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LA DISABILITÀ E LE SUE CAUSE PRENATALI
LE CAUSE DELLA DISABILITA’ Le cause più comuni della disabilità, relative al momento di insorgenza, si possono classificare in: ■ FATTORI DEL PERIODO PRENATALE 1. Fattori genetici 2. Fattori esogeni ■ FATTORI DEL PERIODO PERINATALE ■ FATTORI DEL PERIODO POST-NATALE In questa presentazione saranno esaminati i fattori prenatali che possono causare disabilità.
Oggi in Italia le persone affette da sindrome di Down sono circa 48. 000. La fascia d’età più ampia è quella dai 15 ai 44 anni. L’aspettativa di vita alla nascita è maggiore nei maschi che nelle femmine. La sindrome di Down, in realtà, è una delle tante malformazioni che possono verificarsi in un essere umano sin dal concepimento. Per malformazione congenita si intende una qualsiasi alterazione che prenda forma durante lo sviluppo di un bambino mentre si trova ancora nell’organismo della mamma. La maggior parte dei problemi si verificano durante i primi tre mesi di gravidanza e le statistiche parlano di un caso ogni 33 bambini. Migliaia di disturbi diversi, che purtroppo rendono conto della maggior parte dei casi di morte infantile nel primo anno di vita. Una malformazione congenita può manifestarsi come: • un’alterazione visibile dell’organismo; • un’errata funzionalità dell’organismo; • entrambe. Alcuni difetti di nascita, come il labbro leporino o i difetti del tubo neurale, sono problemi strutturali che si diagnosticano facilmente, mentre in altri casi (per esempio i difetti cardiaci) possono servire esami più approfonditi. Altrettanto variabile è la gravità dei diversi disturbi possibili. Alcuni disturbi congeniti possono essere causati dall’esposizione a farmaci o ad altre sostanza chimiche, dall’abuso di alcol in gravidanza, ma anche da alcune infezioni contratte dalla madre durante la gestazione. Alcuni disturbi possono essere prevenuti: per esempio l’assunzione di acido folico può aiutare a ridurre il rischio di alcune gravi malattie del sistema nervoso.
Problemi genetici: le mutazioni del codice genetico sono causa di malattia. Esposizione a farmaci: tossine e altre sostanze assunte durante la gravidanza. Disturbi cromosomici: alterazioni strutturali cromosomiche come la delezione (sindrome di Wolf-Hirschhorn, sindrome di Jacobsen), la duplicazione (sindrome di Bloom, sindrome di Rett), la traslocazione (reciproca o robertsoniana), l’ inversione; multifattoriale: malattie congenite causate dalla combinazione di fattori genetici e ambientali (palatoschisi e labbro leporino, difetti del tubo neurale, malformazioni cardiache). CAUSE
FATTORI DI RISCHIO Qualunque bambino può manifestare problemi alla nascita, ma ci sono alcune condizioni che aumentano sensibilmente la probabilità che questo accada: • Età: all’aumentare dell’età materna (secondo alcuni anche paterna, ma in questo caso mancano evidenze certe) aumenta il rischio di sviluppo di disturbi congeniti. • Carenza di acido folico: ogni donna durante la gravidanza dovrebbe assumere almeno 400 mcg al giorno di acido folico allo scopo di ridurre il rischio di difetti del tubo neurale. • Alcolici: bere alcolici durante la gravidanza può causare alcune malattie congenite come, ad esempio, la sindrome alcolica fetale. • Fumo: fumare in gravidanza può causare numerose malformazioni, per esempio ai polmoni, al cuore e all’intestino. I neonati dati alla luce da madri fumatrici sono inoltre associati a un aumento del rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante. • Droghe: fare uso di droga durante la gravidanza può provocare malformazioni e disabilità, inclusi problemi di comportamento. Per esempio, l’uso di cocaina può essere causa di difetti corporei a braccia, cuore e apparato urinario. • Farmaci: numerosi farmaci possono provocare danni se assunti durante la gravidanza. Le donne in gravidanza o che stanno cercando una gravidanza dovrebbero assumere solo farmaci prescritti dal medico. • Infezioni: le donne che contraggono specifiche malattie infettive durante la gestazione sono ad alto rischio di complicazioni fetali, ricordiamo per esempio: citomegalovirus, toxoplasmosi, rosolia, malattie sessualmente trasmesse. • Obesità e/o diabete non sotto controllo: l’obesità della madre è associata a un aumento del rischio di alcuni disturbi cardiaci, mentre le donne diabetiche rischiano di partorire bambini con peso eccessivo, con difficoltà respiratorie o altri problemi.
