La comunicazione Outline Definizione I sistemi comunicativi Bisogni
La comunicazione
Outline • Definizione • I sistemi comunicativi • Bisogni e Funzioni • Assiomi della comunicazione
Definizione • Nel dizionario etimologico della lingua italiana (Zanichelli, Bologna, 1979), alla voce comunicazione (voce derivata dal termine comune: agg. , che appartiene a più persone) si legge: atto del comunicare, trasmettere ad altri
Considerando • da un lato, l’intrinseca complessità dei fenomeni comunicativi • dall’altro gli innumerevoli approcci al tema elaborati nel contesto di varie discipline (linguistica, sociologia, psicologia, filosofia, antropologia, informatica, neurologia) risulta alquanto difficile – se non impossibile e, forse, nemmeno corretto dal punto di vista scientifico- fornire una definizione univoca
Tuttavia pare ci sia accordo circa: 1. il riconoscimento della innata impossibilità umana a non comunicare: comunicare ogni comportamento - compreso il silenzio, i gesti del corpo, le esitazioni ecc- ha valenza comunicativa sebbene non sempre intenzionale, cioè comunica qualcosa; 2. l’identificazione di una molteplicità di bisogni ai quali la comunicazione umana fornisce risposta.
ØFin dalla nascita (o addirittura sin dal periodo prenatale, come dimostrano alcune ricerche sulla comunicazione madre-feto) l’individuo si trova immerso in un ambiente che, da un lato, gli invia continui segnali e, dall’altro, sembra rispondere ai richiami che egli stesso emette. ØDurante l’infanzia, attraverso le prime interazioni con le figure di attaccamento (specie genitori e/o adulti significativi), le capacità comunicative si sviluppano unitamente alle competenze relazionali: l’individuo: - apprende a generare e comprendere significati, - acquisisce le regole di interazione che sottostanno alla produzione linguistica e comunicativa.
Ogni comportamento è comunicativo • L’essere umano, per sua natura, comunica con gli altri e lungo tutta la sua esistenza è inserito in una complessa rete di interazioni (comunicative) con l’ambiente sociale che lo circonda. • Qualsiasi comportamento umano ha valore comunicativo e, come tale, viene interpretato dagli altri.
I sistemi comunicativi Gli individui nelle interazioni comunicative attivano una pluralità di sistemi, alcuni in modo consapevole, altri in modo meno consapevole
SISTEMA VERBALE Gli individui comunicano attraverso il linguaggio verbale, che ha nelle lingue storico naturali le sue concrete manifestazioni; Ogni lingua è costituita da 1. un codice (o sistema di segni) estremamente ricco, complesso e potente che associa specifici significati ad ognuno dei segni che lo costituiscono; 2. una grammatica, vale a dire un sistema di regole che consentono di combinare in modo corretto gli elementi del codice (segni).
SISTEMA INTONAZIONALE È costituito da elementi prosodici (che riguardano il movimento della catena parlata) quali la durata, l’intensità, l’intonazione, il ritmo e la modulazione della voce che accompagnano l’articolazione di una parola, di un enunciato o di una frase; Questo sistema è in grado di conferire anche al discorso orale una punteggiatura e opera, dunque, come un sistema di segnali che, alla stessa stregua dei segni di interpunzione utilizzati nella lingua scritta, consentono di rendere (produzione) e comprendere (interpretazione) il senso in cui va inteso un determinato contenuto proposizionale enunciato
Tali segnali sono: - funzionali ad indicare la direzione interpretativa da seguire, - hanno una notevole efficacia (in molti casi superiore a quella dei segnali verbali) nel comunicare all’interlocutore le coordinate contestuali, in senso ampio, della comunicazione: possono segnalare ironia o serietà, ridurre le ambiguità, veicolare emozioni e, soprattutto, specificare e, in taluni casi, persino disconfermare ciò che viene affermato attraverso le parole.
SISTEMA PARAVERBALE È costituito da segnali vocali non verbali (come, ad esempio, pause piene e vuote, borbottii, risate, sospiri, sbadigli ecc. ) che spesso accompagnano l’enunciazione più strettamente verbale. Tali elementi, da soli o in associazione al linguaggio verbale, possono : - contribuire alla definizione dei significati; - fornire informazioni sullo stato cognitivo ed emotivo di un parlante.
