La pedagogia della persona oltre il personalismo tra

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La pedagogia della persona oltre il personalismo tra cui Giuseppe Catalfamo e il personalismo

La pedagogia della persona oltre il personalismo tra cui Giuseppe Catalfamo e il personalismo critico Chistolini S. , La pedagogia della persona oltre il personalismo, in “Il Nodo. Per una pedagogia della persona”, anno XVIII, n. 44, Nuova Serie, dicembre, 2014, pp. 55 -70.

Come fenomeno storico e culturale, il personalismo nasce ufficialmente in Francia nel 1932 ruotando

Come fenomeno storico e culturale, il personalismo nasce ufficialmente in Francia nel 1932 ruotando intorno alla rivista “Esprit” e al suo fondatore, Emmanuel Mounier (1905 -1950). Fin dalle sue origini, il personalismo si muove tra proposte metafisiche (la persona come persona), e proposte antropologiche (la persona come soggetto storico e concreto). Il personalismo di Mounier appare fortemente radicato nella storia, e la persona interpretata da Mounier era una struttura aperta e dinamica. All’educazione, spettava quindi il compito di portare a maturazione uno sviluppo che consentiva alla persona di prendere consapevolezza di sé e di acquisire responsabilità verso gli altri. “ Questa libertà personale e responsabilità sociale” potevano essere garantite da un diverso modo di realizzare l’educazione in famiglia e nella scuola. Per quanto riguarda l’educazione familiare, Mounier contrappone al modello formale ed autoritario, tipico della famiglia borghese, un modello di famiglia a valore comunitario, volta al libero esercizio della personalità dei suoi componenti.

In Italia, l’eredità del personalismo francese fu raccolta principalmente da Luigi Stefanini (1891 -1956),

In Italia, l’eredità del personalismo francese fu raccolta principalmente da Luigi Stefanini (1891 -1956), che insieme ad i suoi primi allievi fece dell’Ateneo di Padova uno dei centri propulsori del personalismo italiano. Egli elabora una “teoria della scuola”, intravedendo nella scuola stessa, il luogo che doveva offrire uguali opportunità a tutti e per un sufficiente numero di anni. La data della nascita ufficiale, in Italia, della prospettiva personalistica, può essere indicata in quella del 1954, quando il “Centro studi pedagogici Scholè ”organizza un convegno dedicato alla “Pedagogia cristiana”. Il centro studi, fondato da Stefanini e da altri suoi colleghi, divenne il fulcro di un dibattito molto attivo e mise a confronto orientamenti diversi: dal neotomismo al realismo, dallo spiritualismo al personalismo storico – sociale. Riprendendo il personalismo di Stefanini, Giuseppe Flores d’Arcais, ne accentua la dimensione esistenziale , soggettiva e problematica della persona, ribadendo che la persona, per quanto aperta alla trascendenza, è anche corporeità e storicità.

Nel 1992, promuove un convegno-dibattito, a Padova, volto a chiarimenti teoretici sul concetto di

Nel 1992, promuove un convegno-dibattito, a Padova, volto a chiarimenti teoretici sul concetto di persona. Le diverse vedute all’interno del dibattito diedero frutto ad un volume curato da Flores d’Arcais ( Pedagogie personalistiche e pedagogia della persona), ove all’interno di questo vi sono le differenti posizioni interpretative dei personalismi, rappresentando oggi un testo fondamentale per la comprensione del personalismo pedagogico. Un contributo significativo, sul piano teoretico e politico scolastico, è dato da Aldo Agazzi, che si dedicò alla pedagogia sociale. La persona e la spiritualità sono gli oggetti a cui Agazzi è più interessato, intravedendone, forza intrinseca regolativa ed orientativa sul campo sia morale che professionale per l’allievo che per l’insegnante. La ricerca di Agazzi si muove dalla formazione degli insegnanti alla formazione pedagogica degli operatori extrascolastici, dagli studi sulle scuole “nuove” e “attive”, a progetti-tesi di innalzare “l’io individuale e la coscienza spirituale personale”. Agazzi contribuisce alla riforma della scuola nel 1962, impegnandosi particolarmente a favore dell’educazione popolare.

In area meridionale, Giuseppe Catalfamo (1921 -1989), raccoglie l’eredità del personalismo di Mounier e

In area meridionale, Giuseppe Catalfamo (1921 -1989), raccoglie l’eredità del personalismo di Mounier e di Stefanini, aprendosi al dialogo, anche con altre correnti teoretiche e ideologiche ( dal problematicismo bertiniano, all’attivismo deweyano, all’esistenzialismo e allo stesso marxismo). Già nei suoi primi saggi affronta il suo “personalismo critico”. Si tratta di un personalismo che affronta il tema della persona, rifiutando visioni dogmatiche e aprendosi alla dimensione religiosa che si indirizza all’impegno sociale. Nel corso di un dialettico confronto con Marcello Peretti , esponente quest’ultimo del personalismo spiritualistico, Catalfamo attesta dell’esistenza di 2 personalismi: quello di Peretti, rigorosamente fondato sul piano metafisico e ancorato ai principi/ valori cristiani. E quello che egli qualifica come critico, orientato in senso problematicistico e storico (riconfermando la dimensione storico-critica della pedagogia).

