PARROCCHIA MARIA SS ADDOLORATA OPERA DON GUANELLA BARI
PARROCCHIA MARIA SS. ADDOLORATA OPERA DON GUANELLA – BARI Chi siamo? Mandati dalla Chiesa LABORATORIO PER CATECHISTI Anno Pastorale 2015 2016
Vedendo sua moglie rientrare stanca dopo l’incon tro settimanale in parrocchia, Giovanni le dice: «Sei sicura che valga la pena di continuare a fare la catechi sta? Una volta tornavi contenta. Adesso. . . » . Franca non reagisce, ma non si sentirebbe di smentire.
Luisa ad Anna: «Ho parlato con la mamma di Matteo. Pensavo che se la sarebbe presa, ma invece ha capito, anzi mi ha raccontato un paio di cose capita te a scuola; poi mi ha spiegato dell’influsso negativo della nonna: non la finiva più» . E Anna: «A volte siamo catechisti dei ragazzi ma anche psicologi dei genitori!» .
Un nonno, Giuseppe, da giovane aiutava nel la catechesi dei bambini, la domenica pomeriggio, mezz’oretta in oratorio. Notando ciò che è richiesto a sua figlia, catechista di terza elementare, commenta: «È tutta un’altra cosa dai miei tempi. È necessario tutto questo cambiamento? Sei sicura
1. Le ragioni del cambiamento «È necessario tutto questo cambiamento? » , si chiede nonno Giuseppe, ricordando come fosse più semplice fare catechismo una volta. «Sono sicura di farcela? » , si
Se cerchiamo nei nuovi Orientamenti CEI qualche elemento di risposta, vediamo che ciò che emerge è che sono cambiati • il mondo, • la cultura, • i nostri interlocutori. Non stupisce perciò che anche a noi sia richiesto di cambiare.
Dai nuovi Orientamenti: un contesto inedito Scrivono i vescovi: «L’attuale contesto socio culturale pone diversi interrogativi: la secolarizzazione avanzata; il pluralismo culturale, etnico e religioso; una mutata percezione dell’impegno sociale e civile dei cattolici; l’esigenza di testimoniare armonia tra fede e ragione, tra conoscenza e ricerca di Dio e infine l’esigenza di annunciare la conversione al Vangelo, la liberazione dal peccato, dall’ingiustizia e dalla povertà 1… Molti cristiani vivono tale condizione con responsabilità e lavorano per dare un senso all’esistenza, confrontandosi con la ricerca di verità e rimanendo aperti e disponibili alla domanda sulla presenza di Dio nella loro vita. Accanto ai cambiamenti dobbiamo registrare anche difficoltà e ritardi nell’impegno ecclesiale: la «conversione pastorale» in senso missionario, posta in agenda ormai da lungo tempo 2, ancora attende di maturare nel tessuto di molte comunità. Spesso si fatica a rintracciare la fisionomia di una comunità domenicale che diventi una reale comunità di discepoli che si lasciano evangelizzare e che 1. Le analisi sono numerose anche nei documenti dell’Episcopato C E alla quindia questo riguardo sanno testimoniare la gioia e laitaliano: bellezza della Iloro , Educare fede» vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010 2020, 4 ottobre 2010, nn. 7 11; C , ’ , Annuncio e catechesi per la vita cristiana, Lettera pubblicata nel 40° del (CEI, IG 2). ONFERENZA PISCOPALE TALIANA OMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE L ANNUNCIO E LA CATECHESI Documento di Base, 4 aprile 2010, nn. 7 9. 2. Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Con il dono della carità dentro la storia. La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo, Nota pastorale, 26 maggio 1996, n. 23; CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il primo decennio del 2000, 29 giugno 2001, n. 4.
