ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE IN FORMA PLURIPERSONALE BREVE EXCURSUS
ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE IN FORMA PLURIPERSONALE
BREVE EXCURSUS STORICO La nuova legge professionale (n. 247 del 31. 12. 2012) costituisce il discrimine tra le vecchie forme di esercizio in forma pluripersonale della professione forense e l’attualità
L’ANCIENT REGIME • Sino all’entrata in vigore del D. Lgs 2. 2. 2001 n. 96, la professione poteva essere esercitata o in forma individuale o in forma associata ai sensi della legge 23. 11. 1939 n. 1815. • Da un lato, pertanto vi erano gli studi individuali, più o meno strutturati con collaborazioni di fatto, ma che non comportavano la costituzione di una organizzazione avente efficacia ed una visibilità esterna, con una contabilizzazione delle entrate, ed una suddivisione delle uscite; • Dall’altro lato vi erano le associazioni professionali, che dovevano avere anche nella loro intestazione indicazione di «studio legale» seguita dal nome, cognome e titolo professionale dei partecipanti. Si trattava di un contratto associativo atipico che tendeva non solo alla suddivisione delle spese, ma anche degli utili, pur permanendo in capo al singolo associato la responsabilità della prestazione, pur essendo l’ente centro di imputazione fiscale sia sostanziale che processuale;
L’ANCIENT REGIME • Nelle associazioni tra avvocati veniva, nella pratica, tollerata la presenza di altre figure professionali (esempio dottori commercialisti) senza particolari reazioni da parte degli ordini rispettivi. • Nel 2001 entra in vigore il D. Lgs. 2. 2. 2001 n. 96, che istituisce la «società tra avvocati» , che è regolata principalmente dalle norme poste dalla medesima disposizione e per la parte non normata dalle disposizioni ordinarie codicistiche poste dal capo III del titolo V del libro V del codice civile; • Dette società vengono iscritte all’albo degli avvocati in una sezione speciale, e sono soggette alla potestà disciplinare dell’Ordine; • Il D. Lgs. 96 esclude la possibilità di costituzione di nuove associazioni, consentendo unicamente la prosecuzione di quelle già esistenti alla data di entrata in vigore. • I soci possono essere unicamente avvocati iscritti all’albo e ciascun avvocato può partecipare ad una sola società
L’ANCIENT REGIME • La Legge di Stabilità del 2011 (12. 11. 2011 n. 183), in vigore dal 1. 1. 2012, ha inciso profondamente sulla materia: • Da un lato abrogando la normativa del 1939, dall’altro superando la normativa del 2001, stabilendo che la costituzione delle società per l’esercizio professionale regolamentate nel sistema ordinistico sono strutturate «secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del Codice Civile» • La denominazione deve indicare che si tratta di una S. T. P. , di capitali e cooperativa, e può essere costituita anche da molteplici figure professionali (società multidisciplinari);
L’ANCIENT REGIME • L’individuazione del professionista per il singolo affare è affidata al cliente e laddove non operata dal cliente è a questi comunicata per iscritto: • È incompatibile la partecipazione del medesimo professionista a più società • È consentita la partecipazione di soci non professionisti «soltanto per prestazioni tecniche o per finalità di investimento» ma in misura tale che ai professionisti competa almeno la maggioranza dei due terzi nelle deliberazioni o nelle decisioni dei soci. Il venir meno di quella proporzione comporta la cancellazione della società dall’albo salva la ricostituzione della maggioranza entro i sei mesi dalla causa che ne ha determinato il venir meno. • Ciascun professionista è soggetto alle regole deontologiche del proprio ordine di appartenenza
LA NUOVA LEGGE PROFESSIONALE • La L. 31. 12. 2012 n. 247 ha rimodellato completamente la materia. • In particolare: • L’art. 4 della Legge ha reintrodotto le Associazioni tra Avvocati e Multidisciplinari. • In questi casi l’incarico viene comunque conferito al singolo professionista la cui indipendenza, autonomia e libertà non può essere pregiudicata dalla partecipazione alla associazione. Ogni patto contrario è nullo • La multidisciplinarietà è consentita con altri professionisti che appartengano a categorie individuate con apposito decreto ministeriale • Tutti gli associati devono essere iscritti all’albo. La sospensione per un periodo non inferiore ad un anno e/o la cancellazione costituiscono causa di esclusione dell’associato.
