Omero nel Baltico Ricerca sulla geografia omerica di
Omero nel Baltico Ricerca sulla geografia omerica di Felice Vinci (Rev. 2)
Perché la geografia omerica? Già gli antichi Greci si erano accorti che la geografia omerica presentava molte singolari anomalie (il Peloponneso pianeggiante, la posizione di Itaca, isole e popoli introvabili o fuori posto, clima freddo e perturbato, ecc. ). In tempi più recenti, dopo che negli anni ’ 50 l’architetto inglese Michael Ventris riuscì a decrittare la scrittura delle tavolette micenee (la cosiddetta “lineare B”), il problema si è riproposto, allargandosi alla ricerca dei rapporti del mondo omerico con la civiltà micenea.
I problematici rapporti tra Omero e la civiltà micenea Le perplessità degli studiosi riguardo ai rapporti tra il mondo omerico e quello miceneo sono sintetizzate da Moses Finley, il quale sottolinea “quanto poco oggi rimanga di Omero come testimone per il mondo in cui, secondo l’opinione tradizionale, la guerra di Troia sarebbe avvenuta. Sarebbe quasi sufficiente confrontare la lista lunga e relativamente ottimistica di parallelismi omerico-micenei che si trova nel libro di Helda Lorimer, Homer and the Monuments, pubblicato nel 1950, con la misera mezza dozzina, più o meno, che sopravviveva quando apparve il libro di Kirk, The songs of Homer, nel 1962. Da allora il palazzo omerico e il carro da guerra omerico sono stati gettati in mare, insieme al loro equipaggiamento. E infine il colpo più duro di tutti: la resa dell’ultimo bastione, la ‘geografia micenea’ di Chadwick”. (Finley, Il mondo di Odisseo)
Geografia micenea e geografia omerica Si riscontra “la completa mancanza di contatto tra la geografia micenea come ora la conosciamo dalle tavolette e dall'archeologia, da una parte, ed i racconti omerici dall'altra” (Finley, Il mondo di Odisseo) “A proposito delle coincidenze fra la geografia omerica e quella micenea sono state fatte molte marce indietro, fino a sottolineare piuttosto le divergenze” (Montanari, Introduzione a Omero)
L’indicazione di Plutarco “Un'isola, Ogigia, giace lontana nel mare (. . . ) a cinque giorni di navigazione dalla Britannia”; più oltre si trovano altre isole, abitate da Greci, e successivamente s’incontra “il grande continente che circonda l'oceano”. Qui d’estate il sole “su un arco di trenta giorni scompare alla vista per meno di un'ora per notte”. (Plutarco, De facie quae in orbe lunae apparet, cap. XXVI)
L’Atlantico settentrionale e le isole Färöer
Le isole Färöer: Ogigia e il monte Høgoyggj
La traversata da Ogigia alla Scheria “Gli aveva ordinato Calipso, dea luminosa, di tenere a sinistra [l’Orsa] nel traversare il mare. Per diciassette giorni navigò traversando l'abisso, al diciottesimo apparvero i monti ombrosi della terra feacia: era già vicinissima, sembrava come uno scudo, là nel mare nebbioso” (Od. V, 276 -281)
La traversata in direzione est Ogigia
“sembrava come uno scudo, là nel mare nebbioso”
Il vento del nord spinge Ulisse verso la terra dei Feaci Qui si scatena una violenta tempesta, ma la dea Atena interviene in aiuto di Ulisse: “Ella degli altri venti incatenò le vie ordinò a tutti di fermarsi e dormire; destò solo il rapido Borea, e l'onde gli ruppe davanti, sicché tra i Feaci amanti del remo arrivasse” (Od. V, 383 -386)
Verso la Scheria, seguendo la costa da nord a sud Ogigia Scheria
La Scheria, terra dei Feaci Nell’antica lingua nordica, “skerja” significava “scoglio” (skjær nel norvegese attuale). Dunque la “Scheria” potrebbe essere la “terra degli scogli”, come in effetti appare dalle descrizioni omeriche: “Non v'eran porti rifugio di navi, non baie, eran punte sporgenti, scogli e roccioni” (Od. V, 404 -405)
Il “miracolo” dell’approdo alla Scheria “Alla foce di un fiume bella corrente giunse nuotando, e qui gli parve il luogo migliore privo di rocce (…) (il fiume) subito fermò la corrente, trattenne l'ondata, gli fece bonaccia davanti e in salvo l'accolse dentro la foce” (Od. V, 441 -443, 451 -453)