È sicuramente compito nuovo, ma fondamentale, per i catechi sti quello di comprendere come la comunità cristiana sia chiamata a passare da un processo di socializzazione di massa a un processo che recupera la scelta
Questo passaggio è invocato anche dall’aumento progressivo di richiesta del battesimo nell’età scolare o negli anni della giovinezza o dell’età adulta. Ciò permette di recuperare quello che è fondamentale nell’atto di fede: la scelta libera del soggetto, che nessuno obbliga più né direttamente né implicita mente a credere.
Come catechisti, siamo a servizio di un cammino di libertà e siamo chiamati a favorire la maturazione del soggetto di ogni soggetto, anche di un ragazzo affinché sappia dare la sua libera e responsabile risposta al Signore che lo chiama.
1. 1 Il soggetto dell’evangelizzazione Per accompagnare l’itinerario di progressiva conversione e adesio ne libera del soggetto, è importante uscire dall’idea che il processo di iniziazione possa essere affidato a un
Occorre comprendere invece come è importante che tale processo sia preso a carico dall’intera comunità ecclesiale.
Dai nuovi Orientamenti: comunità cristiane che assumono il pensiero di Cristo I vescovi italiani ricordano anzitutto un’affermazione di papa Benedetto XVI: «La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza» 3. Di qui l’impegno a far sorgere e vivere comunità cristiane che facciano della loro esperienza del Dio trinitario il centro del proprio esistere. L’obiettivo di tale investimento è la formazione e l’assunzione del pensiero di Cristo (1 Cor 2, 16), secondo la bella espressione di San Massimo il Confessore: «Pensare secondo Cristo e pensare Cristo attraverso tutte le cose» 4. In questo senso la comunicazione della fede deve necessariamente fondersi in modo vitale con l’esperienza celebrativa e con quella caritativa, e valorizzare i passaggi di vita delle persone, in una prospettiva pastorale attenta a mantenere il carattere popolare dell’esperienza ecclesiale» (CEI, IG 11). 3. BENEDETTO XVI, Motu proprio Porta fidei, 11 ottobre 2012, n. 2. 4. Cfr. SAN MASSIMO IL CONFESSORE, Il Dio uomo, a cura di A. CERASA CASTALDO, Milano 1980, p. 103.
Questo aspetto è sicuramente uno dei guadagni principali dei cambiamenti attualmente in atto nella catechesi dell’iniziazione e dei nuovi Orientamenti: i genitori, prima di tutto, il parroco, i catechisti, le persone impegnate negli ambiti della liturgia e della carità, le persone più umili e semplici che vivono la fede nel quotidiano sono elementi portanti dell’esperienza di fede di ogni ragazzo.
Insomma tutta la comunità credente, che può essere compresa come autentica comunità educante, è chiamata ad accorgersi di quanto oggi capita ed è inviata a testimoniare e a evangelizzare.
1. 2 Un cambiamento di mentalità Alla domanda sui cambiamenti richiesti oggi per accompagnare i ragazzi nel cammino dell’iniziazione cristiana, molti catechisti e cate chiste rispondono evidenziando l’importanza di operare un q cambio di mentalità, q di riscoprire la bellezza del proprio servizio evangelizzatore, qdi rimotivare nella fede il
Fondamentale è allora il coraggio di rompere i cliché e di cambiare abitu dini, che sicuramente erano buone, ma che conducevano a incontri ripetitivi e fondati sul «si è sempre fatto così» .
Il mandato stesso del catechista, da parte della Chiesa, porta in sé la chiamata a vivere in modo sempre più autentico la sequela del Signore Gesù insieme alla comunità cristiana cui si appartiene e nella quale, anche attraverso il servizio catechistico, si vive un vero e proprio cammino di fede.