SISTEMA CINESICO È costituito dall’insieme dei segnali inviati, in modo intenzionale o non intenzionale, dal nostro corpo. Rientrano nel sistema cinesico gli aspetti non verbali legati alla gestualità, gli sguardi, la mimica facciale, che concorrono a veicolare specifici significati e/o ad integrare (in modo congruente o incongruente i messaggi verbali). Possiamo far rientrare nel sistema cinesico anche altri elementi, legati alla comunicazione che, in senso più ampio, passa attraverso la corporeità, come l’impiego di tutta una serie di artefatti (quali, ad esempio, abiti, calzature, accessori, cosmetici ecc. ), che, specie in talune occasioni, come ricorda Dardano (1996) “parlano” molto più delle parole.
SISTEMA PROSSEMICO Concerne la percezione, l’organizzazione e l’uso dello spazio e della distanza interpersonale. Rientrano nel sistema prossemico tutti i movimenti avvicinamento/allontanamento attraverso cui regoliamo la distanza spaziale nelle interazioni sociali.
�un’area intima, intima da 0 a 50 cm, distanza che permette la percezione tattile, olfattiva, acustica di fenomeni come il bisbiglio ecc. , ; �un’area personale, personale da 50 cm a 1 m, che corrisponde allo “spazio personale”, una sorta di bolla invisibile che circonda il nostro corpo e che può restringersi o dilatarsi a seconda del momento, di chi abbiamo di fronte, del tipo di interazione ecc; �un’area sociale, sociale da 1 a 4 m, tipica delle interazioni meno intime e personali (pensiamo, ad esempio, ad interazioni in cui ci si trova separati da una scrivania, un tavolo, un bancone ecc. ), in cui gli interlocutori hanno uno spazio abbastanza ampio di movimento; �un’area pubblica, pubblica oltre i 4 m, distanza per cui si rende necessario parlare ad alta voce e/o enfatizzare la gestualità.
Tali sistemi nella comunicazione interpersonale operano simultaneamente. Anolli (2002, 2006) parla in proposito di sintonia semantica e pragmatica, intesa come quel processo che coordina in modo convergente e coerente i diversi sistemi di significazione e segnalazione, che, tuttavia, risultano dotati di una relativa autonomia. Ognuno di essi infatti partecipa alla costruzione del significato di un atto comunicativo, contribuendo in modo autonomo e specifico a determinarlo e definirlo. Tale autonomia rende possibile la produzione, volontaria o involontaria, di messaggi incongruenti in cui la componente verbale e una o più componenti non verbali (intonazionale, paraverbale, cinesica e prossemica) sembrano contraddirsi reciprocamente. È grazie alla caratteristica dell’interdipendenza semantica tra i sistemi comunicativi che i parlanti (come produttori o interpreti di un significato) possono procedere all’attribuzione di pesi diversi alle singole componenti dell’atto comunicativo e ad assegnare ad esso, dunque, una certa unitarietà e coerenza.
Bisogni La comunicazione umana soddisfa una serie di bisogni: BISOGNI FISICI. La ricerca ha dimostrato che la presenza o l’assenza di comunicazione può incidere pesantemente sulla qualità della vita degli individui e sulla loro salute fisica e mentale
BISOGNI PSICO-SOCIALI. Attraverso la comunicazione gli individui sviluppano: • il senso di identità personale. L’essere inseriti all’interno di una rete di relazioni ci permette di capire chi siamo, di costruirci un’identità personale e sociale, sia attraverso il modo in cui interagiamo, sia attraverso i messaggi e le attribuzioni che, sin dalla prima infanzia, ci provengono dalle figure significative; • il senso di appartenenza ad una molteplicità di comunità e gruppi sociali (familiare, sociale, culturale ecc. ), sperimentando, da un lato, l’essere insieme ad altri, “l’essere parte” (senso di affiliazione), dall’altro, il potere di controllare/influenzare gli altri e la consapevolezza di esserne a propria volta influenzati/controllati;
• Bateson (1972) ha posto in evidenza che l’individuo non soltanto “comunica” (trasmette informazioni) ma è in comunicazione e attraverso la comunicazione mette in gioco se stesso e la propria identità. Dal punto di vista psicologico “essere in comunicazione” significa che nella e attraverso la comunicazione le persone costruiscono, alimentano, mantengono o modificano la rete di relazioni in cui sono inserite e che esse stesse hanno contribuito ad intrecciare.