Testimonianze archeologiche nell’area del Figgjo L’area del fiume Figgjo è tra le più ricche di resti archeologici dell’età del bronzo di tutta la Norvegia (vi sono tumuli e graffiti rupestri, soprattutto di navi)
La foce del Figgjo, il fiume di Nausicaa
Lo scoglio a forma di nave davanti al porto
L’arcipelago di Itaca “Abito Itaca aprica: un monte c'è in essa, il Nerito sussurro di fronde, bellissimo: intorno s'affollano isole molte, vicine una all'altra, Dulichio, Same e la selvosa Zacinto. Ma essa è bassa, l'ultima là, in fondo al mare, verso la notte: l'altre più avanti, verso l'aurora e il sole” (Od. IX, 21 -26)
Le Isole Ionie L’Itaca greca non è affatto la più occidentale delle Isole Ionie. Inoltre Same (chiamata Samo nell’Iliade) lì non c’è e, riguardo a Dulichio, l’isola “lunga” spesso menzionata in entrambi i poemi omerici, è del tutto introvabile.
L’arcipelago di Itaca secondo Omero • Esso comprende tre isole principali: Dulichio, Same e Zacinto; • Itaca è l’ultima isola verso occidente; • Same è contigua ad Itaca; • nello “stretto fra Itaca e Same” vi è un’isoletta; • Dulichio è un’isola “lunga” (“δουλιχος”) affacciata verso il Peloponneso; • il Peloponneso omerico è pianeggiante.
In cerca di Itaca e dell’isola “lunga” Scheria due isole “lunghe”
Le isole danesi: Langeland e il Sud Fionia Langeland
L’arcipelago del Sud Fionia è l’unico al mondo che corrisponde esattamente alle indicazioni omeriche Pilo Peloponneso Elide Epiro Itaca Asterìde Same Zacinto Dulichio Echinadi
La corrispondenza fra il Baltico e l’Egeo
La pianeggiante “isola di Pelope” a est di Itaca Pilo Peloponneso Elide Dulichio Zacinto Same Itaca
La topografia dell’Itaca ionia “Si può dimostrare che persino i particolari topografici dell'isola di Itaca sono un guazzabuglio; in diversi punti essenziali vanno bene per la vicina isola di Leucade, ma per Itaca sono affatto impossibili” (Finley, Il mondo di Odisseo) “In quanto alle identificazioni con le località descritte nei poemi omerici, se lasciano perplessi quelle tentate per Thiaki, non sono più convincenti quelle addotte per Leucade” (Enciclopedia Italiana Treccani, voce “Itaca”)
L’Itaca danese: Lyø
“La pietra del corvo” presso la capanna del porcaro Eumeo
Paesaggio di Lyø
Itaca “sempre la bagna la pioggia e guazza abbondante”
Il “Kong Lauses Høj”
Tåsinge - Zacinto
Langeland, l’isola “lunga” (“Dulichio”)
Il biondo Ulisse • “i biondi capelli (ξανθάς τρίχας) ti farò sparire dal capo” (Od. XIII, 399) • Pindaro menziona i “biondi Danai” (IX ode Nemea )
Un’indicazione di Tacito “Ceterum et Ulixen quidam opinantur longo illo et fabuloso errore in hunc Oceanum delatum adisse Germaniae terras” (Tacito, Germania, 3, 2) “Alcuni credono che anche Ulisse in quel suo lungo e leggendario peregrinare sia giunto in questo Oceano e sia approdato alle terre della Germania”
Le avventure di Ulisse Sono localizzabili sulle isole e lungo le coste atlantiche della Norvegia, lambite dalla Corrente del Golfo, il “fiume Oceano” della mitologia. Il ciclope Polifemo è un “troll”, l’isola di Eolo è nelle Shetland, Circe è una sciamana artica delle isole Lofoten (dove vi sono le “danze dell’alba” e il sole di mezzanotte), il “canto delle Sirene” è una tipica metafora nordica (kenning), Cariddi è il gorgo del Maelstrom, delimitato a sud da un’isola tricuspide (la “Trinachia”). Circe Sirene Cariddi Lestrigoni (1) Eolia Scheria (1) Il ramo norvegese della Corrente del Golfo Ciclopi Iperea
Calipso e il mondo celtico Una meta tipica dei racconti celtici sono le isole paradisiache situate in mezzo all'oceano, nell'estremo occidente, dove vivono donne divine che rifocillano ed amano gli eroi colà giunti, e possono anche conceder loro l'immortalità e l'eterna giovinezza. Ecco come la regina di una di queste favolose isole si rivolge all’eroe colà approdato: “Rimani qui, e la vecchiaia ti starà lontana. Sarai sempre giovane come sei e vivrai sempre”. Così pure Calipso, regina dell’isola Ogigia, promette ad Ulisse "di farlo immortale e senza vecchiaia ("αθανατον και αγηρον") per sempre" (Od. V, 136).