LA NUOVA LEGGE PROFESSIONALE • Secondo il comma 4 l’avvocato può essere associato ad una sola associazione e gli associati hanno il proprio domicilio professionale presso la sede dell’associazione (comma 3); • Perché le associazioni tra professionisti possano indicare l’esercizio di attività forense è necessario che tra gli associati vi sia almeno un avvocato (comma 5); • La violazione dei commi 4 e 5 costituisce illecito disciplinare; • Le associazioni che hanno ad oggetto esclusivamente lo svolgimento dell’attività professionale non sono soggette a procedure concorsuali
LA NUOVA LEGGE PROFESSIONALE • L’art. 5 della legge professionale conteneva una delega al Governo per l’emanazione, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, di una legge delegata per lo svolgimento in forma societaria della professione. • La previsione della delega ha avuto l’effetto di sottrarre l’attività forense dalla disposizione generale del 2011 sulle S. T. P. , che si applicano a tutte le figure professionali, tranne che alla professione forense. • In comune, tra le associazioni e le società previste dalla L. P. , il fatto che l’avvocato che appartiene ad un gruppo sovrapersonale, non possa partecipare ad altri enti sovrapersonali. • È in ogni caso consentita l’associazione in partecipazione dell’avvocato individuale ad una associazione o ad una società
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA • La Legge 4. 8. 2017 n. 124, all’art. 141 ha profondamente modificato l’impianto appena descritto della Legge 247/2012, operando poche modifiche all’art. 4, introducendo un intero articolo, denominato 4/bis, e abrogando l’intero art. 5. • Attualmente l’art. 4 è così strutturato: • Comma 1: La professione forense può essere esercitata individualmente o con la partecipazione ad associazioni tra avvocati. L'incarico professionale è tuttavia sempre conferito all'avvocato in via personale. La partecipazione ad un'associazione tra avvocati non può pregiudicare l'autonomia, la libertà e l'indipendenza intellettuale o di giudizio dell'avvocato nello svolgimento dell'incarico che gli è conferito. È nullo ogni patto contrario. (invariato)
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA • Comma 2. Allo scopo di assicurare al cliente prestazioni anche a carattere multidisciplinare, possono partecipare alle associazioni di cui al comma 1, oltre agli iscritti all'albo forense, anche altri liberi professionisti appartenenti alle categorie individuate con regolamento del Ministro della giustizia ai sensi dell'articolo 1, commi 3 e seguenti. La professione forense può essere altresì esercitata da un avvocato che partecipa ad associazioni costituite fra altri liberi professionisti. (invariato) • Comma 3. Possono essere soci delle associazioni tra avvocati solo coloro che sono iscritti al relativo albo. Le associazioni tra avvocati sono iscritte in un elenco tenuto presso il consiglio dell'ordine nel cui circondario hanno sede, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, lettera l). La sede dell'associazione è fissata nel circondario ove si trova il centro principale degli affari. Gli associati hanno domicilio professionale nella sede della associazione. L'attività professionale svolta dagli associati dà luogo agli obblighi e ai diritti previsti dalle disposizioni in materia previdenziale.
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA • Comma 4. L'avvocato può essere associato ad una sola associazione. (interamente abrogato) • Comma 5. Le associazioni tra professionisti possono indicare l'esercizio di attività proprie della professione forense fra quelle previste nel proprio oggetto sociale, oltre che in qualsiasi comunicazione a terzi, solo se tra gli associati vi è almeno un avvocato iscritto all'albo. (invariato) • Comma 6. La violazione di quanto previsto ai commi 4 e 5 al comma 5 costituisce illecito disciplinare. (abrogata la parte in giallo e sostituita dalla parte in rosso) • I commi da 7 a 10 sono rimasti invariati.
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA Pertanto • Gli associati non hanno più il domicilio professionale presso la sede della associazione; • Possono partecipare a più associazioni • L’illecito disciplinare previsto dal comma 6 si riferisce solo alla indicazione dell’esercizio di attività riservata da parte di associazioni che non hanno avvocati nella loro compagine
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA • Il medesimo comma 141 della legge del 4 agosto al comma 1 lettera b) inserisce nella Legge Professionale l’art. 4 -bis che regolamenta l’esercizio della professione in forma societaria. • I principi sono: a. La forma societaria può essere «di persone» , «di capitali» o «cooperative» , In ogni caso la società viene iscritta in apposta sezione dell’Albo, e la partecipazione alla società è consentita oltre che alle persone fisiche anche ad altre società di capitali purché non siano fiduciarie e non siano Trust, e non siano elemento di interposizione di persona.