Il personalismo pedagogico, nel tempo, ha modificato il proprio impianto ideologico e concettuale, per

Il personalismo pedagogico, nel tempo, ha modificato il proprio impianto ideologico e concettuale, per via della pluralità delle posizioni al suo interno. Posizioni, che cercano di superare posizioni dogmatiche, per far emergere il valore della persona nella sua “esistenzialità” e nella sua “umanità”. L’uomo possiede capacità di assunzione consapevole del proprio agire, e non succube di un destino, predeterminato. Questo è il personalismo pedagogico nella sua fase più recente (dai personalismi metafisici a quelli laici, dai personalismi integralisti a quelli critici). Con Mario Manno si avrà un allontanamento ancora più netto da ogni posizione metafisico-ontologica della persona, egli elabora nel corso degli anni il suo personalismo critico, che pur mantenendo viva religiosità e trascendenza, valorizza in particolare l’esperienza dell’uomo. In tal senso il personalismo , chiama esplicitamente in causa il concetto di “responsabilità”, intesa come capacità di assunzione consapevole del proprio agire e delle dirette conseguenze di tale agire.

Scrive M. Laeng: «Ad uno dei migliori allievi del Gentile, Vincenzo La Via, fa

Scrive M. Laeng: «Ad uno dei migliori allievi del Gentile, Vincenzo La Via, fa riferimento Giuseppe Catalfamo (n. 1921) che ha proposto un ‘personalismo senza dogmi’ e una didattica creativa alleata di un ‘attivismo’ non faccendiero ma interiore» Reale G. , Antiseri D. , Laeng M. , Filosofia e Pedagogia dalle origini ad oggi, v. 3, La Scuola, Brescia 1986, p. 780

ANALISI DEL CONTRIBUTO DI GIUSEPPE CATALFAMO Catalfamo G. , I fondamenti del personalismo pedagogico,

ANALISI DEL CONTRIBUTO DI GIUSEPPE CATALFAMO Catalfamo G. , I fondamenti del personalismo pedagogico, Roma, Armando 1966 ESTRAPOLAZIONE DI TRE PARTI IL PROBLEMA DELLA PEDAGOGIA L’ESSENZA DELL’EDUCAZIONE LA STRUTTURA DELLA PEDAGOGIA

IL PROBLEMA DELLA PEDAGOGIA 1. Qual è il problema della pedagogia? 2. Che cosa

IL PROBLEMA DELLA PEDAGOGIA 1. Qual è il problema della pedagogia? 2. Che cosa si intende per «identificazione» della pedagogia con la filosofia? 3. Come considera l’educazione la pedagogia scientifica? 4. Quale rapporto è possibile con le altre scienze? 5. Quale differenza tra pedagogia teoretica e pedagogia pratica? 6. Che cosa intende l’Autore per «pragmatismo grossolano» ? 7. Quale gerarchia pone l’Autore tra teoria ed esperienza? 8. Quali sono i compiti dell’educazione oggi? 9. Come va assunto il concetto di scienza? 10. Il contenuto di filosoficità della pedagogia e il contenuto di scientificità della pedagogia possono combinarsi?

IL PROBLEMA DELLA PEDAGOGIA 11. Qual è il problema della giustificazione teoretica della pedagogia?

IL PROBLEMA DELLA PEDAGOGIA 11. Qual è il problema della giustificazione teoretica della pedagogia? 12. Chi pone il problema della pedagogia come deduzione dalla filosofia? 13. La pedagogia si deduce dalla filosofia o pone filosoficamente il problema dell’educazione ? 14. A quali saperi fondativi della pedagogia si riferisce Herbart? 15. Che cosa manca nella posizione di Herbart? 16. In che consiste la questione dell’autonomicità della pedagogia? 17. Come pone Dewey il tema della molteplicità delle forme del sapere? 18. Quale rischio sociologico corre la pedagogia di Durkheim? 19. Che cosa conclude l’Autore sullo strumentalismo di Dewey e sullo sperimentalismo di Buyse? 20. Da dove scaturisce la fondazione teoretica della pedagogia ?

