Italo Calvino Il cavaliere inesistente da http www

















- Slides: 17
Italo Calvino “Il cavaliere inesistente” da http: //www. atuttascuola. it/relazioni/cavaliere_inesistente. htm www. atuttascuola. it/relazioni/il%20 cav%20 inesist. doc
Introduzione sull’autore La trama I personaggi I temi La cornice
Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago de Las Vegas, presso L’Avana: ma questo per lui è solo “un dato anagrafico” poiché si ritiene ligure, più precisamente sanremese, a tutti gli effetti. Il padre Mario, infatti, è un agronomo di famiglia sanremese, che si trova a Cuba, per dirigere una stazione sperimentale di agricoltura e una scuola agraria. La madre, Evelina Mameli, sassarese d’origine è laureata in scienze naturali e lavora come assistente di botanica all’Università di Pavia. Frequenta le Scuole Valdesi ed in seguito si iscrive al ginnasio-liceo “G. D. Cassini”. All’età di 16 anni comincia a scrivere brevi racconti, poesie, apologhi e opere teatrali con il sogno di diventare un famoso scrittore di teatro. Conseguita la licenza liceale, si iscrive alla facoltà di Agraria di Torino. Dopo la laurea, inizia a lavorare presso l’Einaudi di Torino occupandosi dell’ufficio stampa e della pubblicità. Nel 1947 fa il suo esordio con “Il sentiero dei nidi di ragno”, cui hanno fatto seguito i racconti di guerra partigiana “Ultimo viene il corvo“e i tre romanzi che compongono il ciclo dei “Nostri antenati”: “Il visconte dimezzato”, “Il barone rampante”, “Il cavaliere inesistente”. Nel 1962, a Parigi, conosce Esther Judith Singer, detta Chichita, traduttrice argentina che, due anni dopo, diventerà sua moglie. I due si stabiliscono a Roma dove, nel 1965 avranno la loro prima figlia Giovanna. Coltro da un ictus il 6 settembre a Castiglione della Pescaia, viene ricoverato all’ospedale Santa Maria della Scala di Siena. Morirà in seguito ad emorragia cerebrale nella notte tra il 18 e il 19. La produzione letteraria di Calvino è molto varia e fitta. Dopo “Il sentiero dei nidi di ragno”, pubblicò nel 1951 “I giovani del Po” e il racconto autobiografico “La strada da San Giovanni”, nel ’ 52 “La formica argentina” e nel 1953 “Il bianco veliero”, “L’entrata in guerra” e “Il midollo del leone”.
“Le fiabe Italiane”, apparse nel ’ 56, vennero poi ristampate più volte come anche il volume “Racconti”, pubblicato nel 1958 e vincitore del premio Bagutta l’anno successivo. Contemporanei all’uscita del grande volume antologico dei Racconti, furono “La gallina di reparto” e “La nuvola di smog”. Un altro dei grandi successi di Calvino è il breve romanzo “La giornata d’uno scrutatore”. Ai due volumi di ispirazione scientifica, “Le cosmicomiche” e “Ti con zero” sono poi succeduti “La memoria del mondo e le altre storie cosmicomiche”. In seguito Calvino ha pubblicato “Le città invisibili”, “Il castello dei destini incrociati”, “Gli amori difficili”, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, “Palomar”. Vanno inoltre ricordati i due volumi di saggi “Una pietra sopra” e “Collezione di sabbia”; e “L’Orlando furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino”. Postumi sono usciti “Sotto il sole giaguaro”, “Sulla fiaba” e “Lezioni Americane”. back
La trama Sotto le mura di Parigi, un pittoresco Carlo Magno, ormai un po’ avanti con l’età, ispeziona come al solito il suo esecito. Il serrafila è Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz, o più semplicemente il cavaliere inesistente, imbattibile sul campo di bataglia ma con un unico difetto: il suo non avere corpo, quindi il suo non esistere. La sua armatura infatti è tenuta insieme solo dalla forza di volontà e dalla fede nella santa causa: la guerra agli infedeli. Al campo una notte Agilulfo, che non dorme mai, né di notte né di giorno, incontra un giovane bacelliere, Rambaldo di Rossiglione, figlio del marchese Gherardo, morto da eroe sotto le mura di Siviglia, che per vendicare il padre deve trovare e uccidere Isoarre. Il mattino seguente, nella lente cavalcata verso il luogo dello scontro tra la fazione franca e quella mussulmana, l’imperatore e il suo esercito attraversano varie contrade, incontrando un curioso personaggio: Gurdulù, noto anche con vari altri nomi a seconda del paesino in cui si veniva a trovare (Gudiussuf, Pestanzùl, Omobon, Omobestia).