L’origine nordica della civiltà micenea Secondo Bertrand Russell, la civiltà micenea ha tratto origine dai “biondi invasori nordici che portavano con loro la lingua greca” (Russell, Storia della filosofia occidentale)
Il disco di Nebra …e lo scudo di Achille “Vi fece la terra, il cielo e il mare, l'infaticabile sole e la luna piena, e tutti quanti i segni che incorona[no il cielo le Pleiadi, l’Iadi, la forza d'Orione” (Il. XVIII, 483 -486)
Le spade “micenee” di Nebra
Omero, i Micenei e il nord “La nobiltà degli esametri non dovrebbe trarci in inganno inducendoci a pensare che l’Iliade e l’Odissea siano qualcosa di diverso dai poemi di un’Europa in gran parte barbarica dell’Età del Bronzo o della prima Età del Ferro: non c'è sangue minoico o asiatico nelle vene delle muse greche (. . . ) Esse si collocano lontano dal mondo cretesemiceneo e a contatto con gli elementi europei di cultura e di lingua greche. Alle spalle della Grecia micenea si stende l'Europa” (Piggott, Europa Antica)
L’architettura micenea “A causa di parecchie di queste caratteristiche (tetto a doppia falda, dimora chiusa, focolare fisso) il palazzo miceneo evoca i paesi nordici, freddi e umidi, da cui senza dubbio proviene (. . . ) Esso si oppone in modo radicale alla concezione architettonica, specificatamente mediterranea, del palazzo cretese” (Lévêque, La civiltà greca)
L’origine nordica dei Micenei “Una scoperta molto importante è stata fatta in una tomba a camera a Dendra. Sono state trovate due lastre di pietra ricoperte con piccole cavità poco profonde. La loro somiglianza con i menhir, conosciuti dall'età del bronzo dell'Europa centrale, è impressionante (. . . ) Se è così, è una conferma assai impressionante dell'origine nordica dei Micenei”. Il megaron, il salone principale dei palazzi micenei, “era molto appropriato per un capo attorniato da vassalli e compagni di tavola, ed è identico alla sala degli antichi re scandinavi”. (Nilsson, Homer and Mycenae)
Il mondo omerico è più primitivo di quello miceneo “La decifrazione dei testi in Lineare B ha dimostrato che fra la società micenea e quella iliadica vi fosse un’assoluta differenza di estensione e di qualità: quella ha grandi ricchezze, un apparato politico, amministrativo e militare complesso, una popolazione suddivisa fra molte dozzine di attività professionali diverse, mentre nell’Iliade la divisione sociale del lavoro comincia appena a delinearsi” (Codino, prefazione all’Iliade)
Il problema di Dioniso Nel mondo greco Dioniso è una divinità di primaria importanza, a partire dalla civiltà micenea fino al mondo classico. Invece in Omero viene quasi ignorato, il che è difficilmente spiegabile se si suppone che il mondo omerico sia posteriore alla civiltà micenea. Se, invece, si retrodata Omero ad un’epoca precedente, tutto va al suo posto: evidentemente Dioniso è diventato importante dopo la discesa nel Mediterraneo, e tale è rimasto fino all’età classica. Allo stesso modo si possono spiegare anche altri problemi, quali le differenze tra il pantheon di Omero e quello di Esiodo, che sono difficilmente spiegabili con le attuali cronologie, secondo cui i due poeti sarebbero quasi contemporanei.