MALFORMAZIONI E DIFETTI CONGENITI STRUTTURALI FUNZIONALI I disturbi strutturali colpiscono specifiche parti dell’organismo. Ne sono un esempio: • Labbro leporino o palatoschisi; • Difetti cardiaci come valvole mancanti o deformi; • Arti anormali come il piede equino; • Difetti del tubo neurale come la spina bifida, e problemi legati alla crescita e allo sviluppo del cervello e del midollo spinale. I difetti funzionali (o dello sviluppo) sono invece relativi a difficoltà nel funzionamento dell’organismo e spesso si traducono in disabilità cognitive e ritardi dello sviluppo: • Malattie che colpiscono il cervello e il sistema nervoso (sindrome di Down, sindrome di Prader. Will, e la sindrome dell’X fragile) ; • Problemi sensoriali; • Disturbi metabolici (la fenilchetonuria e l’ipotiroidismo) ; • Malattie degenerative (distrofia muscolare). ENZIMOPATIE EREDITARIE. Sono caratterizzate da un difetto enzimatico che comporta lesioni del sistema nervoso del bambino. Sono spesso accompagnate da danni epatici, splenici, cardiaci, vascolari, ossei, cutanei e da lesioni oculari. Tra le alterazioni del metabolismo degli amminoacidi la più conosciuta è: • FENILCHETONURIA o MALATTIA DI FOLLING. Al momento della nascita il bambino è normale. Il ritardo può essere evitato se la terapia farmacologica e dietologica interviene entro le prime settimane di vita. È dovuta alla mancata trasformazione della fenilalanina in tiroxina e all’accumulo dei precursori (iperfenilalaninemia).
DIAGNOSI La modalità con cui viene fatta la diagnosi delle malformazioni fetali dipende dal tipo di disturbo e dalla parte del corpo interessata. La diagnosi può avvenire: • durante la gestazione, per esempio attraverso l’ecografia morfologica, l’amniocentesi o attraverso l’esame dei villi coriali; • al momento del parto; • in una fase successiva. L’ecografia può essere utile per diagnosticare le malattie strutturali come la spina bifida, le malformazioni cardiache ed alcune malformazioni dell’apparato urinario. L’amniocentesi e l’esame dei villi coriali, invece, sono usati per diagnosticare o per escludere le malattie cromosomiche, come la sindrome di Down e molte malattie genetiche. Nei giorni immediatamente successivi al parto, quando mamma e neonato sono ancora in ospedale, il bambino viene sottoposto ad alcuni esami di screening per le malattie più diffuse e non immediatamente visibili come le malattie metaboliche. Una diagnosi precoce permette di impostare fin da subito le necessarie terapie e di limitare un ulteriore peggioramento. In presenza di specifici fattori di rischio, per esempio genetici o familiari, potranno essere proposte verifiche aggiuntive.