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA b. I soci devono essere professionisti (avvocati iscritti all’albo, ovvero avvocati e professionisti iscritti ad altri albi) per almeno i due terzi del capitale sociale o dei diritti di voto. Il venir meno di tale condizione comporta la cancellazione dall’albo salvo il ripristino della stessa entro sei mesi dal verificarsi dell’evento. c. La maggioranza dei membri dell’organo di gestione deve essere composta da soci avvocati d. I componenti dell’organo di gestione devono essere soci, ed i soci professionisti possono essere amministratori
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA e. La prestazione resa al cliente rimane comunque personale del singolo professionista. L’incarico può essere svolto solo dai soci professionisti in possesso dei requisiti, i quali «assicurano per tutta la durata dell’incarico la piena indipendenza e imparzialità, dichiarando possibili conflitti di interesse o incompatibilità, iniziali o sopravvenuti» f. La responsabilità della società e quella dei soci non esclude la responsabilità del professionista che ha eseguito la prestazione g. La sospensione, cancellazione, la radiazione del socio dall’albo comporta l’esclusione dello stesso dalla società h. Le società sono soggette al codice deontologico forense ed alla potestà disciplinare dell’ordine di appartenenza.
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA • Infine il comma 141 abroga l’art. 5 della Legge Professionale, sicché ora la legge regolatrice della nostra professione ha un buco numerico posto che dopo l’art. 4 troviamo l’art. 4 -bis, e poi passiamo all’art. 6. • L’art. 5, nella sua originaria formulazione prevedeva in più rispetto a ciò che il legislatore ci ha fornito i. Ciascun professionista può partecipare ad una sola società ii. la qualificazione dei redditi prodotti dalle società come redditi di lavoro autonomo e non di impresa anche ai fini previdenziali iii. Stabilire che l’esercizio in forma societaria della professione non costituisce attività di impresa e quindi l’esclusione dall’assoggettamento alle procedure concorsuali diverse dalla composizione delle crisi da sovraindebitamento
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA iv. Soprattutto la previsione che solo professionisti potessero far parte della compagine sociale, con l’esclusione dei soci di capitale • L’art. 5 che prevedeva una delega esercitata entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di concerto con il CNF • Non c’è stato il concerto, i sei mesi sono passati invano e l’art. 5, dopo quattro anni, è stato abrogato e con esso i principi che lo avevano determinato.
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA BREVI CONSIDERAZIONI • Le società previste dall’art. 4 -bis possono avere soci di capitale, i quali non possono essere amministratori, ma possono influire sulla loro nomina, perché votano in assemblea. Un terzo del capitale sociale è moltissimo se pensiamo al quadro generale. È caduto il criterio di territorialità per cui una società può avere sedi diffuse sul territorio; è caduto il principio di iscrizione all’albo del singolo socio che deve coincidere con la sede della società; è caduto il limite della società unica cui essere socio. • COSA VIETA CHE UNA SOCIETÀ TRA PROFESSIONISTI DIVENGA UNA PUBLIC COMPANY, CON AZIONARIATO DI PROFESSIONISTI DIFFUSO?
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA • Immaginate un capitale sociale estremamente frantumato tra decine di professionisti sparsi sul territorio nazionale: il 33% di una società di capitali è rilevantissimo. I soci di riferimento delle grandi società commerciali non hanno la maggioranza del capitale, ma hanno una quota che consenta la maggioranza dell’assemblea; • Cosa vieta alle banche, alle compagnie di assicurazione, alla grande impresa di costituire grandi società di capitali con un numero rilevante di professionisti che, con una quota sociale minima divengano soci della banca, della compagnia o dell’impresa che inserisce il 33% del capitale e decide le strategie? NULLA • ATTENZIONE: queste società non sarebbero l’ufficio legale del socio di capitale, ma farebbero attività professionale rivolta verso il pubblico, in un ambiente che non ha tariffe, non ha divieto di pubblicità, non ha di fatto regole deontologiche, limitate ad una dichiarazione di assenza di conflitto di interessi.
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA • Solo per capire le dimensioni macroeconomiche del fenomeno, occorre rilevare che le professioni ordinistiche producono una percentuale del PIL che va dal 15 al 20% all’anno. • Se a quella quota aggiungiamo le professioni non regolamentate, arriviamo agevolmente al 25% del PIL. • È comprensibile che il grande capitale assistito italiano (Banche, Assicurazioni, macro impresa) che è stato sino ad oggi uno dei grandi finanziatori delle professioni, tenti da un lato di risparmiare i costi dei servizi che ha sin ora pagato, e cerchi di appropriarsi di quella fetta di PIL. Il legislatore, in questo gli ha dato una grande mano facendo strame dei principi concordati con il vecchio art. 5 della L. 247/2012, cancellandola con una semplice tratto di penna.
