IL GENITORE SOCIALE COSA CAMBIA DOPO LA SENTENZA
IL "GENITORE SOCIALE" COSA CAMBIA DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N. 225/2016?
In sostanza, significativa è la necessità di dare soddisfazione a situazioni concrete, frutto di trame relazionali nuove, a fronte della quali si pone la problematica di assicurare un opportuno riconoscimento. La qualità del “parenting” (capacità di fare i genitori) influenzerà l’adattamento del bambino e il percorso verso la condizione di “genitori” appare molto diverso per le coppie biologiche e adottive e per i genitori sociali.
Nelle coppie biologiche il percorso verso la genitorialità è sostenuto da un dato di realtà, la gravidanza, che favorisce la gradualità dei processi di costruzione psichica della genitorialità. La genitorialità sociale si distingue da quella biologica per i gravosi compiti che dovrà affrontare una volta avvenuto l’incontro con il bambino. Le famiglie adottive e affidatarie, infatti, oltre a fronteggiare situazioni di impegni comuni a quelli delle famiglie naturali (l’accudire, il curare e l’educare i propri figli) dovranno essere capaci di gestire l’informazione relativa alla storia precedente e non condivisa del bambino, capire le sue particolari necessità e le ragioni di determinati comportamenti negativi, aiutarlo a sostenere e superare il dolore legato al trauma dell’abbandono.
LA SEPARAZIONE PER I FIGLI È DANNOSA? DIPENDE… La separazione dei genitori non sempre rappresenta per il figlio un evento dannoso per il suo sviluppo: A VOLTE COSTITUISCE UN'ESPERIENZA PER OSSERVARE E SPERIMENTARE COME GLI ADULTI RISOLVONO I CONFLITTI, AFFRONTANO IL DISACCORDO, LITIGANO E SANNO SEPARARSI. Tutti questi aspetti, con la loro intensa e specifica tonalita affettiva, vengono introiettati dal bambino.
LA SEPARAZIONE PER I FIGLI È DANNOSA? DIPENDE… Durante la separazione, il bambino non e solo osservatore, ma entra a far parte di un “gioco” familiare in quanto chiamato ad assumersi ruoli differenti, conteso, costretto a schierarsi con l'uno o l'altro genitore, a mediare il conflitto, ecc. Comunicare al proprio figlio la decisione di separarsi, motivandola realisticamente e univocamente, e utile a contenere le paure e le angosce del bambino, permettendogli di riconoscerle e confrontarle con una percezione condivisa dal genitore.
SE CIÒ NON ACCADE, ALLORA… In molte circostanze, si osserva una difficolta dell'adulto ad assumersi questa responsabilita e la tendenza a chiedere al figlio di sostenere le proprie ragioni contro quelle del partner, con l’effetto di costringerlo a schierarsi e a non riconoscere il valore affettivo dell’altro.
NON È DANNOSA SE… Sperimentare la separazione non e traumatico per i figli di quei genitori che riescono a DARE CONTINUITA AL LEGAME PARENTALE e riuscendo ad offrire loro un aiuto per affrontare la sofferenza del cambiamento. Tuttavia, la separazione dei genitori rappresenta un'esperienza “ad alto impatto emotivo” per il bambino e, per questo motivo, e spesso causa iniziale di sofferenza psicologica.
In questi ultimi anni, gli studi scientifici nazionali ed internazionali si sono focalizzati sulla trattazione degli aspetti traumatici dei vissuti psicologici dei figli esposti alla separazione genitoriale. Le ricerche indicano che e la CONFLITTUALITA TRA I GENITORI, piu che la separazione in se e per se , a produrre gli effetti negativi sul benessere dei figli.
Per il bambino, specialmente se molto piccolo, e sempre difficile distinguere le relazioni che intercorrono tra lui e i genitori e quelle tra i genitori stessi; quando si modificano queste ultime, potrebbe pensare che si siano modificate anche quelle con lui. Inoltre, il bambino puo vivere l'allontanamento di uno dei genitori come un abbandono della famiglia verso il genitore che non e piu in casa, destino che lo spaventa terribilmente e lo potrebbe portare ad immaginare una prospettiva simile anche per lui.
