V Linterazionismo simbolico E Goffman George Herbert Mead
V. L’interazionismo simbolico: E. Goffman
George Herbert Mead (1863 -1931) Insegnò per quasi tutta la sua vita presso l’Università di Chicago. Collaborò con J. Dewey e C. H. Cooley. Di quest’ultimo, approfondì la teoria sul Sé. La sua opera più famosa è Mente, sé e società
IL SÈ per G. H. MEAD “Per Mead, il Sè va ben oltre l'interiorizzazione di componenti della struttura sociale e culturale. È, più significativamente, un processo sociale, un processo di auto-interazione in cui l'attore umano indica a se stesso i problemi da affrontare nelle situazioni in cui agisce, e organizza la propria azione secondo l'interpretazione che ha dato di quei problemi” [Blumer 1975]
Secondo Mead, il SÈ è una componente attiva della personalità: non esistono fattori sociali, culturali o psicologici che determinino le azioni del sè. Le persone sono in grado di orientare la propria condotta grazie alla capacità di interazione con se stessi. Ogni persona agisce nell'ambiente e “crea” gli oggetti. Intorno a noi ci sono delle “cose”, a cui le persone danno senso attraverso le loro azioni , trasformandole così in “oggetti”
“gli atteggiamenti degli altri costituiscono il ME organizzato, cui l'individuo reagisce come IO” [Mead 1934] L'IO esprime il senso di libertà, l'iniziativa della persona. Il ME guida il comportamento della persona socializzata e introduce l'influenza degli altri nella coscienza individuale
L'INTERAZIONE CON SE STESSI (o conversazione interiore) l'interazione con se stessi è un tipo di comportamento “non strutturato”, libero da convenzioni. È lo strumento attraverso cui le persone percepiscono la realtà e si organizzano per l'azione. L'interazione con se stessi è anche la premessa dell'assunzione di ruolo. L'individuo assume il ruolo dell'altro e si “mette nei suoi panni”.
“l'agire umano prende forma attraverso l'interazione con se stessi, nel corso della quale l'attore può osservare e valutare ogni aspetto della situazione e del proprio coinvolgimento nell'azione (. . . ) La sua dipendenza dal processo di interazione con se stessi dà all'azione un particolare andamento: essa può essere interrotta, frenata, abbandonata, ripresa, rinviata, accentuata, dissimulata, trasformata o rettificata” [Blumer 1975]
Questo “parlare fra sé e sè” costituisce un modo per “fare le prove” di un'azione futura e prepararsi ad assumere il ruolo dell'altro. Quindi, la “conversazione interiore” influenza il nostro comportamento
Il SÈ si sviluppa attraverso 3 stadi: • Stadio dell'IMITAZIONE: fino a 2 anni di età; agire imitativo, privo di significato, perchè il bambino non ha ancora sviluppato la capacità di assumere l'atteggiamento dell'altro, cioè non condivide con gli altri le stesse interpretazioni simboliche
• Stadio del GIOCO LIBERO (PLAY): fase più avanzata dell'infanzia; il bambino riesce a mettersi nella posizione di un altro, ma non a connettere tra loro i ruoli di molteplici attori. I bambini impersonano altri ruoli in un processo di semplice assunzione, che comporta al massimo 2 partecipanti. Ciò consente comunque la formazione iniziale del sè.
• Stadio del GIOCO ORGANIZZATO (GAME): in questa tappa successiva, agiscono insieme molti giocatori. Es. chi gioca a calcio in una certa posizione deve avere in mente i ruoli di tutti i partecipanti, sia della propria squadra che di quella avversaria. Allo stesso modo, in un contesto più ampio, le persone devono avere in mente gli atteggiamenti organizzati dell'intera comunità. Questo insieme di atteggiamenti è definito da Mead ALTRO GENERALIZZATO
“Il SÈ maturo emerge quando l'altro generalizzato viene interiorizzato in modo tale che la comunità esercita un controllo sulla condotta dei suoi membri. . . La struttura su cui si fonda il Sè, pertanto, è questa risposta comune a tutti, in quanto bisogna essere membri di una comunità per sviluppare un Sè” [Mead 1934]
Herbert Blumer (1900 -1987) Docente della facoltà di Sociologia dell’Università di Chicago e successivamente presso l’Università di Berkeley. Allievo di Mead, ne portò avanti l’approccio teorico. Fu Blumer a coniare il termine «interazionismo simbolico»
L’INTERPRETAZIONE Secondo Blumer, per comprendere l’interazione umana è cruciale il punto di vista dell’attore, dell’attore perciò bisogna tenere conto sia del comportamento osservabile (palese), sia dell’esperienza soggettiva (o comportamento nascosto). NO STIMOLO RISPOSTA Sì STIMOLO INTEPRETAZIONE RISPOSTA
Autoindicazione L’individuo possiede il sé e quindi ha la capacità di auto-interazione, vale a dire che si rivolge a se stesso. Tale autointerazione consente all’individuo di analizzare e valutare la situazione prima di agire
Tre premesse dell’interazionismo simbolico a) Le persone agiscono nei confronti delle cose in base ai significati che esse hanno per loro Siamo consapevoli soltanto delle cose che indichiamo a noi stessi
Tre premesse dell’interazionismo simbolico b) I significati delle cose emergono attraverso l’interazione sociale con gli altri Il significato delle cose è un prodotto sociale, vale a dire che è socialmente costruito attraverso l’interazione sociale con gli altri
Tre premesse dell’interazionismo simbolico c) I significati delle cose vengono elaborati e modificati attraverso un processo interpretativo I significati vengono elaborati dall’individuo attraverso l’auto-indicazione
Struttura e processo La struttura è una camicia di forza! Blumer non nega l’esistenza di strutture sociali (come i ruoli, gli status, le organizzazioni, ecc. ), ma ribadisce che l’azione sociale NON è un prodotto delle strutture.