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA • Il legislatore nei nostri confronti (il comma 141 si rivolge esclusivamente alla classe forense) un particolare accanimento. • È stata benevola con le compagnie assicuratrici ripristinando il rinnovo tacito per le polizze assicurative contro i danni (esclusa la RCA) • È stata benevola con i farmacisti impedendo che il socio di capitale delle società esercenti le farmacie possa essere una casa farmaceutica o una società di distribuzione dei farmaci. • Niente male per una norma che vuole essere liberalizzatrice !!!!
LA LEGGE SULLA CONCORRENZA • In sostanza, la riforma della quale parliamo, che comunque prevede anche l’obbligo di preventivo sul quale poi ci soffermeremo, è l’ultimo evento, in ordine di tempo, che abbatte la professione per come da sempre la conosciamo. • Nel momento in cui il mercato delle professioni, ed in particolare il nostro mercato, inflazionato da un numero impressionante di avvocati, verrà assalito da soggetti dotati di una massa critica ed economicamente rilevante, le realtà di studi come i nostri sono destinati a fare la fine che già hanno subito i piccoli artigiani: siamo destinati a scomparire.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Il comma 141 dell’art. 1 della Legge 124/2017 alla lettera d) stabilisce, in modo lapidario che all'articolo 13, comma 5, della legge professionale le parole «a richiesta» sono soppresse. • L’art. 13 della L. P. regola, come ci dice la rubrica, «Il conferimento dell’incarico e compenso» . • Le regole stabilite dalla norma sono (riporto il testo): 1) L'avvocato può esercitare l'incarico professionale anche a proprio favore. L'incarico può essere svolto a titolo gratuito. 2) Il compenso spettante al professionista è pattuito di regola per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO 3) La pattuizione dei compensi è libera: è ammessa la pattuizione a tempo, in misura forfetaria, per convenzione avente ad oggetto uno o più affari, in base all'assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione, per singole fasi o prestazioni o per l'intera attività, a percentuale sul valore dell'affare o su quanto si prevede possa giovarsene, non soltanto a livello strettamente patrimoniale, il destinatario della prestazione; 4) Sono vietati i patti con i quali l'avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO 5) Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico; a richiesta è altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l'incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale. • Gli altri commi riguardano i parametri ministeriali, stabiliti con criteri di trasparenza ogni 2 anni dal Ministero (comma 7), che si applicano quando manca la pattuizione (comma 6), la solidarietà professionale (comma 8) il tentativo di conciliazione dell’Ordine (comma 9) ed il rimborso forfettario del 15% (comma 10).
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Il testo del comma 10 è importante, esso afferma che: • Oltre al compenso per la prestazione professionale, all'avvocato è dovuta, sia dal cliente in caso di determinazione contrattuale, sia in sede di liquidazione giudiziale, oltre al rimborso delle spese effettivamente sostenute e di tutti gli oneri e contributi eventualmente anticipati nell'interesse del cliente, una somma per il rimborso delle spese forfetarie, la cui misura massima è determinata dal decreto di cui al comma 6, unitamente ai criteri di determinazione e documentazione delle spese vive. • Ne deriva che solo in caso di determinazione contrattuale ed in caso di liquidazione giudiziale per la soccombenza è dovuto il rimborso forfettario. Ove non pattuita, la valutazione di congruità del COA, che avviene dopo il tentativo di conciliazione previsto dal comma 9, non prevede (secondo le interpretazioni più autorevoli, come per esempio il Centro Studi dell’Organismo Congressuale Forense) la possibilità di liquidazione del rimborso forfettario
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Una prima questione da affrontare è quella di stabilire che valenza civilistica ha un preventivo? • Il preventivo è uno strumento volto alla predeterminazione del corrispettivo di una prestazione; • Da un punto di vista giuridico integra una proposta contrattuale con la quale chi lo emette si impegna ad eseguire quella prestazione dietro il pagamento di quel corrispettivo. • Solo con l’accettazione del preventivo il contratto si conclude e sorgono i reciproci obblighi e diritti contrattuali: l’avvocato deve compiere la sua prestazione, ed il cliente si obbliga al pagamento del corrispettivo
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Se la proposta contrattuale deve assumere una forma scritta, evidentemente anche l’accettazione, a mio parere, deve assumere una forma scritta, che potrà essere costituita o dalla sottoscrizione per accettazione del preventivo o dalla sottoscrizione di un vero e proprio contratto di prestazione professionale nel quale vengono individuati tutti i diritti e gli obblighi reciproci e che racchiude in sé la determinazione del compenso complessivamente pattuito; • Una prima considerazione da fare è che la procura alle liti non costituisce più l’elemento formale da cui promana il rapporto tra l’avvocato ed il cliente, ma, pur restando la veste che ci consente di agire processualmente, degrada a mero atto esecutivo di un rapporto professionale che ha la sua origine e la sua fonte in un contratto che viene stipulato a monte.