SINDROME DI DOWN o TRISOMIA 21
La sindrome di Down, più propriamente detta trisomia 21 e, in passato, mongoloidismo, è una condizione causata dalla presenza di una terza copia (o una sua parte) del cromosoma 21. Circa il 95% delle persone affette da sindrome di Down presenta una TRISOMIA 21 LIBERA, COMPLETA ED OMOGENEA, causata da una non-disgiunzione cioè un «difetto» di funzionamento durante la divisione meiotica per cui i due cromosomi 21 non si separano e vengono trasmessi insieme. Circa il 4% ha una TRISOMIA 21 DA TRASLOCAZIONE ROBERTSONIANA cioè il cromosoma 21 non è indipendente ma viene traslocato - trasferito su un altro cromosoma (generalmente sul 14, 15 o 22). Importante sottolineare che nel 50% dei casi questo tipo di trisomia è di origine familiare: uno dei due genitori è portatore (carrier) di questo rimaneggiamento. Circa l’ 1% è affetto da TRISOMIA 21 LIBERA COMPLETA A MOSAICO dovuta alla mancata disgiunzione di uno dei due cromosomi 21 durante i primi stadi di sviluppo dopo il concepimento che comporta, in un stesso individuo, la presenza di cellule con completa trisomia del cromosoma 21 e cellule normali (senza trisomia). Le cellule si presentano quindi come tessere di un mosaico, distribuite in percentuali estremamente variabili. SINTOMI I sintomi variano considerevolmente da un soggetto all’altro. I bambini affetti da sindrome di Down manifestano tipicamente alcuni o tutti dei seguenti tratti fisici: occhi inclinati verso l’alto, bocca piccola con la lingua che sembra più grande del normale, naso piccolo e camuso, collo corto ed eccesso di pelle alla base, viso piatto e largo, orecchie piccole e leggermente piegate sulle sommità, mani e piedi piccoli, tono muscolare ridotto, testaorecchie-bocca piccole, macchie bianche su occhio e iride, mani corte, singola piega trasversale palmare, spazio eccessivo tra l’alluce e il secondo dito del piede, obesità, bassa statura. Lo sviluppo fisico è in genere più lento rispetto a quello dei coetanei: a causa del ridotto tono muscolare i bambini Down possono imparare a girarsi, sedersi e camminare un po’ più in avanti nel tempo.
La gravità della disabilità intellettiva varia considerevolmente. La maggior parte delle persone Down presenta una disabilità lieve o moderata, che può manifestarsi come ridotta soglia di attenzione, scarsa capacità di giudizio, comportamento impulsivo, apprendimento lento, ritardo nello sviluppo del linguaggio. Con opportuni interventi solo pochi pazienti arrivano a presentare una disabilità intellettiva grave. La diagnosi può avvenire prima della nascita o al momento del parto. Durante la gestazione è possibile arrivare a diagnosticare la sindrome di Down attraverso lo screening prenatale seguito, se necessario, da esami specifici. SCREENING PRENATALE Sono disponibili diversi esami come il bi-test, in grado di stimare il rischio che il bambino possa essere affetto da sindrome di Down ma senza fornire la certezza della diagnosi. Lo screening può consistere in un esame del sangue della madre, eseguito nel primo trimestre (tra l’undicesima e la tredicesima settimana) e in una speciale ecografia che misura lo spessore della nuca del bambino (translucenza nucale). Nel caso in cui emerga un aumento significativo del rischio la paziente potrà decidere di sottoporsi a un vero e proprio test diagnostico. DIAGNOSI PRENATALE Alle donne che presentano risultati anomali negli esami sopraelencati viene proposto un esame diagnostico come l’amniocentesi o il prelievo dei villi coriali (CSV). Questi esami sono molto utili per diagnosticare o, meglio, per escludere la sindrome di Down. In Italia l’amniocentesi viene consigliata a tutte le donne di età uguale o superiore ai 35 anni. DIAGNOSI POST-NATALE La diagnosi effettuata al momento del parto si basa sulla valutazione dei segni fisici caratteristici della sindrome, anche se la conferma può avvenire solo attraverso un esame del sangue.
