La scuola nel contesto sociale Libro Woolfolk Capitolo
La scuola nel contesto sociale Libro Woolfolk
Capitolo 3 Il contesto sociale dello sviluppo: Bronfenbrenner Pag. 57/65 2 © (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione Pearson S. p. A. – Anita Woolfolk, Psicologia dell’educazione
Bronfenbrenner: il contesto sociale dello sviluppo 3 • Modello bioecologico: Teoria di Bronfenbrenner che descrive come circoli concentrici i contesti sociali e culturali che influenzano lo sviluppo. · Ogni persona si sviluppa dentro un microsistema, a sua volta incluso in un mesosistema radicato in un esosistema. Tutti appartengono al Macrosistema cultura. · Lo sviluppo nella sua interezza si realizza ed è influenzato dal contesto temporale, cioè dal cronosistema. © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
Figura 3. 1 Modello bioecologico dello sviluppo umano elaborato da Urie Bronfenbrenner. 4 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
La teoria ecologica di Bronfenbrenner n Sottolinea come l’ambiente debba essere concettualizzato a livelli multipli che si influenzano tra loro, tanto che l’analisi ad un livello contribuisce anche alla comprensione dei livelli successivi. n Il nucleo della teoria ecologica di Bronfenbrenner (1979) consiste in una serie di strutture concentriche raggruppate come “scatole cinesi” che egli definisce come micro, meso, eso e macrosistema.
Il microsistema n è un qualsiasi contesto (ad es. la scuola per un bambino) di cui la persona ha un esperienza diretta. n Esso include gli oggetti o le persone con le quali l’individuo interagisce nel settino (nel nostro esempio, le relazioni del bambino con gli altri alunni, con gli insegnanti), come pure la complessa serie di connessioni tra le altre persone che si svolgono in quell’ambiente.
Il mesosistema n occupa un ruolo particolarmente importante nella teoria, ed è definito come l’insieme dei legami che esistono tra i micrositemi che una persona frequenta o frequenterà (ad. esempio i rapporti scuola-famiglia). n Secondo Bronfenbrenner lo sviluppo di una persona sarebbe favorito se i micrositemi in cui è inserito risultano connessi tra loro.
L’esosistema n è costituito dalle interconnessioni tra quei sistemi di cui la persona ha esperienza diretta (i micro e i mesositemi) e quei setting in cui non è entrata mai, ma che tuttavia influenzano ciò che succede nel suo ambiente immediato n Esempio: nel mondo della scuola, un ecosistema può essere il consiglio d’istituto, di cui l’alunno non fa parte, ma le cui decisioni influenzano la sua vita scolastica.
Infine il macrosistema n è costituito dal più ampio modello ideologico e organizzativo delle istituzioni sociali comune ad una particolare classe sociale, gruppo etnico o culturale al quale l’individuo appartiene n Esempio: la legislazione scolastica, le norme culturali, la situazione economica.
Ecological assessment n Consiste nell’utilizzare una serie di strumenti (qualitativi e quantitativi) attraverso i quali raccogliere informazioni (oltre il livello dei comportamenti individuali) che consentendo di ottenere un quadro il più possibile articolato delle condizioni e delle relazioni che gli individui instaurano con i loro ambienti di vita.
Differenti livelli di analisi per un ecological assessment Macrosistema Comunità locali Organizzazioni Microsistema Individuale
Livello individuale n Più che ad aspetti di personalità o a processi interni a questo livello, l’interesse è centrato sulle capacità individuali di relazione con gli ambienti e gli eventi di vita. n L’assessment in questo caso verterà sulle abilità di coping rispetto ad eventi stressanti, alle abilità sociali e relazionali dei soggetti.
Il microsistema n ossia tutto ciò che è immediatamente vicino all’individuo e con cui egli entra in contatto diretto (come la famiglia, la classe scolastica, i gruppi informali). n In questo caso l’assessment dovrebbe riguardare le reti sociali, i ruoli (nonché le regole ad essi associati).