Analogie tra achei e vichinghi Vi sono significative analogie tra il mondo degli achei omerici e quello dei vichinghi, sia nel campo delle rispettive mitologie, sia tra i sistemi di relazioni sociali, gli interessi e gli stili di vita. Ad esempio il dio marino omerico chiamato Aigaion, che ha dato il nome al mar Egeo, corrisponde ad Aegir, il signore del mare nordico; a loro volta le Valchirie, che trasportano nel Valhalla le anime dei guerrieri caduti in battaglia, si ritrovano nelle Chere omeriche: “La Chera funesta (…) afferrava ora un vivo ferito, ora un illeso o un morto tirava per i piedi in mezzo alla mischia. Veste vestiva sopra le spalle, rossa di sangue umano” (Il. XVIII, 535 -538)
“Drakkar” vichinghi e navi achee Vi sono rimarchevoli convergenze fra le caratteristiche tecniche delle navi vichinghe e di quelle achee : la chiglia piatta, la doppia prua e, in particolare, l’albero smontabile.
L’arte dei metalli nell’Europa centro-settentrionale “La ricchezza delle forme degli oggetti di bronzo germanici era stupefacente: c'erano spade preziose, ornamenti pregiati, dischi cultuali incrostati d'oro, fermagli, fibule, elmi, scudi, collari, e persino completi nécessaires con rasoi e attrezzi (. . . ) Già 1500 anni prima dell'arrivo dei Romani, nelle terre del nord vi erano condizioni di vita e di civiltà tali da poter essere paragonate soltanto alla civiltà greca dello stesso periodo" (Fischer-Fabian, I Germani)
Le asce La civiltà nordica "aiutata dall'accrescersi del commercio, si sviluppò fino ad un'altezza mirabile, la quale supera indiscutibilmente per i suoi prodotti, per la nobiltà della forma e il gusto dell'ornamentazione degli oggetti bronzei, la corrispondente civiltà del bronzo della Germania meridionale e occidentale, e attesta l'alto tenore di vita dei suoi rappresentanti (…) L'arte della fusione raggiunse una perfezione tale che solo le più squisite opere della civiltà egeomicenea possono reggere al confronto“ (Enc. Treccani, voce “Nordiche, civiltà”)
Scudi, lance e spade
“braccialetti ricurvi, monili e collane" (Il. XVIII, 401)
Particolare di un gioiello
Il “carro solare” di Trundholm
Il grande tumulo di Kivik in Svezia (75 m di diametro)
Le lastre graffite di Kivik
Kivik: il graffito del carro
L’optimum climatico nel Nord Europa L’“optimum climatico” fu “l’epoca climatologicamente migliore che i paesi scandinavi abbiano mai conosciuto e che giustifica il quadro di elevata cultura allora raggiunto dalla Scandinavia; siamo attorno al 2500 a. C. (…) È nell'ambito di questo lungo e favorevolissimo periodo climatico che si sviluppa l'ascesa della cultura nordica con l'affermazione in linea progressiva delle civiltà di Maglemose, di Ertebölle, dei dolmen, delle tombe a corridoio e infine le ricche manifestazioni culturali dell'età del bronzo. Poi, quasi improvvisamente, la temperatura precipita (. . . ) Entriamo nel clima freddo del postglaciale, il quale, coincidendo nella fase massima con l'età del ferro, arginerà e condannerà all'abbandono tutte le più promettenti energie della cultura nordica. Il Fimbul. Winter della leggenda spande allora col gelo la miseria e la morte, consigliando e imponendo le migrazioni” (Laviosa Zambotti, Le più antiche civiltà nordiche)
Sir Colin Renfrew “Le date al radiocarbonio devono essere “calibrate”, cioè corrette (…) e vengono retrocesse di diversi secoli; intorno al 3000 a. C. la mutazione richiesta è addirittura di 800 anni (. . . ) Si verifica tutta una serie di allarmanti rovesciamenti nelle relazioni cronologiche. Le tombe megalitiche dell’Europa occidentale diventano ora più antiche delle piramidi o delle tombe circolari di Creta, ritenute loro antecedenti; le culture arcaiche già utilizzavano il metallo nei Balcani precedono Troia e l’età del Bronzo Antico nell’Egeo, da cui si presumeva che derivassero, e, in Inghilterra, la struttura definitiva di Stonehenge, che si riteneva fosse stata ispirata da maestranze micenee, fu completata molto prima dell’inizio della civiltà micenea” (Renfrew, L’Europa della preistoria)
Ma Troia non era stata trovata da Schliemann sulla collina di Hissarlik, in Anatolia?
