Sylvia Plath 1932 1963 Famiglia l l Famiglia

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Sylvia Plath (1932 -1963)

Sylvia Plath (1932 -1963)

Famiglia l l Famiglia della middle class Luogo di nascita: Jamaica Plains (Boston) Padre:

Famiglia l l Famiglia della middle class Luogo di nascita: Jamaica Plains (Boston) Padre: Otto, entomologo, esperto di api, muore quando Sylvia ha 8 anni (evento traumatico che lascerà in lei un segno profondo) Madre: Aurelia, protagonista di un rapporto di amore-odio con la figlia

Una “ragazza perfetta” l l Sensibile, intelligente, perfezionista Studente e figlia modello Molto popolare

Una “ragazza perfetta” l l Sensibile, intelligente, perfezionista Studente e figlia modello Molto popolare a scuola Ottimi voti e premi scolastici

Carriera l l l Nel 1950, si iscrive allo Smith College, dove eccelle. Scrive

Carriera l l l Nel 1950, si iscrive allo Smith College, dove eccelle. Scrive alla madre: “The world is splitting open at my feet like a ripe, juicy watermelon” Nel 1952 diventa guest editor per la rivista Mademoiselle, ma l’esperienza risulta frustrante Non riesce a incontrare Dylan Thomas, e per reazione qualche settimana dopo si pratica dei tagli sulle gambe]

La depressione l l Al ritorno da New York viene sottoposta a terapie con

La depressione l l Al ritorno da New York viene sottoposta a terapie con elettoshock (descitte nel romanzo autobiografico The Bell Jar) Tenta il suicidio una prima volta e viene ricoverata in un ospedale psichiatrico per sei mesi

Il matrimonio l l l 1956 – sposa il poeta inglese Ted Hughes 1960

Il matrimonio l l l 1956 – sposa il poeta inglese Ted Hughes 1960 – pubblica la raccolta poetica The Colossus; nasce la figlia Frieda 1961 – non riesce a portare a compimento una seconda gravidanza; termina The Bell Jar (pubblicato nel 1963) 1962 – nasce il figlio Nicholas; Sylvia scopre che il marito ha un’amante, e tenta il suicidio con un incidente automobilistico 1963 – si uccide infilando la testa nel forno e asfissiandosi col gas

“Full Fathom Five” (1958) l l Il titolo si riferisce al canto di Ariel

“Full Fathom Five” (1958) l l Il titolo si riferisce al canto di Ariel in The Tempest : “Full fathom five thy father lies; / Of his bones are coral made; / Those are pearls that were his eyes: / Nothing of him that doth fade, / But doth suffer a sea-change / Into something rich and strange” Nella commedia di Shakespeare il canto parla di Ferdinand che ha perso il padre Alonso in un naufragio e lo sta cercando

Il mito del padre l l Plath rappresenta il padre come una figura mitica

Il mito del padre l l Plath rappresenta il padre come una figura mitica (Poseidone/Nettuno) di immense proporzioni, che non può essere compresa dagli occhi o dalla mente. La memoria del padre diventa così qualcosa di incommensurabile che riempie tutta la sua percezione del reale. L’amore che lei prova per il padre si alterna alla paura che la sua identità possa esserne schiacciata, sommersa.

Sotto il peso del patriarcato l Il testo lascia trapelare allusioni a un incesto

Sotto il peso del patriarcato l Il testo lascia trapelare allusioni a un incesto che però non vanno intese in senso letterale: denunciano piuttosto l’ansia di Sylvia e di tante donne della sua epoca per un potere patriarcale che si presenta come benigno (e per molti versi lo è) ma che produce l’annichilimento dell’identità femminile (di qui l’uso di termini e immagini che rimandano all’idea di freddo e di distanza, e quindi di morte).

