La sussidiariet orizzontale esperienze e modelli a confronto








































































































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La sussidiarietà orizzontale: esperienze e modelli a confronto L’attuazione della sussidiarietà orizzontale in Lombardia Alberto Ceriani Osservatorio sulla riforma amministrativa e il federalismo
Condizioni che influiscono sul governo regionale: la scala europea Con 9. 328. 000 residenti (2005) la Regione Lombardia supera per dimensione demografica: 27 dei 44 Paesi europei Ø 6 dei Paesi membri dell’Unione Europea a 15 Ø 7 dei 10 nuovi membri dell’Unione a 25
Condizioni che influiscono sul governo regionale: un sistema policentrico • Dipendenti pubblici totali: 400 mila – di cui dipendenti Regione Lombardia e degli Enti regionali 5000 (12%) • Incidenza spesa regionale sul Pil regionale: 3. 9% (5. 7% con le retribuzioni) • Spesa pubblica regionalizzata: 157 miliardi di euro – di cui spesa regionale: 17 miliardi di euro 10% • Compresenza di grandi e piccoli enti con propri interventi di programmazione: Ministeri, Ferrovie, Autostrade, Servizi elettrici e utilities, 11 province, 1546 comuni, 30 comunità montane, 65 Unioni di Comuni • Attivo tessuto sociale: 3500 organizzazioni di volontariato, 600 associazioni senza scopo di lucro, 1100 coop. Sociali, 495 Ipab
I principi guida • Sussidiarietà, libertà, trasparenza • La persona e le formazioni sociali vengono prima dello Stato e sono per natura titolari di diritti che lo Stato è chiamato a riconoscere e non a concedere • Non è lecito che gli enti di livello superiore si assumano compiti che possono essere più efficacemente svolti dagli enti inferiori • Sostegno alle formazioni sociali e libertà di scelta • Vanno garantite condizioni di trasparenza dei processi decisionali, valorizzata la conoscenza sui bisogni e meglio organizzate le informazioni • Visione unitaria della Lombardia, orientata da programmi condivisi
Il paradigma “sperimentale” • “Politiche e programmi sono ipotesi. Questo è ciò che essi sono e questo è il modo in cui essi dovrebbero essere trattati. Essi sono asserzioni di fatto nella forma ‘se…allora’ il cui valore di verità non è stato ancora determinato. Essi appartengono perciò alla classe delle assunzioni non verificate e non possono essere accettate a priori. Un piano per sua natura non è un fatto e perciò, porta con sé una elevata probabilità di errore” (Landau, 1973, p. 539) • Da ciò consegue che l’applicazione di una politica altro non è che un esperimento; un esperimento durante il quale si verifica “in corso d’opera” se, e in che misura, l’ipotesi che sta alla base della legge è valida
Sussidiarietà orizzontale: i 4 modelli Quattro “modelli guida” adottati in Lombardia: 1. 2. Pura esternalizzazione dei servizi (outsourcing convenzioni) l’ente pubblico (comune, asl, ecc. ) mantiene programmazione e leve strategiche e affida l’esecuzione del servizio ai privati. Dal punto di vista dei soggetti privati, l’attività svolta in convenzione con l’ente pubblico esaurisce l’orizzonte operativo e strategico del soggetto convenzionato Sussidiarietà “per progetti” con coinvolgimento di cooperative sociali le leve strategiche dell’intervento restano in mano all’ente pubblico, la stipula della convenzione avviene dopo l’espletamento di una gara nella quale esso fissa gli obiettivi di fondo e assegna le risorse senza coinvolgersi nella programmazione dei singoli servizi. L’approvazione del progetto da parte dell’ente pubblico influenza, ma non determina, l’attività e la sopravvivenza dei soggetti privati (cooperative) convenzionati
Sussidiarietà orizzontale: i 4 modelli (segue) 3. Valorizzazione delle iniziative dei privati (scuole materne, oratori) l’ente pubblico riconosce e sostiene, per via legislativa, le iniziative di privati che si impongano all’attenzione della società in quanto benemerite ed eccellenti. Il soggetto sussidiato progetta e realizza secondo l’originalità del suo metodo; l’ente pubblico, sostenendolo senza ingerenza, gli consente di mantenere nelle proprie mani quelle leve strategiche danno dignità e forza alla sua compagine 4. Redistribuzione delle risorse senza apparato istituzionale di gestione (monetarizzazione) la pubblica amministrazione restituisce ai privati l’iniziativa in quei settori nella quale lo richiedono e si mostrano preparati. Gli strumenti utilizzabili a tal fine sono: il voucher; il buono servizio; la riduzione fiscale
Esempi concreti /1 • Modelli operativi e principi ordinatori: – ad esempio il binomio accreditamento/voucher • Realizzare esempi positivi, best practices da seguire e riprodurre: – ad esempio sostegno della gestione associata dei piccoli enti locali e rapporto enti locali - onlus • Formare una mentalità ed una prassi sussidiaria nella Pubblica Amministrazione: – costruire accordi territoriali
Esempi concreti /2 In campo sociale: • • • La riforma della sanità Il “buono scuola” Il buono socio sanitario La legge sulla famiglia La riforma dei servizi per l’impiego I patti locali per la sicurezza
Esempi concreti /3 In campo economico-produttivo: • • Il voucher tecnologico I distretti industriali Le antenne per l’internazionalizzazione delle imprese Lo sviluppo del capitale umano e della competitività
Esempi concreti /4 In campo infrastrutturale e territoriale: • • • Il project financing I servizi di pubblica utilità Il governo del territorio I Progetti integrati di sviluppo locale I programmi di prevenzione e protezione civile Le politiche per la montagna e l’agricoltura
Approfondimenti. • • Scuole materne Cooperative sociali Ipab Sussidiarietà fiscale Buono scuola • Bre. Be. Mi • Aggregazione multiutilities • Nuova Fiera di Milano • Accreditamento e sistemi di regolazione
Scuole materne: un servizio per i piccoli centri • Su 1546 comuni, 821 (53, 1%) hanno attivato almeno una convenzione con una scuola materna privata, per una media di 0, 95 scuole materne autonome per comune • Il fenomeno interessa 107. 240 alunni utenti, 4. 521 sezioni, 5. 350 insegnanti, 3. 068 ausiliari e 711 operatori amministrativi (per un totale di 9. 129 collaboratori) • Le amministrazioni che più applicano il principio di sussidiarietà in materia di scuole materne, indirizzando a queste ultime un numero elevato di alunni, sono quelle dei comuni più piccoli. Mentre i comuni con meno di 20. 000 abitanti fanno registrare valori superiori alla media, quelli di dimensione maggiore fanno registrare i valori più bassi • Gli oscillatori variano da una punta minima di 4, 46 alunni di scuola materna autonoma ogni 1. 000 abitanti per il comune di Milano ad una punta massima di 15, 41 alunni per 1. 000 abitanti nei comuni con popolazione compresa tra i 5. 000 e i 10. 000
