Lezione 13 Re e regalit nellesperienza storica dei















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Lezione 13. Re e regalità nell’esperienza storica dei Greci antichi.
Un archetipo mitico della regalità: Teseo (qui nell’atto di uccidere il Minotauro).
Gli Eraclidi e il Peloponneso: Temeno ad Argo, Cresfonte in Messenia, i due figli di Aristodemo (Euristene e Procle) a Sparta
Regalità storiche dell’Età del Bronzo: la Grecia dei palazzi micenei A sin. , ricostruzione della rocca di Micene nel XIII sec. e ‘maschera di Agamennone’. Al centro, schema della struttura della società micenea (M. Cultraro, I Micenei, 2006). A ds. , tavoletta in Lineare B da Pilo e pianta del ‘palazzo di Nestore’.
Regalità cittadine nella Grecia storica: e Sparta, come al solito, fa storia a sé I due figli di Aristodemo (Euristene e Procle) a Sparta sono considerati i capostipiti delle due dinastie di re, gli Agiadi e gli Euripontidi.
Aristotele, Politica III, 1285 b: 5 tipi di basileia; quella spartana è un caso a sé Vi sono dunque questi tipi di regalità, quattro di numero: la prima è quella dei tempi eroici, che era esercitata su persone che la accettavano volontariamente e riguardava certi campi ben delimitati (il re infatti era generale, giudice e signore dei rapporti con le divinità); la seconda è la regalità barbarica, che è un potere dispotico, ereditario, esercitato secondo legge; la terza è il potere del cosiddetto aisymnetes, che è una sorta di tirannide elettiva; la quarta è la regalità lacone, che è, per dirlo semplicemente, un comando militare ereditario a vita (στρατηγία κατὰ γένος ἀίδιος). (…) Un quinto tipo di regalità si ha quando un solo uomo è signore di tutte le cose come ciascun popolo e ciascuna città lo è degli affari pubblici, ed è strutturata come il potere che si esercita sulla propria casa: come infatti quella domestica è una sorta di regalità esercitata sulla casa, così la monarchia assoluta (παμβασιλεία) è un potere esercitato su una o più città, uno o più popoli.
Erodoto, Storie VI 58: i re incarnano l’unità dello stato spartano in tutte le sue componenti Queste cose sono concesse dalla comunità degli Spartiati ai re quando sono in vita, le seguenti, invece, quando muoiono: cavalieri annunciano l’accaduto in tutta la Laconia, mentre in città donne se ne vanno in giro percuotendo lebeti. Dopo che ciò è avvenuto, è necessario che per ogni famiglia due persone prendano i segni del lutto, un uomo e una donna: a quelli che non lo fanno sono inflitte gravi pene. In occasione della morte dei re l’usanza praticata dagli Spartani è la stessa che c’è anche fra i barbari dell’Asia: la maggior parte dei barbari, infatti, segue quest’usanza in occasione della morte dei re. Quando muore un re degli Spartani, da tutta Sparta, oltre agli Spartiati, un certo numero di perieci deve andare ai funerali. Quando si sono riuniti in uno stesso luogo molte migliaia di costoro, nonché di iloti e degli stessi Spartiati, insieme alle donne si percuotono con foga il viso e lanciano lamenti interminabili, affermando di volta in volta che l’ultimo re vissuto fosse il migliore. Se uno dei re muore in guerra, preparano un’immagine di lui e la portano in processione su un letto ben adornato. Dopo la sepoltura non si tiene mercato per dieci giorni né si riunisce l’assemblea per eleggere i magistrati, ma osservano il lutto per tutti questi giorni.