NUOVE FAMIGLIE: LA FAMIGLIA RICOMPOSTA E IL GENITORE SOCIALE
In seguito alla separazione il figlio può trovarsi a vivere in una famiglia ricomposta da uno dei genitori: egli deve creare tra lui e il secondo coniuge o partner del genitore, altrimenti detto "genitore acquisito", dei legami di parentela che consacrino di diritto un rapporto di fatto vissuto quotidianamente. Si devono RISTABILIRE i rapporti interpersonali, dati per scontati tra i parenti di sangue, e si deve imparare a dividere tra più persone il ruolo di genitore, tradizionalmente svolto soltanto dalla madre e dal padre.
LEGAME DI SANGUE VS TRASMISSIONE PSICHICA A volte, il patrimonio di sangue è meno forte e meno determinante della trasmissione psichica che si attua attraverso la vita in comune. In molti casi più forte dell'eredità genetica è l'eredità che si trasmette attraverso le parole, i gesti, gli oggetti, i suoni, i sapori, le immagini e trova nella memoria e nei sentimenti il suo punto di riferimento. ES. : “QUANTO TI ASSOMIGLIA TUO FIGLIO!” “DAVVERO? E’ ADOTTIVO!!!”
Per questo, là dove la situazione lo permette, tra genitore acquisito e figli si può instaurare un legame di genitorialità anche in assenza dei legami di sangue e di norme e regole che istituzionalizzino questo rapporto. Nelle famiglie ricomposte il legame di genitorialità è esclusivamente affettivo e non biologico o legale. In effetti è la qualità umana dell'adulto che si prende cura del bambino ad essere determinante per la sua evoluzione.
Il concetto di genitore affettivo o sociale: un adulto che, al di là del legame biologico, diventa il punto di riferimento principale per un bambino in fase di sviluppo. Il fatto che non ci siano legami di diritto tra il figlio e il genitore acquisito rende difficile e lunga la formazione di questo rapporto. Il genitore acquisito non può esercitare alcuna autorità legale e non può assumere nessuna responsabilità educativa verso i figli del primo matrimonio del partner, non è tenuto a partecipare alla loro educazione. Egli occupa una posizione importante in questa funzione, soprattutto quando i figli vivono prevalentemente con lui e uno dei loro genitori biologici è particolarmente assente o disinteressato ad essi.
PLURIGENITORIALITA’ A differenza delle famiglie nucleari tradizionali, in quelle ricostituite, si assiste ad una distribuzione delle funzioni genitoriali in quanto il ruolo di genitore biologico, quello di genitore legale e quello di genitore sociale o psicologico possono essere ricoperti da diverse persone (plurigenitorialità).
QUALE NOME?
QUALE NOME!? La difficoltà nella formazione di questo rapporto traspare già a livello della scelta di come denominare il genitore acquisito. Tale scelta sembra sia resa difficile più che dalle questioni formali, da quelle di natura essenzialmente psicologica: dal fatto cioè di essere il "terzo”, ossia, uno che subentra quando la famiglia, seppure smembrata ed in crisi, esiste da prima, ha le sue regole, le sue abitudini, i suoi orari, il suo lessico, il suo non detto che gli altri membri conoscono e di cui tengono conto negli scambi e nelle loro routine, ma che l'ultimo arrivato ignora e spesso intende volutamente ignorare.
Il genitore acquisito è, di fatto, un "sostituto impossibile" al quale si chiede di ricoprire un ruolo che, allo stesso tempo, gli si nega di poter svolgere. (Matrigna: “La moglie del vedovo rispetto ai figli nati dal primo matrimonio; simbolo di tirannia e talvolta di perfidia”).
QUALE NOME ATTRIBUIRE!? In Italia, matrigna o patrigno; In inglese… STEPPARENT, “the man or woman who is married to someone's mother or father but who is not their real father or mother” E i fratellastri? ? Le sorellastre…?
IL MODO IN CUI SI CHIAMANO SONO RIVELATORI… Il modo in cui i nuovi partner dei genitori vengono chiamati, rivela spesso il tipo di rapporto che si instaura tra questi ed i ragazzi. Espressioni evasive come: «lui» , «lei» o «quello lì, quella là» per indicare il patrigno o la matrigna quando tra loro vi è un perenne conflitto o quando i ragazzi si sentono sleali verso la madre o il padre, nell'affezionarsi ai loro partner. Quando i rapporti tra i genitori acquisiti e figliastri, dopo aver superato le normali difficoltà iniziali, diventano buoni e positivi, i figli inventano nomignoli e vezzeggiativi per i padri e le madri sociali, oppure li chiamano per nome.