Scuole materne l’aiuto regionale ad un settore in sofferenza • Scenario: in tutta Italia le scuole materne autonome stanno chiudendo perché la crisi di vocazioni religiose e la generale sostituzione di personale volontario con personale dipendente rende instabile l’equilibrio economico scaricando i costi sui promotori (che chiudono) o sulle rette (che allontanano fasce crescenti di utenza e costringono a chiudere) Scuole materne non statali in Italia dal 1971/72 al 2001/02. Numeri indice 71=100 Intervento regionale: la l. r. 8/99 ha come obiettivo il contenimento delle rette poste a carico delle famiglie. Scuole Alunni
Scuole materne l’aiuto regionale ad un settore in sofferenza • Le scuole autonome lombarde sono suddivise in modo abbastanza equilibrato fra realtà gestite dagli enti locali (28%), dagli istituti religiosi (40%) e da organizzazioni non religiose (32%) • La Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di iscritti alla scuola dell’infanzia (243. 405 alunni). • Le scuole dell’infanzia autonome attraggono il 58% della domanda di istruzione privata e paritaria e presentano un numero di iscritti superiore a quello delle scuole di infanzia autonome di qualsiasi altra regione (142. 760 allievi)
Scuole materne l’aiuto regionale ad un settore in sofferenza • I contributi pubblici alle scuole dell’infanzia autonome rappresentano una voce di entrata indispensabile per la loro sopravvivenza. Nell’a. s. 2001/02 esse costituivano il 45, 7% delle entrate complessive aggregate • Il 48, 6% dei contributi sono versati dai comuni, il 10, 2% dalla Regione, e il 41, 3% dallo Stato (come disposto dalla legge 62/00) • Nel triennio 1999/02 i contributi pubblici sono cresciuti del 25, 5%. La loro composizione è variata nel tempo, registrando una riduzione dei contributi erogati dagli Enti Locali, ed un incremento di quelli erogati dallo stato • Il sistema dei contributi ha consolidato un servizio per le famiglie
Cooperative sociali il tentativo di alleggerire la gestione burocratica in un settore dinamico • Scenario: Le cooperative sociali (1100) rispondono alle esigenze manifestate dalla società con un’offerta innovativa, contribuendo a realizzare un’imprenditorialità dall’impostazione solidaristica e favorendo l’emergere di iniziative in forma volontaristica e associazionistica. • La diffusione di iniziative di questo tipo ha smosso l’attenzione delle amministrazioni locali, spingendole ad instaurare e stringere convenzioni con le cooperative sociali per stabilizzare la fornitura di questi servizi • L’Osservatorio ha compiuto un monitoraggio dell’andamento dei rapporti convenzionali tra cooperative sociali e enti pubblici Intervento regionale: l. r. n. 21/2003
Cooperative sociali il tentativo di alleggerire la gestione burocratica in un settore dinamico • Convenzioni complessivamente stipulate: 4. 287 – il 75, 4% appartiene all’ambito istituzionale della gestione di servizi socio-sanitari, educativi ed assistenziali (coop. soc. di tipo A) – il 23, 8% all’ambito istituzionale dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (coop. soc. di tipo B) – i Comuni sono l’ente pubblico più importante per la partnership delle cooperative sociali – le cooperative lombarde che stipulano convenzioni con i comuni sono 783 – rilevante il ruolo della contrattualistica per ridurre i rischi di esternalizzazione opportunistica
IPAB il tentativo di restituire un assetto giuridico consono alla loro natura • Scenario: Le IPAB (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza) sono state oggetto negli ultimi anni di un importante processo di trasformazione e di riorganizzazione che dovrebbe aver portato tali enti ad assumere un assetto istituzionale ed organizzativo più consono alla loro natura. • Intervento Regionale: Legge Regionale 13 febbraio 2003
IPAB il tentativo di restituire un assetto giuridico consono alla loro natura La Regione Lombardia ha prodotto la Legge Regionale 13 febbraio 2003, n. 1, che propone due alternative di forma giuridica per le ex Ipab: · la trasformazione in ente con personalità giuridica di diritto privato; · la trasformazione in Asp, Aziende di Servizi alle Persona, mantenendo la connotazione pubblica. Il principale nodo emerso è quello della sussidiarietà fiscale e quello del rapporto con il territorio. In particolare si tratta di rivendicare il diritto della Regione di definire come debba essere inteso il concetto di assistenza pubblica e se esso debba riguardare o meno, ad esempio, l’assistenza agli anziani. Un diritto che non può essere negato e assegnato allo stato centrale per il solo fatto che una norma di quest’ultimo fa discendere da questa qualifica la definizione di onlus e i relativi benefici fiscali.
Onlus l’impatto dell’esenzione dall’IRAP • • • Scenario: Le ONLUS, Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, sono state introdotte nel nostro ordinamento, dal Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Nell’ambito di un’attività di riordino della legislazione fiscale degli enti non commerciali e degli enti non profit in genere la figura dell’Onlus è stata istituita per individuare un’ampia categoria di soggetti cui il fisco riconosce un trattamento di particolare favore. – L’appartenenza alla categoria delle Onlus non si basa, infatti, sulla mera previsione della mancanza dello scopo di lucro nell’attività dell’ente, caratteristica comune a tutti gli enti non profit. – Accanto a tale requisito deve infatti emergere una finalità ed una operatività che presenti particolari aspetti di utilità per l’intera collettività. Intervento Regionale: Legge Regionale 18 dicembre 2001, n 27
Onlus l’impatto dell’esenzione dall’IRAP • Negli studi di caso le risorse liberate sembrerebbero essere state prontamente impiegate nel processo produttivo, contribuendo allo sviluppo del settore • Gli effetti economici della riduzione dell’Irap risultano distribuiti tra: – migliore remunerazione dei lavoratori dipendenti – minori prezzi praticati, a vantaggio delle pubbliche amministrazioni clienti, senza incidere in modo significativo sulla remunerazione degli enti non profit.