Strabone e la geologia “Strabone riferisce che la pianura di Hissarlik era un’insenatura marina al tempo della guerra di Troia, in seguito riempita dal limo portato giù dal fiume. Schliemann era ansioso di smentire questa affermazione perché era uno dei principali argomenti contrari alla teoria Troia-Hissarlik. Se il mare a quel tempo lambiva le mura di Troia, come potevano i greci e i troiani scorrazzare avanti e indietro nella pianura fra la città e il mare stesso, come dice Omero? (. . . ) Grazie ad una serie di carotaggi eseguiti nel 1977, ora sappiamo che in epoca preistorica la pianura era ricoperta da un vasto braccio di mare, che arrivava fino a Hissarlik (…) Strabone aveva quindi ragione e le conclusioni di Schliemann erano errate” (Traill, La verità perduta di Troia)
Il sito di Hissarlik durante l’età del bronzo (Kraft) Ecco la baia che, sulla base di recenti rilevamenti geologici, in tempi antichi arrivava fino ai piedi della collina di Hissarlik. Va anche notato che Omero menziona il punto “dove confondono l’acque Simoenta e Scamandro” (Il. V, 774): ma qui ciò non è possibile, perché i due fiumi scorrono ad almeno due chilometri l’uno dall’altro.
Moses Finley su Hissarlik Nulla, non un solo frammento, connette la distruzione di Troia VIIa con la Grecia micenea o con un'invasione di altra provenienza. E tra quanto sappiamo dalla archeologia della Grecia e dell'Asia Minore, e dalle tavolette in lineare B, nessun dato si accorda col racconto omerico di una grande coalizione salpata dalla Grecia contro Troia (. . . ). Né è nominata una guerra di Troia (. . . ) Più interessante della scomparsa della città è la totale scomparsa degli stessi Troiani (. . . ) A Troia non si è scoperto un solo frammento che si riferisca ad Agamennone o a qualsiasi re conquistatore, o a una coalizione micenea o comunque a una guerra (…) Se questa cittadella non fu conquistata non abbiamo più una ragione tassativa per continuare a chiamarla Troia” (Finley, Il mondo di Odisseo)
Dieter Hertel “Fra i tanti strati che testimoniano le diverse ricostruzioni di Troia dopo ogni distruzione avvenuta nei secoli, le fasi Troia VI (1700 -1300 a. C. ) e Troia VII (XIII secolo) non furono il teatro di famose imprese militari”. “Non è possibile parlare di una spedizione di greci micenei contro la città”. “Lo studio delle fasi Troia I-VII (…) ci ha rivelato i contorni di una lunga epoca storica, dai caratteri del tutto diversi da quelli del mondo e degli eventi descritti da Omero”. (Hertel, Troia)
La Wilusa ittita non è la Ilio omerica “Comunque si giri la questione, né l’identificazione di Wilusa con Troia/Filios né quella dei personaggi storici della Troade di età ittita con gli eroi omerici possono reggere (…) Troia/Filios non era Wilusa”. Quanto all’identificazione di Wilusa con il toponimo luvio Taruisa, da qualcuno accostato al nome di Troia, “sono due entità (stati, regioni o città che fossero) distinte e non due definizioni diverse di una medesima realtà”. Riguardo poi all’ipotizzata corrispondenza tra il re Alaksandus di Wilusa e Paride Alessandro, il figlio di Priamo, “Per somma disgrazia, il padre del sovrano storico Alaksandus (…) non si chiamava Priamo ma Kukunni” (inoltre Paride non fu mai re di Troia). (Hertel, Troia)
