GENITORI E FIGLI Non hai avuto modo di









































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GENITORI E FIGLI Non hai avuto modo di scegliere i genitori che ti sei trovato, ma hai modo di poter scegliere quale genitore potrai essere. (Marian Wright Edelman)
Interazione = relazione + azione. Non vi è azione senza relazione e la relazione precede sempre l’azione.
Neuroni specchio • Quando si entra in relazione con un altro essere umano accade che ogni suo gesto, espressione, azione attivi nel nostro cervello gli stessi neuroni che l’altro impiega per farlo. • Lo stesso accade per le parole, le quali attivano i neuroni specchio-eco. • Per effetto del rispecchiamento si entra in consonanza oppure in dissonanza secondo la valutazione emotiva che interviene.
• L’altro non ci è mai indifferente, perché la biologia ce lo impedisce. • Perciò o si è “per e con l’altro” o “contro l’altro”. • Non è consentito ignorare, perché i neuroni specchio non sono disattivabili, neanche in assenza sensoriale, perché sopperisce la memoria. • Ignorare è un dire “Tu non esisti”: • una specie di omicidio simbolico! • Si può ignorare un albero, ma l’Altro mai.
• La relazione genitori-figli rientra nell’ambito delle relazioni strette di appartenenza. • Problema: appartenenza o proprietà? • La proprietà è oggettuale, mentre l’appartenenza si ha con i soggetti! • I figli non sono proprietà, sono nostri dentro una relazione di appartenenza, sono l’altra variabile del rapporto noialtrico.
• Questo avviene fra due soggetti: • Uno adulto sempre significativo, • nel bene e nel male, • L’altro in crescita o per imitazione (n. specchio) • o per cura: corporale, • affettiva, • e spirituale.
Imitazione • La stragrande maggioranza degli apprendimenti avviene per imitazione: i neuroni specchio sono sempre attivi! • Il fare, l’umore, i gesti, le affermazioni, gli atteggiamenti del genitore sono il principale libro di testo del bambino. • Il genitore è sempre maestro, è sempre “copiabile”!
La presenza • Nella relazione con i figli la qualità richiede anche la quantità, come il cibo. • Un figlio ha bisogno di tanta presenza per imitare il modello complesso.
• Presenza: • essere sotto lo sguardo, fare insieme, gioco, esperienze, emozioni, ascolto e dialogo. • Il figlio deve poter consonare con le sequenze comportamentali, le poesie emotive e le sinfonie spirituali al quale il genitore si ispira, • altrimenti cercherà altrove dove far vibrare i suoi neuroni specchio.
• Cura è premura, cioè un precedere il bisogno. • È devozione, cioè percepire l’altro come soggetto che mi riempie di senso … • “Come è bello il passo dell’amato …” S. c • Nella cura vi è sempre un guadagno di senso e di essere, • che nasce dalla responsività, cioè dalla capacità di rispondere al bisogno dell’altro.
• Il prendersi cura è • una presenza piena dell’assenza di sé, • un saper attendere sicuri, senza aspettative, • un essere massimamente presenti all’assenza di sé. • Il genitore troppo presente al successo, agli impegni, a sé, è inevitabilmente assente: • non cura, ma trascura.
La fatica della comunicazione • Parlando di educazione e di comunicazione genitori-figli, è importante ricordare che i modelli fondamentali sono 2: a V e a T. • Quello a V funziona così MADRE ………. PADRE FIGLIO
• Nel modello a V il singolo genitore agisce per conto proprio nei riguardi del figlio, senza coordinarsi con l’altro. • Il modello può funzionare nelle situazione di quiete. • Ma quando la situazione comporta decisione e tensione tutto può diventare ambiguo e poco educativo.
• Il modello a V indica una relazione di coppia debole che si satura nella relazione col figlio. • Più che una relazione figliale si tratta di relazione amicale. • La relazione genitore-figlio è di cura e di educazione, mentre quella amicale è complice e solidale. • Le due relazioni sono profondamente diverse.
• Il genitore tiene fermi i valori, • l’amico li condivide. • Il genitore fa crescere, • l’amico cresce insieme. • Un genitore amico va incontro inevitabilmente ad un ruolo ambiguo, dove perde autorevolezza e può ingenerare la convinzione di approvare le mancanze del figlio.