Buono scuola valutazione qualitativa • Dirigenti scolastici pubblici – condividono la finalità della parità ma non lo strumento del buono scuola e la priorità che la regione assegna a tale strumento • Gestori di scuole paritarie e private – apprezzano le finalità e lo strumento che incide sull’utenza della scuola paritaria nel senso che in Lombardia “tengono” gli iscritti mentre altrove declinano. Apprezzano misure a favore dei portatori di handicap. Sull’andamento delle rette segnalano la forte influenza dei costi • Genitori beneficiari – apprezzano le finalità e lo strumento con aspettative di maggior copertura e avvicinamento dei costi tra pubblico e privato. Osservazioni critiche ad alcune fasi operative (precarietà annuale, dopo la scelta della scuola; pagamenti a rimborso che non evitano l’esborso all’iscrizione)
Buono scuola valutazione quantitativa • I redditi (ISEE) delle 48. 160 famiglie percipienti nell’A. S. 2002/2003 : – Valore medio: ISEE € 31. 350 – Valore mediano: ISEE € 16. 790 – Valore modale: ISEE € 18. 468 • L’ 86% delle famiglie che hanno percepito il buono scuola ha redditi inferiori alla media – Il valor medio è molto influenzato da poche famiglie molto abbienti • La maggior parte delle osservazioni si addensa nella fascia compresa tra € 11. 000 e € 34. 000 (ISEE) – Altre caratteristiche della distribuzione: • Il 50% si colloca sotto la soglia di € 16. 790 • Il 36% si colloca tra € 16. 790 e € 31. 350 • Il 14% si colloca oltre € 31. 350
Buono scuola modello IBIR (Indice di Benessere indotto dalla Regolamentazione) per la collettività/ beneficiari diretti dell’intervento e istituti scolastici Informazione indicatori di impatto Valutazione ex post indicatori di efficacia SERVIZIO IMPATTO Beneficio netto indiretto Efficacia percepita indicatori di efficienza Efficienza percepita indicatori di beneficio indicatori di contatto Collettività indicatori di fiducia COMUNICAZIONE /CONTATTO nel sistema pubblico BENEFICIO EFFETTO DIRETTO NETTO indicatori di utilità Utilità FIDUCIA PERCEPITO indicatori di pertinenza VALORE percepito Pertinenza indicatori di riferimento ATTESE/ Sostenibilità indicatori di valore INDICE di BENESSERE percepito INDOTTO DENUNCE DISSERVIZI percepito indicatori di benessere sociale indicatori di disservizio
Il progetto “Bre. Be. Mi. ”/1 • E’ il progetto di costruzione dell’autostrada diretta Brescia-Bergamo-Milano, opera nata da uno studio congiunto delle Camere di Commercio di Brescia, Bergamo e Milano alla fine degli anni ‘ 90 • E’ finalizzata a risolvere vari problemi sulla tratta autostradale tra i quali: – – Sicurezza Inquinamento Deperimento della qualità della vita Costi economici aggiuntivi per le aziende
Il progetto “Bre. Be. Mi. ”/2 • Il grande elemento di novità di quest’opera consiste nell’essere interamente ideata in project financing: – Iniziativa del privato che interviene mediante il finanziamento dell’opera assumendosi il relativo rischio. Le leggi italiane prevedono in cambio la concessione per il rientro delle spese (legge Merloni-ter)
Il progetto “Bre. Be. Mi. ”/3 • Il ruolo centrale nella fase iniziale dell’opera è svolto dal promotore (privato) non più solo dallo Stato (pubblico) • Imprese, dirigenti e Pubblica Amministrazione sono chiamati a costruire insieme per rendere il servizio pubblico sempre più accessibile a tutti • Un esempio di forte innovazione nel campo infrastrutturale
Il progetto di aggregazione delle Utilities Lombarde/1 • La sussidiarietà può esprimersi non solo attraverso il ritiro del Pubblico a vantaggio del Privato ma anche mediante l’ausilio alla sua azione per svolgere insieme un ruolo pubblico: migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi di rete per il cittadino (energia, rifiuti, trasporti)
Il progetto di aggregazione delle Utilities Lombarde/2 • Come il pubblico potrebbe non essere sussidiario? – Attraverso l’imposizione a tutti di un progetto “regionale” – Attraverso aggregazioni meramente finanziarie o attraverso le quali il soggetto più grande ingloba il più piccolo – Attraverso la privatizzazione massiccia in cui il pubblico “fa solo cassa” disinteressandosi della qualità del servizio – Ignorando il problema e applicando un idea astratta di laissez-faire liberista
Il progetto di aggregazione delle Utilities Lombarde/3 • Qual è la posizione di Regione Lombardia? – Con la Legge regionale 26/2003 ha disciplinato il settore dei servizi pubblici come di interesse economico generale e ha previsto autorità di garanzia e controllo – ha promosso un progetto di aggregazione delle Utilities basato sul rispetto delle realtà territoriali e sul ruolo centrale dei soggetti locali
La nuova Fiera di Milano: trenta mesi per cambiare il volto di un territorio (con: Stato, Provincia, Comuni, Agip, Soc. Autostrade)
Il progetto • Ente guida: Fondazione Fiera Milano, soggetto economico privato costituito a seguito di legge regionale • Esigenze: – rispondere alle esigenze di trasformazione del sistema fieristico milanese per favorire la crescita dell’economia in Lombardia e in Italia, consolidare la leadership internazionale nel mercato fieristico, permettere una maggior vivibilità dell’area di Milano in cui la Fiera è storicamente insediata – Affrontare un progetto molto complesso per presenza opera di bonifica del terreno e della falda, modello organizzativo, tempi dell’operazione, dimensioni, tipo di infrastrutture
Le tappe della trasformazione – La raffineria Agip - inizio 2001
Il primo passo: la bonifica Il Nuovo Polo di Fiera Milano è sorto su un’area un tempo occupata da una raffineria Agip. Era uno dei territori più inquinati della provincia di Milano. La bonifica si è svolta in due fasi distinte: 31 dicembre 2001: completamento prima fase 17 ottobre 2003: ultimazione lavori, in contemporanea alla costruzione dei padiglioni. 19 dicembre 2003: certificazione di avvenuta bonifica
Il general contractor Responsabilità unica della progettazione, realizzazione e service Uno schema contrattuale che contempla una chiara allocazione di rischi e responsabilità Tempi di realizzazione più brevi e costi certi
L’innalzamento del primo pilone – 6 maggio 2003
Il Nuovo Polo di Fiera Milano – novembre 2004
Le infrastrutture Nord Tangenziale Ovest A 8 Milano-Laghi S. S. n. 33 “del Sempione” Infrastrutture di viabilità esistenti Nuova S. P. n. 46 “Rho-Monza” Metropolitana Linea 1 Linee ferroviarie esistenti COMUNE DI RHO Nuova viabilità di accesso al Polo Prolungamento Metropolitana Fermata Alta Capacità e Linee Ferroviarie esistenti Linea Alta Capacità NUOVO POLO DI FIERA MILANO Stazione MM di Rho-Fiera A 4 Milano-Torino COMUNE DI PERO COMUNE DI MILANO Tangenziale Ovest Stazione MM di Pero Molino Dorino
Le dimensioni finali Superfici: fondiaria: 2 milioni di metri quadrati costruita: 530. 000 metri quadrati Lunghezza asse centrale: 1, 3 Km Parcheggi: Sale convegno: Ristoranti: Bar: Area a verde pubblico: 20. 000 posti auto 80 21 60 180. 000 metri quadrati
Risultati di un metodo costruito con • Ricerche sul territorio conoscenza • Comunicazione trasparenza • Rapporto con le istituzioni condivisione, sussidiarietà • Integrazione risorse finanziarie
Accreditamento e regolazione nel sistema della formazione professionale
Le ipotesi di lavoro Individuare leve efficaci a far evolvere il “Sistema Formazione e Orientamento” dai requisiti minimi ai requisiti di eccellenza ponendosi domande sul suo funzionamento § Come reagiscono singole parti del sistema quando si pongono regole di riferimento? § Una volta che si è “obbedito” alle regole, come ci si attrezza per dar luogo a ulteriori processi di miglioramento? § Come si generano esperienze di autovalutazione e miglioramento e cosa producono di realmente positivo? § Come l’ente regolatore regionale può favorire eventuali fattori di sistema? § Che parte riveste nella regolazione regionale e degli enti l’attenzione agli utenti?