La comunicazione diventa il tessuto che crea, mantiene, modifica e rinnova i legami tra i soggetti. Nella comunicazione si definisce se stessi ma si definiscono anche gli altri: - “Ecco io sono così”; - “Io ti vedo così” - “Ecco la relazione che ci lega” (es: pari o no) - La dimensione relazionale assume, dunque, da subito una posizione assolutamente centrale negli approcci psicologici allo studio della comunicazione.
BISOGNI COGNITIVI. Attraverso la comunicazione le persone giungono alla comprensione e alla categorizzazione del reale (funzione indispensabile per orientarsi nel mondo); BISOGNI PRATICO-STRUMENTALI. Grazie alla comunicazione possiamo far fronte ad esigenze pratiche e quotidiane come, ad esempio, chiedere ed ottenere (e, ovviamente, anche fornire ad altri) una informazione, un servizio, un consiglio ecc;
Le funzioni Diversi autori hanno proposto classificazioni delle diverse funzioni del linguaggio e della comunicazione più in generale.
Nel 1934 lo psicologo tedesco K. Bühler, nella sua Sprachtheorie, aveva distinto tre funzioni fondamentali esplicate dal linguaggio: FUNZIONE RAPPRESENTATIVA O SIMBOLICA il linguaggio fa riferimento ad oggetti o eventi del mondo circostante FUNZIONE ESPRESSIVA O SINTOMATICA il linguaggio veicola stati d’animo ed espressioni emotive di un parlante FUNZIONE D’APPELLO O SEGNALE attraverso il linguaggio, il parlante cerca in vario modo di coinvolgere l’interlocutore
R. Jakobson (1963/1966), linguista, filologo e critico letterario russo, tra i fondatori della Scuola di Praga, è autore di una delle più note classificazione delle funzioni del linguaggio: FUNZIONE REFERENZIALE tramite il contenuto del messaggio il parlante si riferisce al mondo FUNZIONE EMOTIVA il parlante attraverso il messaggio manifesta i propri stati d’animo o le propri emozioni FUNZIONE CONATIVA il mittente, inviando un messaggio, si propone di influenzare dal punto di vista emotivo, intellettivo o comportamentale, il destinatario FUNZIONE FATICA permette di verificare/controllare che il contatto tra conversanti sia stato attivato, sia mantenuto o, al contrario, sia stato interrotto FUNZIONE METALINGUISTICA permette agli interlocutori di verificare-accertare l’impiego di uno stesso codice linguistico FUNZIONE POETICA riguarda, per finire, le situazioni nelle quali chi produce un messaggio assegna una maggiore (o pari) importanza alla forma rispetto al contenuto
Il linguista inglese M. A. K. Halliday (1978), riduce a tre le macrofunzioni di base ravvisabili nel linguaggio: FUNZIONE IDEATIVA Permette agli individui di parlare – con gli altri - della propria esperienza del mondo (esteriore ed interiore) FUNZIONE INTERPERSONALE funzionale alla definizione delle relazioni intercorrenti tra gli individui; in altre parole, essa serve ad instaurare le relazioni FUNZIONE TESTUALE serve, invece, a generare testi corretti e adatti alle particolari situazioni comunicative al cui interno gli individui si trovano a vivere e ad agire
• Sempre nel contesto degli studi linguistici SPEAKING, un modello esplicativo-descrittivo proposto negli anni settanta da Gumperz e Hymes (1972). Questi ultimi, per primi tra i linguisti, hanno sottolineato in modo esplicito la funzione svolta dal contesto all’interno del processo comunicativo. • Il termine SPEAKING è l’acronimo costituito dalle iniziali (in lingua inglese) degli elementi considerati costitutivi del funzionamento concreto delle interazioni comunicative, vale a dire:
Modello Speaking S Situation spazio-temporale e psicologica dell’evento comunicativo P Partecipants che possono assumere ruoli diversi nelle diverse interazioni comunicative E Ends ossia gli obiettivi che guidano ognuno degli interlocutori coinvolti A K Act sequences (sequenze di azioni) I N G Instruments canali e le forme di linguaggio adottati; Key cioè la chiave di lettura che consente di riconoscere, ad esempio, uno scambio come ludico o serio Norms vale a dire le regole conversazionali (es. rispetto turni) Genres (G) cioè il genere di appartenenza proprio di ogni conversazione
Più di recente, F. Schulz von Thun (1997), integrando la classificazione delle funzioni comunicative proposta da Bühler (1934) con alcuni principi desunti dalle ricerche della Scuola di Palo Alto, ha proposto un modello della comunicazione secondo cui qualsiasi messaggio prodotto da un parlante si caratterizza come un fenomeno a quattro dimensioni. Ogni messaggio contiene, cioè, necessariamente in sé aspetti di: 1. 2. 3. 4. contenuto; relazione; rivelazione; appello.
