Il paradigma marxista n n n La visione


















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Il paradigma marxista n n n La visione consensuale dell’ordine sociale di impianto funzionalista domina gli anni ’ 50 -’ 60. Alle fine degli anni ’ 60 si fanno largo nuovi modelli di comprensione della società in termini più conflittuali. Il mantenimento dell’ordine sociale non viene più visto come prodotto naturale dell’interiorizzazione consensuale delle norme ma come esito di conflitti e dinamiche di potere legate alla conservazione degli interessi.
Il paradigma marxista n n I sociologi di impianto marxista accusano il paradigma biomedico di preservare l’ideologia dominante del sistema capitalistico, focalizzando sull’individuo considerato isolatamente i problemi di salute ed evitando ogni considerazione sui fattori sociali della malattia. La critica marxista si spinge anche nei confronti dei medici che espropriano i pazienti della definizione della salute e verso la mercificazione della sanità e della salute.
Dal paradigma marxista al paradigma critico - Illich vede nella stessa corporazione medica una minaccia per la salute e attribuisce alla gestione professionale della medicina conseguenze pari a quelle di una epidemia (iatrogenesi=di origine medica). In particolare vengono individuate tre tipi di iatrogenesi : Clinica Sociale Culturale
Nemesi medica n La nemesi medica è la vendetta, il castigo inferto dalla natura alla hubris medica, alla presunzione della medicina di acquisire gli attributi di un dio.
Iatrogenesi: – clinica: l’intervento medico non è collegato in maniera significativa ad un calo della morbosità mentre gli interventi medici ed i farmaci sempre più spesso producono effetti collaterali. – sociale: sono i danni provocati dalla burocrazia sanitaria, dalla induzione di nuovi bisogni, dalla classificazione delle persone attuata dall’organizzazione sanitaria. Sempre più episodi della vita vengono letti dalla medicina come episodi a rischio, quando non vere e proprie sindromi (non solo il parto, ma anche i vari episodi stressanti, per denominare i quali vengono coniati continuamente nuovi termini). Anche nel campo della prevenzione si verificano a volte alcune derive eccessivamente medicalizzate. – culturale: legata alla soppressione del dolore, all’espropriazione del significato del dolore. L’uomo delega ad altri la lotta contro la morte. Con la medicalizzazione della morte la medicina si propone come la nuova religione universale.
Iatrogenesi sociale n “la medicina iatrogena rafforza una società morbosa nella quale il controllo sociale della popolazione da parte del sistema medico diventa un’attività economica fondamentale: serve a legittimare ordinamenti sociali in cui molti non riescono ad adattarsi (…) l’individuo che è irritato, nauseato e menomato dal lavoro e dallo svago industriali può trovare scampo solo in una vita sotto vigilanza medica e viene così distolto o escluso dalla lotta politica per un mondo più sano” (p. 49)
Iatrogenesi sociale n “Sono sempre di più le persone che nel subcosciente sanno di essere stanche e di star male per le mansioni che svolgono e per la passività dei loro svaghi, ma vogliono che gli si smentisca e gli si dica che la malattia fisica le esonera da ogni responsabilità sociale e politica. Vogliono che il loro medico funga da avvocato e da prete” (p. 97)
Iatrogenesi sociale n n n n Induzione di nuovi bisogni di cura Riduzione della sopportazione del disagio e del dolore Ospitalizzazione di ogni sofferenza Invasione farmaceutica Imperialismo diagnostico (aumentano le condizioni diagnosticate come malattia) Stigma preventivo: “il concetto di morbosità si è esteso fino ad abbracciare i rischi prognosticati”; “si diventa pazienti prima ancora di essere malati”; “si attua una caccia preventiva alle malattie” Cerimonie terminali
Iatrogenesi sociale: medicalizzazione n Un indicatore semplice per misurare il grado di medicalizzazione è la quota di reddito annuo spesa su ordine del medico (o in ogni caso per aspetti legati alla salute).
Iatrogenesi sociale: invasione farmaceutica Sovraconsumo di farmaci spesso destinati ai sani più che ai malati n Cattivo uso dei farmaci: es cloramfenicolo, potenzialmente letale, che andrebbe somministrato solo per curare il tifo e che, invece, è stato prescritto negli anni ’ 50 -’ 60 per curare acne, mal di gola, raffreddori, ecc. n
Iatrogenesi sociale: imperialismo diagnostico n n È la burocrazia medica a definire chi può guidare, chi può lavorare, chi può andare in palestra, chi può essere ritenuto responsabile di un delitto…Si pensi alla diffusione degli obblighi di certificati medici La supervisione medica permanente fa di tutta la vita una serie di episodi a rischio che richiedono una tutela particolare (gravidanza, pubertà, menopausa, ecc. )
Iatrogenesi sociale: stigma preventivo n n n “Dopo la cura delle malattie anche la cura della salute è diventata una merce, qualcosa che si compra e non che si fa” (p. 76) Siamo diventati consumatori di check-up…ci si tramuta in pazienti senza essere malati (p. 76) “la prevenzione medicalizzata fa del medico un mago ufficialmente autorizzato le cui profezie ledono anche quelli che sono rimasti immuni dalle sue pozioni…trasformano persone che si sentono bene in pazienti ansiosi di conoscere il loro verdetto” (p. 78 -79)
Iatrogenesi sociale: stigma preventivo La salute non è considerata come una condizione presente fino a che non insorge la malattia, ma una condizione a cui tendere asintoticamente n Il ruolo di paziente è diventato estremamente elastico n
Iatrogenesi sociale: imperialismo diagnostico n Propensione diagnostica in favore della malattia: esperimento del 1934 – Primo controllo: asportazione tonsille suggerita al 61% – Secondo controllo sul rimanente 39% asportazione suggerita al 45%; i ragazzi scartati furono riesaminati da una seconda squadra che suggerì l’intervento per il 46% – Terzo controllo: gli scartati furono riesaminati e fu segnalata la tonsillectomia per il 46%
Iatrogenesi sociale: cerimonie terminali Il medico diventa sempre più necroforo n I letti degli ospedali si riempiono di corpi né morti né vivi (p. 82) n La buona morte è considerata morire in ospedale n
Iatrogenesi culturale n “avviene quando si accetta una gestione della salute ricalcata sul modello ingegneristico, quando ci si sforza di produrre, come se fosse una merce, una certa cosa chiamata “salute migliore”. Inevitabilmente ciò si traduce in una manutenzione tecnica della vita ad alti livelli di malessere sub -letale”.
Iatrogenesi culturale n n n La lotta contro il dolore comincia con la separazione cartesiana tra anima e corpo Il dolore diventa unicamente un segnale, una spia di un guasto nel corpo macchina “divenuto regolatore delle funzioni corporee, soggetto alle leggi di natura, il dolore non aveva più bisogno di spiegazioni metafisiche. Aveva ormai perso il diritto a qualunque rispetto mistico e poteva essere eliminato” (p. 156)
Iatrogenesi culturale n n MA in una società “anestetizzata” aumenta la ricerca di nuovi stimoli, sempre più forti, per sentirsi vivi “La diffusa anestesia accresce la domanda di un’eccitazione ottenuta col rumore, con la velocità, con la veemenza…mentre respinge come masochismo l’accettazione della sofferenza, il consumatore di anestesia tende a cercare un senso della realtà in sensazioni sempre più forti” (p. 157)