Le organizzazioni n intese come insieme organizzato di microsistemi (ad esempio, la scuola, l’università, i servizi sociosanitari). n Gli individui partecipano tramite il microsistema (ad es. la classe frequentata) alla vita di queste organizzazioni (ad es. la scuola) e ne vengono a loro volta influenzati.
La comunità locale n Si tratta di comunità in senso geografico del termine (piccoli comuni, quartieri o intere città).
Il Macrosistema n E’ il livello che include tutti gli altri. A questo livello è importante rilevare le credenze di origine culturale, le tradizioni, le leggi e tutte quelle infrastrutture ideologiche e culturali che hanno qualche influenza sulla vita quotidiana delle persone.
I vantaggi della prospettiva ecologica n La centralità dei contesti di vita quotidiana per lo n n sviluppo del benessere in una prospettiva ecologica è sostenuta da numerose prove empiriche. I vantaggi che presenta l’approccio ecologico sono molteplici: consente di raggiungere un numero maggiore di persone, di ottenere risultati tendenzialmente più duraturi, di agire contemporaneamente sul contesto (in modo diretto) e (indirettamente) sull’individuo
Bronfenbrenner: il contesto sociale dello sviluppo Famiglie (varie tipologie) e stili genitoriali. • Stili genitoriali: I modi di disciplinare i bambini e di interagire con loro. • Attaccamento: Formazione di un legame emotivo con un’altra persona, inizialmente rappresentata da un genitore o da un membro della famiglia. • Cultura dei pari: Regole e norme adottate da gruppi di bambini e adolescenti, in particolare su abbigliamento, aspetto, musica, linguaggio, valori sociali e comportamento. • Pari cricche e gruppi • Amicizia e popolarità o rifiuto. 18 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
Tabella 3. 1 Che cosa rende popolari i bambini? 19 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
Bronfenbrenner: il contesto sociale dello sviluppo Aggressività: -Strumentale -Ostile -Proattiva -Relazionale • Cyberbullismo: Uso della posta elettronica, Twitter, Facebook o di altri social media per diffondere insinuazioni o intimidire in altro modo i pari. 20 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
• Aggressività: comportamento verbale o fisico che ha l’intento di causare sofferenza. Gli psicologi sociali distinguono due diversi tipi di aggressività: • A. ostile: scaturisce dall’odio e ha per obiettivo ferire e danneggiare (avviene a caldo: dovuta da scoppi emotivi e impulsivi); • A. strumentale: ha come scopo arrecare dolore, ma questo è solo il mezzo per raggiungere un altro fine (avviene a freddo). 21 (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
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Capitolo 6 Cultura e Diversità Pag. 137/155 25© (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione Pearson S. p. A. – Anita Woolfolk, Psicologia dell’educazione
Punti chiave del Capitolo 6 • Cultura e diversità culturale: influenze sull’insegnamento e sull’apprendimento. • Status socio-economico e successo scolastico. • Etnie, pregiudizi, discriminazioni e stereotipi: influenze sull’apprendimento e sul successo scolastico. • Identità di genere e influenze sull’’insegnamento. • Educazione multiculturale. 26 (© Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
Obiettivi del Capitolo 6 Esplorare il ruolo delle influenze culturali sull’intelligenza e l’apprendimento; evidenziare i conflitti e le compatibilità. Status socio-economico e influenza sull’apprendimento. Ruolo del pregiudizio e dello stereotipo. Ruolo del genere e del sesso. Che cosa si intende per educazione multiculturale. Resilienza e classi resilienti. 27 (© Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 1 Ruoli e influenze della diversità culturale • Cultura: Conoscenza, valori, attitudini, tradizioni che guidano il comportamento di un gruppo di persone e permettono loro di risolvere i problemi attinenti alla vita nel loro ambiente. • La cultura è stata paragonata a un iceberg, di cui solo un terzo è visibile, il resto è nascosto e sconosciuto. • Molte differenze culturali sono “sommerse”. • Le differenze tra culture possono essere molto evidenti e appaiono come la punta dell’iceberg. 28 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