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Il preventivo, ai sensi della norma deve comprendere, deve essere tarato sul livello di complessità dell’incarico e deve fornire tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili distinguendo tra oneri, spese, anche forfettarie, e compenso professionale. • Cosa si intende per oneri e che differenza c’è tra oneri e spese? La terminologia approssimativa non lo dice. Posso solo ipotizzare che siano differenti dalle spese, posto che laddove a queste ultime si riferisce, il legislatore richiama anche quelle forfettarie; per cui le spese sono quelle che si devono affrontare per l’esecuzione della specifica attività (spese di trasferta, spese inerenti l’attività dell’avvocato quali i costi dello studio, notifiche, costo delle copie autentiche esecutive, ecc. ); mentre gli oneri sono le imposte (IVA), i contributi (CPA) e il C. U. , l’imposta di bollo e l’imposta di registro sul provvedimento finale.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Tenderei ad escludere l’obbligo di ricomprendere il costo di un eventuale Consulente Tecnico, sia d’ufficio che di parte. Quello d’ufficio perché il compenso verrà liquidato dal Giudice e quello di parte perché, essendo anche questi un professionista, sarà a sua volta obbligato ad una preventivazione dei suoi compensi e costi; • La norma non fa riferimento a criteri per la determinazione del compenso che quindi è oggetto di libera contrattazione. • Come determinare il compenso? È una domanda che non ha una soluzione univoca. Nell’esperienza maturata negli ultimi 10 anni, dal decreto Bersani del 2006, passando dal decreto del 2012 emesso dal governo dei professori capitanato da Mario Monti, ho potuto verificare due ipotesi fondamentali: quella nella quale il compenso viene determinato dal cliente, e quella nella quale il compenso viene determinato dall’avvocato. Per quest’ultima ipotesi ci sono realizzate tre tendenze
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • La prima ipotesi, ossia quella nella quale è il cliente che impone la misura del compenso, si realizza quando il contraente debole è l’avvocato. • Ciò si realizza principalmente con le banche, con le assicurazioni, con le grandi imprese, le quali impongono a volte non solo l’ammontare del compenso ma altresì alcune clausole vessatorie a loro favore. • Per rimediare a questa situazione è in fase di approvazione la cosiddetta «LEGGE SULL’EQUO COMPENSO» che tende a riequilibrare i rapporti contrattuali degli avvocati nei confronti dei c. d. clienti forti, come banche, imprese e assicurazioni
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • La legge in fase di approvazione definisce l'equo compenso quale "corresponsione di un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto, alle caratteristiche della prestazione legale, anche tenuto conto dei compensi previsti dal decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell'articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247 • Inoltre viene prevista la vessatorietà delle clausole che determinano uno squilibrio contrattuale tra le parti
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO Dette clausole, nel progetto di legge, che avrebbe dovuto essere approvato entro il mese di agosto 2017, ma che ancora non ha visto il suo ingresso in Parlamento, sono: • la riserva al committente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto; • l'attribuzione al committente della facoltà di recedere dal contratto senza congruo preavviso; • l'attribuzione al committente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto; • l'attribuzione al committente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l'avvocato deve prestare a titolo esclusivamente gratuito; • l'anticipazione delle spese della controversia a carico dell'avvocato; • la pattuizione di clausole che impongano all'avvocato la rinuncia al rimborso delle spese; • la pattuizione di termini di pagamento superiori ai 60 giorni dalla data di ricevimento da parte del committente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente; • la pattuizione che, "in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del committente, preveda che al legale sia riconosciuto solo il minore importo previsto in convenzione, anche nel caso che le spese liquidate siano state in tutto o in parte corrisposte o recuperate dalla parte"; • la pattuizione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata con lo stesso committente, preveda che la nuova disciplina sui compensi si applichi, se inferiore a quella prevista nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o in ogni caso non definiti e fatturati.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO Nella seconda ipotesi, invece, laddove il compenso viene determinato dall’avvocato (rapporti con clienti privati), vi sono tre tendenze 1. determinazione della misura del compenso secondo le vecchie tariffe professionali mascherato con una trasposizione dei risultati secondo le quattro fasi processuali; 2. Determinazione del compenso secondo i parametri ministeriali; 3. Determinazione del compenso secondo un criterio imprenditoriale, che individua unità di misura della prestazione, determina il costo vivo di quella unità di misura, applica un ricarico, che costituisce l’utile di impresa, e moltiplica quel valore unitario per il numero di unità di misura necessario per il completamento della prestazione;
