Sabina Albonetti Ph D ANALISI DELLE DINAMICHE RELAZIONALI
Sabina Albonetti Ph. D.
ANALISI DELLE DINAMICHE RELAZIONALI ADOLESCENZIALI QUALI FATTORI D’INNESCO DI CYBERBULLISMO di Sabina Albonetti Ph. D. 18 settembre 2018
ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI IL DESIDERIO DI ESSERE RICONOSCIUTI “GRANDI” IN QUANTO INSERITI NEL GRUPPO DEI PARI E LA PAURA DI ESSERE ABBANDONATI «Quando, il primo giorno di scuola, sono arrivato davanti al liceo pubblico per poco non sono svenuto. Quello era l’inferno in terra. (…) Alcuni erano molto più grandi me. Pure con la barba. Le ragazze con le tette. Tutti sui motorini, con gli skate. (…)L’ansia mi toglieva il respiro (…) Io non sono come loro. (…)In trance ho visto le mie gambe rigide come tronchi che mi portavano in classe (…) ho cercato di rendermi INVISIBILE. (…) I predatori in quella scuola erano molto più evoluti e aggressivi e si muovevano in branco. Qualsiasi stasi, qualsiasi comportamento anomalo, era immediatamente notato e punito. Mi hanno messo in mezzo. Mi hanno preso in giro per come mi vestivo, perché non parlavo (…) Ecco cosa dovevo fare. Imitare i più pericolosi…» (Ammaniti N. , Io e te. Einaudi, Torino 2010, pp. 29 -31). La paura di essere abbandonati è curata attraverso una «immersione in un bagno di gruppalità con soggetti della stessa età» (Pietropolli Charmet G. , La paura di essere brutti. Raffaello Cortina, Milano 2013). La «gruppalità» tra pari ha oggi quasi completamente eroso il terreno educativo della scuola e della famiglia, perché ha assunto una dimensione pervasiva attraverso i social, che rimbalzano modelli di vita che diventano valori e prescrizioni. A proposito dell’ «immersione» digitale gruppale come una sorta di funzione materna regressiva per difendersi da ansie abbandoniche, vale la pena di ricordare il film visionario di Cronenberg «EXisten. Z» (USA, Canada 1999), del quale vi presentiamo due immagini particolarmente evocative. Sabina Albonetti Ph. D.
ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI
ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI
ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI LA NOSTALGIA «NASCOSTA» DEL PASSATO INFANTILE «Era come se dentro di me la mosca mi dicesse le cose vere. Mi spiegava che gli amici ci mettono un attimo a dimenticarsi di te, che le ragazze sono cattive e ti prendono in giro, che il mondo fuori di casa è solo competizione, sopraffazione e violenza» (Ammaniti N. , Io e te. Einaudi, Torino 2010, p. 32). Come nella «Linea d’ombra» di Joseph Conrad (1917) l’adolescente deve decidere se rimanere al sicuro dentro la casa, nelle certezze della sua immagine infantile oppure prendere il mare, affrontare la società «da solo» . È nella capacità di questa decisione che il protagonista del romanzo di Conrad esce dalla noia, dall’indeterminazione e supera il senso di inadeguatezza. Il gioco materno-digitale-regressivo del sempre-in contatto non consente mai di uscire di «casa» , dove la dimensione onnipotente dell’infanzia è trasferita dalla famiglia alla casa-social. Sabina Albonetti Ph. D.
ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI LA NOSTALGIA «NASCOSTA» DEL PASSATO INFANTILE Ancora più drammatico del gioco-materno-regressivo dei social, è il sentimento di una separazione impossibile dalla madre, l’impossibile raggiungimento dell’indipendenza delle ragazze anoressiche, che rivendicano un’assoluta e folle onnipotenza del corpo a fronte di un’impossibilità di passare la «Linea d’ombra» attraverso l’affermazione di una più realistica indipendenza. Così Isabelle Caro nel suo «La ragazza che non voleva crescere» (Cairo Ed. , Milano 2009) : “Molte madri, quando vedono che il loro bambino diventa autonomo, dicono con un sospiro di nostalgia: -Ah, i bambini crescono troppo in fretta! Sono così carini da piccoli…-. Alcune ammettono di preferirli neonati. Ma alla fine , con maggiore o minore sforzo, tutte si rassegnano al fatto che il sangue del loro sangue cresca e si distacchi da loro. Mamma no. Per mia grande sfortuna” (Caro I. , p. 40). Sabina Albonetti Ph. D.