I rapporti tra genitori acquisiti e figli sono positivi se c'è accordo nella nuova coppia, se c'è poca rivalità con il genitore naturale e se quello acquisito non tenta di prendere il suo posto. Questo nuovo genitore deve, infatti, giocare un ruolo basato sul lento instaurarsi della fiducia, della stima e dell'affetto.
PER IRÈNE THÉRY E MEULDERS-KLEIN (1995) QUATTRO SONO I PRINCIPALI FATTORI CHE INFLUENZANO LA FORMAZIONE DI QUESTO NUOVO LEGAME GENITORIALE: 1) l'età del bambino, se esso ha meno di cinque anni è possibile che nasca una relazione filiale; 2) la frequenza degli incontri con il genitore non affidatario; 3) la qualità della relazione tra il genitore acquisito e il genitore biologico convivente; 4) le caratteristiche personali di ciascun figlio.
CHE RUOLO E’? Il ruolo del genitore acquisito è un ruolo tutto da inventare, al di fuori di ogni norma sociale o legge, esso altera il confine tra due tipi di socievolezza fondamentali che sono la genitorialità e l'amicizia. Siméon (1995) afferma che: «il legame che esiste tra il genitore acquisito e i figli acquisiti, NON SI FONDA SU UN RAPPORTO DI FILIAZIONE, MA DI AFFILIAZIONE, esso viene legittimato solo al termine del processo di socializzazione compatibile con la funzione educativa» (legame che si colloca ai limiti del rapporto genitore-figlio, molto più vicino ad un rapporto di amicizia in cui all'adulto viene riconosciuta una funzione di consigliere).
I TRATTI PRINCIPALI CHE CARATTERIZZANO QUESTO TIPO DI RAPPORTO SONO: 1) La scelta: non si nasce genitori acquisiti ma lo si diventa, questo status familiare si acquista progressivamente al termine di un lungo e complesso processo non solo individuale ma anche sociale. L'estraneo, l'amico del genitore, non diventa genitore acquisito per il semplice fatto che viene ad abitare insieme ai figli, ma solo successivamente ad una scelta reciproca. Egli sceglie i figli dell'altro ed è a sua volta scelto da questi, anche se la scelta non riguarda con chi, ma, che tipo di legame costruire. Bisogna anche considerare che questo processo non interessa solamente la diade genitore acquisito-figlio acquisito, ma l'insieme della costellazione familiare che successivamente al divorzio si deve modificare per integrare il nuovo venuto e la sua parentela.
I TRATTI PRINCIPALI CHE CARATTERIZZANO QUESTO TIPO DI RAPPORTO SONO: 2) La libertà: un'altra caratteristica di questo rapporto che lo differenzia da quello genitore-figlio è che non può essere pensato come definitivo e immodificabile. In caso di rottura della coppia, infatti, la relazione stessa viene messa in crisi. Se da un lato ciò rappresenta un aspetto negativo in quanto aggiunge incertezza all'incertezza, l'assenza di un riconoscimento, di un ruolo attribuito per legge o per procreazione, fa si che il perdurare di questo rapporto sia frutto di una costante e libera scelta fatta in seguito alla constatazione che si sta bene insieme.
I TRATTI PRINCIPALI CHE CARATTERIZZANO QUESTO TIPO DI RAPPORTO SONO: 3) Il riconoscimento reciproco: i punti di forza di un genitore acquisito sono la possibilità di stabilire con i figli acquisiti una relazione di confidenza e di complicità. Tale rapporto nasce solo se il nuovo adulto e i figli si riconoscono, vicendevolmente, una funzione ed un ruolo importante all'interno del sistema familiare, se entrambi credono nell'importanza della relazione.
DUE SONO LE PRINCIPALI CIRCOSTANZE CHE POSSONO PORTARE ALLA RICOMPOSIZIONE FAMILIARE Alla morte di uno dei coniugi, ci si aspetta che il nuovo partner assuma il ruolo di "genitore sostitutivo” (occupare un posto che vuoto, senza togliere niente a nessuno, anzi, spesso la sua presenza e vissuta come una possibilità di colmare il senso di vuoto e incompletezza familiare, oltre ad essere un effettivo sostegno sia per quanto riguarda l'aspetto educativo, che quello economico, alla famiglia. Non si escludono iniziali diffidenze da parte degli altri membri, confronto con il precedente genitore, specie se era bono!