L’ESSENZA DELL’EDUCAZIONE 1. Che cosa qualifica l’azione educativa? 2. Quali sono i caratteri del

L’ESSENZA DELL’EDUCAZIONE 1. Che cosa qualifica l’azione educativa? 2. Quali sono i caratteri del rapporto educativo efficace ? 3. Quando si realizza l’educazione ? 4. Che cosa si intende per «comunicazione fredda» e «reciprocità di coscienza» ? 5. L’idea di «funzionalità» giova al rapporto educativo efficace? 6. Perché possiamo parlare di carattere ipotetico dell’azione educativa? 7. A che ci riferiamo quando parliamo di «intenzionalità axiologica» della persona alimentata nello scolaro? 8. Quale posto occupano i valori nell’educazione? 9. Quale merito Catalfamo riconosce a Dewey? 10. Chi e come pone il problema dell’educazione come problema della cultura?

LA STRUTTURA DELLA PEDAGOGIA 1. Come si può risolvere il problema dell’educazione? 2. Quale

LA STRUTTURA DELLA PEDAGOGIA 1. Come si può risolvere il problema dell’educazione? 2. Quale critica viene avanzata all’idealismo a favore della persona? 3. Che cosa intendiamo con «unità dell’esperienza» nella persona? 4. Quale rapporto tra Pedagogia Educazione Persona Valori? 5. In che senso l’educazione promuove lo sviluppo della personalità? 6. A che tende l’azione educativa? 7. In che rapporto è l’educazione intellettuale con l’educazione morale? 8. Perché l’educazione è attività pratico-poetica? 9. Chi è l’educatore? 10. Che cos’è la pedagogia per Catalfamo?

Problema, essenza, struttura della pedagogia - Il posto della persona nella conoscenza e la

Problema, essenza, struttura della pedagogia - Il posto della persona nella conoscenza e la ricerca di senso - Il valore dell’educazione e del rapporto educativo - I mezzi dell’educare - Educazione come «filosofia in atto» non solo derivazione filosofica, autonomia dalla filosofia - Rapporto ai valori - Dimensione etica dell’educare - Fatto umano sintesi a priori nel maestro e natura empirica nell’educando

Scrive Catalfamo “La pedagogia, in conclusione, è interna all’organismo di sapere espresso dalla filosofia.

Scrive Catalfamo “La pedagogia, in conclusione, è interna all’organismo di sapere espresso dalla filosofia. La sua praticità-poieticità la ‘specifica’ all’interno della filosoficità, così come questa la ‘differenzia’ dalle arti e dalle tecniche. Nella sua struttura teoretica ripete la sinteticità della persona: è sintesi in sede teoretica e in sede pratica, perché sintesi è l’essere personale come relazione del particolare e dell’universale, del temporale e dell’eterno. Il suo ‘fondamento’ è la persona, perché dalla persona muove, alla persona tende, della invocazione personale si alimenta. Esige l’autorealizzazione della persona in direzione dei valori: l’attuazione della nostra umanità, che è la nostra fedeltà a noi stessi!” (Giuseppe Catalfamo, I fondamenti del personalismo pedagogico, 1966, pp. 127 -128).

Presupposti della formazione dell’educatore Il secondo presupposto è dato dal ricongiungimento con il momento

Presupposti della formazione dell’educatore Il secondo presupposto è dato dal ricongiungimento con il momento praticopoietico per caratterizzarsi come arte e come tecnica dell’educazione Il primo presupposto era costituito dalla pedagogia che necessariamente non può allontanarsi dalla filosoficità delle sue argomentazioni per potersi fondare teoricamente Il terzo presupposto è individuato nel rapporto con le altre scienze, biologia, psicologia, sociologia, fisiologia, medicina che seppure ritenute ben presenti nell’atto di educare esse sono comunque considerate “subalterne”, quindi non tali da costruire i fondamenti della pedagogia.

Presupposti della formazione dell’educatore Il quarto presupposto è nella consapevolezza della non equivoca relazione

Presupposti della formazione dell’educatore Il quarto presupposto è nella consapevolezza della non equivoca relazione tra maestro e scolaro, l’uno in grado di essere preparato a porsi con il suo significato universale di fronte alla natura empirica dell’alunno che nella sua particolarità viene orientato all’ideale dei valori da incarnare e vivere, come atto di fedeltà alla realizzazione della persona umana.