Si tratta di un uomo provvisto solo del suo “Corpaccione cavernoso”, privo di alcuna volontà o coscienza. Carlo Magno, divertito dallo strano personaggio e dal fatto di avere un cavaliere che non c’è ma sa di esserci e di un suddito che c’è ma non sa di esserci, associa la buffa figura di Gurdulù ad Agilulfo in qualità di scudiero. L’omaccione non capisce le intenzioni dell’imperatore e sparisce prima che il cavaliere inesistente riesca a rintracciarlo. E’ solo all’inizio del IV capitolo che si scopre che l’intero “poema” è narrato da una suora, precisamente da suor Teodora. Il suddetto capitolo tratta della battaglia in cui Rambaldo vendica suo padre uccidendo, tra varie vicissitudini tragicomiche, Isoarre. Il giovane cavaliere è poi coinvolto in un’imboscata, dalla quale riesce a salvarsi solo grazie ad un misterioso cavaliere pervinca che in seguito scopre essere la tanto bella quanto terribile Bradamante di cui Rambaldo si innamora perdutamente. Per conquistarla il giovane si propoe di diventare un perfetto paladino, ma la fanciulla si rivela essere innamorata del cavaliere Agilulfo, che da parte sua non contraccambia. Ad un banchetto d’onore accade però che la nobiltà del cavaliere inesistente venga messa in dubbio da Torrismondo che lo offende, dichiarando che l’impresa per la quale Agilulfo è stato investito cavaliere, cioè il salvataggio di una vergine indifesa, è in realtà da dichiararsi nulla e non valida dal momento che la dama salvata era la madre di Torrismondo, Sofronia, quindi non più vergine. Dal suo canto anche le origini di Torrismondo vengono denobilizzate, in quanto rivelate umili. Perciò, venendo data ad entrambi la possibilità di farsi riabilitare alla cavalleria, i due partono. Mentre Agilulfo deve dimostrare la verginità di Sofronia, Torrismondo deve farsi riconoscere figlio dell’ordine dei cavalieri del Gral. Al loro seguito vi sono Rambaldo e Bradamante e il ritrovato Gurdulù. Le loro strade però si dividono: Agilulfo dopo una tappa errata in Inghilterra giunge in Marocco. Durante il viaggio però avviene un naufragio, dal quale i due personaggi non si fanno spaventare, giungendo alla loro meta l’uno camminando sul fondale marino, l’altro facendosi trasportare da una testuggine.
Finalmente arrivati, scoprono che Sofronia è moglie del sultano, situazione che obbliga il cavaliere inesistente a raggiungerla nel suo alloggio nell’harem della reggia e a rapirla, scappando per nave con il suo stolto ma fidato scudiero, ma essa naufraga nuovamente. Giunti in una grotta dove Sofronia si riposa Agilulfo si reca a cercare Carlo Magno per annunciargli la verginità della donna. Ma nella grotta sopraggiunge Torrismondo che dopo aver scoperto che l’ordine dei Cavalieri del Gral non è formato che da una manica di manigoldi, s’innamora della bella, che dal canto suo lo contraccambia. I due amanti vengono scoperti in un momento di intimità, ma nonostante ciò tutto si risolve per il meglio dal momento che si scopre che Sofronia non è la madre ma la sorellastra di Torrismondo.