Risultati sintetici • Autovalutazione presente in tutti gli enti con procedure classiche (customer, prestazioni, rapporti con esterno, programmazione, ecc. ) e numerosi strumenti operativi (possibilità archivio esperienze) • Adesione al modello accreditamento – UNI EN ISO ed eventualmente evoluzione e personalizzazione • Processi interni influenzati dalla regolazione esterna • Attenzione standard all’utenza • Frequenti occasioni di miglioramento nelle quali l’ente regolatore è sempre parte
Si migliora con legami forti con l’accreditamento
Contributi al miglioramento ORIENTAMENTO NUOVI RAPPORTI CON ENTI – ARTIGIANI – IMPRESE. EFFETTI ANCHE SUL PERSONALE PARTECIPAZIONE BORSA LAVORO CON RISULTATI POSITIVI PERSONALE LAVORO SUI PUNTI DEBOLI DEI DOCENTI ANALISI CURRICULUM E PRESTAZIONI DEL PERSONALE INTERNO (60) NUOVI PROFILI ORGANIZZATIVI E CONTRATTUALIZZAZIONE INVESTIMENTI IN FORMAZIONE. DEFINIZIONE NUOVE FIGURE (coordinatore, progettista, tutor) NUOVA CONSAPEVOLEZZA – CENTRALITA’ RISORSE UMANE Requisiti profili professionali Investimenti in formazione Effetti sulla qualità formativa Valutazione del personale interno - esterno
Si migliora con alte culture professionali
Contributi al miglioramento SISTEMA ORGANIZZATIVO ADESIONE GLOBALE AL MODELLO DELL’ACCREDITAMENTO FORTI INNOVAZIONI ORGANIZZATIVE NUOVE PROSPETTIVE DEL COORDINAMENTO TRA GLI OPERATORI AGGIORNAMENTO METODI DI CUSTOMER RUOLO STRUMENTALE DELLE TECNOLOGIE INFORMATICHE ALTO IMPATTO DELL’ACCREDITAMENTO SUL PROFILO ORGANIZZATIVO Integrazione professionale Ruolo delle tecnologie informatiche Migliore reporting
Si migliora a seguito del protocollo Regione - Miur SPERIMENTAZIONE TRIENNALE I CORSI TRIENNALI METTONO SOTTO TENSIONE TUTTE LE PROCEDURE E TUTTO IL CONSOLIDATO DEI CENTRI (sicurezza, obiettivi formativi, monte ore, crediti formativi, rapporti con l’utenza) FORTE CAMBIAMENTO DI RUOLO DEI CENTRI E DEGLI OPERATORI EFFETTI ANCHE SULL’OFFERTA FORMATIVA TRADIZIONALE NUOVI PROCESSI DI GESTIONE E DI RAPPORTO OPERATORI / TUTOR / COORDINATORI (confronti pratici / teorici) EFFETTI DI UNA FORTE SPERIMENTAZIONE DIDATTICA Ruolo e assetto dei Centri Effetto apprendimento Percezione di crescita della “dignità” operativa e sociale della FP Pressione su tutte le dimensioni operative
Una sintesi: la percezione di appartenere ad un “sistema accreditato” • Tutti si riconoscono in un processo fatto di regole formali e informali, procedure, modi di fare, norme, valori, credenze, aspettative che ha dato forma ad un “sistema”. L’idea di “processo” e “sistema” sono incorporate nei centri • Aspettative di incisività dell’accreditamento definite sulla base dei comportamenti del soggetto regolatore • Ruolo dei confronti con le prestazioni di organizzazioni simili • Modello contributo – incentivi (quanto conviene investire in relazione a quanto è possibile ottenere o si spera di ottenere)
Seconda sintesi: come si generano i cambiamenti • Riguardano tutti i processi, con frequenza della dimensione organizzativa, della gestione del personale, della qualità formativa, del rapporto con l’esterno • Necessità di disporre di risorse in eccedenza per poter raggiungere fini innovativi • Costi di acquisizione delle informazioni necessarie alla comprensione del funzionamento del centro • Scelta di procedere da letture complesse a letture semplificate (il costo delle informazioni aggiuntive supera la loro utilità marginale e ai centri non conviene decidere in condizioni di razionalità ottimale)
Prospettiva Interna La Struttura Sistemica Efficacia delle attività di Front office Soddisfazione del personale Collezione, conservazione, interpretazione, esibizione del patrimonio museale (attività core di back-office) Soddisfazione dei bisogni degli utenti Generazione di valore pubblico Politiche di gestione del personale (selezione, formazione, crescita/sistema incentivante) Efficienza gestionale Riconoscimento del valore pubblico generato Attrazione del volontariato Fund-raising Sviluppo delle Competenze critiche Risorse a disposizione Definizione ed esplicitazione della mission del servizio Definizione della struttura organizzativa (competenze, responsabilità, ruoli) Sistemi gestionali (P&C evoluto per il controllo delle performance BSC)
Prospettiva Utente La Struttura Sistemica Definizione ed esplicitazione della mission del servizio Contesto ambientale Efficacia delle politiche di comunicazione Immagine del museo Passaparola Bacino di utenza potenziale Soddisfazione dei bisogni degli utenti Attrattività Articolazione del sistema di offerta Numero di utenti Migliore comprensione delle istanze della comunità locale Creazione di Valore Pubblico Comprensione della diversità dei visitatori Efficacia della segmentazione della domanda Migliore conoscenza della domanda Accumulazione di Competenze critiche Sistemi di gestione più adeguati
Prospettiva Economico - Finanziaria La Struttura Sistemica Ricavi diretti Numero utenti Ricavi da servizi complementari (merchandising, concessioni di spazi a privati) Articolazione del sistema di offerta Attrattività del servizio Definizione ed esplicitazione della mission del servizio Introiti dalla gestione caratteristica Contributi privati Capacità di Investimento Creazione di Valore Pubblico Competenze di fund-raising Efficienza gestionale Contributi pubblici Mantenimento e sviluppo del patrimonio Vitalità di lungo termine (Sviluppo e sopravvivenza del servizio nel lungo termine)
Prospettiva del Sistema Autorizzante La Struttura Sistemica Efficienza Attrazione Risorse Capacità di investimento Legittimazione degli Stakeholder Percezione del Valore Pubblico generato Sistema normativo Valorizzazione del sistema Risposta ai bisogni della comunità Conservazione, Sviluppo del Patrimonio Supporto dello Sviluppo culturale Criteri per la misurazione del valore Definizione ed esplicitazione della mission del servizio Richieste degli Stakeholder
Elementi di sintesi
Sussidiarietà orizzontale: la funzione della normativa • E’ importante perché, in diversi casi, la legislazione lombarda di riferimento per i settori esaminati è più articolata rispetto alla legislazione di altre regioni italiane e della stessa legislazione statale • Grazie alle nuove norme “sussidiarie” lombarde, la Regione ha tentato interessanti esperimenti di sussidiarietà orizzontale diretta coinvolgendo direttamente la società civile (scuola materna, buono scuola, cooperative sociali) • Tale legislazione permette un ampliamento dell’attuazione della sussidiarietà soprattutto laddove la società civile è matura per offrire la partnership all’ente pubblico ma non è ancora sufficiente
