In alternativa allintervallo di riferimento VALORI o LIVELLI



























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In alternativa all’intervallo di riferimento VALORI o LIVELLI DECISIONALI Valori sopra o sotto i quali è raccomandabile seguire un determinato comportamento clinico: - Instaurare o modificare un regime terapeutico o dietetico - Richiedere ulteriori indagini diagnostiche di approfondimento - Emettere un giudizio prognostico
LIVELLI DECISIONALI • Dipendono da scelte o quesiti clinici • Sono definiti in relazione ad evidenze cliniche strettamente documentate e attraverso il “Consenso” di esperti • Identificano una soglia di rischio oppure una soglia di classificazione per una data patologia • In linea di massima sono indipendenti dai VR
LIVELLI DECISIONALI RELATIVI ALLA CALCEMIA (MG/DL)
VALORE PREDITTIVO Con quale probabilità un test predice l’esistenza o l’assenza di malattia ?
DISTRIBUZIONI GAUSSIANE DELLA CONCENTRAZIONE DI UN ANALITA IN UNA POPOLAZIONE SANA E IN UNA AMMALATA Veri Negativi Falsi Negativi Veri Positivi Falsi Positivi
Risultati di uno screening Test Positivo (glicemia>100 mg/d. L) Test Negativo (glicemia≤ 100 mg/d. L) Malati (diabetici=100) Sani n=100 Veri Positivi n=60 Falsi Positivi n=10 Falsi Negativi n=40 Veri Negativi n=90 Sensibilità Specificità
SENSIBILITA’ DIAGNOSTICA SENSIBILITA’ = SOGGETTI MALATI CON TEST POSITIVO DIAGNOSTICA TOTALE DEI SOGGETTI MALATI VP x 100 VP+FN Esempio: su 100 diabetici, 60 presentano valori di glicemia oltre 100 e 40 glicemia normale. La sensibilità diagnostica della glicemia per il diabete è: 60 x 100 = 60% 60+40 POPOLAZIONE IN STUDIO: SOGGETTI MALATI (es. DIABETICI)
SPECIFICITA’ DIAGNOSTICA SPECIFICITA’ = SOGGETTI SANI CON TEST NEGATIVO DIAGNOSTICA TOTALE DEI SOGGETTI SANI VN x 100 VN + FP Esempio: su 100 soggetti sani, 90 presentano una glicemia normale e 10 oltre 100. La specificità diagnostica della glicemia verso i soggetti sani è: 90 90+10 x 100 = 90% POPOLAZIONE IN STUDIO: SOGGETTI SANI (es. NON DIABETICI) E’ necessario indicare la popolazione di confronto verso cui è calcolata la specificità. Questo infatti, non è un concetto assoluto, ma relativo alla popolazione che vogliamo discriminare dalla prima (Es. malati di diabete)
ACCURATEZZA DEL TEST Il test di laboratorio è efficiente quando risulta positivo nei soggetti malati, e negativo nei soggetti sani. EFFICIENZA = SOGGETTI CON RISULTATO ESATTO DEL TEST DIAGNOSTICA TOTALE DEI CASI STUDIATI VP+ VN x 100 VP+VN+FN+FP Nel caso della glicemia: GLICEMIA> 100 GLICEMIA< 100 DIABETICI SANI 60 (VP ) 10 (FP) 40 (FN) 90 (VN) EFFICIENZA DIAGNOSTICA = ____60 + 90___ x 100 = 75% 60 + 90 + 40 + 10
PREDITTIVITA’ DEL TEST PREDITTIVITA’= SOGGETTI CON TEST NEGATIVO REALMENTE SANI NEGATIVA TOTALE DEI SOGGETTI CON TEST NEGATIVO VN VN+FN x 100 Esempio: su 100 sogetti con glicemia inferiore a 100, 90 sono sani e 10 diabetici. La predittività negativa della glicemia nell’esclusione del diabete è: 90 90+10 x 100 = 90% Con un valore di glicemia inferiore a 100, vi è il 90% di probabilità che si tratti di un soggetto normale.
Effetto dello spostamento del valore di soglia discriminante che determina la positività/negatività del risultato di un test
Effetto dello spostamento del valore di soglia discriminante che determina la positività/negatività del risultato di un test
INTERPRETAZIONE DI UN RISULTATO ANALITICO • Il risultato è normale? Calcolo dei valori di riferimento • Vi è una variazione significativa? Se il test è stato già eseguito in precedenza Calcolo della differenza critica
Nel confronto tra risultati ottenuti nello stesso individuo è necessario sapere se un risultato si differenzia in misura significativa da uno o più risultati precedenti (es: per valutare l’efficacia di una terapia, verifica di recidive…. . ecc. )
DIFFERENZA CRITICA • Differenza minima tra due valori ottenuti sullo stesso paziente che può essere considerata significativa • La differenza critica (Dcr) permette di stabilire con una probabilità definita se la differenza fra due risultati per uno stesso paziente deve essere considerata significativa
DIFFERENZA CRITICA PARAMETRI DA CONOSCERE · Variabilità analitica · Variabilità biologica CV(a) CV(b)
DIFFERENZA CRITICA E’ stato stabilito, su base statistica, che la differenza di misure successive nel tempo di un analita è significativa o critica quando il suo valore è > 2. 77 x CVt Differenza critica % = Kx. CV(t) • K= 2. 77 per p< 0, 05 (l’errore commesso nel definirle diverse ha un livello di probabilità di 0, 05)
DIFFERENZA CRITICA ØCV(t)= √CV(a 2) + CV(b 2) ØK x CV(t) Ø 2, 77 x √CV(a 2) + CV(b 2) p<0, 05 Con il fattore 2, 77 vi sono 5 probabilità su 100 che la differenza osservata sia dovuta a fluttuazioni casuali dei risultati e 95 su 100 che indichi variazioni significative
DIFFERENZA CRITICA Valutazione dell’efficacia della terapia dietetica Prima della terapia Colesterolo 280 mg/dl Dopo la terapia Colesterolo 210 mg/dl · · Variabilità analitica Variabilità biologica CV(a) 3% CV(b) 5% – Differenza critica 16. 2% Terapia dietetica efficace o meno?
DIFFERENZA CRITICA Terapia dietetica efficace o meno? Differenza tra i due valori di colesterolo del 25% • Supera la differenza critica calcolata del 16% Terapia EFFICACE
Quando si utilizzano i valori di riferimento? In alcuni casi i valori di riferimento sono di utilità limitata Bisogna considerare l’individualità del parametro in esame
L’individualità di un analita si stabilisce calcolando l’indice di individualità (II) II = variabilità intraindividuale (CV 1)/ variabilità interindividuale CVG Un indice di individualità basso indica che l’analita ha una marcata individualità e viceversa
VARIABILITÀ BIOLOGICA DELLA CREATININA
La creatinina possiede una marcata individualità La variabilità intraindividuale (CV 1) della creatinina è inferiore a quella interindividuale (CVG): CV 1<<CVG L’II della creatinina è basso Un individuo potrebbe avere risultati insoliti per lui ma che potrebbero rientrare ancora nei limiti del convenzionale intervallo di riferimento
q II basso (<0. 6) : L’Intervallo di Riferimento è di poca utilità, maggiori vantaggi con il confronto del risultato con valori precedenti ottenuti dallo stesso paziente q II elevato (>1. 4): il confronto del risultato con l’Intervallo di Riferimento possiede un peso elevato in numerose situazioni cliniche
Variabilità biologica espressa come CV% ed indice di individualità CV 1 CVG