• Il modello a T si ha fra i genitori che hanno una forte interazione fra loro; si amano e sono fra loro solidali. • Il modello T vede un NOI genitoriale coeso in relazione con un TU che cresce. MADRE PADRE FIGLIO
• Il modello T ci parla di una coppia che si ama, che interagisce, che dialoga e che è unita. • Il figlio non interagisce con i due genitori, ma con un Noi e con la loro relazione. • I Due sono percepiti come Uno, non scindibili! • Il figlio apprende, si rispecchia, entra in consonanza non con lui o lei, ma con il ponte della loro relazione.
• Se la loro relazione è dissonante, conflittuale, assente, trascurata, • allora i figli saranno nevrotici, insicuri, trascurati. • I figli assomigliano al Noi genitoriale, • al clima, al gioco, alla compiacenza, alla pazienza, alla complicità, alla lode, all’incoraggiamento, al dono, al dialogo che vivono e vedono nella coppia.
Figli adolescenti • L’adolescenza è un periodo caratterizzato da profondi mutamenti fisici, intellettuali, emotivi e sociali. • La metafora più confacente è quella del parto. • L’adolescenza in tutte le culture è da sempre il passaggio dalla condizione di dipendenza a quella dell’autonomia: • l’uscita dal grembo della famiglia per andare verso la costruzione di una propria condizione individuale autosufficiente e/o familiare.
• Questo passaggio viene vissuto spesso drammaticamente dai protagonisti. • Dai genitori come perdita d’amore e fiducia dei figli nei loro riguardi, • dai figli conflittualmente e con inconsci sensi di colpa nei riguardi dei genitori. • Nei sogni degli adolescenti ritorna continuamente la rabbia ed il senso di colpa.
• Il censimento delle emozioni provate dai ragazzi verso i genitori dà un quadro apparentemente ambiguo. • Nei primi posti dell’appartenenza sono sempre le figure parentali, come anche nella rabbia. • Gli adolescenti mantengono come riferimento, porto sicuro la famiglia, ma la ricerca di autonomia genera spesso ostilità.
• Non smettono di amare la famiglia, ma vogliono assumere una loro distinta identità, che nelle incertezze della formazione viene difesa. • Smettere lo stile del bambino per formarne uno proprio non è impresa così serena e facile, • si tratta di costruire nell’interazione col gruppo di appartenenza qualcosa di nuovo, che può essere ben diverso dalla famiglia!
• I cambiamenti fisici possono essere vissuti con molta preoccupazione, perché l’adolescente non sempre si riconosce nel nuovo aspetto, • specialmente quando non corrisponde ai canoni attesi. • Nel qual caso potrebbero esser messi in crisi le acquisizioni precedenti come la fiducia in sé e nei propri mezzi o nei riguardi del mondo.
• Questi cambiamenti destano preoccupazione ed un senso di incertezza rispetto all’esito finale del processo e ciò implica una ricostruzione dell’Io corporeo con complicanze ansiose. • Frequenti sono i tentativi di controllo eccessivo per mantenere l’integrità minacciata con l’esercizio fisico eccessivo, il controllo esasperato di quello che si mangia, l’ossessione per la pulizia e per l’aspetto estetico.
• Il problema estetico può essere fonte di profonde ansietà, • soprattutto per le ragazze ossessionate dal mito imperante della bellezza. • Non è facile per loro accettare un fisico che non risponda ai canoni ideali prestabiliti! • L’idea di bellezza è spesso acritica e vissuta con tormento, impotenza ed imposizione.
• Molti somatizzano l’ansietà, • altri si rivolgono ad un impegno sociale e politico, • altri ricorrono a vari meccanismi di difesa; • più frequentemente il gruppo, l’amicizia e l’amore aiutano a risolvere i problemi: fanno sentire il corpo amato e accettato, favorendo la riconciliazione con esso.
Bisogni Bisogno d’identità : “chi sono? ”, “come voglio essere? ” e “in quale ruolo di adulto m’immagino? ” Bisogno d’indipendenza : Allentamento dei legami famigliari, tendenza a vivere molte esperienze nel gruppo, l’insofferenza per regole e divieti. Bisogno di senso : Nel bambino è importante il fare per il fare, nel ragazzo il risultato del fare, nell’adolescente, invece, il perché fare.
• Il bisogno d’indipendenza si coniuga spesso con una certa dose d’onnipotenza tipica del pensiero adolescenziale. • Sembra che mai nulla di grave possa loro accadere • e che il fatto di pensare una cosa significhi la sua realizzazione, • con una sottovalutazione del rischio o addirittura una sfida nei confronti di comportamenti a rischio come modo per affermare sé stessi.