Il clima rigido di Troia e di tutto il mondo omerico “La notte era scesa cattiva, ché Borea soffiava, e gelata. Poi sopraggiunse la neve, come una brina spessa, gelida: intorno agli scudi s'incrostava il ghiaccio” (Od. XIV, 475 -477)
L’abbigliamento pesante degli eroi Telemaco e Pisistrato dopo il bagno “indossarono tuniche e folti mantelli/ e su troni sedettero” (Od. IV, 50 -51) Ulisse alla corte di Alcinoo: “Gli misero addosso un manto di lana e una tunica/ e, uscito dal bagno, tra i principi già uniti/ a bere andava” (Od. VIII, 455 -457) In altre occasioni, Ulisse indossa un "manto purpureo, velloso, doppio" (Od. XIX, 225) Il mantello di Nestore a Troia è “doppio, grande; di sopra lana folta s'addensa” (Il. X, 134) Achille parte per la guerra di Troia con un baule, preparato dalla madre, "pieno di tuniche, / di mantelli per ripararsi dal vento e di morbide coperte" (Il. XVI, 223 -224)
Tuniche e mantelli dell’età del bronzo nordica
La nebbia sul campo di battaglia “(…) E non avresti saputo se esistessero ancora il sole e la luna: eran coperti di nebbia nella battaglia tutti i più forti" (Il. XVII, 366 -368) "Ma non riesco a vedere un uomo adatto fra i Danai, di nebbia son tutti coperti essi e i cavalli. Zeus padre, libera tu dalla nebbia i figli degli Achei, sereno fa' il cielo, da’ che vediamo con gli occhi!” (Il. XVII, 643 -646)
Lo “sconfinato” Ellesponto omerico Il territorio di Troia era adiacente ad un vasto mare, chiamato “Ellesponto”: “Quanto paese di sopra limita Lesbo, la sede di Macaro, e di sotto la Frigia e l'Ellesponto sconfinato” (“απειρον”) (Il. XXIV, 544 -545). In altre occasioni l'Iliade ricorre all'aggettivo “πλατυς”, “largo” (Il. VII, 86; XVII, 432). Sono aggettivi che è ben difficile attribuire all’angusto Ellesponto mediterraneo, che, non a caso, adesso viene chiamato “Stretto dei Dardanelli”.
L’Ellesponto nordico di Saxo Grammaticus “(…) Dopo questi avvenimenti Regnero, che stava preparando una spedizione contro gli Ellespontini, convocò l'assemblea dei Danesi (. . . ) quindi con una serie di ripetuti assalti fiaccò e sottomise l'Ellesponto ed il suo monarca, Dian” (Saxo Grammaticus, Gesta Danorum) È pertanto ragionevole ritenere che nell’Europa settentrionale vi fosse un altro “Ellesponto”, quello “largo” menzionato da Omero, poi trasposto nel Mediterraneo con le stesse modalità già viste per il Peloponneso.
Corrispondenza tra l’Ellesponto egeo e quello baltico
La posizione di Troia rispetto al mare “(…) di Zefiro e di candido Noto spingerò una violenta tempesta dal mare” (Il. XXI, 334 -335) “Zefiro” è il vento dell'ovest, “Noto” quello del sud: la loro provenienza “dal mare” indica che quest’ultimo si trovava a sud-ovest rispetto alla città: pertanto la Troia omerica potrebbe trovarsi in un’area, a nord-est del mare, affacciata sul Golfo di Finlandia.
