STRUMENTI ARABOSICILIANI Musica Siciliana La musica popolare siciliana
STRUMENTI ARABO-SICILIANI
Musica Siciliana • La musica popolare siciliana affonda le proprie radici nelle elegie funebri e negli inni sacri introdotti dai greci e poi dagli arabi e successivamente dalla musica strumentale normanna. La prima testimonianza musicale in lingua siciliana si deve alla scuola federiciana nel XIII secolo.
• Un importante figura è quella del cantastorie. Un tempo, essa era patrimonio di due gruppi principali: i cantori ambulanti veri e propri, dediti alle ballate cavalleresche e alle storie profane, e gli “orbi” specializzati nelle narrazioni e nei canti religiosi e il cui nomadismo, per ovvi motivi, era limitato al circondario dei luoghi di pellegrinaggio o alle province. Oggi i primi sopravvivono ancora, ma dall'inizio del secolo la loro funzione ha conosciuto un progressivo impoverimento
Lo Scacciapensieri • Lo scacciapensieri (detto anche marranzanu in siciliano) è uno strumento musicale idiofono costruito da una struttura di metallo ripiegata su sé stessa a forma di ferro di cavallo in modo da creare uno spazio libero in mezzo al quale si trova una sottile lamella di metallo che da un lato è fissata alla struttura dello strumento e dall'altro lato è libera.
Il Mandolino • Il mandolino è uno strumento musicale che appartiene al genere dei cordofoni e tuttora si trova in Italia come nel resto del mondo. L'origine del mandolino risale alla prima metà del XVII secolo: soltanto a circa la metà del Settecento. I mandolini sono quasi tutti intarsiati e hanno filettature d'avorio e madreperla lungo il manico, si deve ai Vinaccia l'applicazione delle corde di acciaio in sostituzione di quelle in ottone, nel primo Ottocento.
Il Tamburello è uno strumento musicale a percussione a suono indeterminato, appartenente alla categoria dei membranofoni. Tipico della tradizione popolare, il tamburello ha origini antichissime: forse esisteva già nel secondo millennio a. C. ed era comune a tutte le civiltà antiche. Era uno strumento esclusivamente maschile, come testimoniano i dipinti anche dei grandi pittori medievali come Giotto. Si pensa infatti che la sua forma circolare con i sonagli attorno sia stata scelta per la sua somiglianza col Sole, simbolo di Astarte, dea della fertilità. Per questo i pittori spesso lo rappresentavano con la corona di legno rosso e delle fiamme dipinte sopra.
Giufà li linticchi e la porta. • C’era ‘na vota Giufà, so ma’ ci dissi: • “Giufà, cuoci du’ linticchi, pua ti tiri la porta e vieni a la missa”. • Giufà pigghià ‘na pignata cu l’acqua, ci misi du’ linticchi: unu lu lassà, l’atru • • • si lu mancià. Duoppu si carricà la porta e ini a la missa. Appena arrivà a la missa so ma’ ci dicci: “Giufà ma chi facisti? ” Giufà ci arrispunni: “Vui mi dicistivu di cociri li linticchi e carricarimi la porta”. Appena arriva dintra, so ma’ truva sulu la pignata c’u l’acqua e ci dissi: “Unn’è chi sunnu li linticchi? ” Giufà ci arrispunniu: “Unu lu tastaiu e l’autru mi lu manciaiu”. Giufà n’ha fattu e nni fa!
Gli alunni di 3^E: Emanuele Biondo Vincenzo Salvaggio Enrico Spata Daniele Tascone
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