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ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI IL DESIDERIO DI SFIDA, COME TERRENO DI DIMOSTRAZIONE DI CORAGGIO ED ELEMENTO DI EMANCIPAZIONE DALL’INFANZIA, DI DEFINIZIONE DELL’IDENTITÀ L’adolescente sente di dover superare le paure infantili per essere riconosciuto. Meno raggiunge questo obiettivo e più ha bisogno di coperture e costruzioni del tipo «falso Sé» , fino non considerare le conseguenze delle sfide stesse. La paura delle paure che deve essere superata è la paura della morte o dell’annientamento e spesso la sfida adolescenziale ha a che fare con la sfida della morte (le corse in moto, le gare a chi beve di più, a chi sopporta di più il dolore, a chi meglio resiste, le incessanti sfide nei giochi on line). Ci sono sfide costruttive (come la competizione sportiva o le performance artistiche e intellettuali), ma spesso sono percepite troppo condizionate dal mondo adulto o non offrono a tutti un terreno adatto per superare la linea d’ombra metaforica che divide il mondo dei «grandi» da quello dei «piccoli» . Nella concretezza della modalità di pensiero adolescenziale deve essere fatto qualcosa che segna il superamento dell’infanzia, in tal senso vanno letti certi eccessi dell’adolescenza che magari si presentano una sola volta: il rito iniziatico, il passaggio della linea d’ombra. Sabina Albonetti Ph. D.
ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI LA METAMORFOSI DEL CORPO «…. Lo sguardo mi è finito sullo specchio attaccato all’anta dell’armadio e ho visto riflesso un ragazzino in mutande, bianchiccio come un verme, con le gambe che sembravano ramoscelli, con quattro peli addosso, con un toracetto e (…) dopo mezzo minuto in cui lo osservavo con la bocca semiaperta gli ho detto: -Ma dove vai? - E il ragazzino allo specchio mi ha risposto con una voce stranamente adulta: -Da nessuna parte- (…) Se avessi ancora, anche solo una volta, provato a credere che Alessia mi aveva invitato, mi sarei gettato dalla finestra e amen e bye e arrivederci e grazie tante» (Ammaniti N. , Io e te. Einaudi, Torino 2010, p. 38). La fragilità narcisistica è tanto maggiore quanto più cruda è la mortificazione dell’immagine di sé idealizzata infantile. Sabina Albonetti PH. D.
ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI LA METAMORFOSI DEL CORPO ADOLESCENZIALE E I SOCIAL NETWORK Rispetto al passato i social network offrono una specie di continua possibilità di ridisegnare virtualmente la propria immagine, impegnati costantemente in una sorta di passerella. L’impegno è così invasivo da limitare seriamente la concentrazione in altre attività oltre a diventare una fonte di esposizione che può portare a ferite narcisistiche più gravi di quelle che avrebbe voluto curare. L’identità allo specchio può diventare il luogo dell’accanimento sul corpo, in una sorta di spaesamento permanente come nelle “Avventure di Alice nel paese delle meraviglie” (L. Carroll, 1865) che è sempre in difficoltà con le proporzioni del suo corpo: troppo ingombrante o troppo piccolo. Sabina Albonetti Ph. D.
ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI LA VIOLENZA NELL’INCONTRO CON L’ALTRO, IL DOPPIO NEL QUALE «SPINGERE» PARTI DI SÉ INACCETTABILI La paura di fallire, di non essere mai abbastanza riconosciuto, il terrore di vedersi identificato con il più debole può scatenare l’aggressività adolescenziale: per liberarsi dalla paura allora l’adolescente proietta nel più debole tra i coetanei il dolore dell’insicurezza della crescita. Il gruppo «adolescenti» sceglie la vittima sacrificale, lo “sfigato”, sul quale accanirsi attraverso l’emarginazione psicologica o la violenza fisica. Non aderire al gruppo denigrante o violento, anche quando dentro di sé non c’è una sintonica condivisione dell’azione vessatoria, può comportare il rischio di vedersi identificati dal gruppo con la vittima. Questo tipo di dinamica assicura la solidarietà di molti. La paura di essere «contagiati» dall’immagine «sfigata» dell’altro porta a evitare di parlargli, di allearsi con lui, di farsi vedere simpatizzare con lui e così via. Il soggetto che diviene bersaglio dell’attacco di bullismo (o di cyberbullismo) rimane solo, e solo resta anche il bullo nella sua incapacità di rapportarsi alla parte più debole di sé che, tanto più proiettata, tanto meno risulterà integrata e potrà crescere. Sabina Albonetti Ph. D.
ASPETTI MOTIVAZIONALI DELLE DINAMICHE DI GRUPPO ADOLESCENZIALI LA VIOLENZA NELL’INCONTRO CON L’ALTRO, IL DOPPIO NEL QUALE «SPINGERE» PARTI DI SÉ INACCETTABILI Il meccanismo in azione in questi casi è analogo a quello descritto da M. Masud R. Kahn (1979) nel suo “Le figure della perversione” (Boringhieri, Torino 1982, p. 25): “…il verbo intimate: “mettere dentro, condurre o spingere dentro, far conoscere, annunciare ecc. ”. Ora io sostengo che, mediante la tecnica dell’intimità, il pervertito cerca di rendere noto a sé stesso e di annunciare e spingere dentro a un’altra persona qualcosa che si riferisce alla sua natura profonda; cercando altresì di scaricare la sua tensione istintuale in modo urgente e coatto”.
COME SI TRASFORMANO LE DINAMICHE RELAZIONALI ADOLESCENZIALI E GLI ATTI DI BULLISMO ATTRAVERSO LA METAMORFOSI ELETTRONICA ? QUALI GLI ELEMENTI DETERMINANTI ? Ø La caduta della capacità critica: la possibilità di creare sui social identità manipolabili a piacere, che consentono identificazioni desiderabili, riduce la consapevolezza delle azioni ed espone al rischio di divenire vittime o autori di cyberbullismo. Per esempio una ragazza può trovare estremamente affascinante l’immagine postata da una top model con una gonna trasparente e un perizoma in mezzo a tanti uomini. La ridotta capacità critica di un’adolescente sui social può determinare il desiderio di creare una specie di replicante dell’immagine della modella, postando immagini di sé che espongono moltissimo e che possono divenire oggetto di cyberbullismo in molti modi. Ø La riduzione dell’empatia: nel contatto via internet non si stabilisce un’intercorporeità che è la base del «sentire» l’altro da sé. L’incapacità di immedesimarsi nel danno procurato genera deresponsabilizzazione, non essendo possibile un contatto reale con la reazione di dolore della vittima. Ø L’abitudine allo scorrimento acritico e senza soluzione di continuità di immagini violente o pornografiche insieme a immagini pubblicitarie e a drammatiche rappresentazioni della realtà (come notizie di cronaca), porta a considerare sullo stesso piano e senza vaglio critico situazioni che appartengono a diversi registri di realtà. Sabina Albonetti Ph. D.