Limiti nel rapporto pubblico - privati • Buona parte di ciò che viene classificato come sussidiarietà orizzontale può rimanere pura esternalizzazione di servizi che l’ente pubblico affida all’esterno per recupero di efficienza ed efficacia • La sussidiarietà è prevalentemente un momento di regolazione dei rapporti tra pubblici poteri e privato sociale, organizzazioni non profit, onlus, terzo settore con ancora spazi per l’imprenditoria profit • La sussidiarietà orizzontale viene confinata nel settore dei servizi sociali e in particolare dei servizi alla persona contenuto non sanitario • Il principio di sussidiarietà rischia di essere travisato e trasformato in uno strumento con il quale la società civile soccorre l’ente pubblico (anziché il contrario)
Il ruolo regionale • Sviluppare la sussidiarietà richiede uno spostamento dell’attenzione dei governi dalla dimensione normativa alla dimensione attuativa • “le maggiori implicazioni del principio di sussidiarietà riguardano la disciplina del procedimento amministrativo e dell’organizzazione” e possono rivelarsi cruciali per ridefinire un corretto rapporto tra cittadino. Stato e cittadino-amministrazione nella prospettiva di una democrazia partecipativa o di una amministrazione democratico-partecipativa e sussidiaria • Ripensare l’amministrazione sotto l’aspetto di entità erogatrice di servizi, come entità di regolazione e di controllo • Passare da una visione difensiva della sussidiarietà, in cui essa è vista essenzialmente come limite all’azione dei pubblici poteri, ad una visione promozionale della stessa, come fattore che permette di riformulare i processi decisionali che fanno capo al governo della società civile • Monitorare la capacità della società civile di organizzarsi per rispondere ai propri bisogni; intervenire incentivando e stimolando anche finanziariamente i soggetti che intendono auto-organizzarsi per rispondere ai propri bisogni, in un clima che valorizzi il pluralismo
Decalogo della sussidiarietà perché “Pubblico” e “Privato” ridefiniscano il proprio ruolo Fase conoscitiva: 1. Sviluppo di strumenti conoscitivi per identificare i bisogni sociali 2. Sviluppo di strumenti conoscitivi per identificare le risposte agli stessi già fornite dalla società civile 3. Identificazione delle “politiche” degli enti normatori sulla base dei primi due fattori identificati (politica della non sostituzione; creazione di reti di soggetti; formazione come stimolo alla creatività sociale; diffusione di best practices; …) 4. Progettazione di atti normativi di supporto o stimolo all’attività della società civile volta alla semplificazione amministrativa Fase attuativa: 5. Programmazione di interventi pubblici botton up nella forma dei “call for papers” 6. Valorizzazione degli enti più vicini ai cittadini 7. Strumenti convenzionali di relazione pubbblico-privato non standardizzati nell’indicazione dei servizi da fornire 8. Pluralismo nella fornitura di servizi 9. Finanziamento di formazioni sociali o enti del profit e del non profit già esistenti Fase di controllo: 10. Controlli sulla qualità dei servizi ex ante (accreditamento) ed ex post (rendicontazione e consumer satisfaction)
Conferme dopo un decennio di Lombardia “Regione della sussidiarietà” • Preferibili processi incisivi piuttosto che processi “esitanti” • Primato dell’orizzontale e del confronto con la società civile • Rapporto tra federalismo fiscale e sviluppo regionale: una scelta utile per tutto il Paese • Risultati effettivi nel riorientamento degli apparati tecnici e amministrativi • Risposte più efficaci sul welfare (con virtuosità della spesa sanitaria) • Possibilità di orientare il sistema sub regionale (partenariato, gestione associata) • Programmi strategici e infrastrutturali condivisi (fiera, corridoi di connessione interregionale e internazionale) • Sostegno ai territori svantaggiati (montagna, aree rurali)
Modelli sperimentati • Top-down. Enfasi sull’attuazione di programmi pubblici per mezzo di leggi, regolamenti, regole di finanziamento vincolanti • Donatore-beneficiario. Enfasi sulla dipendenza reciproca tra i diversi livelli di governo e sulla negoziazione • Imprenditorialità istituzionale locale. Enfasi sulla capacità degli amministratori di individuare spazi normativi, di alleanze e risorse per lo sviluppo locale • Network. Enfasi sulla capacità di soggetti pubblici e privati di trovare soluzioni condivise non alla portata dei singoli attori • Delega alla società civile. Enfasi sulle prassi sussidiarie
Teorie della regolazione • • Interesse pubblico – Fallimenti del mercato, regolazione come espressione di bisogni diffusi, azione disinteressata di regolatori ed esperti – Difficoltà di definizione univoca dell’interesse pubblico, sottovalutazione dell’influenza dei gruppi interessati, comportamenti auto-interessati dei regolatori Gruppi di interesse e interesse privato – Coalizioni vincenti pubblico-privato, stabilizzazione delle rendite regolative, auto-interesse dei regolatori – Economicismo (gli attori massimizzano il proprio interesse), assenza delle istituzioni Istituzionaliste – Importanti le regole e i contesti organizzativi, procedure di controllo e supervisione assicurano democraticità della regolazione – Difficoltà di definire il concetto di istituzione, più approcci conflittuali Forza delle idee – Idee come concezioni intellettuali che giustificano i limiti e le relazioni tra governo e attori economici, giustificazioni politiche della regolazione – Spesso impossibile separare idee dagli interessi
Tipi di regolazione • Comando e controllo – Influenza su comportamenti regolati con imposizione di fini e procedure, sanzioni, norme, istruttorie quasi giudiziali – Tempestività della regolazione, esclusione dei comportamenti non previsti dalla norma, problemi crescenti di fronte a situazioni in mutamento • Standard di specificazione • Regolazioni basate su incentivi più che su divieti (comportamenti virtuosi) • Autoregolazione (problemi di apertura, trasparenza, accountability, indipendenza) • Co-regolazione (mix di forme di regolazione, top-down o bottom-up) • Forme di regolazione e governance