Il mare della nostalgia l l l Il setting marino rimanda all’amore di Plath

Il mare della nostalgia l l l Il setting marino rimanda all’amore di Plath per il mare, che nella sua memoria era strettamente associato al padre, con cui passava le vacanze sulla costa del Nord Atlantico. Plath così ricorda la fine di quel periodo idilliaco: “And this is how it stiffens, my vision of that seaside childhood. My father died, we moved inland. Whereon those nine first years of my life sealed themselves off like a ship in a bottle – beautiful, inaccessible, obsolete, a fine, white flying myth”. Il mare simboleggia quindi la nostalgia per un passato che non può ritornare. Ma si tratta anche di un passato che non scompare, e che rimane come un peso oppressivo a condizionare la vita di Sylvia.

“The Colossus” (1959) l Il titolo allude all’idea di Colosso nella cultura greca classica,

“The Colossus” (1959) l Il titolo allude all’idea di Colosso nella cultura greca classica, all’evocazione di una persona scomparsa, manifestandone l’assenza attraverso la presenza di una statua gigantesca. Secondo la mitologia greca, il Colosso poteva parlare dall’oltretomba.

Un Colosso che non parla l l La poesia allude soprattutto al più famoso

Un Colosso che non parla l l La poesia allude soprattutto al più famoso Colosso dell’antichità, una delle Sette Meraviglie del Mondo, che si trovava davanti all’isola di Rodi e fu distrutto da un terremoto. Rappresentando il padre come un Colosso, Plath ne riconosce il potere, ma è incapace di farlo parlare, sottolineandone quindi anche l’impotenza (la statua è ridotta in frammenti, e l’io poetico, che si rappresenta come una formica, può salirvi sopra, come a volerla dominare pur se in dimensioni minuscole).

Una rinuncia all’individualità l Alla fine della poesia Sylvia è contenta di rimanere dentro

Una rinuncia all’individualità l Alla fine della poesia Sylvia è contenta di rimanere dentro il Colosso, nel suo orecchio, rappresentato come una cornucopia (è contenta di essere contenuta, come le donne degli anni ’ 50 erano “contenute” dalla cultura del consumismo). La sua “contentezza” è ottenuta al prezzo della rinuncia alla propria individualità.

Un Colosso per marito? l l l Secondo alcune letture critiche, il Colosso della

Un Colosso per marito? l l l Secondo alcune letture critiche, il Colosso della poesia non sarebbe il padre, ma il marito di Plath, Ted Hughes. Il Colosso potrebbe allora essere il Dio della poesia di Plath, la sua musa trasformata in divinità maschile che lei può venerare e sposare. Il senso di frustrazione e paralisi che si avverte potrebbe derivare dalla consapevolezza che secondo l’opinione comune del tempo la “statura” di Hughes era assai maggiore di quella di Plath.

“Lady Lazarus” (1962) l l l “Lady Lazarus” traduce in poesia gli impulsi suicidi

“Lady Lazarus” (1962) l l l “Lady Lazarus” traduce in poesia gli impulsi suicidi di Plath. Per fare assumere alla sua condizione una dimensione universale, Plath usa l’imagery dell’Olocausto Il titolo allude al personaggio biblico di Lazzaro, il morto che Gesù fa risorgere. Se Lazzaro diventa una “Lady”, la sua resurrezione diventa un fallimento – il suicidio riuscito sarebbe il vero successo.

Un pubblico ambiguo l l l Nella poesia la morte diventa una performance, che

Un pubblico ambiguo l l l Nella poesia la morte diventa una performance, che ha bisogno di un pubblico per avere un senso. Ma il pubblico è anche paragonato ai tedeschi che assistevano passivi allo sterminio degli ebrei. Il pubblico è quindi sia ciò che la poesia chiede e pretende per acquisire un suo significato, sia la metafora per una cultura passiva che accetta la marginalizzazione delle donne.

La rinascita attraverso la poesia l l l La poesia presenta la donna artista

La rinascita attraverso la poesia l l l La poesia presenta la donna artista nella sua lotta contro una società che non la comprende e la osteggia. Le figure maschili che rimandano all’Olocausto incarnano il potere distruttivo della cultura patriarcale. “Lady Lazarus” è la figura della donna che sopravvive a sé stessa attraverso la poesia, e che mette in scena la propria morte per denunciare i suoi carnefici ed esaltare la propria resurrezione attraverso la poesia.