Ogni messaggio contiene aspetti di… • contenuto: cioè, aspetti relativi agli oggetti sui quali verte il messaggio; • relazione: ogni volta che un mittente si rivolge a un destinatario, esplicitamente o implicitamente, comunica la propria opinione su di lui e sulla relazione che intercorre tra di loro; • rivelazione: quando un individuo parla non può fare a meno di rivelare qualcosa di sé; • appello: quando un individuo produce un messaggio intende solitamente ottenere qualcosa dal destinatario (ad esempio, l’esecuzione di un’azione concreta, la modifica di un comportamento o l’assunzione di un particolare atteggiamento). Questi aspetti interagiscono sempre, ma…
In alcune tipologie di comunicazione alcuni aspetti prevalgono su altri… • Contenuto cfr. comunicazione a una conferenza • Relazione cfr. comunicazione intima tra familiari • Appello cfr. richiesta d’aiuto • Rivelazione cfr. racconti autobiografici
Rivelazione di sé • Io intanto le ho detto prima sono allegro, sono ottimista, […] sono giocoso anche nelle grandi riunioni internazionali come il G 8 eccetera. Porto allegria, ottimismo nel gruppo soprattutto quando il gruppo è preso da situazioni angoscianti o di tristezza che si ripetono abbastanza spesso anche soprattutto in questi momenti di crisi. (Dall’intervista del Presidente Berlusconi alla CNN International, 25 maggio 2009) • oh, io c’ho la fila di quelle che mi vogliono sposare! [Scusami Giorgia faccio una precisazione] , poi alla fine ti spiego anche di+, credo di sapere perché: punto primo sono simpatico, no? Punto secondo ho un po’ di grano, si sa. Punto terzo la leggenda dice che ci so fare, punto quarto pensano, lui è vecchio, muore subito e io eredito! ( da Atreju 2010)
Pur considerando, in tal modo, il punto di vista del Mittente come un punto di vista focale, l’Autore non ha, tuttavia, trascurato di rivolgere una pari attenzione alle reazioni del Destinatario Il Destinatario, infatti, non si configura come un soggetto passivo, ma ad esso viene riconosciuta la possibilità di dirigere la propria attenzione verso uno o più degli aspetti appena elencati (e riconosciuti come contenuti nel messaggio del Mittente) e reagire, pertanto, di conseguenza.