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Nelle prime due ipotesi (criteri empirici) il rischio è quello di determinare un compenso non remunerativo (perché non si ha la percezione completa dei costi dello studio), ovvero palesemente eccessivo per la prestazione (si pensi ai parametri per lo stragiudiziale che sono molto alti e forse sproporzionati per la prestazione resa) • Nella seconda invece occorre avere coscienza dei costi di gestione dello studio. Se l’unità di misura fosse individuata nel tempo (ad esempio un’ora) occorrerebbe determinare quanto ci costa un’ora di apertura dello studio, e determinando per ciascuna ora quanto incidono a livello di costi, tutte le voci di costo di uno studio ( canone di locazione, fornitura di energia, costo di dipendenti, hardware, software, libri, riviste , eventuali oneri finanziari, ecc. ), determinare un ricarico della prestazione e determinare il compenso unitario;
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • In sede di preventivo basterà prevedere quante ore lavoro occuperà lo svolgimento della prestazione e moltiplicare il valore unitario per il numero delle ore e ripartire per ciascuna fase il risultato ottenuto. In tal modo il rischio di impresa è l’errore nella determinazione della durata della prestazione. • Questo criterio, che è quello utilizzato nel mondo imprenditoriale credo sia, a legislazione vigente, l’unico che consenta una giusta remunerazione della attività e la copertura dei costi dello studio, ed è l’unico criterio ad oggi ed a me noto che possa in qualche modo differenziare l’offerta, anche in base alla struttura imprenditoriale dello studio e consentirebbe di tarare la dimensione dello studio in base al volume d’affari.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Ricordo che l’art. 13 V comma pone l’obbligo di indicare gli oneri ipotizzabili al momento del conferimento dell’incarico, pertanto, sarà sempre opportuno inserire una clausola di revisione del compenso per l’ipotesi in cui si realizzino eventi non ipotizzabili (ad esempio un cautelare in corso di causa proposto dalla controparte, una eccezione di incostituzionalità, ecc. ) • Il preventivo deve valere per tutta l’attività, «dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico» . Il suggerimento è quella di determinare esattamente la delimitazione temporale dell’incarico, escludendo, per esempio, i gradi di giudizio successivi, l’attività esecutiva successiva, e così via. La mancata indicazione dei momenti iniziale e finale della prestazione potrebbero indurre a ritenere una continuazione dell’incarico anche per l’appello e l’esecuzione.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO CONSEGUENZE DELL’INADEMPIMENTO DELL’OBBLIGO DI REDIGERE IL PREVENTIVO • non sono previste conseguenze di natura civilistica, nel senso che la mancanza di preventivo non fa venir meno il diritto alla liquidazione del compenso (a differenza delle altre professioni) da parte del giudice, il quale applicherà i parametri ministeriali, né la nullità del contratto; • Pur non essendoci conseguenze civilistiche, l’inadempimento dell’obbligo di preventivo viola il principio di trasparenza che l’art. 13, V comma, impone. Ciò potrebbe sottoporre l’avvocato ad una azione civile risarcitoria da parte del proprio cliente, che non ha ottenuto l’adempimento del proprio diritto alla trasparenza dei costi della prestazione. Questa possibilità potrebbe portare il cliente convenuto in giudizio per il pagamento a tentare di paralizzare la liquidazione secondo parametri effettuata dal Giudice.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Vi sono poi conseguenze di natura deontologica, dovendosi riferire al secondo comma dell’art. 27 secondo il quale «l’avvocato deve informare il cliente e la parte assistita sulla prevedibile durata del processo e sugli oneri ipotizzabili; deve inoltre, se richiesto, comunicare in forma scritta, a colui che conferisce l’incarico professionale, il prevedibile costo della prestazione» • La violazione del precetto comporta l’applicazione dell’avvertimento.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Una volta accettato il preventivo è vincolante per l’avvocato che non può modificarlo in corso d’opera, salvo il verificarsi di eventi imprevedibili. • In questo caso l’avvocato dovrà inviare un nuovo preventivo che il cliente sarà libero di accettare o meno. In caso di mancata accettazione ciascuna delle parti potrà recedere dall’incarico • Sul punto la norma della L. P. è peggiorativa rispetto alla Legge del 2012. L’art. 9, comma 4 del D. L. 1/2012, che ha abolito le tariffe professionali, impone ai professionisti di conferire tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili fornendo un preventivo di massima. L’art. 13 della L. P. impone l’obbligo del preventivo con riferimento a quanto è ipotizzabile. Ciò comporta che, per la altre professioni, il passaggio dal preventivo di massima al consuntivo possa comportare variazioni, mentre per gli avvocati solo il verificarsi di eventi imprevedibili può portare alla variazione del compenso pattuito.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • Il preventivo non è di per sé un contratto, ma una proposta contrattuale, contrattuale la quale non contenendo obbligazioni per il solo proponente, non vincola l’avvocato sino alla sua accettazione da parte di colui che conferisce l’incarico. • L’accettazione può avvenire mediante stipulazione di un vero e proprio contratto ovvero mediante la semplice sottoscrizione del preventivo. • Ove non si voglia redigere un contratto articolato, è bene apporre al preventivo alcune clausole, soprattutto laddove il cliente sia un consumatore, quali quella relativa alla individuazione del momento del pagamento di ogni singola fase, quella relativa al possibilità di modificazione del preventivo per il caso di eventi non ipotizzabili, la previsione del rimborso spese generali.