• Bisogno di bellezza: • Unicità • Irripetibilità • Si è belli perché unici, assolutamente unici, quindi chance. • Si è belli perché irripetibili: non ci sarà mai nessuno che ci assomigli. • Ognuno di noi è bellezza.
Educare alla responsabilità • Libertà e responsabilità sono le due facce di una stessa medaglia: una non esiste senza l’altra. • La responsabilità e la libertà prevedono dei limiti, chiamati leggi! Senza leggi scompare anche la libertà. • In famiglia la responsabilità di stabilire le regole o i limiti è dei genitori, i quali devono far sì che gli adolescenti vivano responsabilmente all’interno delle regole. • Non va dimenticato che l’adolescente ama esser coinvolto nella formazione delle regole.
• Contrariamente a quanto si pensa, gli adolescenti sanno quando i genitori hanno ragione, anche se sono severi • e sanno anche sono ragionevoli e pazienti nei loro confronti nella maggior parte dei casi. • La causa di ribellione non è contro l’autorità genitoriale, ma se mai nell’uso arbitrario del potere, senza spiegazione delle regole o senza il loro coinvolgimento nella formazione delle regole.
Criteri • La prima cosa che un adolescente si chiede è se una regola è giusta. • L’affermazione: “Fallo perché te lo dico io!” con gli adolescenti non funziona, perché si sentono trattati da bambini. • L’atteggiamento dittatoriale è il miglior modo per essere disobbediti o scontrarsi con la loro ribellione.
Regole • Quando si va a stabilire delle regole occorre ricordare che il compito dell’adulto non è di far valere la propria opinione, ma di insegnare ai figli ad essere responsabili, mentre diventano progressivamente indipendenti. • Il principio è: Se puoi assumerti una responsabilità, puoi avere la libertà. Se non puoi accettare la responsabilità, allora non sei pronto per la libertà.
• Le regole devono avere soprattutto una funzione educativa, fatte per il loro bene, e non per controllarli. • Le regole devono possibilmente essere stabilite insieme, perché è nel far le regole che si capisce il senso delle regole. • Le regole si fanno rispettare. I genitori che si arrendono per timore di perdere l’affetto del figlio, lo fanno sentire abbandonato.
• Il numero delle regole deve essere il più possibile limitato: chi vive in un mondo sano e in modo responsabile sa dir di No a ciò che è distruttivo e Sì a ciò che è costruttivo. • Le regole devono esser il più possibile semplici e chiare, di modo che l’adolescente sappia con chiarezza quando le trasgredisce. • Le regole devono essere eque, perché non vi sia ribellione.
• Le regole senza sanzioni sono semplicemente incomprensibili e generano confusione. • In natura nulla è senza conseguenze e le conseguenze generano esperienza e abitudine alla responsabilità. • Le sanzioni devono essere determinate sempre al momento della formazione delle regole, altrimenti diventano punizioni arbitrarie.
• Quando una regola viene infranta, l’adolescente deve sapere a cosa va incontro, e deve sapere che la sanzione fa parte della sua scelta di trasgredire e non della decisione dell’adulto di punirlo. • Le sanzioni non vanno comminate con rabbia, mai, ma se possibile con empatia … Non con il te l’avevo detto! ma con il mi dispiace, ma le regole sono regole e vanno rispettate!
• Nell’esigenza di far rispettare la sanzione, non cessa il nostro voler loro bene, anzi nel nostro rispetto per regole e sanzioni date con coerenza, l’adolescente scopre l’importanza e la costanza della legge. • Le sanzioni comminate umoralmente senza coerenza scatenano l’ira del giovane e costano all’adulto la perdita di autorevolezza.
In famiglia • San Paolo soleva ripetere: “Chi non vuol lavorare, non deve neanche mangiare”. • È bene che tutti collaborino alla conduzione famigliare, poiché solo le persone capaci di servizio vengono stimate, mentre gli egoisti non godono di stima. • È necessario che gli adolescenti, essendo parte di una famiglia, abbiano vere responsabilità, che facilitino la vita degli altri famigliari.
• Il grado di libertà concessa dovrebbe essere commisurato al grado di responsabilità attiva esercitata all’interno della famiglia. • Niente responsabilità, niente libertà! • Il prezzo della libertà è la collaborazione, la quale avvia a quella condizione adulta tipica delle persone responsabili ed affidabili. • Naturalmente ciò va oltre il dovere scolastico!
ARRIVEDERCI E GRAZIE