Agilulfo però non ne viene messo al corrente essendo scappato, convinto di non riuscire a dimostrare la verginità della donna Rambaldo, mandato a cercare il cavaliere inesistente, trova la sua armatura vuota con solo un biglietto da parte di Agilulfo che lo designa suo nuovo possessore. Con questa ingannando Bradamante riuscirà a possederla. Alla fine con un colpo di scena suor Teodora si rivela essere in realtà proprio Bradamante che perdonerà Rambaldo per l’inganno e fuggirà con lui, scappando dal convento. back
Agilulfo Rambaldo Gurdulù Bradamante Torrismondo Carlo Magno back
Agilulfo E’ il cavaliere inesistente che dà nome al romanzo stesso, ed è uno dei protagonisti. E’ considerato una figura sibolica che incarna coloro che sono talmente assorbiti dalla loro funzione da immedesimarsi con essa. Nonostante ciò la sua figura arriva, con lo svolgersi del racconto, ad avere una sua consistenza e profondità, oltre che un immenso fascino. Agilulfo è libero da un corpo materiale che brama e disprezza contemporaneamente, è il perfetto cavaliere, capace di compiere le sue funzioni al meglio come nessun altro potrebbe fare al suo posto. Esige il rispetto dei regolamenti e del codice cavalleresco proprio perché, a differenza di altri, può vivere di sola ragione e non di sentimenti. Rappresenta la necessità quasi impellente di lasciare un segno nella storia. Assume caratteristiche quasi mitiche, tipiche dei poemi epici rinascimentali, quando salva la bella Sofronia, abbattendo un’intera schiera di cavalieri. Scompare al termine del romanzo, perché costretto a combattere contro l’unico nemico che non può annientare: sé stesso, o meglio la sua coscienza, la sua origine, una realtà per lui insopportabile per lui, che vive solo delle sue imprese. back
Rambaldo E’ un giovane cavaliere, partito in guerra per vendicare la morte del padre e che in seguito si invaghisce di Bradamante, inseguendola per mare e monti, fino al momento in cui sarà lei a recarsi da lui. E’ un personaggio irrequieto, impulsivo e impaziente in quanto giovane; arrivato al campo per vendicarsi, il suo entusiasmo viene presto frenato in primis da Agilulfo, troppo freddo e quasi metallico percepire i sentimenti del ragazzo e in seguito dall’ordine precostituito, la burocrazia, che gli impedisce di consumare la sua vendetta. Egli nonostante ciò compie la sua personale missione grazie alla sua costanza, fedele più ai propri ideali che a quelli che gli venivano imposti, rimanendo però quasi svuotato senza più un obbiettivo per cui combattere. Esso non tarda a presentarsi in Bradamante, di cui si innamora. Da quel momento il suo unico scopo è quello di conquistare la fanciulla. Il modo in cui la conquista può apparire poco nobile, perché è dato dall’inganno, ma in realtà Bradamante si innamora del coraggio con cui l’armatura di Agilulfo era usata. back
Gurdulù L’alter ego del cavaliere inesistente, per cui Calvino si rifà al Morgante di Pulci, scudiero-gigante di Orlando. E’ un personaggio fortemente pittoresco, caratterizzato dalla completa incapacità di intendere e di volere, tanto che spesso arriva a credere di essere ciò che sta vedendo in quel momento. I suoi movimenti ricordano quelli di un animale, e così il suo comportamento e i suoi abiti. back
Bradamante E’ l’eroina della vicenda, abilissima nel combattimento, bramata da tutto l’esercito e a sua volta innamorata, invece, dell’unico uomo che non la contraccambia. È una donna nel senso proprio della parola, capace sì di uccidere, ma ciononostante caratterizzata da una spiccata femminilità. Desidera più di tutto quello che non riesce ad ottenere, ossia la razionalità e la freddezza di Agilulfo. Non riuscirà però mai nemmeno a possedere quest’ultimo e, resasi conto del profondo sentimento nutrito nei suoi confronti da Rambaldo, se ne innamora e fugge con lui. back