L’area tra Helsinki e Turku nel contesto baltico
Toponimi “omerici” nella Finlandia meridionale
Altri toponimi: Toija
Veduta di Toija
La “spiaggia” (“aigialos”) di Troia "Molto lontano dalla battaglia erano in secco le navi/ sopra la ghiaia del mare; fino alla piana le prime/ avevano tratto, e alzato il muro davanti alle poppe: / ché, pur essendo larga, non tutte poteva/ la spiaggia (“aigialos") tenere le navi, erano fitti i soldati. / Perciò le avevano tratte in file folte e tutta quanta era piena/ la gran bocca del lido, che i promontori chiudevano" (Il. XIV, 30 -36)
Il sollevamento del suolo finlandese Il suolo della Finlandia meridionale si solleva di ben 40 cm/secolo, ricacciando indietro il mare. Ecco perché adesso Aijala non sta più sulla costa ma nell’entroterra.
L’area di Toija e Aijala
L’area di Toija vista dall’aereo
Un’altra immagine aerea del sito Troia (? )
La collina vista dal basso
“La piana era tutta allagata” (Il. XXI, 300)
Troia Batiea Scamandro Pianura allagata “aigialos” Simoenta
Reperti archeologici nell’area di Toija
Tumuli omerici e nordici Ettore s’impegna a restituire il corpo di un nemico “perché lo seppelliscano gli Achei dai lunghi capelli, gli versino il tumulo sopra, vicino al largo Ellesponto e dica un giorno qualcuno tra gli uomini futuri navigando con nave ricca di remi il livido mare: ecco tomba di eroe che morì anticamente” (Il. VII, 85 -89) La tomba di Beowulf è “un chiaro tumulo sul promontorio a mare: dovrà svettare alto sul Capo della Balena, perché i navigatori lo chiamino poi il Tumulo di Beowulf, quando sospingeranno da lontano le navi di là delle nebbie del mare” (Beowulf, 2803 -2807)
Uno dei tumuli dell’età del bronzo nell’area di Toija
Omero e l’Europa barbarica dell’età del bronzo “Il mondo dell’Europa barbarica del secondo millennio fu il mondo dell’Iliade e dell’Odissea. Gli eroi dei racconti, nonostante tutta l’arte del poeta, appartengono sempre ad un mondo estraneo, primitivo e barbarico. Forse non si presta sufficiente attenzione ai caratteri che il mondo omerico condivide con quello degli eroi irlandesi, di Beowulf o delle saghe, e che devono essere stati comuni alla letteratura orale di tutta l’antica Europa barbarica” (Piggott, Europa Antica)
Un altro tumulo in alto sul mare
L’anomalia della battaglia notturna Nella più lunga battaglia dell’Iliade, Omero segnala per due volte l'ora del mezzogiorno, ma ciò presuppone una notte interposta, che in effetti viene registrata dal poeta: "Zeus una notte funesta stese sulla mischia violenta perché intorno al suo figlio fosse funesta la lotta" (Il. XVI, 567 -568). L'anomalia sta nel fatto che il sopraggiungere della notte non interrompe i combattimenti, i quali invece proseguono senza un attimo di pausa fino alla sera successiva.
La notte chiara Nella zona di Toija, a oltre 60° di latitudine, nel mese di giugno le notti sono abbastanza chiare da lasciare una certa visibilità. Secondo Plutarco, l’identico fenomeno si verifica nell'area di Ogigia (la latitudine delle Färöer è simile a quella della Finlandia meridionale). l’Iliade gli dà un nome particolare: “amphilyke nyx”: “Non era ancora l'aurora, ma notte chiara (“αμφιλύκη νύξ”) quando s'accolse eletta schiera d'Achei attorno alla pira" (Il. VII, 433 -434). Il termine amphilyke, rarissimo nella letteratura greca, si ritrova in un passo di Apollonio Rodio che cita l’Apollo Iperboreo (Argonautiche II, 671).
La notte chiara di Tenala (Tenedo)
Omero stesso conferma che la battaglia durò due giorni “Lottarono per tutto il giorno (“παν δ’ημαρ”) presso le porte Scee e certo quel giorno distruggevano la rocca se Apollo non uccideva il forte figlio di Menezio che molti mali faceva” (Il. XVIII, 453 -456)
La concomitanza con la piena dei fiumi Subito dopo la battaglia della notte chiara vi è la tracimazione dei fiumi di Troia: effettivamente, le piene stagionali dei fiumi nordici avvengono tra maggio e giugno, ossia in concomitanza con le notti bianche, a causa del ritardo nel disgelo rispetto alle nostre latitudini.
