Museo Marta Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto

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Museo Marta • Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (Marta), importante testimonianza storica del

Museo Marta • Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (Marta), importante testimonianza storica del passato glorioso della città, dove è esposta , tra l’altro , una delle più grandi collezioni di manufatti dell’epoca della Magna Grecia, tra cui i famosi ori di Taranto. Edificato nel XVIII secolo, anche se. l'archeologo, Luigi Viola, voleva farne un Museo della Magna Grecia, ma esso è sempre stato dedicato, principalmente, alla documentazione archeologica di Taranto e del resto della Puglia. • Chiuso, per essere sottoposto a lavori di restauro dal mese di gennaio del 2000, anno, a partire dal quale, fu mantenuta un'esposizione parziale presso Palazzo Pantaleo, riapre nuovamente al pubblico il 20 dicembre 2007, dopo una serie di interventi di rinnovamento, ampliamento e restauro. Alcuni di questi interventi, in particolare dei primi 2 livelli del complesso, sono stati realizzati, grazie ai fondi del gioco del lotto, in base a quanto regolato dalla legge 662/96[3].

Fra le meraviglie del Museo, c’è lo Zeus di Ugento. Meraviglia assoluta dell’arte magno-greca,

Fra le meraviglie del Museo, c’è lo Zeus di Ugento. Meraviglia assoluta dell’arte magno-greca, è una stupenda statua bronzea, proveniente dalla grande città messapica di Ugento, che ci riporta al 530 a. C. e dentro uno spaccato fondamentale della cultura messapica e del suo Olimpo: il culto per Zis Batàs: lo Zeus saettante. Alto 74 cm, poggia su un capitello in stile dorico e rappresenta il dio colto, nell’attimo in cui sta per scagliare un fulmine.

Riproduzione Veneri di Parabita, in legno d'ulivo Le veneri di Parabita sono due statuette

Riproduzione Veneri di Parabita, in legno d'ulivo Le veneri di Parabita sono due statuette di epoca preistorica , che rappresentano donne: questo tipo di opere d'arte vengono chiamate veneri paleolitiche. Le statuette sono scolpite in osso di cavallo e hanno un'età di 12. 000 -14. 000 anni. Sono conservate al museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce. Le statuette sono state rinvenute nel 1965 dal prof. Giuseppe Piscopo e collaboratori, nella grotta ora denominata Grotta delle Veneri, situata in località Monaci nel territorio del comune di Parabita, provincia di Lecce. [1]. La statuetta più grande misura 9 cm d'altezza, 2, 1 cm di larghezza e 2, 2 cm di spessore massimo, la statuetta più piccola misura 6, 1 cm d'altezza, 1, 5 cm di larghezza e 1, 2 cm di spessore massimo. Le statuette rappresentano donne in gravidanza: caratteristica peculiare dei due esemplari è la posizione delle braccia poste sul ventre, caratteristica condivisa con analoghi esemplari rinvenuti a Kostienki, località situata nel bacino del Don in Russia[2] e ad Avdejevo, Ucraina[3].

La Valle della Cupa, la grande depressione alluvionale del Salento centrale, ha restituito nel

La Valle della Cupa, la grande depressione alluvionale del Salento centrale, ha restituito nel 1968 la più antica scultura in pietra del Salento: il cosiddetto Idoletto di Arnesano. Presso l’attuale Comune, in località Riesci, già Cosimo De Giorgi aveva individuato, alla fine del 1800 l’esistenza di un villaggio del Neolitico, catalogando egli stesso numerosissimi reperti, fra armi, utensili in selce e ossidiana, oltre a tantissime terre cotte. Vasi ritrovati nella sepoltura… Oltre ovviamente alla statua, di grande suggestione visiva…

La monumentale Tomba dell’Atleta, un uomo vissuto a Taranto, presumibilmente nel V secolo a.

La monumentale Tomba dell’Atleta, un uomo vissuto a Taranto, presumibilmente nel V secolo a. C. e divenuto una leggenda. Campione di diverse Olimpiadi, nei vasi accanto a lui vediamo scene di gare sportive , come la corsa coi cavalli o il pugilato… Grazie ad un gioco di specchi, guardando in alto, si può vedere il suo scheletro: era un uomo alto 1, 70 m, un vero gigante per l’epoca.

Le sale, che ospitano i reperti della sezione greco-romana, mostrano una grandissima varietà di

Le sale, che ospitano i reperti della sezione greco-romana, mostrano una grandissima varietà di oggetti, sculture in marmo, mosaici pavimentali, tombe monumentali, sculture in pietra tenera, ceramiche delle necropoli, oreficerie. Due sale sono dedicate alle sculture in marmo, risalenti all’età ellenistica. Un’altra sala espone sculture, mosaici ed epigrafi, provenienti da edifici pubblici e privati, tra cui figurano le teste in pietra di carparo, risalenti al periodo romano. I mosaici pavimentali sono di estrema bellezza!