Ricerca europea sugli insegnanti Educazione che sia in grado di affrontare i rischi dell’educare

Ricerca europea sugli insegnanti Educazione che sia in grado di affrontare i rischi dell’educare Elaborare un progetto di vita che abbia senso Non solo il successo nei risultati ma anche formazione al fine Equilibrio tra libertà dell’educando e autorità dell’educatore Una strategia di flessibilità per rispondere ai bisogni della persona

Paul Ricoeur Morte del personalismo e ritorno alla persona

Paul Ricoeur Morte del personalismo e ritorno alla persona

La fondazione della teoria pedagogica Romano Guardini chiarifica il che cosa e di chi

La fondazione della teoria pedagogica Romano Guardini chiarifica il che cosa e di chi sia la persona non lascia dubbi circa il suo spessore di autoappartenenza, di libertà, di unità, di irripetibilità, anche in posizione divergente, rispetto a quello che egli chiama il personalismo attualistico di Max Scheler, o personalismo etico (1996). Infatti, nell’esame della relazione verso l’altro, Guardini distingue nell’io-tu, da un lato, la manifestazione di un rapporto, d’altro lato distingue il rapporto stesso dal momento originario dell’incontro che non è la persona, sebbene dalla persona nasca e si estenda. Quello che si stabilisce nell’io-tu è un rapporto che consiste in qualcosa che deriva dalla persona e deve anche essere costruito, senza essere definito in eterno.

Luigi Stefanini: fondare la pedagogia sull’educazione La pedagogia sull’educazione che, sia “empiricamente che criticamente

Luigi Stefanini: fondare la pedagogia sull’educazione La pedagogia sull’educazione che, sia “empiricamente che criticamente valutata, si manifesta sempre come un rapporto: tra chi insegna e chi impara, o tra l’uomo e la natura, o tra il passato e il presente dell’uomo, o tra lo spirito e le sue idee, o tra lo spirito e il suo ideale, o tra l’uomo e Dio” (Stefanini, 1932, pp. 8 -9). Rapporti in essere che qualificano l’educativo e fanno comprendere che tra le persone e le loro produzioni non vi è una sola e semplice comunicazione formale. Il rapporto educativo è molto di più dal momento che è un dare cosciente dell’adulto al bambino che riceve, dapprima inconsapevolmente e poi sempre più consapevolmente, i valori che qualificano l’essere umano come tale e ne permettono lo sviluppo nella personalità, nella cultura, nella società. Stefanini usa il verbo elevare con il quale s’intuisce il passaggio ad uno stadio superiore, in senso intellettuale ed in senso morale, per progressive conquiste. La scuola accompagna questo passaggio in tutti i modi e con tutti i mezzi che le sono propri e lo fa in un contesto comunitario, indispensabile ad introdurre nella società, nella nazione, nello Stato.

Stefanini: fondare la pedagogia sull’educazione Il rapporto educativo è fatto di persone, creato da

Stefanini: fondare la pedagogia sull’educazione Il rapporto educativo è fatto di persone, creato da persone che agiscono nelle formazioni e nelle istituzioni nelle quali esso è privilegiato. La scuola e l’università rappresentano luoghi fondamentali nei quali il rapporto educativo è vissuto e perennemente vitalizzato, quei luoghi stessi possono racchiudere anche dei rischi. Uno dei rischi maggiori è dato dalla burocratizzazione che costringe il docente entro mentalità che si risolvono in un “prontuario dei regolamenti al posto dell’ingegno e del cuore: non esiste disposizione di legge, per quanto larga e illuminata, che non possa diventare inopportuna nell’applicazione, formalmente perfetta, di queste mentalità regredite” (Stefanini, 1932, p. 218). Tra educatore e legislatore c’è la continuità testimoniata dai programmi di insegnamento. L’educatore saggio rispetta e considera tanto validi i programmi quanto i programmi sono in grado di conferire validità alla elaborazione della scuola. Quest’ultima verifica quotidianamente i contenuti di cui i programmi sono espressione sistematizzata e, nella pratica, prova i nuovi metodi, con operazioni che sottopongono ad esame le leggi, in modo da prefigurare ed indicare i cambiamenti che si rendono opportuni e necessari.

Mauro Laeng: una triade importante All’indagine filosofica, storica e geografica che fa seguire il

Mauro Laeng: una triade importante All’indagine filosofica, storica e geografica che fa seguire il percorso compiuto dalla persona nel corso dei secoli, va affiancato il confronto tra Weltanschauungen dell’Occidente e dell’Oriente e il richiamo ai caratteri distintivi della persona tra i quali vanno ripresi quelli di universalità e di diritto di vita che sono presenti in tutta la sua esistenza storica. Né si deve trascurare che la triade indicata in persona, io e narrazione apra all’esperienza che permette di superare la sola teoreticità e di immettere il discorso pedagogico in quella educazione che descrive l’uomo nelle sue azioni e nei suoi costumi. L’esperienza è allora testimonianza attiva e vivente della riflessione maturata per quel movimento permanente nel quale ciò che si sperimenta confluisce in pensiero articolato e in conoscenza da comunicare e dalla quale ripartire per nuove conquiste. Si tratta di un viaggio infinito, sempre opera della persona in quanto tale, persona dalla quale partire e alla quale tornare: persona in sé, da sé, per sé.