La classe 3 A della scuola primaria Vittorino
















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La classe 3 A della scuola primaria Vittorino da Feltre presenta: Il pesciolino scontento *parole e testo tratto da «Il pesciolino scontento» di Manuel Gros
C’era una volta un pesciolino che viveva con la sua famiglia in fondo al mare. La sua vita non era facile, perché doveva difendersi dagli anemoni del mare, che cercavano di attirarlo per farlo a pezzettini e dai pesci grossi, che volevano divorarlo. Il pesciolino doveva fare molta attenzione, non bighellonare sulla sabbia dove si nascondevano i
Un giorno, si lamentava e piangeva così forte che lo sentì il cavalluccio marino.
I cavallucci marini hanno poteri straordinari, pare che siano animali magici. Quando sentì il pianto del pesciolino, il cavalluccio gli si avvicinò e gli chiese: «Perché piangi? » «Non è giusto!» «Che cosa non è giusto? » «Sono troppo piccolo e debole. I grandi mi danno sempre ordini: non uscire, non fermarti sulla sabbia, non avvicinarti ai pesci grossi… Non ne posso più!» Allora il cavalluccio marino capì che il pesciolino era infelice e gli disse: «Ascolta, se vuoi, ti posso trasformare in un altro animale, ma verrà il giorno in cui mi supplicherai di ritornare ad essere un pesciolino. Cosa vorresti essere? » Dopo aver riflettuto, il pesciolino rispose: «Vorrei
Mentre pronunciava quelle parole, il pesciolino si sentì gonfiare. Intorno a lui tutto sembrava più piccolo: si era trasformato in una balena.
Si sentiva forte e non aveva più paura di niente. Tutti fuggivano al suo arrivo: i granchi si nascondevano nella sabbia e i pesci si allontanavano veloci. Adesso i «mostri» , cioè tutti quegli animali che prima gli avevano fatto paura, gli sembravano ridicoli. Ma le balene devono salire in superficie per respirare. E anche lui ora sentiva questa necessità. Mentre saliva, vide in lontananza dei «pesci» più grossi di lui: erano navi baleniere. Vide i pescatori con gli arpioni in mano e poco dopo sentì un dolore terribile alla coda: un arpione l’aveva colpito! Si rituffò e si salvò scendendo velocemente in profondità. Qui chiamò il cavalluccio marino. «Che cosa c’è? Cosa vuoi? Ora sei la più grossa balena dei mari!»
A questo punto, la nostra balena iniziò a rimpicciolire, le crescevano le zampe, la grande coda diventava leggera e due lunghi denti le spuntavano dal muso. Si era trasformato in un cinghiale africano. «Ora vivrai nella foresta!» le disse il cavalluccio marino.
Il cinghiale si sentì subito a suo agio nella foresta africana: trovava ottime radici da mangiare, gli animali piccoli scappavano e persino il leopardo lo evitava! Credeva di aver trovato la felicità, ma un giorno una rete gli piombò addosso. Era stato catturato dagli uomini. Si trovò così rinchiuso in una gabbia, non poteva più correre, ne muoversi, doveva solo mangiare e ingrassare. Qui fece amicizia con un altro cinghiale africano, anche lui era in gabbia. La sua vita era abbastanza tranquilla e sarebbe stato felice se un giorno gli uomini del villaggio non fossero venuti a prendere il suo amico. Non lo rive più. Cosa gli era successo? Mentre se lo domandava, il cavalluccio marino passò vicino alla gabbia e gli disse: «Il tuo amico è stato mangiato per la festa del villaggio!»
… unelefante !
Gli abitanti del villaggio erano spaventati. L’elefante distruggeva tutto al suo passaggio, lanciando tremendi barriti. Si sentiva diverso: era più forte e anche più intelligente! Gli elefanti, infatti, sono abili e intelligenti. Ben presto il nostro amico si rese conto che poteva essere delicato e cercare di non schiacciare i fiori o, al contrario, poteva distruggere tutto quanto aveva vicino. Con la proboscide poteva prendere la frutta sugli alberi, aspirare l’acqua e farsi una doccia. Aveva capito di avere la pelle dura e niente poteva graffiargliela. Pensava di essere diventato il tipo di animale ideale. Visse giorni meravigliosi, sicuro della sua forza e della sua saggezza. Ma furono pochi, perché un giorno incontrò un animaletto strano: grigio come un
Gli apparve allora il cavalluccio marino. «Di cosa hai paura, elefante? » gli chiese «Io…io…non so» rispose l’elefante. «Per favore, aiutami!» «Bene, ti trasformerò in un uccello. Spero che tu sia contento, questa volta.
L’elefante si sentì rimpicciolire, le due zampe davanti si trasformarono in artigli, mentre quelle dietro si allungarono in ali maestose. Quanto alla proboscide, divenne dura, dura e si incurvò in becco. L’elefante era diventato un’aquila 1 attraversò in volo tutti i territori delle sue precedenti avventure. Volò sopra la giungla, sopra il villaggio e arrivò alla spiaggia, passò sulle navi dei balenieri, come per sfidarli. Più nessuno poteva spaventarla! Era così sicura di se che per ore ed ore volò sopra l’oceano, finchè iniziò a sentirsi stanca. Ma era molto lontana dalla costa, al largo, dove il vento è così forte che è quasi impossibile volare. Scese la notte e una terribile tempesta la spinse ancora più lontano, al largo. Era stanca, bagnata e aveva fame. Riuscì a riposarsi su un pezzo
Il cavalluccio marino pensò che la lezione era servita. Trasformò l’aquila in pesciolino, che si tuffò in acqua e ritornò tra i suoi simili. Dovete sapere che il nostro pesciolino vive ancora oggi felice con i suoi genitori in fondo al mare!
GRAZIE PER LA VOSTRA ATTENZIONE !!!