COME SI TRASFORMANO LE DINAMICHE RELAZIONALI ADOLESCENZIALI E GLI ATTI DI BULLISMO ATTRAVERSO LA METAMORFOSI ELETTRONICA ? QUALI GLI ELEMENTI DETERMINANTI ? Ø La riduzione delle capacità comunicative dirette porta a forme di «self disclosure» sui social, quasi alla ricerca di un grande contenitore di emozioni, che invece di ritornarle elaborate e gestibili, spesso le rimbalza in modo crudele e traumatico. Ø Rispetto al bullismo tradizionale non è necessaria la ripetizione intenzionale, sistematica e continuativa di atti vessatori. A volte anche un solo atto aggressivo (che potrebbe non inquadrarsi in un atteggiamento strutturale di bullismo) basta a rovinare una persona: per esempio l’invio di un’immagine umiliante per la vittima, data la difficoltà ad eliminarla una volta condivisa. I ragazzi devono però essere consapevoli che questo non cambia la loro posizione di responsabilità nei confronti di chi ha subito il danno. Ø Nella dimensione del cyberbullismo non c’è spazio e non c’è tempo: mentre nel bullismo gli atti vessatori possono avvenire a scuola ma non a casa, per esempio, nel cyberbullismo si è sempre raggiungibili e in ogni luogo. Dinamiche adolescenziali che potevano essere parte di normali sfide tra coetanei o momenti derisori non necessariamente drammatici, assumono un’altra dimensione se continuamente ripetuti e rilanciati, senza limiti di spazio e tempo, anche per il numero di contatti che possono condividere l’immagine o il messaggio persecutorio. Sabina Albonetti Ph. D.
COME SI TRASFORMANO LE DINAMICHE RELAZIONALI ADOLESCENZIALI E GLI ATTI DI BULLISMO ATTRAVERSO LA METAMORFOSI ELETTRONICA ? QUALI GLI ELEMENTI DETERMINANTI ? Ø Il cyberbullismo può più facilmente servirsi dell’anonimato, lasciando il perpetratore più libero nella sensazione di impunità della sua azione. È possibile infatti rubare l’identità di un compagno oppure creare un fake e mandare messaggi denigratori ripetuti senza esposizione personale. L’anonimato clinicamente favorisce la regressione a espressioni pulsionali aggressive o sessuali che non sarebbero mai agite nel contatto personale. Ø Nel cyberbullismo le forme di esclusione e isolamento intenzionale di una vittima identificata sono rapide e molto favorite dalla possibilità di «cancellarla» rapidamente da gruppi e contatti, azione che richiede un tempo molto più ampio (con maggiori possibilità di azione preventiva) nei casi di bullismo. La facilità di queste azioni determina la crescita ed estensione del fenomeno: in Italia si stima che attualmente un giovane su quattro sia vittima di bullismo elettronico (Genta M. L. , Bullismo e cyberbullismo. Franco Angeli, Milano 2017). Sabina Albonetti Ph. D.
LA PREVENZIONE Ø Ø Ø STRATEGIE DI CONTROLLO STRATEGIE COMUNICATIVE RELAZIONI PERSONALI RELAZIONI SOCIALI RELAZIONI FAMILIARI INFORMAZIONI E COMPETENZE Sabina Albonetti Ph. D.
LA PREVENZIONE La sfida attuale del nostro prenderci cura degli adolescenti è di trasformarci in esperti di futuri possibili , data l’importanza di rendere pensabile il viaggio verso l’indipendenza in un mare così complesso come quello dell’attuale società globalizzata e digitale. I casi drammatici in cui gli esiti del cyberbullismo portano gli adolescenti a togliersi la vita o a non riprendersi da un drammatico ritiro derivano dall’impossibilità di immaginare un futuro diverso. Pietropolli Charmet sottolinea: «Questo è in realtà il trauma nascosto; esso non proviene dal passato, dall’infanzia, dalle relazioni primarie. Il trauma deriva dalla relazione con il futuro: è il futuro il tempo in cui si annida la disperazione» . (Pietropolli Charmet G. , Piotti A. , Uccidersi. Il tentativo di suicidio in adolescenza. Raffaello Cortina , Milano 2009). Sabina Albonetti Ph. D.
GRAZIE DELL’ATTENZIONE
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