Trattandosi di un problema genetico, la sindrome di Down non può essere curata in maniera risolutiva. Viene, quindi, intrapreso un percorso terapeutico integrato e personalizzato in base alle necessità del singolo bambino. Un intervento tempestivo - attraverso attente e adeguate terapie riabilitative fisiche e mentali permette di accrescere significativamente la possibilità di un soddisfacente inserimento sociale, scolastico e lavorativo. Gli interventi possono consistere in: Terapia fisica, in grado di favorire un soddisfacente sviluppo fisico e motorio. Terapia logopedica, che può aiutare il bambino a migliorare le proprie capacità comunicative. Terapia occupazionale, che mira a sviluppare le competenze necessarie per affrontare la vita quotidiana, scolastica e lavorativa. Terapia comportamentale, utile a prevenire emozioni negative come la frustrazione dovuta all’incapacità di comunicare adeguatamente. Questo approccio terapeutico permette ai bambini di imparare a gestire l’impulsività e i comportamenti compulsivi favorendo, nel contempo, lo sviluppo di qualità e capacità proprie di ogni soggetto.
SINDROME DI PATAU TRISOMIA 13 o SINDROME DI PATAU Tre copie del cromosoma 13 invece di due, per un totale di 47 cromosomi invece di 46. Scarso peso alla nascita uguale o inferiore al 10 percentile. Malformazioni degli organi interni. Notevole ritardo nello sviluppo. La Trisomia 13 è una malattia rara, ad elevata mortalità, ha un’incidenza annuale di 1 bambino su 10000. Rimane la causa cromosomica di numerosi casi di morte del feto, aborto e nascita di feto morto.
La trisomia 13 o sindrome di Patau è un’anomalia genetica caratterizzata dalla presenza, nel cariotipo, di tre copie del cromosoma 13. La malattia è dovuta ad un errore genetico che può verificarsi sia prima che dopo il concepimento. Si tratta di una condizione molto grave che spesso determina la morte del neonato in fase prenatale o dopo circa 7 giorni dalla nascita; sono infatti molti rari i casi di bambini che sopravvivono oltre un anno. I sintomi e i segni della sindrome di Patau sono numerosi e consistono in svariate alterazioni fisiche del sistema nervoso, dell’apparato respiratorio e/o del cuore. Oltre che alla nascita, la diagnosi può essere fatta anche in fase prenatale. Purtroppo, come ogni anomalia genetica congenita, non esiste alcuna cura in grado di ripristinare il patrimonio cromosomico alterato.
SINDROME DI WOLF-HIRSHORN La sindrome di Wolf-Hirshorn è una malattia dello sviluppo caratterizzata da segni cranio facciali, ritardo della crescita prenatale e postnatale, deficit cognitivo, grave ritardo dello sviluppo psicomotorio, convulsioni e ipotonia. La prevalenza è di 1: 50000 nati. Interessa più spesso le femmine rispetto ai maschi (2: 1). Si mostra con un ritardo nella crescita prenatale e nell’incremento del peso postnatale, radice del naso larga che continua sulla fronte, anomalie scheletriche come la scoliosi. Molti pazienti non imparano a controllare lo sfintere, a mangiare e a vestirsi autonomamente e meno del 50% cammina con o senza sostegni. La diagnosi si basa sull’esame clinico mentre è impossibile un’analisi prenatale. La cura è sintomatica con una presa in carico multidisciplinare che comprende programmi riabilitativi, il trattamento delle convulsioni e terapie nutrizionali.
SINDROME DI JACOBSEN La sindrome di Jacobsen, una rara malattia congenita dovuta ad una delezione della regione terminale del cromosoma 11, causa un ritardo di crescita pre e post-natale, ritardo psicomotorio e dismorfismi facciali. Alla nascita sono presenti anomalie delle piastrine, trombocitopenia o pancitopenia. I pazienti hanno spesso cardiopatie, difetti ai reni, al tratto gastrointestinale, ai genitali, al sistema nervoso centrale e allo scheletro. La diagnosi si basa sul quadro clinico e viene confermata dall’analisi citogenetica. La presa in carico è multidisciplinare e richiede la valutazione del pediatra, del cardiologo pediatra, del neurologo e dell’oculista. Tutti i pazienti dovrebbero eseguire un esame audiologico, un’analisi del sangue, indagini endocrinologhe ed immunologiche. Le cardiopatie possono essere gravi e necessitare della correzione chirurgica in epoca neonatale. I neonati possono avere difficoltà alimentari tali da richiedere l’alimentazione con un sondino naso-gastrico. Circa il 20% dei bambini muore nei primi 2 anni di vita a causa delle complicazioni della cardiopatia e a volte per le emorragie.