I principi minimi della Commissione UE • • Proporzionalità in termini di costi Prossimità (riconosciuta dai destinatari) Coerenza e sinergie Certezza legale Tempestività Standard elevati Applicabilità e garanzie di compliance non opportunistiche (bilanciamento controlli e sanzioni, proporzionalità e prossimità)
Regolazione del sistema Ampia delega / discrezionalità Alto livello di obbligazione / controllo Basso livello di obbligazione / controllo I Regolazione “Comando e controllo” IV Co-regolazione o autoregolazione Limitata delega / II Regolazione III Regolazione discrezionalità “Standard regolativi di basata su incentivi o specificazione” standard di performance
Modelli di regolazione Alto livello di obbligazione / controllo Basso livello di obbligazione / controllo Ampia delega / discrezionalità I delega pubblica IV delega privata Limitata delega / discrezionalità II modello amministrativo gerarchico III quasi mercato
E’ un processo di forte innovazione nel quale si confrontano bisogni e poteri, interessi e convinzioni Esigenze locali Esigenze globali Chi la fa? Volere fa si hé rc Bisogni esterno Spinta Pe interno eg no pr Dovere st Dal basso ? es s io ne Potere Decisionale so A chi appartiene l’iniziativa? Dall’alto
Ha bisogno di tempi adeguati. . evento turbolenza equilibrio evento (precedenti) valutazioni di varia natura decisione implement. valutazione ex ante di effetti e impatti val. in itinere gestione adattamento monitoraggio valutazione in itinere e intermedia valutazione in itinere ed ex post degli effetti sollecitazione valutazione ex post di impatti ed ex ante
Il processo di apprendimento legislativo FASE DI PROGETTAZIONE DELLA LEGGE (ISTRUTTORIA) FASE DI APPLICAZIONE DELLA LEGGE (IMPLEMENTAZIONE) PREVENIRE GLI ERRORI ANALISI EX ANTE FASE DI RIPROGETTAZIONE DELLA LEGGE (MODIFICA) INDIVIDUARE GLI ERRORI + ANALISI EX POST CORREGGERE GLI ERRORI = APPRENDIMENTO LEGISLATIVO
Definire un punto di vista Società (cittadini) Sistema politico Sistema della legge e della pubblica amministrazione Economia di mercato
Possibili strategie del sistema politico • Modificare comportamenti del sistema politico con politiche coerenti e trasparenti • Agire in modo diretto ed esplicito per contenere la spesa pubblica • Produrre salti tecnologici per mobilitare dall’interno il sistema economico • Perseguire collegamenti più stretti con il sistema economico • Staccarsi dai sistemi amministrativi e legali biasimandoli sul tema della spesa
Mantenere il sistema amministrativo ma controllare Società (cittadini) Sistema politico Sistema della legge e della pubblica amministrazione Economia di mercato
Modernizzare Società (cittadini) Sistema politico Sistema della legge e della pubblica amministrazione Economia di mercato
Mercatizzare Società (cittadini) Sistema politico Sistema della legge e della pubblica amministrazione Economia di mercato
Minimizzare Società (cittadini) Sistema politico Sistema della legge e della pubblica amministrazione Economia di mercato
Esperienze di mix delle 4 M • Germania: mantenimento e modernizzazione • UK: biasimare, mantenere, modernizzare, mercatizzare (Tatcher), modernizzare (Blair) • Olanda e Paesi nordici: modernizzare • Commissione UE: mantenere, modernizzare • Australia e Nuova Zelanda: mercatizzare e minimizzare • USA: modernizzare e mercatizzare • Italia - riforme Bassanini (esempio di modernizzazione) • Riforme della Regione Lombardia – esempi di modernizzazione e mercatizzazione – esempi di uso della regolazione nel rapporto pubblico-privato
La riforma dei sistemi pubblici: un sapere artigianale • I due problemi del vincolo fiscale e della legittimità sono reali ma le risposte dei governi sono di solito ad hoc, parziali piuttosto che strategiche • Per cavarsela in qualche modo è quasi sempre necessario ricorrere all’incrementalismo inteso come processo a piccoli passi di mutuo accomodamento tra interessi organizzati, con limitata analisi delle alternative e frequente confusione di mezzi e fini • Si preferisce ricorrere all’analisi incrementale analizzando i problemi uno alla volta invece di costruire quadri sinottici grandi ed esaustivi • Il processo di assunzione di decisioni politiche finisce per essere frammentato, senza organismi di decisione unitari • I modelli generali giocano un ruolo rilevante di rilievo retorico più che di guida pratica di azione
L’innovazione nei sistemi pubblici Contesto Attori - Fattori facilitanti - Barriere Fonti Legge Utenti Fornitori Innovatori Tecnologia … Innovazione di processo Innovazione di prodotto / servizio Sistema organizzativo Rendimento gestionale istituzionale Sistema di offerta Customer satisfaction
Innovazione nella continuità o cambio di prospettiva? INNOVAZIONI INCREMENTALI INNOVAZIONI MICRORADICALI / RADICALI Continuo - lineare Discontinuo – a impulsi – a salti Miglioramento dentro un sistema di regole Cambiamento del sistema di regole – Riassetto interistituzionale Distanza rispetto alle competenze iniziali Bassa Elevata – molto elevata Apprendimento necessario Modifiche migliorative delle competenze esistenti Acquisizione di nuove competenze e di nuovi modelli di comportamento Andamento Finalizzazione
Apprendimento necessario INNOVAZIONI INCREMENTALI INNOVAZIONI MICRORADICALI INNOVAZIONI RADICALI Si collocano in continuità con l’esistente e permettono di utilizzare al massimo le competenze esistenti Richiedono un mix significativo tra competenze esistenti e competenze da acquisire Segnano una discontinuità rispetto all’esperienza precedente ed esigono nuove competenze e nuovi modelli di riferimento Requisiti dell’apprendimento Competenze esistenti Competenze = Conoscenze + Capacità + Comportamenti
Spunti per il dibattito • Nella propria scala istituzionale, di spazio economico e sociale le regioni possono fare molto e rendersi utili per rafforzare lo sviluppo dei propri territori • Le materie più adeguate sono le politiche sociali, le infrastrutture, la gestione del territorio, la costruzione di patti di sviluppo con altri enti e soggetti privati • Ci sono inoltre possibilità concrete di influenzare “dal basso” le politiche nazionali
3. Il consenso dei cittadini LA REGIONE , LOMBARDIA HA APPROVATO UN REFEREDUM CONSULTIVO REGIONALE IN MATERIA DI DEVOLUTION. IL REFERENDUM PREVEDE CHE I LOMBARDI VOTINO SUL TRASFERIMENTO DALLO STATO ALLA REGIONE LOMBARDIA DI MAGGIORI POTERI SU SANITA’, ISTRUZIONE E FORMAZIONE. LEI PERSONALMENTE E’ FAVOREVOLE O CONTRARIO A QUESTA ATTRIBUZIONE DI MAGGIORI POTERI? SE SI, IN QUALI MATERIE?