L’OBBLIGO DI PREVENTIVO SCRITTO • La redazione del preventivo è attività gratuita: essendo una proposta contrattuale non fa sorgere obblighi e diritti reciproci sino alla sua accettazione da parte del cliente
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • Se l’ultimo regalo che il legislatore ci ha fatto è il comma 141 dell’art. 1 della L. 124/2017 della quale abbiamo parlato, il penultimo prezioso regalo è il D. M. 22. 9. 2016 (G. U. 238 serie generale del 11. 10. 2016)che regolamenta le condizioni essenziali e i massimali minimi delle polizze sulla R. C. e infortuni degli avvocati, che entrerà in vigore l’ 11 ottobre. • Il D. M. è stato emesso in esecuzione dell’art. 12 della Legge Professionale (L. 247/2012) a distanza di cinque anni dalla emanazione della norma.
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • L’art. 12 della L. P. stabilisce che l’avvocato, l’associazione o la società devono stipulare autonomamente o tramite convenzioni sottoscritte dal CNF, dagli ordini territoriali, o da enti di previdenza forense, una polizza assicurativa a copertura: 1. Della responsabilità civile professionale compresa la custodia di documenti, titoli, denaro, valori ricevuti dai clienti. Gli estremi della polizza vanno comunicati ai clienti 2. Degli infortuni derivanti a sé, ai propri collaboratori, dipendenti e praticanti in conseguenza dell’attività svolta nell’esercizio della professione anche fuori dei locali dello studio 3. Gli estremi delle polizze vanno comunicate ai COA
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • Il D. M. 22. 9. 2016 ci dice cose deve coprire la polizza R. C. : 1. Tutti i danni che l’avvocato dovesse colposamente cagionare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale 2. La responsabilità per qualunque tipo di danno, patrimoniale, non patrimoniale, indiretto, permanente, temporaneo, futuro 3. La responsabilità anche per colpa grave 4. La responsabilità per i danni causati oltre ai clienti ai terzi tra i quali non rientrano i familiari ed i collaboratori
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • Per attività professionale deve intendersi: a) Attività di rappresentanza avanti alla A. G. O ed agli arbitri rituali e non b) Gli atti preordinati, connessi e conseguenziali alla attività di rappresentanza (notifiche, iscrizioni a ruolo, ecc. ) c) Consulenza ed attività stragiudiziale d) Redazione di pareri e contratti e) Assistenza nelle mediazioni e nelle negoziazioni assistite • È possibile pattuire appendici che forniscano coperture anche per altre attività cui l’avvocato sia abilitato (procedure fallimentari, esecutive, Ad. S, tutele, curatele, eredità giacenti, ecc. )
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • La copertura deve prevedere l’estensione ai fatti colposi di collaboratori, praticanti e dipendenti e sostituti processuali • La copertura si estende alla custodia di documenti, somme di denaro, titoli e valori ricevuti in deposito dai clienti e dalle controparti processuali • In caso di responsabilità solidale con altri soggetti anche non assicurati la copertura dell’avvocato deve essere prevista per intero, salvo il diritto di regresso nei confronti dei condebitori solidali
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • L’assicurazione deve prevedere, anche in favore degli eredi, la retroattività illimitata e una ultrattività almeno decennale per gli avvocati che cessano l’attività nella vigenza della polizza • L’assicurazione deve contenere clausole che escludono il diritto di recesso dell’assicuratore in caso di sinistro o del suo risarcimento nel corso della durata del contratto o del periodo di ultrattività
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • I massimali sono tarati sulla base del volume d’affari conseguito nell’anno precedente e sono: Attività individuale (il massimale è per anno e per sinistro) • Per volumi sino a € 30. 000 • Per volumi superiori sino a 70. 000 • Per volumi superiori oltre 70. 000 massimale di € 350. 000 massimale di € 500. 000 massimale di € 1. 000, 000