SINDROME DI BLOOM La sindrome di Bloom è causata da rotture cromosomiche ed è caratterizzata da una marcata instabilità genetica. I sintomi sono: ritardo della crescita pre e post-natale, eritema facciale sensibile ai raggi solari, maggiore suscettibilità alle infezioni e predisposizione al cancro. I soggetti affetti da questa sindrome presentano statura molto bassa (statura adulta media di 150 cm), infezioni delle vie respiratorie e dell’intestino. I tumori maligni più comuni a cui potrebbero essere soggetti sono: la leucemia e il linfoma nell’infanzia e nell’adolescenza, e vari tipi di adenocarcinoma nell’età adulta (a livello del colon, dell’esofago e della mammella). Durante l’infanzia possono insorgere tumori rari, come il tumore di Wilms e l’osteosarcoma. Possono essere presenti anche dolicocefalia, faccia stretta, naso e orecchie prominenti, ipoplasia mascellare e mandibolare. Ulteriori segni sono la formazione di vescicole sanguinanti a livello delle labbra. La cura è sintomatica: gli antibiotici, ad esempio, vengono utilizzati per trattare le infezioni batteriche.
SINDROME DI RETT La sindrome di Rett è una grave malattia neurologica che colpisce nella maggior parte dei casi soggetti di sesso femminile. È una malattia congenita, anche se non subito evidente: compare durante il secondo anno di vita o comunque entro i primi 4 anni. La malattia interessa il sistema nervoso centrale ed è una delle cause più diffuse di grave o gravissimo deficit cognitivo. Si manifesta con la perdita della motricità, delle capacità manuali e dell’interesse all’interazione sociale. Le bambine affette da questa sindrome vengono chiamate «bambine dagli occhi belli» perché riescono a comunicare solo con lo sguardo. Lo sviluppo è apparentemente normale nei primi 6 -18 mesi di vita; successivamente, si verifica una perdita della motricità grossolana e fine già acquisita, perdita della capacità di interagire e di socializzare. Compaiono, inoltre, movimenti stereotipati delle mani. Possono essere presenti disturbi del sonno, difficoltà respiratorie e crisi epilettiche. Risulta efficace un approccio multidisciplinare con la collaborazione di dietisti, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti e terapisti musicali.
LA LABIOSCHISI La labioschisi è conosciuta come cheiloschisi o, più comunemente, come «labbro leporino» . È una malformazione congenita piuttosto comune (l’incidenza è di 1 caso ogni 1000 nati vivi) dovuta alla mancata saldatura delle due porzioni del labbro superiore del neonato. La labioschisi può manifestarsi in forme più o meno gravi: da una piccola fessura sulla pelle del labbro fino alla separazione completa delle fosse nasali. La fessura può presentarsi soltanto su un lato del labbro del neonato (unilaterale) o su entrambi (bilaterale). Alcune forme più rare hanno la fessura al centro del labbro superiore o sul labbro inferiore.
LA PALATOSCHISI La palatoschisi è una malformazione congenita del palato. Si presenta come una fessura della parte inferiore del palato duro o, nelle forme più gravi, interessa anche il margine alveolare del palato, la volta palatina, il palato molle e l’ugola. La labioschisi può accompagnarsi alla palatoschisi (labio-palatoschisi), ad anomalie dentarie, a malformazioni delle cartilagini o alla mancata saldatura della mascella e delle ossa nasali. Le cause che portano alla labioschisi e alla palatoschisi non sono state ancora accertate: si pensa che queste malformazioni, che compaiono nel feto entro il terzo mese di gravidanza, possano essere provocate da infezioni, assunzione di farmaci, fumo o abuso di alcolici da parte della madre. Di solito, se ci sono casi analoghi in famiglia, il neonato ha più probabilità di sviluppare labioschisi o palatoschisi. Il trattamento della labioschisi prevede un’operazione di chirurgia plastica da effettuarsi il prima possibile (di solito, entro i primi due mesi di vita) con successive revisioni nel corso degli anni.