Ad un divorzio genitoriale, il nuovo coniuge o partner del genitore divorziato non dovrà occupare nessun posto vacante, né assumere le veci di nessuno, ma dovrà ritagliarsi uno spazio e un ruolo del tutto nuovo in una entità famigliare dissociata, nella quale il padre e la madre continuano ad esistere. Si verrebbe così a creare il problema della "doppia genitorialità" (Francescato, 1994), ossia della coesistenza di un genitore biologico non convivente e di un genitore sociale convivente.
RUOLO DI PARTNER E DI GENITORE Il fatto di dover assumere e svolgere sin da subito, contemporaneamente, due ruoli, quello di partner di una coppia e quello di terzo genitore, crea molti problemi. C'è da tenere presente che se il terzo genitore ha delle aspettative nei confronti dei figliastri, anche questi hanno un loro punto di vista su quello che deve essere il ruolo del partner del genitore in famiglia.
DIVERSI SONO I RUOLI CHE IL NUOVO ADULTO PUÒ RICOPRIRE UNA VOLTA ENTRATO A FAR PARTE DEL NUCLEO: L'amico: il padre/la madre acquisito/a che riesce a diventare amico/a dei figli del partner, in genere, è il più soddisfatto. Infatti, poiché i ragazzi hanno già un padre ed una madre, anche quando questi sono morti, è più facile che essi accettino che il nuovo adulto svolga un ruolo di amico, capace di fornire protezione e interessamento aggiuntivi. E' un'amicizia, che non implica l'andare d'accordo su tutto, un rapporto tra persone di età diversa, dove il più grande è un punto di riferimento e prova empatia verso i sentimenti complessi dei figli acquisiti. Costruendo il proprio ruolo sull'amicizia, il genitore acquisito da ai figli del partner il tempo di conoscerlo e rispettarlo; inoltre, l'offerta dell'amicizia è da questi ultimi vissuta come meno minacciosa rispetto all'assunzione di un ruolo di guida o di autorità.
Il confidente: quando l'adulto è disposto ad ascoltare. Questo ruolo risulta essere più accettato soprattutto dagli adolescenti, che si sentono lontani dai loro genitori e non riescono a chiedergli dei consigli. L'assunzione di questo ruolo consente di diventare un consigliere che indica valori e fornisce suggerimenti. L'altro genitore: questo ruolo viene riconosciuto al nuovo adulto in particolare quando i bambini sono piccoli e hanno scarsissimi contatti con il genitore separato non affidatario. In questa situazione con il passare del tempo esso può venire considerato come un vero e proprio genitore. E' importante, tuttavia, capire che il partner non deve sostituirsi al genitore biologico, ma affiancarsi ad esso e che i figli propri e quelli del partner devono essere trattati in modo simile e si devono avere nei loro confronti le stesse aspettative.
Il mentore: in questa veste l'adulto è chiamato ad insegnare, scambiare opinioni, pareri e informazioni che possano preparare un giovane alla vita. Al di là dei genitori, i bambini, in particolare in questi momenti cosi critici, hanno bisogno di avere altre figure di riferimento che trasmettano, abilità, informazioni e saggezza. Il modello: a differenza del mentore, il modello insegna col suo esempio al bambino che copia i suoi comportamenti. Un adulto in più, all'interno della famiglia, può rappresentare un modello importante per i figli, fornire loro modalità diverse di comportamento ed un'ottica differente nell'affrontare la vita, oltre a facilitare lo sviluppo della personalità e dell'identità sessuale.
E’ DIFFICILE AVERE: DUE PADRI O DUE MADRI!!!! Uno dei problemi che devono essere affrontati dai figli quando la madre/il padre si risposa o va a convivere con un nuovo compagno è mantenere una relazione con "due figure paterne/materne". E' POSSIBILE APPARTENERE A DUE FAMIGLIE PURCHÉ GLI ADULTI SIANO IN GRADO DI GARANTIRE L'EQUILIBRIO TRA IL PASSATO E IL PRESENTE. Essi non devono ignorare il passato ma devono fare in modo che questo non soffochi il presente.
