Imparare a imparare A S 2015 2016 26













































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Imparare a imparare A. S. 2015 -2016 26 Gennaio 2016 (terzo incontro)
Nelle puntate precedenti…
Come funziona la memoria?
E riguardo alle cose che ci preoccupano… - Possiamo riconoscere segnali fisici e sensazioni? - I presupposti in base a cui ci angosciamo sono sempre giustificati?
Come è andato l’esperimento di questa settimana?
Procrastinazione
Lo faccio allegramente e consapevolmente
È il mio modo di essere, non posso farci nulla
Vorrei evitare ma non mi riesce, mi crea stress
I motivi fisiologici della procrastinazione
La tecnica del pomodoro
1. 25 minuti 2. nessuna interruzione 3. massima concentrazione (focused mode) 4. ricompensa alla fine
L’importanza del sonno
Il cervello elimina tossine e sostanze dannose
Si rinforzano i circuiti creati con lo studio
Senza la dittatura della corteccia prefrontale le altre aree del cervello sono più libere di comunicare e possono affiorare alla coscienza soluzioni creative
Anche l’attività fisica ha effetti benefici sulla fisiologia del cervello e quindi sui processi di apprendimento
Come studiare?
Primo aspetto: rileggere o ripetere?
Esperimento di Arthur Gates (1917): “Who’s who in America” (8500 biografie brevi) – 100 studenti. Suddivisione ottimale del tempo di studio: 30 -40% leggere – 60 -70% ripetere (a libro chiuso)
Secondo aspetto: Spacing effect
Legge di Jost (1897): Studiare un nuovo concetto immediatamente dopo che lo si è imparato non migliora la memorizzazione, studiarlo qualche ora o un giorno dopo sì.
Dovendosi preparare per una competizione sportiva, è meglio allenarsi quattro ore di fila in un solo pomeriggio o un ora al giorno per quattro giorni?
Piotr Wozniak, nel 1987, cominciò a studiare quanto tempo passava prima che dimenticasse una nuova parola inglese appena studiata. . .
. . . gli intervalli tra un ripasso e l’altro dovevano essere abbastanza lunghi per ridurre al minimo lo studio, ma sufficientemente brevi per non dimenticare completamente la parola.
Così nacque Supermemo
Terzo aspetto: Testing effect
Karpicke & Roediger (2006) Due gruppi di studenti Primo gruppo: 7’ di studio + 7’ di ripasso Secondo gruppo: 7’ di studio + 7’ di free recall test (riscrivere quante più cose si ricordano senza guardare)
Mindfulness
Tradizione antica (buddismo, zen, filocalia, mistica cristiana. . . ) appplicata alla pratica clinica negli anni 70 da Jon Kabat Zinn
Difficile dare una definizione unica: . . . osservazione non giudicante dell'incessante flusso degli stimoli interni ed esterni, così come arrivano. . . una modalità di coscienza che si può coltivare e stabilizzare in maniera sistematica, tramite la pratica meditativa
. . . una "modalità dell' essere", non orientata a scopi, il cui focus è il permettere al presente di essere com'è e di permettere a noi di essere, semplicemente, in questo presente. . . autoregolazione dell'attenzione (intenzionalmente e con amorevolezza verso se stessi) e orientamento verso l'esperienza (con curiosità, con l'atteggiamento mentale del fanciullo)
. . . e molto altro ancora Ma fondamentalmente Mindfulness è
semplicemente essere, nel momento presente
Gran parte delle nostre ansie e sofferenze non dipende dai fatti che ci accadono, ma dalla interpretazione che noi diamo di quei fatti.
• Io sono i miei pensieri, o io ho i miei pensieri? • I miei pensieri sono dei fatti o solo delle ipotesi?
Concentrarsi sul qui e ora permette il distacco dal vortice dei pensieri e quindi l’interruzione del circolo vizioso dell’ansia.
Esistono varie tecniche meditative per realizzare uno stato di mindfulness. . .
. . . concentrarsi sulle sensazioni (ascolto consapevole della musica, meditazione camminata, meditazione dei piccoli gesti). . .
. . . concentrarsi sul respiro (contare i respiri, pranayama, attenzione al respiro, respirazione addominale, toracica, clavicolare). . .
. . . osservare il flusso ininterrotto dei pensieri (come nuvole che passano nel cielo limpido).