Disturbi della comunicazione Considerando anche gli aspetti retroattivi della questione, Schulz von Thun ha riconosciuto, quali responsabili dei disturbi della comunicazione (e del conseguente malfunzionamento della stessa), diversi fattori posizionati, tanto sul versante del Mittente, quanto sul versante del Destinatario:
il mittente può inviare messaggi incongruenti in grado di creare uno stato di confusione nel destinatario
il destinatario può scegliere di dirigere la propria attenzione solo su uno dei quattro aspetti del messaggio finendo per fraintendere le intenzioni del mittente: riservando, ad esempio, un ascolto selettivo all’aspetto di relazione può leggere il messaggio come una esclusiva presa di posizione nei propri confronti
rivelazione di sé contenuto relazione appello
Gli assiomi della comunicazione sono stati formulati nell’ambito della scuola di Palo Alto (California). «Con l’etichetta «Scuola di Palo Alto» si è soliti designare un gruppo di ricercatori, differenti tra loro per formazione scientifica e orientamento disciplinare, che nella seconda metà del secolo scorso, a Palo Alto in California, ha dato vita a un Centro di Ricerca sulla comunicazione applicata allo studio e al trattamento di alcuni disturbi psichiatrici. Quella compiuta dalla scuola di Palo Alto è stata una sostanziale svolta epistemologica, per ciò che concerne sia lo studio della comunicazione umana in generale, sia l’approccio alle psicopatologie» (Bongelli, Riccioni 2008: 175)
Teoria generale dell’interazione umana Focus indagine: dall’analisi delle dinamiche interne alla persona (tipico dell’approccio psicoanalitico) all’analisi del comportamento osservabile nel qui e ora delle interazioni comunicative
Primo gruppo Nucleo originario della Scuola: gruppo di ricerca costituitosi, sotto la guida di Bateson, nel 1952 presso il Veterans Administration Hospital. Fanno parte del gruppo studiosi di diversa formazione: antropologi, ingegneri, psichiatri, psicoterapeuti. Nel 1956 viene pubblicato l’articolo «Toward a Theory of Schizofrenia» in cui viene esposta per la prima volta la teoria del doppio legame Gregory Bateson 1904 -1980
Doppio legame Situazione comunicativa tra due persone legate da un rapporto affettivo in cui vengono inviati contemporaneamente due messaggi tra loro incongruenti: uno a livello verbale (attraverso le parole) e l’altro a livello non verbale (attraverso i gesti, i toni di voce ecc. ). La persona destinataria del messaggio non è in grado di decidere quale dei due livelli sia da considerare valido. Esempio della madre e del figlio ricoverato per problemi mentali. Il figlio vedendo la madre, si dirige verso di lei per abbracciarla; la madre irrigidisce il suo corpo; il figlio si ritrae dall’abbraccio; la madre gli dice: "Non devi aver paura di esprimere i tuoi sentimenti". A livello implicito la madre esprime rifiuto verso la manifestazione d’affetto del figlio (irrigidisce il suo corpo); a livello esplicito (cioè a livello di ciò che dice) attribuisce al figlio l’allontanamento causato dalla sua difficoltà ad esprimere sentimenti.
Secondo gruppo Già dal 1958 si costituisce un gruppo parallelo presso il Mental Research Institute (MRI) diretto da Jackson. Obiettivo del gruppo: applicare le scoperte relative alla comunicazione umana al campo della psicoterapia. Nel 1961 aderisce a questo gruppo Paul Watzlawick, che ebbe forse il ruolo più importante nella diffusione delle ricerche condotte dalla Scuola di Palo Alto. Paul Watzlawick 19212007
Nell’impostazione della Scuola di Palo Alto, lo studio dei processi che si svolgono all’interno della psiche passa in secondo piano e la riflessione dello psicologo si concentra sull’osservazione e l’analisi dei comportamenti. Il centro dell’interesse si sposta dal singolo alla relazione tra le parti all’interno di un sistema più vasto. «Lo studioso del comportamento umano passa, allora, dall’analisi deduttiva della mente all’analisi delle manifestazioni osservabili nella relazione e il vincolo di tali manifestazioni è la comunicazione»
La Pragmatica della comunicazione umana (Watzlawick, Beavin, Jackson 1967) «La pragmatica della comunicazione si propone di delineare un modello del funzionamento delle interazioni umane, isolando alcune proprietà semplici e un corpo di regole che gli individui posseggono e, benché in modo prevalentemente non consapevole, applicano nella comunicazione quotidiana […]: non solo la comunicazione influenza il comportamento, ma ogni comportamento è comunicazione» (p. 178). Gli individui non trasmettono semplicemente informazioni, ma interagiscono in modo continuo e reciproco.