I DIFETTI DEL TUBO NEURALE Sono malformazioni risultanti da difetti di sviluppo del tubo neurale ovvero della struttura embrionale che dà origine al sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale). A seconda della gravità della lesione, i sintomi vanno dal piede torto a difficoltà nel muovere gli arti inferiori fino alla paralisi. Altri problemi possono riguardare la vescica e gli sfinteri causando problemi di incontinenza. La mancata chiusura del tubo neurale nel primo mese di gestazione causa la spina bifida. In molti casi alla spina bifida è associato l’idrocefalo cioè un accumulo di fluidi all’interno del cervello. Un pericolo è rappresentato dalle infezioni a carico del sistema nervoso (meningiti e infezioni cerebrali). Le cause della spina bifida sono tuttora sconosciute, ma sicuramente la malattia dipende da numerosi fattori. Circa il 95% dei bambini affetti nasce da genitori perfettamente normali, ma esiste comunque una componente ereditaria: infatti, i consanguinei di un soggetto affetto da spina bifida hanno maggiori possibilità di avere un figlio con spina bifida rispetto ad una persona sana. Studi recenti indicano inoltre che molte persone affette da spina bifida soffrono di problemi psicologici legati alla malattia come una scarsa autostima e difficoltà di relazione. La terapia della spina bifida è soprattutto di tipo chirurgico. In genere, i neonati vengono operati nei primi giorni di vita per limitare la possibilità di infezioni e i danni spinali. Non sempre però gli interventi chirurgici sono in grado di evitare i danni causati dalla malattia: il risultato dipende molto dall’entità del danno iniziale subito dal midollo spinale. L’idrocefalo si può trattare con una tecnica chirurgica chiamata «shunting» , che impedisce l’accumulo di fluidi nel cervello.
nella parte inferiore del cranio
IDROCEFALO SPINA BIFIDA
ANENCEFALIA L’anencefalia è una malformazione congenita che si può riscontrare durante il primo mese di gravidanza, quando il nascituro appare privo totalmente o parzialmente della volta cranica e dell’encefalo. Il primo segno clinico è la mancanza di neurulazione craniale (mancata chiusura del neuroporo anteriore al 24° giorno), che comporta gravi squilibri e scompensi. L’assenza non soltanto della volta ma anche degli emisferi cerebrali e delle altri parti dell’encefalo portano alla sicura morte del nascituro.
DIFETTI DEL TUBO NEURALE
PREVENZIONE
Purtroppo non è possibile riuscire a prevenire tutte le possibili malformazioni e malattie congenite ma, adottando qualche precauzione, è possibile diminuire drasticamente il rischio della loro incidenza. 1. PIANIFICARE IN ANTICIPO • • Assumere 400 mcg al giorno di acido folico iniziando almeno un mese prima di ricercare una gravidanza e proseguendo per tutta la gestazione ( o fino a diverso parere del ginecologo) può aiutare a prevenire gravissimi difetti del sistema nervoso. L’acido folico è mutuabile e non ha controindicazioni. Eseguire gli esami preconcezionali PRIMA di rimanere incinta può aiutare a ridurre il rischio di sviluppare gravi malattie. Questi esami sono mutuabili e non sono invasivi, ma possono davvero fare la differenza in termini di prevenzione. Fra le malattie diagnosticabili attraverso questi esami rientrano anche quelle sessualmente trasmissibili che, se presenti, possono causare seri problemi al neonato. Ad esempio la sifilide, non curata, può causare un parto pretermine, la morte in culla o malformazioni ossee. Aggiornare tutte le vaccinazioni. Prima del concepimento bisognerebbe fare gli esami per la ricerca degli anticorpi della rosolia e della varicella e farsi vaccinare se non lo si è mai fatto in passato. Dopo il vaccino è opportuno attendere un mese prima di concepire. La rosolia, se contratta durante la gravidanza, aumenta il rischio di malattie congenite del bambino. Anche la varicella può causare malattie congenite, ma il rischio per fortuna in questo caso è minimo.