Fra i reperti più enigmatici, c’è la statua di basalto del dio egiziano Toth,

Fra i reperti più enigmatici, c’è la statua di basalto del dio egiziano Toth, proveniente da Hermopolis e riferibile al periodo Saitico della XXX dinastia del VI sec. a. C. , rimasta impigliata nelle reti di alcuni pescatori nel 1934 in prossimità dello scoglio della Malva, a Porto Cesareo. Quasi sicuramente il simulacro del dio della scienza, raffigurato nelle sembianze di babbuino, doveva far parte del carico di una nave oneraria romana, che rischiò il naufragio lungo le coste dell’antico porto di Sasina. Il 12 gennaio del 1932, il pescatore Raffaele Colelli di Porto Cesareo, insieme con il fratello Chicco Colelli e l’amico Eupremio Alemanno, all’ altezza dello scoglio della “Malva”, a circa 5 metri di profondità, pescano con la loro rete una statuetta alta 36 cm. , che sembra raffigurare una scimmia. La Statua viene presa in consegna dal Delegato di Spiaggia, il Brigadiere Luigi Caputo, il quale redige una precisa relazione. Spedita al Museo Archeologico di Taranto, a spese del Colelli (lire 24, 25), la statua viene sottoposta all’esame del direttore del Museo Egizio di Torino, professor Giulio Farina, il quale redige una breve perizia. Dopo circa due anni e dopo una lettera di sollecito, spedita dal Colelli al Museo Archeologico di Taranto, al pescatore viene riconosciuto un assegno di Lire 549, 50, rappresentante il valore attribuito alla statua. Questa statua in basalto verde rappresenta un reperto di grande interesse. Thot è una complessa divinità egiziana, rappresentata generalmente in forma di scimmia Cinocefala o di Ibis, la si può identificare con l’Hermes Greco o il Mercurio Romano. Questa divinità presiedeva alla scansione del tempo, collegato alla Luna, ma era anche il protettore degli Scribi e svolgeva un ruolo importante nel mondo degli Inferi e nel culto dei Morti

Nella grande collezione numismatica, una moneta che raffigura il mito di Taras, il fondatore

Nella grande collezione numismatica, una moneta che raffigura il mito di Taras, il fondatore spirituale dell’antica colonia spartana: circa 2000 anni prima di Cristo, mentre sulle rive italiche del mar Ionio Taras compiva sacrifici per onorare suo padre Poseidone, gli sarebbe apparso improvvisamente un delfino, segno che avrebbe interpretato di buon auspicio per fondare una città da dedicare a sua madre Satyria, da cui deriva il nome della odierna località di Saturo.

Le scene raffigurate su vasi e ceramiche varie riportano la quotidianità della vita di

Le scene raffigurate su vasi e ceramiche varie riportano la quotidianità della vita di allora ma anche il mito: qui sopra vediamo quello di Prometeo (“colui che riflette prima”). Era un titano amico degli uomini e del progresso: rubò il fuoco agli dei per darlo all’umanità e subì per questo la punizione di Zeus che lo incatenò ad una rupe ai confini del mondo, dove un aquila andava ogni giorno a mangiargli il fegato, perché essendo egli comunque immortale, ogni giorno gli ricresceva. Fu poi sprofondato nel Tartaro, al centro della Terra. Ha spesso simboleggiato la lotta del progresso e della libertà contro il potere.

Un’altra grande scoperta del XIX secolo, che qui è custodita, sono le splendide statue

Un’altra grande scoperta del XIX secolo, che qui è custodita, sono le splendide statue delle Cariatidi di Vaste, che gettarono nuova luce sulla magnificenza dell’antica Basta, città messapica e poi romana, dove una ricca famiglia fece costruire questo monumentale ipogeo per accogliere i suoi morti. La struttura era costituita da tre ambienti, uno dei quali a cielo aperto, e gli altri da due camere accostate. L’ingresso era abbellito da 4 splendide statue di donna. Le 4 cariatidi sostenevano un sontuoso fregio, decorato da un bassorilievo che raffigurava la corsa di un carro trainato da leoni e guidato da guerrieri. Questa era una terra “ricca”, dalla preistoria in poi sempre ha dato la possibilità di crescere alle genti che l’hanno abitata. Osservando questo splendido Museo si comprende appieno anche questo! Da visitare, per chiunque voglia arricchirsi coi valori che servirebbero adesso, al mondo di oggi.

Le varie sale che si susseguono mostrano la ceramica proveniente dalla necropoli, secondo un

Le varie sale che si susseguono mostrano la ceramica proveniente dalla necropoli, secondo un percorso cronologico che va dal periodo della fondazione di Taranto fino all’età arcaica, tra cui spiccano le opere protocorinzie e corinzie realizzate nella città di Corinto e poi esportate. Dalle necropoli di età arcaica provengono i vasi con illustrazioni di personaggi e scene mitologiche, di grande suggestione, perché come uno scatto fotografico ci riportano alla cultura ed al vissuto dell’epoca. Di grande rilievo è la collezione di oggetti in oro risalenti al periodo che va dall’età arcaica a quella bizantina, realizzati con incredibili abilità tecnica…