Primo Levi negli anni antecedenti la deportazione Primo








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Primo Levi negli anni antecedenti la deportazione
Primo Levi
Roberto Bachi alunno della scuola elementare Mordani di Ravenna – morto ad Auschwitz
Lettera autografa di Roberto Bachi ad un compagno di classe, di poco antecedente al periodo della sua deportazione
La pagella di Roberto Bachi Lapide in memoria del ragazzo
Pietra d'inciampo dedicata a Roberto Bachi Scuola Primaria F. Mordani - Ravenna
Piero Terracina Oggi ha 89 anni: a 15, nel 1944, dopo essere scampato al rastrellamento del ghetto di Roma, fu arrestato e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz con tutta la sua famiglia di origine ebraica. Fu l'unico di loro che riuscì a sopravvivere e a tornare in Italia.
“Colui che ascolta un testimone diventa egli stesso un testimone [. . . ] La memoria è quel filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro: ecco perché è necessario fare memoria del passato, perché quel passato non debba mai più ritornare”
“Lavoravamo nel fango: dovevamo scavare canali per far defluire l'acqua - racconta - a Birkenau, che sorge in una zona paludosa. Non ci veniva fatto rifornimento d'acqua: bevevamo infilando una canna nelle pareti che stavamo scavando, facevamo gocciolare l'acqua nella nostra ciotola, oggetto preziosissimo che ognuno di noi aveva. A fine giornata, seppellivamo anche i corpi di coloro che non ce l'avevano fatta. Non dobbiamo dimenticare chi ha commesso questi massacri non era pazzo. Ragazzi, partecipate alla vita del Paese secondo un ideale di giustizia e di solidarietà. Fate attenzione a non cadere in balia di nuovi duci cialtroni. Chi non ragiona con la propria testa non sarà mai libero. Credo che la memoria della Shoah debba essere tramandata per fare tesoro del passato: mi auguro che dall'incontro di oggi qualcosa rimanga. La memoria deve essere tramandata per evitare in futuro che questi fatti si ripetano. Siamo tutti uguali: tutti!” Piero Terracina – Lugo – 7 febbraio 2017
Ghetto ebraico a Lugo
Il nostro istituto in una foto d'epoca
Cotignola città dei giusti Luigi e Anna Varoli e Vittorio e Serafina Zanzi
Cotignola, comunità coraggiosa e ospitale, che ha consegnato alla storia quattro Giusti tra le nazioni (i non ebrei che durante la Shoah salvarono uno o più ebrei e riconosciuti come ‘Giusti’ dallo Yad Vashem, l’Istituto per la Memoria della Shoah di Gerusalemme): Luigi e Anna Varoli e Vittorio e Serafina Zanzi. Durante l’ultimo conflitto mondiale furono 41 gli ebrei italiani che trovarono rifugio e protezione nel paese del ravennate, grazie ad una rete di solidarietà che coinvolse parti dell’amministrazione Comunale, la Curia, il Cln e semplici cittadini.