Figura 6. 1 La cultura come un iceberg. 29 (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 2 Disparità economiche e di classe sociale • Status socio-economico: Posizione relativa all’interno della società, basata sul reddito, sul potere, sul background e sul prestigio. • La maggior parte dei ricercatori identifica quattro livelli generali di status socio-economico: alto, medio, classe lavoratrice, basso. • Gli effetti negativi della povertà si fanno sentire ancor prima della nascita di un bambino. • Basse aspettative – scarsa autostima scolastica impotenza appresa 30 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 2 Disparità economiche e di classe sociale (cont. ) • Resistenza culturale predittore di abbandono • Spesso la condizione di povertà e di status socio-economico basso significa per questi individui non considerare importante la dimensione culturale che ritengono svilente per la loro identità. • Le famiglie povere spesso non hanno la possibilità di accedere a contesti scolastici adeguati la cui frequenza può favorire lo sviluppo sociale e cognitivo. 31 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 2 Disparità economiche e di classe sociale (cont. ) • Pregiudizio: Un giudizio prematuro o una generalizzazione irrazionale riguardo a un’intera categoria di persone. • Motivi di pregiudizio - Razza - Etnicità - Religione - Politica - Geografia - Lingua - Orientamento sessuale, - Genere o aspetto. 32 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
Definizione di pregiudizio • Il pregiudizio è un giudizio negativo preconcetto su un gruppo e sui suoi membri. Quello che Allport (1954) definiva: “un’antipatia basata su una generalizzazione sbagliata e inflessibile”. • Il pregiudizio è un atteggiamento (complesso). • Le valutazioni negative che contraddistinguono il pregiudizio spesso sono sostenute da credenze negative, gli stereotipi: credenze sugli attributi personali di un gruppo di individui (gli americani sono espansivi, gli inglesi sono riservati). • Avere degli stereotipi significa fare delle generalizzazioni a volte imprecise e resistenti alle nuove informazioni (le donne non sanno guidare: in realtà le statistiche dimostrano che il maggior numero di incidenti viene fatto dagli uomini) Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
• Le generalizzazioni possono essere più o meno vere e non sempre negative: gli stereotipi, difatti, possono essere sia postivi che negativi. • I pregiudizi sono invece sempre atteggiamenti negativi che possono portare alla discriminazione: comportamento negativo dettato dal pregiudizio (ad es. discriminazione verso le donne, dettata dal pregiudizio verso le donne). • Razzismo: atteggiamento pregiudiziale e comportamento discriminatorio di un individuo verso persone di una data etnia. Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
Pregiudizio esplicito ed implicito • Il pregiudizio può essere espressione di atteggiamenti espliciti (manifesti e consapevoli) o di atteggiamenti impliciti (latenti o inconsci). • Gli atteggiamenti espliciti possono cambiare radicalmente con l’educazione, quelli impliciti possono perdurare (e cambiare solo con la formazione di nuove abitudini attraverso la pratica). Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
Il pregiudizio implicito • Il pregiudizio moderno spesso appare in modo latente nelle nostre preferenze verso ciò che è familiare, simile e confortevole. • Accondiscendenza: riconoscimento esagerato e critica insufficiente verso le minoranze. Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
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Le fonti del pregiudizio • Fonti sociali • Fonti emotive • Fonti cognitive Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
Le fonti sociali del pregiudizio • Il pregiudizio può nascere dalle differenze di status sociale e da desiderio di giustificare e mantenere tali differenze. • Uno status iniquo alimenta il pregiudizio: una volta che le disuguaglianze esistono, il pregiudizio aiuta a giustificare la superiorità economica e sociale di chi ha benessere e potere (es. dove era praticata la schiavitù il pregiudizio era molto forte; in quei contesti in cui gli uomini temono l’ascesa delle donne nel mondo del lavoro per mantenere il proprio potere essi si servono del pregiudizio) Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
• Orientamento al dominio sociale: spinta a far si che il proprio gruppo domini gli altri gruppi sociali. Le persone che hanno questo tipo di orientamento notano e giustificano le differenze di status (amano stare in cima alla gerarchia sociale, avere uno status elevato) ed accettano i pregiudizi per manterne il loro dominio. Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