Due case history • Il progetto di costruzione della “Bre. Be. Mi. ” • Il progetto di aggregazione delle Utilities Lombarde
Contesto e metodo di applicazione dei principi sussidiari • Si è partiti da un processo che non si è dispiegato secondo la gerarchia delle fonti. Più che dal dottrinale dogmatico il dinamismo istituzionale di questi anni si è realizzato da processi diversi e con un diverso ordine: prima le Bassanini ed il loro recepimento regionale, quasi contemporaneamente la Riforma costituzionale e la sua declinazione • Si può constatare come la Riforma costituzionale non ha ancora segnato una rottura della continuità e i fatti sostanziali nei quali si può analizzare un esercizio della sussidiarietà sono quelli prodotti con il decentramento a Costituzione invariata. Qui, specialmente per la Lombardia, si trovano i fatti più concreti
Due livelli di lettura dei processi di decentramento 1. Punto di vista dello Stato di quale sia il nuovo ruolo istituzionale attribuito alle Regioni 2. Corrispondenza tra il modello di decentramento previsto dai decreti delegati della 5997 con il modello politico e normativo attuato dalla Regione Lombardia
Modelli di decentramento 1) PREDEFINITO: – lo Stato individua il livello di allocazione di tutte le funzioni amministrative 2) RESIDUALE: – lo Stato si limita ad individuare un numero di funzioni a lui riservate; la Regione individua e alloca le rimanenti funzioni 3) REDISTRIBUTIVO: – la Regione definisce un ulteriore grado di allocazione delle funzioni, operando un generale riordino della materia Pressione a decentrare dallo Stato iniziativa politica regionale
Il punto di vista regionale si è espresso con scelte redistributive e numerose sperimentazioni correlate • Attuazione nelle leggi: – sanità; fiera; IPAB; famiglia; oratori; programmazione negoziata; scuole materne, assistenza; attuazione 328/00; politiche per l’istruzione; buono scuola • Attuazione nei Progetti normativi regionali: – urbanistica e governo del territorio; settore culturale; servizi pubblici di interesse generale; turismo; cooperazione sociale Analisi Osservatorio
Verifiche empiriche: come realizzare processi sussidiari e con quali risultati • • • SCUOLE MATERNE (esempio di settore a rischio) – Ruolo regionale sostenere e non sostituire COOPERATIVE SOCIALI (esempio di settore con potenzialità) – Ruolo regionale semplificare e migliorare la contrattualistica e la gestione burocratica, NORMAZIONE POSITIVA e non solo aiuti finanziari IRAP sulle onlus – Ruolo regionale liberare risorse per valorizzare i dipendenti e consolidare i costi dei servizi IPAB – Ruolo regionale ripristinare il ruolo sociale originario BUONO SCUOLA – Ruolo regionale sostenere la libera scelta in campo educativo concentrandosi sulle famiglie
Cosa ha guidato l’azione
Come si è differenziata la Regione Lombardia 1995 -2005 • Un decennio di rivendicazioni federaliste • Valorizzazione degli spazi di autonomia amministrativa aperti dalle riforme nazionali • Periodo positivo di sperimentazione e innovazione: – rinnovamento macchina regionale – Programma Regionale di Sviluppo con progetti condivisi, strategici, verificati – riforma della dirigenza e dell’apparato regionale – riordino del Sistema Informativo Regionale – nuove norme di settore e nuove prassi
POLITICHE REGIONALI PER I GIOVANI Prevenzione Contrasto al disagio sociale Educazione alimentare Contrasto alla dispersione scolastica antidoping Educazione sanitaria Sicurezza in discoteca Educazione sanitaria Casa: alloggi per giovani coppie Prevenzione dipendenze Lotta al tabagismo Educazione stradale AIDS Istruzione: servizi e interventi per il diritto allo studio Lavoro: imprenditorialità giovanili; imprese artigiane; cooperative sociali Istruzione e Lavoro: servizi di FP Accesso ai servizi fondamentali Lavoro: alternanza studio/lavoro; orientamento; stage Università alloggi per universitari, diritto allo studio in università Sostegno all’associazionismo Sostegno volontariato Sostegno dello sport Sostegno oratori Sostegno all’aggregazione
Alcuni esempi di autonomia nei processi di decentramento • Applicazione di forme di sussidiarietà verticale (tra enti) e orizzontale (dal pubblico al privato) • Ricerca di autonomia nell’attuazione di leggi e di interventi: – sanità; fiera; IPAB; famiglia; oratori; programmazione negoziata; scuole materne, assistenza; attuazione 328/00; politiche per l’istruzione; buono scuola – urbanistica e governo del territorio; settore culturale; servizi pubblici di interesse generale; turismo; cooperazione sociale • Sperimentazioni correlate
Verticale: modelli di decentramento 1) PREDEFINITO: – lo Stato individua il livello di allocazione di tutte le funzioni amministrative 2) RESIDUALE: – lo Stato si limita ad individuare un numero di funzioni a lui riservate; la Regione individua e alloca le rimanenti funzioni 3) REDISTRIBUTIVO: – la Regione definisce un ulteriore grado di allocazione delle funzioni, operando un generale riordino della materia Pressione a decentrare dallo Stato iniziativa politica regionale
Verticale: settori e risorse trasferite Classificazione dei settori regionali sulla base dell’attuazione effettiva dei processi di decentramento: Entità risorse finanziarie trasferite Alto Agricoltura Trasporti Medio Basso Attività produttive Commercio Urbanistica Basso Ambiente Medio Formazione professionale Cultura Servizi Sociali Opere pubbliche Difesa del suolo Alto Stato di attuazione