Torrismondo E’ un po’ l’antagonista nel romanzo; cavaliere coetaneo di Rambaldo tuttavia si rivela diversissimo da lui: è infatti fortemente deluso da tutto ciò che lo circonda, perennemente critico nei confronti dei Paladini e dell’esercito. È inoltre un personaggio inquieto non per scelta o per amore, come il suo coetaneo, ma a causa del suo passato, sul quale vuole far luce. Si mette così alla ricerca dell’Ordine dei Cavalieri del Gral, ma scopre che, mascherandosi dietro la loro fama e la loro disciplina ascetica, compiono misfatti terribili, che non giudicano tali perché si sentono guidati dal Santo Gral, e non dalla propria volontà. Il caso lo porta ad incontrare e ad innamorarsi della propria sorellastra, con la quale convolerà a nozze, ponendo così finalmente fine alla sua ricerca. back
Carlo Magno E’ la parodia del re che siamo abituati ad immaginare, vecchio, poco regale nei modi e anzi, fanciullesco nei suoi comportamenti. I suoi paladini vengono ulteriormente ridicolizzati: loro, orgoglio dell’impero e protagonisti nei secoli di moltissime avventure, sono solo dei pigri individualisti, sempre bravi a guerreggiare, ma capaci di rendere la guerra una farsa. Nessuno di loro è perfetto, soprattutto se paragonati ad Agilulfo, e nessuno ha più gli ideali della cavalleria, a differenza di Torrismondo e Rambaldo. back
I temi Il tema importante col quale Calvino voleva forse fare satira sulla nostra società (o forse la società umana più in generale), è quello legato ai riti e alle regole: la società cavallersca è presentata come un insieme di regolamenti e rituali fissi (persino le stesse battaglie non hanno corso libero), dove ogni cosa è quantificata, e prestabilita, e i parametri predefiniti vanno oltre l’istinto e la morale stessa. Ad un esempio: salvare dallo stupro una donna invece che una vergine risulta molto diverso, infatti una vergine avrebbe reso ‘paladino’ il cavaliere, la donna invece non gli avrebbe concretamente fatto guadagnare nulla. Il tema del doppio non è fondamentale in questo romanzo e non interviene sull’evoluzione dei personaggi, ma i poli che rappresentano la sua duplicità sono importantissimi: Agilulfo e Gurdulù sono gli esatti estremi, come fossero un essere intero scisso in due persone: il primo è un cavaliere che non esiste, ma sa di esistere, il secondo è un uomo che esiste, ma non lo sa. Il primo rappresenta l’ordine, l’intelligenza, la morale e tutti i valori intellettuali; il secondo è emblematico della confusione, dell’istinto, della casualità. Per concludere, si può dire che Agilulfo e Gurdulù siano l’essenza di due aspetti della vita: la vita intellettuale, costantemente regolata da un ordine preciso, e la vita naturale, in continuo movimento e cambiamento. back
La cornice La vicenda è ambientata come tutti i poemi epicocavallereschi nel IX secolo d. c. , epoca dei paladini e della guerra agli infedeli. I luoghi e le loro descrizioni sono però topici del poema epico, non concreti, ma soggettivi rispetto ai personaggi, ai loro amori, ai loro sentimenti, come d’altronde ci si deve aspettare da uno scrittore postero al romanticismo ottocentesco. I boschi diventano luoghi quasi bucolici, luoghi in cui manifestare l’amore. Il Marocco viene rappresentato con sfondo esotico da “Mille e una notte”, e non come una terra aspra e desertica di provenienza degli infedeli.