• La socializzazione familiare influenza i pregiudizi dei bambini che riflettono quelli dei genitori. • L’etnocentrismo, ad. Es. può essere appreso in famiglia, esso consiste nel credere nella superiorità etnica e culturale del proprio gruppo e avere un corrispondente disprezzo per gli altri gruppi. • Personalità autoritaria: una personalità, come ipotizzato da Adorno, incline a favorire l’obbedienza all’autorità e l’intolleranza verso l’outgroup e verso persone di status sociale inferiore. L’analisi delle vite di persone autoritarie ha mostrato che tali soggetti da bambini erano stati sottoposti ad una dura disciplina: l’ipotesi è che abbiano così represso ostilità ed impulsi e li abbiano proiettati sull’outgroup. Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
• La conformità: una volta instaurato il pregiudizio sopravvive in larga part per inerzia. Quando un pregiudizio è socialmente accettato, molte persone seguono il percorso della minima resistenza e dalla conformità alle mode (ad es. pregiudizi verso gli anziani). • Le istituzioni sociali (scuole, governi, media) possono rafforzare il pregiudizio (ad es. immagine della donna). Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
Fonti motivazionali del pregiudizio • Una prima motivazione al pregiudizio può essere rintracciata nella frustrazione derivante dalla competizione tra gruppi. Quando due gruppi sono in competizione per il lavoro, la casa e il prestigio sociale, la realizzazione dell’obiettivo di un gruppo può diventare una frustrazione per l’altro gruppo. • La teoria del conflitto realistico sostiene che il pregiudizio nasce quando i gruppi competono per risorse insufficienti. Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
• Altra spiegazione motivazionale al pregiudizio deriva dalla teoria dell’identità sociale elaborata da Turner e Tajfel secondo cui: • Noi categorizziamo: inseriamo le persone, compreso noi stessi, in categorie che ci consentono in modo rapido di dire o fare qualcosa. • Noi identifichiamo: associamo noi stessi a certi gruppi (i nostri ingroup) e facendolo guadagniamo autostima. • Noi confrontiamo: mettiamo a confronto i nostri gruppi con gli altri (outgroup), con una propensione per il nostro gruppo. • Il cerchio che include il “noi” esclude il “loro”. Quindi la semplice esperienza del venire raggruppati può provocare il bias dell’ingroup: tendenza a favorire il proprio gruppo Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
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• Teoria della gestione del terrore: è costituita da risposte emotive e cognitive autoprotettive (inclusa un’adesione più decisa alle visioni e ai pregiudizi delle propria cultura) di chi è posto di fronte al monito della propria mortalità (ad es. le angosce legate all’ 11 settembre, hanno fatto aumentare negli americani il pregiudizio verso gli arabi). • La percezione di un nemico comune unifica il gruppo Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
• La motivazione ad evitare il pregiudizio (perché socialmente non desiderabile) può indurre le persone a modificare i pensieri e le azioni. Consapevoli della distanza tra ciò che dovrebbero sentire e ciò che in realtà sentono, le perone con un’alta consapevolezza si sentiranno in colpa e cercheranno di inibire le proprie risposte basate sul pregiudizio Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
Le fonti cognitive del pregiudizio • La categorizzazione è un esigenza cognitiva per semplificare la realtà che ci circonda quando siamo: pressati dal tempo, preoccupati, stanchi, emotivamente eccitati, troppo giovani per apprezzare le diversità. • Il genere e l’etnia sono nel nostro mondo attuale potenti modalità per categorizzare le persone. • La categorizzazione di per sé non è pregiudizio, ma ne è la base: essa è necessaria al pregiudizio. Solo distinguendo il noi e il loro possiamo cogliere le differenze. • Una volta che assegniamo una persona a un gruppo, tendiamo ad esagerare le somiglianze all’interno del gruppo e ad esagerare le differenze tra noi e loro. • Effetto dell’omogeneità dell’outgroup Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
Bias per la propria etnia, o per la propria età Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
