giorno dopo Shemà, la poesia che fa da introduzione a Se questo è un uomo. Dopo molti anni Levi sceglie questa poesia per introdurre il secondo racconto, La Tregua, e ciò con l’intenzione di saldare i due racconti facendone un solo libro.
Testo della poesia Sognavamo nelle notti feroci Sogni densi e violenti Sognati con anima e corpo: tornare; mangiare; raccontare. Finché suonava breve sommesso Il comando dell’alba; <<Wstawac>>; E si spezzava in petto il cuore. Ora abbiamo ritrovato la casa, Il nostro ventre è sazio. Abbiamo finito di raccontare. È tempo. Presto udremo ancora Il comando straniero: <<Wstawac>>. 11 gennaio 1946.
Parafrasi Sognavamo nelle notti feroci Sogni densi e violenti Sognati con anima e corpo: tornare; mangiare; raccontare. Finché suonava breve sommesso Il comando dell’alba: <<Wstawac>>; E si spezzava in petto il cuore. Ora abbiamo ritrovato la casa, il nostro ventre è sazio, Abbiamo finito di raccontare. È tempo. Presto udremo ancora Il comando straniero: <<Wstawac>>.
Il tema della poesia è la Paura che il Lager aveva trasmesso ai prigionieri ebrei: paura della morte, paura della fame, paura del freddo, paura dei nazisti. Questa paura veniva trasmessa nel corpo e nei sogni dei prigionieri. Tutti i prigionieri avevano gli stessi incubi come è descritto da Levi nel quarto capitolo di Se questo è un uomo. I prigionieri sognavano di mangiare, poiché essi non mangiavano quasi niente, sognavano di tornare a casa, sognavano di raccontare agli altri la loro terrificante e atroce esperienza del lager. Era un modo di esorcizzare la paura del giorno, che Levi descrive nel IV capitolo.
Il tema della poesia II Sempre nel IV capitolo Levi parla della campanella del campo che annunciava il comando dell’alba “Wstawac” (Alzarsi). Questa parola – ordine spezzava il cuore dei prigionieri, perché interrompeva il dolce riposo, il ristoro del sonno e dava inizio alla lunga e interminabile giornata fatta di fame, freddo, lavoro, gelo. Ora mentre la prima strofa ricostruisce e rievoca la vita del lager, nella seconda strofa Levi descrive la ritrovata pace della casa, afferma che il ventre è sazio e che ha finito di raccontare agli altri la sua terribile vita del lager.
Il messaggio della poesia è, certamente, quello del poeta di denunciare le paure subite nel lager che non dimenticherà tanto facilmente e rapidamente. Le paure acquisite resteranno per molti anni ancora nell’anima e nel corpo di Levi, il quale per qualche tempo avrà l’impressione e la sensazione di udire quel comando, “Wstawac”, sommesso ma non inatteso, che gli spezzava il cuore. Ma il ricordo del comando acustico continuerà ancora negli anni avvenire perché quella vita di prigioniero non si cancellerà mai nella mente del poeta.
Il linguaggio della poesia è alto, sostenuto, lucido, costruito su una sintassi paratattica semplice e chiara. La poesia ha alcune figure retoriche quali l’anafora e l’allitterazione. La lexis della poesia è tipicamente di Levi, personale e razionale. La bellezza della poesia è notevole, anche se forse non raggiunge la drammaticità di Shemà, come del resto La tregua non raggiunge la tragicità di Se questo è un uomo.
La bellezza della poesia II La differenza emotiva tra i due libri è dovuta semplicemente alla diversità di condizioni di vita: nel lager, quando scrisse Se questo è un uomo, Levi rischiava ogni momento la vita, mentre dopo la liberazione, quando scrisse La tregua, la vita era salva e ciò che importava era il ritorno a casa che certamente non implicava i sentimenti di paura vissuti dentro il lager. La poesia si divide in due strofe nette: la prima ripercorre le paure del lager, la seconda descrive la ritrovata pace della casa e la sazietà del ventre.
La bellezza della poesia III La pace ritrovata e la sazietà del ventre non bastano a ristabilire l’equilibrio perduto, a ridare la libertà persa e a ripagare le offese ricevute nel lager. E il poeta risentirà ancora il triste comando straniero dell’alba “Wstawac” come per dire che La tregua della guerra finiva ma iniziava un’altra guerra, quella della vita civile, perché “Guerra è sempre” come aveva detto memorabilmente Mordo Nahum.
A sinistra Carmelo Santaera e a destra Biagio Carrubba Questo lavoro è stato fatto per la parte informatica e di super visione al testo da Carmelo Santaera e per la parte letterariopoetica da Biagio Carrubba.
Questa bellissima poesia richiama ovviamente il bel film di Francesco Rosi, La Tregua, del 1997, tratto dall’omonimo romanzo. Ho apprezzato anche il film e la bella interpretazione di John Turturro.
Biagio Carrubba Primo Levi e Apprezzo la bellissima poesia di Levi “Wstawac”, breve ma intensa, ed invito tutti a leggere l’intero libro Ad ora incerta che contiene altre belle poesie che io amo particolarmente. Modica, Lunedì 03 settembre 2007 Biagio Carrubba