Dai nuovi Orientamenti: parrocchia e gioia Parlando di comunità cristiana soggetto dell’evangelizzazione, in cui il catechista vive la sua fede e il suo servizio, alludiamo anzitutto alla parroc chia: «È qui infatti che è possibile rivolgere l’annuncio della buona notizia a tutti, anche ai più deboli, come le persone disabili e le loro famiglie, gli immigrati, i poveri; è qui soprattutto, che i cristiani vivono l’anno liturgico, imperniato sulla Domenica, memoria viva della Pasqua… La gioia e la festa sono gli elementi fondativi e costitutivi della comunità parrocchiale che trova in Dio la sorgente della felicità. La dimensione gioiosa della vita va ricompresa in tutta la sua densità e intensità per poterla offrire, vessillo di quella serenità interiore che oggi tutti cercano e condizione per comprendere meglio il senso vero dell’essere cristiani e della vita di fede» (CEI, IG 55).
Partendo dal presupposto che il catechista è innanzitutto un di scepolo del Signore Gesù, è importante che un’attenzione fondamen tale sia data alla cura del cammino personale e comunitario di fede: • spazi per la preghiera, • l’ascolto della Parola, • lo scambio e il dialogo
Da discepolo, il catechista diviene testimone della fede che ha accolto nella propria vita ed è chiamato a essere missionario: «In fondo non si fa catechismo, ma si è catechisti in modo permanente» 5; 5. UCN, Orientamenti e itinerari di formazione dei catechisti, EDB, Bologna 7991, 21.
un testimone e un missionario con una passione edu cativa caratterizzata da uno stile di:
• attenzione ai ragazzi, ai loro interessi, alle loro domande, espresse e non espresse, per cogliere i loro desideri più profondi;
• capacità di ascolto, di dialogo, di invito a raccontare se stessi attin gendo sempre al mistero dell’interiorità;
• paziente attesa della maturazione di risposte alle domande della vita e di disponibilità propositiva ad accompagnare persone in ri cerca;
• comunicazione sincera e fraterna del cammino che porta alla ma turità cristiana, che si esprime in ogni età della vita nel segno del dono di se stessi agli altri per amore.
Chi siamo? Mandati dalla Chiesa Strumenti per il laboratorio 1. Ieri e oggi Scrivono i Vescovi italiani: «Sarebbe interessante interpellare direttamente i catechisti e gli operatori pastorali delle diverse comunità per formulare una rifles sione sui principali cambiamenti che il rinnovamento dei percorsi di catechesi dell’iniziazione cristiana sta chiedendo alle comunità cristiane. Sicuramente una riflessione interessante potrebbe nasce re dalla verifica delle direttrici comuni richieste dal rinnovamento in atto per individuare poi i cambiamenti richiesti ai catechisti e per il proprio servizio nella comunità
Voglio proporvi di attuare un confronto nel gruppo catechisti che nasca dalla risposta individuale alle seguenti domande: • Da quanto tempo mi è stato chiesto di fare il catechista? Ci sono state delle svolte da allora? Ci sono stati momenti in cui mi è parso più «facile» svolgere questo compito e momenti più pesanti? • Quali sono le maggiori difficoltà che trovo nello svolgere il mio servizio pastorale in questi ultimi 3 4 anni? La causa di queste difficoltà sta in qualche ragione «esterna» a me? Quale? • Esiste per caso anche qualche motivo «interno» a me che accompagna queste difficoltà?
2. Davvero. . . grazie! Il n. 7 degli Orientamenti elenca una serie di «Grazie» a più soggetti coinvolti nella catechesi. I vescovi affermano: «Desideriamo ringraziare il Signore per l’impegno di evangelizzazione profuso in questi anni. Benché consapevoli delle fatiche, sappiamo che i doni dello Spirito di Dio sono stati abbondanti nelle nostre Chiese» .
Suggerisco di leggere prima personalmente il paragrafo e di chiederci quali «Grazie» ci sentiamo di condividere. In grup po potremo raccontare un episodio che spiega il motivo di rin graziamento. Poi insieme possiamo decidere di ringraziare per un altro motivo o soggetto che riteniamo importante. Come dicono i vescovi, ci sono molti fronti aperti e molti problemi, ma si diventa catechisti dopo altri che l’hanno fatto prima di noi, e grazie ad altri. Ringraziamo perché. . .
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