• Le persone salienti: se qualcuno in un gruppo è più vistoso, si tende a vedere quella persona come la causa di tutto quello che succede. La salienza alimenta l’autoconsapevolezza: le persone notano le reazioni delle persone alla loro salienza (ad. Es le persone di colore a volte notano le reazioni delle persone alla loro salienza e dichiarano di essere fissati, guardati male, sottoposti a commenti). • Consapevolezza dello stigma: aspettativa di essere vittime del pregiudizio o della discriminazione. La cosa positiva è che le percezioni del pregiudizio proteggono l’autostima individuale: “bene il commento non è diretto a me personalmente, ma al gruppo di cui faccio parte”. Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
• Casi salienti: data la limitata esperienza con un particolare gruppo sociale si ricordano i casi particolari e si fa una generalizzazioni partendo da quelli. Ovviamente questo può causare problemi (visione degli arabi dopo l’ 11 settembre). • Correlazione illusoria: poiché siamo sensibili agli eventi peculiari (quelli che suggeriscono una correlazione tra i membri di un gruppo e le presunte caratteristiche individuali), la presenza contemporanea di due di tali eventi si nota particolarmente e da vita ad una correlazione illusoria Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
• Altra spiegazione cognitiva del pregiudizio, è data dall’errore fondamentale di attribuzione: il comportamento degli altri è dato dalle loro disposizioni interne, mentre si sottovalutano le importanti forze situazionali. • Più le persone presumono che i tratti umani siano caratteristiche fisse, più gli stereotipi sono forti. • Group-serving bias: sminuire il comportamento positivo dei membri dell’outgroup e attribuire i comportamenti negativi al loro carattere (giustificando invece quelli del proprio gruppo). Un esempio tipico di tale errore può essere il bias linguistico intergruppale Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
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• Denigrare le vittime sventurate secondo Lerner (1980) deriva dal bisogno umano di credere in un mondo giusto: un mondo dove le persone hanno quello che si meritano. Fin dalla prima infanzia siamo indotti a pensare che il bene va premiato e il male punito, quindi ciò spinge a pensare chi è baciato dalla prosperità deve essere buono, mentre chi soffre merita il suo destino. Tali credenze permettono alle persone di successo di giustificare se stesse sul fatto di meritare ciò che hanno. • Questo fenomeno è molto usato per spiegare ad esempio gli abusi sessuali Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
Le conseguenze del pregiudizio • I pregiudizi guidano la nostra attenzione e i nostri ricordi: ad es, una volta che si è categorizzato un soggetto come appartenente ad una categoria, come un etnia o un sesso, il nostro ricordo più tardi si sposta sulle caratteristiche associamo a quella categoria. Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
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• Minaccia dello stereotipo: la preoccupazione dirompente, quando si è di fronte ad uno stereotipo negativo, di venir valutati in base a quello stereotipo. • A differenza delle profezie che si atuoavverano, che inculcano gradualmente il giudizio degli altri nel proprio concetto di sé, le situazioni di minaccia dello stereotipo hanno effetti immediati Psicologia sociale David G. Myers Copyright © 2009 – The Mc. Graw-Hill Companies srl
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6. 2 Disparità economiche e di classe sociale Ricapitolando: • Razza: Categoria creata dalla società e basata sull’aspetto e sulla discendenza. • Etnicità: Eredità culturale condivisa da un gruppo di persone. • Il pregiudizio è difficile da combattere, perché fa parte dei nostri processi cognitivi. • Gli stereotipi sono descrizioni semplificate che si applicano a tutti i membri di un gruppo. • Minaccia dello stereotipo: Il peso emozionale aggiuntivo dovuto al timore che la performance possa confermare uno stereotipo che gli altri hanno costruito su di noi. 60 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 2 Disparità economiche e di classe sociale (cont. ) • La minaccia dello stereotipo la profezia che si autoavvera • Teoria incrementale dell’intelligenza: difficoltà e insuccessi non sono un segnale di scarse capacità, ma un feedback sulla nostra prestazione grazie all’impegno attiviamo e sviluppiamo intelligenza capacità mettendole a frutto nel migliore dei modi. obiettivi di padronanza o di crescita • Chi crede che le capacità siano incrementabili, si impegna di più, si pone in prevalenza obiettivi di padronanza, si sforza di realizzare nuovi apprendimenti. 