GIACOMO LEOPARDI POETICA E PRODUZIONE TERZA PARTE I

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GIACOMO LEOPARDI POETICA E PRODUZIONE – TERZA PARTE

GIACOMO LEOPARDI POETICA E PRODUZIONE – TERZA PARTE

I CANTI PISANO RECANATESI Tra il 1828 e il 1829 Leopardi torna alla poesia

I CANTI PISANO RECANATESI Tra il 1828 e il 1829 Leopardi torna alla poesia e scrive i grandi componimenti poetici concepiti prima a Pisa e poi a Recanati, per questo detti Canti pisano-recanatesi (chiamati anche grandi idilli: ma in questi, rispetto a quelli giovanili, poesia e filosofia sono strettamente collegate).

 D’altra parte, per il Leopardi, la poesia è l’unico conforto al male di

D’altra parte, per il Leopardi, la poesia è l’unico conforto al male di vivere; la sua poesia non descrive, ma canta, non è racconto, ma espressione di emozioni, sentimenti e sensazioni.

 Il Leopardi non ci racconta le sue esperienze, ma ci rende partecipi di

Il Leopardi non ci racconta le sue esperienze, ma ci rende partecipi di un momento della sua vita interiore. Abbiamo il recupero degli affetti, la rievocazione intenerita della giovinezza perduta, ma con una disperazione ormai lucida e serena; è la caduta delle illusioni, la scoperta del vero, la pacata ma decisa polemica contro la natura

 Tema fondamentale è la rimembranza, la memoria, il recupero di immagini che sono

Tema fondamentale è la rimembranza, la memoria, il recupero di immagini che sono state e non sono più. Gli oggetti interessano la poesia per i ricordi che riescono a evocare e il più profondo carattere della poesia sta nel vago, legato alla cosiddetta doppia vista, che fa vedere continuamente gli oggetti come doppi: la sensibilità poetica attribuisce alle cose un valore più forte di quello che esse hanno nella realtà, che si richiama a qualcosa di lontano e perduto, che ci rivela il consumarsi della vita

 Il materialismo pessimistico di Leopardi porterebbe al suicidio come unica alternativa al male

Il materialismo pessimistico di Leopardi porterebbe al suicidio come unica alternativa al male di vivere, ma nell’ultima fase del pensiero leopardiano si fa strada una “morale eroica”. Si parla di “pessimismo combattivo” (Timpanaro)

 la “fatica della vita” va accettata e gli uomini devono unirsi in questa

la “fatica della vita” va accettata e gli uomini devono unirsi in questa lotta comune contro la malvagità della natura; solo nella solidarietà con gli altri l’uomo può trovare un po’ di conforto. Per questo si parla anche di titanismo di Leopardi: egli resiste all’infelicità, che è la condizione di ogni uomo, non soccombe, ma combatte.

 Simbolo di questa fase è La Ginestra (1836) in cui il poeta immagina

Simbolo di questa fase è La Ginestra (1836) in cui il poeta immagina tutta l’umanità unita contro il comune nemico, la natura STUDIA DA P. 752 A P. 756 STUDIA LO ZIBALDONE P. 728