Verticale: settori e formule istituzionali Classificazione dei settori regionali sulla base del grado di innovatività della formula istituzionale adottata: - Innovatività nella formula istituzionale adottata Agricoltura Ambiente Alta Attività produttiv e Difesa del suolo Opere pubbliche Trasporti Media Formazione Urbanistic a Professional e Agricoltura Bassa Cultura Commerci o Basso Servizi Sociali Medio Alto Stato di attuazione
Verticale: formule gestionali Regione in gestione diretta (in economia accentrata) 6. Delega (trasferimento) a Provincia per gestione diretta 2. Regione in gestione diretta attraverso i propri uffici decentrati (sedi territoriali regionali) Esempio 7. Delega a Provincia per ulteriore Agricoltura delega 3. Azienda / Agenzia unica / accentrata 4. Azienda / Agenzia regionale divisionale (per ambito provinciale) 5. Pluralità di aziende regionali 8. Delega Comuni singoli per gestione diretta 9. Delega Comuni associazione (con esclusione grandi comuni) Sussidiarieta’ verticale 1. Esempio trasporti pubblici lacuali 10. Mercato Sussidiarieta’ 11. Famiglie orizzontale
Verticale: costruire governance Attuare il decentramento “con successo” Scelta formula istituzionale Progettare il sistema di governance 1) 2) Adattare il sistema legislativo/istituziona le Organizzare la partecipazione e il consenso Gestione dell’ “impatto organizzativo” Innovare strategia e meccanismi organizzativi Costruire collaborazioni/ partnership con gli Enti Locali Costruire capacita’ di coordinamento Innovare la gestione nella Regione e negli Enti Locali
Il decalogo della sussidiarietà • • • FASE CONOSCITIVA • Sviluppo nel contesto delle amministrazioni pubbliche di strumenti conoscitivi volti a identificare i bisogni sociali • Sviluppo nel contesto delle amministrazioni pubbliche di strumenti conoscitivi volti a identificare le risposte agli stessi già forniti dalla società civile. • Identificazione delle “politiche” degli enti normatori sulla base dei primi due fattori identificati • Progettazione di atti normativi di supporto o di stimolo all’attività della società civile nell’ottica della semplificazione amministrativa FASE ATTUATIVA • Programmazione degli interventi pubblici buttom up e non top down nella forma dei cd. “calls for papers” (consultazione istituzionale) • Valorizzazione degli enti più vicini ai cittadini per la realizzazione delle politiche di sussidiarietà • Strumenti convenzionali di relazione tra pubblico e privato con indicazione non standardizzata dei servizi da fornire • Pluralismo e non monopolio nella fornitura dei servizi (libertà di scelta all’utente) • Finanziamento di formazioni sociali o di enti profit e non profit già esistenti e non creati ad hoc per soccorrere il pubblico FASE DI CONTROLLO • Controlli sulla qualità dei servizi forniti ex ante (accreditamento) ed ex post (rendicontazione e consumer satisfaction)
In sintesi: cosa porre in evidenza nel confronto tra due decentramenti • E’ un trasferimento di autorità e di compiti per l’esercizio di funzioni collettive da unità dello Stato centrale ad unità decentrate e periferiche soluzioni giuridiche grado di sovranità delle unità decentrate entità e rilevanza del trasferimento • Il trasferimento comporta una distribuzione di parte dell’autorità da un numero ristretto di attori ad un numero più grande (che devono imparare a gestire i nuovi compiti) management interistituzionale
Ancora sui livelli di confronto • Trasferimento come decentralizzazione economica e sociale che attribuisce nuove responsabilità e funzioni al settore privato e alla società civile con politiche di privatizzazione e deregolazione nuovo rapporto tra pubblico e privato, sussidiarietà orizzontale nuove forme di regolazione • Processo di forte innovazione nel quale si confrontano bisogni e poteri, interessi e convinzioni requisiti dell’innovazione dei processo • Condizionamento della storia politica e istituzionale del Paese in cui avviene, dai tempi e dalle risorse mobilitate storia delle riforme istituzionali
Spunti per il dibattito • Il contesto interno e quello esterno influiscono (molto) sull’istituzione ed il rafforzamento delle Regioni • Le soluzioni costituzionali migliori sono quelle che contengono (almeno abbozzate) tutte le componenti che permettono al sistema di funzionare • Sono sempre necessari adattamenti del modello definiti sulla base dei rapporti di forza “centro – autonomie regionali” e del grado di “vitalità – difficoltà” degli Stati nazionali e delle autonomie decentrate rispetto ai grandi temi degli anni duemila. In Europa: mercato e concorrenza globale, welfare, differenziali territoriali • Le regioni sono un vantaggio-opportunità se riescono ad interpretare al meglio il proprio ruolo • Vengono favorite se le leggi elettorali (elezione diretta del presidente, ecc. ) permettono la identificazione delle responsabilità • Le tendenze al decentramento sono generali ma se costruite considerando i livelli istituzionali sub-statali diventano più solide e più efficaci • Il fine primario dei riassetti istituzionali è la crescita della società civile (sussidiarietà orizzontale) e la governance dei problemi
I costi di funzionamento • Le rette rappresentano il 46, 5% delle entrate complessive delle scuole materne, i contributi pubblici il 40, 6% (non coprono il costo del personale ma ne finanziano circa il 60%), le altre entrate rappresentano il 12, 9% • I contributi pubblici provengono per il 69% da Comuni, il 13% dalla Regione, il 18% dallo Stato, per un totale di risorse pubbliche superiore ai 144, 8 miliardi di lire • I contributi regionali sono espressi contributi alle scuole materne autonome per un ammontare che va da Lit. 6. 500. 000 per le scuole materne con una sola sezione a Lit. 1. 558. 473 a sezione, per la scuola più grande (11 sezioni)