L’“erboso Scamandro” di Omero
Un’altra veduta dello “Scamandro” nei pressi di Toija
L’altro fiume di Toija (il “Simoenta”)
Le alture alle spalle di Toija (l’Ida omerico)
L’Enajärvi, il “lago di Enone”
Il destino di Troia dopo la guerra “Ora la forza d'Enea regnerà sui Troiani, e i figli dei figli e quelli che dopo verranno” (Il. XX, 307 -308) È singolare l’assonanza tra il nome di Enea (in greco Aineìas, in latino Aeneas) e quello dell’Aeningia, il nome della Finlandia al tempo dei Romani (Plinio, Storia Naturale IV, 96)
La rotta degli Achei da Aulide a Lemno e Troia Mar Tracio Tracia Samotracia Troia Lemno Beozia Aulide Ellesponto Ellade Tebe Chio Cipro Focide
L’inizio della baia di Norrtälje-Aulide
La baia di Norrtälje verso lo sbocco
Gli “skjæren” lungo la rotta degli Achei
Lemland - Lemno
Una veduta delle isole Ǻland (Lemno e Samotracia)
Un sito fortificato dell’età del bronzo ad Ǻland
La costa della “Troade” finlandese
Il ritorno degli Achei e il “catalogo delle navi” Tracia Mar Tracio Troia Lemno Aulide Ellesponto Ellade Beozia Kos Chio (1) Focide Ftia Cipro Faro Libi Locride Cureti Eubea (2) Atene Sunio Pelop. Itaca Naxos Rodi Malea Etolia Creta (1) La rotta del ritorno da Tenedo all’Eubea, passando al largo di Chio Egitto (2) Faro è davanti al fiume Egitto, ad un giorno di navigazione
Fårö - Faro, l’isola delle foche
Il mondo di Omero ricostruito nell’Europa settentrionale Etiopi Eea Colchide Olimpo Cariddi Tartaro Pieria Lestrigoni Lapiti Centauri Emazia Ciclopi Iperea Iolco Ogigia Tracia Eolia Mar Tracio Aulide Beozia Tebe Scheria Cipro Faro Focide Sirìa Itaca Ortigia Temese Helike Pelop. Etolia Troia Ellesponto Ellade Kos Chio Locride Eubea Atene Naxos Creta Cureti Rodi Egitto Libi Ftia
La ricostruzione del “Peloponneso” omerico Argolide Arcadia Pilo (1) Epiro Itaca Same Elide Dulichio Zacinto Echinadi (1) Il percorso di Telemaco da Pilo a Sparta attraverso “una pianura ferace di grano” Micene Lacedemone Sparta Cranae
Un antico tumulo nel Sjaelland occidentale
L’aspetto “arcadico” di un paesaggio di Sjaelland
Il fiume Suså (il mitico Alfeo)
L’altura più elevata di Sjaelland (il monte Cillene)
Le alte scogliere dell’isola Møn (l’isola Cranae, dove Elena e Paride in fuga da Sparta sostarono in luna di miele)
L’Atene omerica, descritta nel dialogo “Crizia” di Platone
L’isola Eubea (Öland)
Il monte Høgoyggj: l’indicazione di Plutarco su Ogigia è stata il punto di partenza per ritrovare il mondo omerico
La migrazione dal Baltico all’Egeo: la via del Dnepr
La sintesi della teoria Il reale scenario dell'Iliade e dell'Odissea è identificabile non nel mar Mediterraneo, ma nell'Europa settentrionale, dove nel II millennio a. C. fioriva una splendida età del bronzo e dove sono tuttora identificabili molti luoghi omerici, fra cui Troia e Itaca. Le saghe che diedero origine ai due poemi furono portate in Grecia dai navigatori achei che nel XVI secolo a. C. fondarono la civiltà micenea. Costoro ricostruirono nel Mediterraneo il loro mondo originario, in cui si erano svolte la guerra di Troia e le altre vicende della mitologia greca, e trasmisero alle epoche successive il ricordo dei tempi eroici e delle gesta compiute dai loro antenati nella patria perduta.
- Slides: 122