Regalità ‘etniche’ ai margini dell’Hellenikon: Epiro e Macedonia
Un eloquente parere di Isocrate sulla regalità macedone, spiegato a Filippo II (Filippo 106 -108): Tuo padre era in buoni rapporti con tutte queste città alle quali ti invito a rivolgere la tua attenzione (= Argo, Tebe, Sparta, Atene); quanto al fondatore del vostro regno, essendo più ambizioso dei propri concittadini e aspirando alla monarchia, non decise in modo analogo a coloro che nutrivano ambizioni di questo genere. Questi, infatti, si procuravano quest’onore facendo nascere nelle proprie città discordie, disordini e stragi, mentre egli lasciò del tutto la terra ellenica e volle occupare il regno di Macedonia: sapeva infatti che i Greci non sono abituati a sopportare le monarchie, mentre gli altri non sono capaci di organizzare la propria vita al di fuori di questa forma di governo. E dalla sua particolare consapevolezza di ciò derivò che anche il suo regno si differenziasse nettamente dagli altri: essendo stato il solo dei Greci, infatti, ad accettare l’idea di governare una stirpe diversa, fu anche il solo che riuscì a sottrarsi ai pericoli connessi alle monarchie. Si può infatti constatare che coloro che hanno realizzato qualcosa di simile tra i Greci non solo sono stati distrutti loro, ma anche la loro stirpe è sparita dal genere umano, mentre egli ha vissuto la propria vita in prosperità e ha lasciato alla stirpe gli stessi onori di cui godeva lui.
La regalità macedone: carismatica o ‘costituzionale’? 3 1 2 In alto a sin. , Alessandro alla testa delle truppe macedoni in un famoso mosaico pompeiano. Sono le iscrizioni a informarci sull’attività dei re come legislatori: Alessandro definisce i limiti del territorio di Filippi (1); Filippo V scrive agli Anfipoliti sui diritti dei forestieri residenti in città (2) ed emana per tutto il regno un codice militare (3).
Il re macedone come rappresentante unico del suo stato: a sinistra, il trattato tra “Aminta figlio di Errideo” (Aminta III, padre di Filippo II) e i Calcidesi, degli inizi del IV sec. a. C. ; in basso, tetradracma di Filippo II.
Tocca proprio a un allievo di Aristotele, Alessandro, trasformare il Mediterraneo e il Vicino Oriente in un mosaico di stati monarchici a guida greco-macedone A sinistra, Alessandro (Iskandar) insieme a sette filosofi (inclusi Socrate, Platone e Aristotele) in una miniatura araba del XVI secolo. A destra, i regni ellenistici verso il 240 a. C.
Con le conquiste di Alessandro (334 -323 a. C. ) si apre un mondo nuovo, in cui anche la regalità subisce influenze differenti e si adatta alle tradizioni locali. 1 3 1. Alessandro con la leonte di Eracle, capostipite dei re macedoni. 2. Il re Dario in un rilievo di Persepoli. 3. Il ‘cilindro di Borsippa’, testo cuneiforme relativo ad Antioco I. 4. Tolemeo II in un gruppo scultoreo da Eliopoli che lo ritrae con la sorella e moglie Arsinoe. 2 4
Per farsi accettare dai Greci, però, il re ellenistico deve essere essenzialmente un benefattore (euergetes) Isocrate, Filippo 154: Non mi resta allora che riassumere quanto ti ho detto finora, in modo che tu possa cogliere in poco spazio l’essenza dei miei suggerimenti. Quello che io dico è che ti conviene beneficare i Greci, regnare sui Macedoni, ed esercitare il dominio sul maggior numero possibile di barbari (τοὺς μὲν Ἕλληνας εὐεργετεῖν, Μακεδόνων δὲ βασιλεύειν, τῶν δὲ βαρβάρων ὡς πλείστων ἄρχειν). Se agirai così, tutti ti saranno grati: i Greci per i benefici che ricevono da te, i Macedoni se li governi da re e non da tiranno, e tutte le altre stirpi se grazie a te si libereranno del dispotismo barbarico e saranno posti sotto la protezione dei Greci. In alto, l’iscrizione di consacrazione del tempio di Atena Polias a Priene da parte di Alessandro.