Il contributo ai metodi di ricerca sociale qualitativi Approccio induttivo: la spiegazione viene induttivamente ricavata dai dati Due fasi nella ricerca sociale: FASE DELL’ESPLORAZIONE FASE DELL’ISPEZIONE
Erving Goffman (1922 -1982) Nasce nel 1922 in Canada. Si laurea all’Università di Toronto e consegue il dottorato all’Università di Chicago. Insegna all’Università della California a Berkeley e, successivamente, all’Università della Pennsylvania. Tra gli autori che hanno maggiormente influenzato le sue opere, vi sono Durkheim, Mead e Garfinkel. Tra gli anni Settanta e Ottanta, emerge come teorico di rilevanza mondiale, tanto da essere eletto Presidente dell’American Sociological Association. Purtroppo, non riuscirà a pronunciare il suo discorso presidenziale, a causa dell’avanzare della malattia, che lo condurrà ad una morte prematura nel 1982.
Drammaturgia e vita quotidiana Nella sua opera più celebre – La vita quotidiana come rappresentazione (1959) – Goffman ricorre alla metafora del teatro per spiegare il comportamento umano. Con l’approccio drammaturgico, Goffman analizza i modi in cui le persone, nella quotidianità, gestiscono la propria identità nella relazione con gli altri. Goffman riprende la teoria del Sé di Mead e, in particolare, la sua riflessione sulla tensione continua tra IO (il sé spontaneo) e ME (i vincoli sociali imposti sul Sé). La tensione emerge tra ciò che un attore sociale vorrebbe spontaneamente fare e ciò che gli altri si aspettano che lui faccia. Quindi, il Sè non è una proprietà degli attori, ma il prodotto dell’interazione drammatica tra l’attore e il suo pubblico (ovverosia, le altre persone con cui l’attore entra in relazione nella vita quotidiana)
Drammaturgia e vita quotidiana: la gestione delle impressioni Goffman sostiene che quando le persone interagiscono tra loro vogliono rappresentare un certo senso del Sé, vale a dire un Sè che sia accettabile da parte degli altri. Tuttavia, anche quando presentano quel sé, gli attori sono consapevoli che alcuni membri del pubblico potrebbero disturbare la loro performance, perciò gli attori sono impegnati nel continuo sforzo di tenere sotto controllo il pubblico. Gli attori sociali sperano che quell’immagine di Sé che essi presentano al pubblico sia sufficientemente forte da far sì che il pubblico definisca gli attori così come essi intendono essere definiti; inoltre, gli attori sperano anche che, così facendo, il pubblico agisca proprio come gli attori si aspettano che faccia. Goffman definisce come «gestione delle impressioni» questo processo che gli attori sociali mettono in atto per mantenere certe impressioni di fronte al pubblico. In presenza di altre persone, l’individuo puntualizza la sua azione con specifici segni di tipo linguistico, mimico, spaziale, ecc. [Goffman 1971: 60], in modo da indurre negli interlocutori l’impressione desiderata [Goffman 1959: 42].
Drammaturgia e vita quotidiana: ribalta e retroscena La ribalta è il luogo principale in cui l’attore sociale esercita la gestione delle impressioni. La ribalta comprende tutti gli elementi che vengono visti dal pubblico, dagli arredi di scena alle dotazioni espressive dell’attore (quindi, abbigliamento, modi di parlare, insegne della carica, espressioni facciali, gesti, ecc. ). Nel retroscena, l’attore sociale può togliersi la maschera perché non deve più gestire le impressioni e può finalmente essere se stesso. Il retroscena è un luogo nascosto al pubblico, in cui l’attore predispone le tecniche di gestione delle impressioni (es. trucco o pettinatura). Quando ribalta e retroscena non sono ben coordinati, l’interpretazione può essere un insuccesso. Ad es. , quando il retroscena diventa la ribalta, il pubblico si accorge di quanto avviene dietro le quinte: è il caso dello studente che viene scoperto mentre copia dai suoi appunti durante un esame.
L’ordine dell’interazione La percezione che le persone hanno di loro stesse deriva da tutte quelle strategie, dalle manipolazioni, dagli inganni, dagli atti di gestione delle impressioni che le persone mettono in atto durante l’interazione sociale. Le unità di base dell’interazione sono: - Le persone: sole, in coppia o in gruppo - I contatti: in compresenza fisica (faccia a faccia) o a distanza (via telefono, via computer, ecc. ) - Gli incontri: le persone sono riunite in un ambiente fisico circoscritto e partecipano ad un’azione condivisa (es. familiari riuniti per cena) - Le rappresentazioni di scena: l’attività si svolge di fronte ad un pubblico (es. concerti, convegni, ecc. ) - Le occasioni sociali celebrative: sono raduni per celebrare eventi significativi (es. matrimoni)
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