61 (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 3 Il genere nell’insegnamento e nell’apprendimento • Identità di genere: La percezione di sé come maschio o femmina, ma anche le credenze che uno ha riguardo ai ruoli e agli attributi del sesso. • Identità sessuale: Una complessa combinazione di credenze riguardo ai ruoli dei sessi e dell’orientamento sessuale. • I comportamenti del ruolo di genere sono quei comportamenti e quelle caratteristiche la cultura associa a ciascun genere; • L’orientamento sessuale riguarda le scelte di una persona in fatto di partner sessuali. 62 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 3 Il genere nell’insegnamento e nell’apprendimento (cont. ) • LGBTQ: Persone il cui orientamento sessuale è gay, transgender, bisessuale, o coloro che si interrogano sul loro orientamento sessuale. • I ruoli di genere sono le aspettative sul modo in cui maschi e femmine dovrebbero comportarsi – riguardano cioè ciò che è maschile e ciò che è femminile. • Schemi di genere: Strutture cognitive organizzate che includono informazioni relative al sesso, che influenzano a loro volta il modo in cui i bambini pensano e si comportano. 63 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
Figura 6. 2 Teoria degli schemi di genere. 64 (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 4 L’educazione multiculturale: creare classi inclusive • Educazione multiculturale: Un’educazione che promuove equità nella scolarizzazione di tutti gli studenti. • L’educazione multiculturale secondo Banks ha cinque valenze: integrazione del contenuto • • processo di costruzione del sapere • • • riduzione del pregiudizio cultura scolastica e struttura sociale propositive e pedagogia dell’equità 65 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
Figura 6. 3 Le valenze dell’educazione multiculturale secondo Banks. 66 (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 4 L’educazione multiculturale: creare classi inclusive (cont. ) • Pedagogia culturalmente rilevante: Insegnamento d’eccellenza per studenti di diverse etnie che porti al successo scolastico, allo sviluppo e mantenimento della loro cultura e alla consapevolezza critica per opporsi allo status quo. L’insegnamento dovrebbe rispondere a tre requisiti: Gli studenti devono vivere il successo accademico. 2. Gli studenti devono sviluppare/mantenere le loro competenze culturali. 3. Gli studenti devono sviluppare coscienza critica per sfidare lo status quo. 1. 67 (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 4 L’educazione multiculturale: creare classi inclusive (cont. ) • Resilienza: La capacità di adattarsi allo sviluppo malgrado circostanze difficili e fattori di rischio. • Educare alla resilienza è un importante obiettivo da perseguire, non solo perché può favorire il successo scolastico, ma anche come promotore in capacità resilienti anche in altri ambiti quali quello affettivo, emotivo e relazionale. 68 (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 4 L’educazione multiculturale: creare classi inclusive (cont. ) Gruppo minoritario: Un gruppo di persone socialmente svantaggiato, non sempre corrispondente a una minoranza nelle cifre effettive. Le migliori pratiche per gli studenti appartenenti a questo gruppo: Autoefficacia scolastica convinzione di credere nella propria capacità di apprendere Relazioni efficaci scuola - docente-studente, coi compagni, famiglia 69 (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
6. 4 L’educazione multiculturale: creare classi inclusive (cont. ) • La classe è un ambiente di comunicazione speciale; ha il suo insieme di regole su quando, come, a chi, di che cosa e in che modo usare il linguaggio. • Pragmatica: Le regole di come e quando usare un linguaggio per comunicare efficacemente in una particolare cultura. • Strutture partecipate: Le regole formali e informali che indicano come prendere parte a una data attività. definiscono la partecipazione adeguata per ciascuna attività scolastica 70 (c) Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
Mappa concettuale del Capitolo 6 71 © Pearson Italia S. p. A. - Anita Woolfolk, Psicologia dell'educazione
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