2. EVITARE SOSTANZE PERICOLOSE • Evitare il consumo di alcolici durante tutta la gravidanza è indispensabile perché l’alcool è, a tutti gli effetti, un veleno in grado di raggiungere il feto. Tutti gli alcolici sono pericolosi, compresi vino e birra. Bere alcolici può essere causa di aborto, parto prematuro e numerose disabilità in grado di causare difficoltà per tutta la vita. • Smettere di fumare è altrettanto importante perché alcuni difetti congeniti come il labbro leporino e la palatoschisi possono comparire più frequentemente in figli di donne fumatrici. Anche la sindrome della morte in culla è più frequente nei bambini nati da donne fumatrici. Una donna che faccia uso di cocaina, marijuana o altre droghe in gravidanza espone il feto al rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e numerosi altri difetti congeniti gravi. • Assumere farmaci può essere indispensabile per alcune donne (per esempio in caso di asma, epilessia, diabete, …), ma in questi casi è molto importante fare il punto con il relativo specialista e il ginecologo PRIMA di cercare una gravidanza, in modo da valutare eventuali modifiche alla terapia e prendere consapevolezza dei rischi non evitabili.
• L’effetto della maggior parte delle sostanze chimiche sul feto non è noto con certezza, tuttavia è dimostrato che alcune di esse, presenti per lo più sul luogo di lavoro, sono certamente dannose per il feto. Ad esempio l’esposizione professionale a solventi organici (sostanza chimiche ne sciolgono altre) come alcuni alcoli, sgrassatori, diluenti e sverniciatori, è ritenuta responsabile dell’aumento di rischio di malattie congenite. Anche l’esposizione protratta ai pesticidi, in casa o sul posto di lavoro, può causare malattie congenite e altri tipi di complicazione in gravidanza. Le donne incinte dovrebbero evitare i pesticidi, quando possibile e, se lavorano a contatto con sostanze chimiche, dovrebbero prendere tutte le precauzioni per diminuire l’esposizione. Le donne incinte o che progettano una gravidanza dovrebbero anche parlare con il proprio medico dell’esposizione professionale alle sostanze chimiche per capire se è consigliabile prendere precauzioni aggiuntive.
3. STILE DI VITA • Alcune infezioni possono causare gravissime complicazioni durante la gravidanza. Per ridurre il rischio di contrarle, basta mettere in atto alcune semplici norme igieniche come lavarsi spesso le mani, soprattutto prima di mangiare, evitare il consumo di cibi crudi…. Il ginecologo, a seguito degli esami preconcezionali , potrà essere più preciso in proposito. • Fare il possibile per raggiungere e mantenere un peso corporeo normale. Il controllo del peso corporeo aumenta la fertilità della donna e riduce il rischio di andare incontro a complicazioni durante la gravidanza (parto prematuro, aborto)
a. s. 2017/18 Liceo «Carolina Poerio» Classe 5^C SU Ferrazzano Alessandra Oltre ad ave r aggiunto Lioce Morena conoscenze al nostro per corso scolastico, a bbiamo cono Maizzi Roberta un mondo che ha lasci sciuto ato, in noi, qualcos a di più gran de e Pignatiello Ilaria «vero» …
L’ASSOCIAZIONE ‘’AS. SO. RI’’
SITOGRAFIA • • • www. farmacoecura. it www. gravidanzaonline. it www. medicoebambino. com www. paginemediche. it www. orpha. net www. wikipedia. org
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