L’individuazione delle regole che sottostanno alla comunicazione umana va di pari passo con l’individuazione delle violazioni (patologie). «all’interno di tali ricerche, fondate principalmente sull’osservazione di interazioni di nuclei famigliari con un componente affetto da patologia psichica, occupa una posizione di rilievo lo studio dei paradossi pragmatici, che si specifica nell’elaborazione del concetto di doppio legame e nell’identificazione di una serie di strategie comunicative a esso collegate (squalifiche transazionali: squalifiche di status, cambiare argomento, denigrazioni). Gli autori intendono la comunicazione come caratterizzata da una serie di proprietà semplici che hanno fondamentali implicazioni interpersonali» , ossia gli assiomi (p. 178)
Primo assioma Esercizio treno (p. 139 Un’arancia per due)
Primo assioma I cappelli del destino (Un’arancia per due)
Primo assioma È impossibile non comunicare. In presenza di un altro, ogni comportamento è comunicazione
Secondo assioma Esercizio con le due coppie (p. 140 -141 Un’arancia per due)
Secondo assioma Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione «Sto solo scherzando» (dà informazione su come deve essere interpretata la comunicazione ed è pertanto meta-comunicazione) Più spesso l’aspetto di relazione è veicolato dalla comunicazione non verbale
Terzo assioma: favola leone-rinoceronte Nella savana vivevano una leonessa e una rinoceronte femmina. Entrambe avevano un cucciolo, un piccolo leone e un piccolo rinoceronte. Le due femmine erano molto amiche. Erano sole nella savana e si aiutavano a vicenda. Un giorno la rinocerontessa si accorse di essere molto malata e prima di morire chiese alla leonessa di prometterle di badare sempre ai due cuccioli e di assicurarsi che questi curassero la loro amicizia come qualcosa di sacro. Così fu. La leonessa si prese cura dei cuccioli e poco prima di morire si fece promettere solennemente da entrambi che avrebbero avuto per sempre cura l’uno dell’altro. “Ho costruito due capanne, una al di qua e una al di là della collina. Ognuno di voi abiterà in una di queste e sarete amici per sempre”. Poi la leonessa morì e i due animali obbedirono alla sua richiesta.
Passò del tempo ed entrambi erano curiosi di sapere cosa faceva il proprio amico dall’altro lato della collina. Così un giorno si incontrarono e il rinoceronte chiese al leone “Cosa fai tu durante il giorno? ” e il leone “Mi alzo, mi stiracchio, guardo a est e a ovest e mi tengo allenato. Tu invece cosa fai? ” “Mi alzo, mi stiracchio, bevo e tengo affilato il mio corno” rispose il rinoceronte. Così i due si salutarono e tornarono nelle loro rispettive tane. Ma qualcosa non andava. “Perché il leone si allena tutti i giorni? Non si starà mica preparando ad attaccarmi? ” pensava il rinoceronte. “Perché il rinoceronte affila sempre il suo corno? Non si starà mica preparandosi per attaccarmi? ” pensava il leone.
Questi pensieri divennero ricorrenti, fino a trasformarsi in una vera e propria ossessione. Entrambi, infatti, cominciarono a spiarsi a vicenda e ogni mossa che faceva l’altro era, per chi spiava, una conferma dell’intenzione di attacco. I due animali controllavano ogni movimento dell’altro, ormai giorno e notte. Nella loro testa sempre le stesse parole: “Lo sapevo, guardalo, vuole attaccarmi, lo sapevo!”. Finché, un giorno, mentre ognuno spiava l’altro, inevitabilmente i loro sguardi si incrociarono, un secondo e si saltarono addosso. Quel giorno fu fatale per entrambi, che non mantennero la promessa fatta alle loro madri, non si presero cura della loro amicizia e non seppero mai perché arrivarono a quel punto.
Terzo assioma La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti Il disaccordo su come punteggiare la sequenza comunicativa è alla base di molti conflitti relazionali perché ogni comunicante considera la propria visione della realtà come l’unica e ha l’impressione di reagire al comportamento altrui: lei brontola perché il marito si chiude in se stesso (punto di vista della moglie); lui si chiude in se stesso perché la moglie brontola (punto di vista del marito)
Quarto assioma Esercizio i bermuda di Giovanna, p. 108
Quarto assioma Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico. Linguaggio numerico = comunicazione verbale Linguaggio analogico = comunicazione non verbale
Quinto assioma Immagina di aver vinto una borsa di studio per poter frequentare un master in una delle più prestigiose Università italiane: un sogno che si realizza. Devi comunicarlo a un tuo familiare/caro amico e a un tuo insegnante. Prova a recitare le tue situazioni.
Quinto assioma Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza
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