IMPORTANZA DELLA FRATRIA Secondo Kahn (1986) il sottosistema dei fratelli può divenire, per i suoi componenti "pelle", "involucro psichico" e confine, nelle situazioni di esasperata conflittualità coniugale. Quando un avvenimento come il divorzio modifica irreversibilmente la vita di una famiglia, rendendo precario il mantenimento di ogni relazione, IL RAPPORTO CON I FRATELLI PUÒ RAPPRESENTARE L'UNICO LEGAME CONTINUATIVO che supera l'idea della frammentazione. Solo il senso di integrità ed il sostegno fornito da questo sottosistema, possono proteggere i figli dai tentativi dei genitori di coinvolgerli nelle loro lotte.
Due fratelli, infatti, non vedono mai le stesse cose allo stesso modo, ma costruiscono visioni della realtà e di se stessi che si influenzano, intensamente e durevolmente più di quanto facciano quelle fornite dai genitori: «quando la relazione tra i genitori si indebolisce e si spezza, i fratelli possono rivolgersi l'uno all'altro per stare insieme, per proteggersi, rimanere uniti e, più di ogni altra cosa, rimanere fedeli tra loro. . . » (Wallerstein, 1985). La fratria quindi può costituire un'importante risorsa affettiva che facilita il processo di elaborazione delle perdite vissute dai figli a seguito della scissione e ricomposizione familiare.
Se il divorzio rappresenta un evento critico per il sottosistema dei fratelli biologici, che è chiamato ad accettare la perdita dell'unità familiare, ancora più profonda è la riorganizzazione necessaria in caso di ricomposizione familiare, soprattutto nelle situazioni complesse, in cui entrambi i nuovi partner portano a vivere con se i figli del precedente matrimonio dando vita ad una fratria.
Due o più individui che non hanno relazioni biologiche, ma che si trovano ad essere membri della stessa famiglia ricostituita. I modelli di comportamento delle fratrie sono impliciti, ma quando una fratria si ricompone le relazioni si esplicitano. Spesso queste nuove relazioni creano disaccordo e le discussioni necessarie per raggiungere un compromesso fanno emergere regole relazionali formulate in modo aperto.
Secondo Lutz (1983)(76) i legami tra i fratelli acquisiti possono essere molto problematici, ma queste difficoltà sorgono solitamente in relazione a precisi atteggiamenti degli adulti quali: il discutere tra loro avendo come argomento i ragazzi e le differenze di trattamento tra i figli biologici e quelli acquisiti. Nelle famiglie ricomposte, inoltre, ci vorrà molto più tempo perché si ricostruisca una complicità all'interno della fratria, poiché i figli non condividono sempre le stesse abitudini familiari, la stessa abitazione, non sono presenti tutti allo stesso momento, in quanto solitamente si dividono tra le case dei due genitori biologici.
Si dovrà costruire a poco l'idea di appartenere allo stesso gruppo, si dovranno condividere e ricordare le stesse esperienze, si dovrà imparare a riconoscere e a utilizzare lo stesso linguaggio analogico: solo in questo caso si creerà lo spirito fraterno. All'interno di questa fratria spesso sorgeranno delle alleanze in base ai legami biologici, al sesso, all'età ed alle caratteristiche di personalità che potranno variare nel tempo.
Le relazioni tra i figli della stessa età o dello stesso saranno cariche di rivalità, diverse da quelle esistenti nel nucleo biologico, e la competizione per l'affetto dei genitori riposerà su basi differenti. Inoltre il fatto di vivere con bambini che hanno altri genitori biologici è una fonte di informazione molto ricca per ciascuno di loro, in quanto essendo i modelli familiari variati, ognuno potrà prendere posizione avendo una scelta più vasta.
QUALE NOME? Numerosi termini sono stati coniati, dalla letteratura inglese, per definire i diversi membri della fratria: Siblings, "fratelli biologici" con gli stessi genitori; Stepsiblings, "fratelli acquisiti", non correlati biologicamente, senza nessun genitore in comune; Half-sibling, "fratelli della seconda unione" o "semi-fratelli", parzialmente correlati biologicamente in quanto hanno solo un genitore in comune; Mutual Child, i figli nati dalla nuova coppia ricostituita.
Le famiglie ricomposte vivono un presente insieme, progettano un futuro insieme, ma hanno un diverso passato e questo passato non riguarda solamente gli aspetti meramente temporali, cioe il tempo che un padre o una madre hanno passato con il proprio figlio, ma riguarda soprattutto quel vissuto emotivo, quelle consuetudini e tutte quelle esperienze che hanno caratterizzato, fino al momento della rottura, un determinato assetto familiare ed un preciso “lessico familiare”.
LE NORME DEL GENITORE SOCIALE… Le uniche norme che regolano il ruolo del “terzo genitore” possono riferirsi quasi esclusivamente al buon senso e senso di responsabilita che un adulto efficace e consapevole deve dimostrare nel momento in cui accetta di entrare in una relazione affettiva con un minore. Naturalmente questa relazione si concretizza nel quotidiano di una casa, nella consuetudine di un gesto, nel linguaggio verbale e non verbale, e in tutte quelle dimensioni educative ed affettive che, seppur non supportate dal sangue e dai cromosomi, possono comunque creare un senso di familiarita.
ORDINANZA “ILLUMINATA” Tribunale di Catania sentenza del 2 dicembre 2016 Giudice: Felice Lima
A Catania l’ottimo dott. Lima la pensa diversamente. Crede nel principio di uguaglianza. Ed egli infatti scrive (sez. I, ord. 9 dicembre 2016) che esiste un “non confessato pregiudizio di fondo (…) per il quale: – i figli piccoli sarebbero principalmente delle madri; – ai padri verrebbe consentito di esercitare i propri diritti/doveri; – il collocamento naturale dei figli dovrebbe essere presso la madre; – l’affidamento e/o il collocamento presso il padre dovrebbe ritenersi innaturale ed eccezionale e il provvedimento che lo dispone abbisognevole di motivazioni particolari e straordinarie”. Ma ciò è errato perché dall’ordinamento si ricava che “in mancanza di prove del contrario, entrambi i genitori si devono presumere idonei a esercitare le loro responsabilità e a divenire affidatari e/o collocatari dei figli”.
Il mutamento di affidamento e/o collocamento dei figli, quando non sia contrario a qualche circostanziale specifica esigenza di questo o quel figlio, ha l’ulteriore vantaggio di aiutare i genitori ad acquisire consapevolezze che spesso risultano non avere. E’ frequente, infatti, che padri non collocatari si limitino a criticare madri collocatarie dalla facile posizione di chi non deve sostenere la fatica quotidiana di gestire i figli. Divenire essi collocatari li aiuta a rendersi ben conto di quali concreti problemi debba affrontare quotidianamente l’altro genitore contribuendo concretamente alla loro soluzione, invece che limitarsi a muovere critiche a chi lo ha fatto fino a quel momento. E’ altrettanto frequente che madri collocatarie si convincano di essere indispensabili e uniche custodi del bene dei figli. Lasciare i figli al padre le aiuta a dimensionare adeguatamente il loro ruolo e a esercitarlo con più oggettività.
Una maggiore ricorrenza statistica di provvedimenti giudiziari di collocamento dei figli presso i padri contribuirebbe, peraltro, alla diminuzione del numero di “padri disimpegnati” e “madri proprietarie” che tanti danni arrecano alla educazione e serena crescita dei figli minori. E’ certo e del tutto evidente che la separazione dei genitori arreca ai figli un grave danno oggettivo, consistente nella perdita di tutti i benefici che derivano dalla loro convivenza abituale con entrambi i genitori. E’ necessario, quindi, che i genitori che si separano si adoperino con ogni loro forza e risorsa per non aggiungere a questo danno che è inevitabile perché immanente alla separazione quello del conflitto e, peggio, del conflitto irriducibile fra i due genitori.
Con riferimento alla scelta del genitore collocatario, ribadito che entrambi potrebbero attendere in maniera adeguata a questo compito, essendo costretti a una scelta, sembra da preferire il collocamento di XY presso il padre. “… Come accertato dal consulente dell’uffico e riconosciuto espressamente dagli stessi consulenti di parte …, la nuova compagna del dott. XY ha un approccio corretto con la sua relazione con Z. . Ella costituisce un ulteriore elemento di equilibrio e serenità per il contesto nel quale Z. vivrà abitualmente. . . ” Il padre e ia compagna (genitore sociale), nel caso in esame, diventano i “collocatari” del minore, a fronte di una madre che avrà un diritto di visita. .
PER CONCLUDERE…
Avere bambini non ti rende un genitore più di quanto avere un piano non faccia di te un pianista. (Michael Levine)
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