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI Attività collettiva Associazione o società 1. Con un numero massimo di 10 professionisti e con volume d’affari sino a € 500. 000 massimale di € 1. 000 per sinistro e limite di 2. 000 annui 2. Con un numero massimo di 10 professionisti e con volume d’affari oltre € 500. 000 massimale di € 2. 000 per sinistro e limite di 4. 000 annui 3. Con un numero superiore ai 10 professionisti a prescindere dal volume d’affari massimale di € 5. 000 per sinistro e limite di 10. 000 annui
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • Anche laddove fossero pattuite franchigie e scoperti, l’assicurazione copre per intero salvo rivalsa verso l’assicurato • È possibile la clausola di adeguamento del premio nel caso di incremento del fatturato in corso di contratto
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • Relativamente agli infortuni l’assicurazione deve coprire tutti i collaboratori, dipendenti, praticanti per i quali non sia operante l’assicurazione INAIL • Deve prevedere la copertura degli infortuni occorsi in conseguenza o in occasione dell’attività lavorativa, e deve coprire il rischio morte, invalidità permanente, invalidità temporanea e rimborso spese mediche • Deve valere anche per gli infortuni derivanti dagli spostamenti resi necessari
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI MASSIMALI MINIMI • Per il caso morte € 100. 000, 00 • Invalidità permanente € 100. 000, 00 • Diaria giornaliera € 50, 00
ASSICURAZIONE PROFESSIONALE ED INFORTUNI • Gli estremi delle polizze vanno comunicate ai COA di appartenenza e questi ultimi dovranno comunicarlo al CNF. • Entrambi gli enti COA e CNF dovranno pubblicare sui propri siti internet gli estremi della polizza per ciascun iscritto • Sarà, presumibilmente, una delle informazioni che appariranno nell’elenco degli avvocati unitamente all’indirizzo, telefono, fax. Email PEC ecc.
CONSIDERAZIONI FINALI
CONSIDERAZIONI FINALI • La cosiddetta libera professione, a seguito delle «liberalizzazioni» si vede porre tutta una serie di paletti prima del tutto inesistenti. • Innanzi tutto l’abolizione delle tariffe avvenuta tra il 2006 (abolizione dei minimi) ed il 2012 (abolizione delle tariffe) ha comportato una riduzione dei compensi ed un oggettivo indebolimento della forza contrattuale dell’avvocato, costretto a compiere una corsa al ribasso • Ciò ha dato l’avvio ad una progressiva occupazione dei nostri spazi economici da parte di altri soggetti (banche, assicurazioni, grandi imprese) che dapprima hanno imposto condizioni contrattuali a loro favorevoli e poi oggi hanno ottenuto il permesso di comperare i nostri studi con l’introduzione del socio di capitale, entrando di fatto in concorrenza con i professionisti già esistenti sul mercato
CONSIDERAZIONI FINALI • Di contro abbiamo assistito negli ultimi anni ad una progressiva uscita dall’ambito della giurisdizione di tutta una serie di attività. • Ciò è avvenuto in parte con la nostra complicità (si pensi alla introduzione delle custodie e delle vendite giudiziarie affidate ai professionisti) abbagliati dalla prospettiva di avere possibilità di lavoro, abbiamo supinamente accettato di gestire attività che per loro natura dovevano essere svolte dallo Stato (l’espropriazione immobiliare è pur sempre l’ablazione di un diritto costituzionale – art. 41 – che avviene per debiti e che non avrebbe mai dovuto uscire dall’ambito della giurisdizione), salvo poi subire l’obbligo assicurativo per lo svolgimento delle stesse
CONSIDERAZIONI FINALI • Per altro verso, sempre abbagliati dalla possibilità di guadagno, abbiamo accettato supinamente che i diritti dei cittadini, alla cui difesa siamo chiamati per dettato costituzionale, sia divenuto oggetto di contrattazione presso organismi pubblici, parapubblici e privati di mediazione e/o di arbitrato • Per altra parte manteniamo la struttura giudiziaria con l’apporto massiccio di giudici onorari • I magistrati ordinari (togati) previsti in organico sono 9921 di cui vacanti 1524, per un totale in servizio di 8397 • I magistrati onorari previsti in organico sono 10, 382 di cui 7642 in servizio
CONSIDERAZIONI FINALI • Le riforme degli ultimi 10 anni hanno radicalmente sradicato la natura professionale della nostra attività facendola diventare una attività di impresa, al punto che anche la determinazione dei nostri compensi, se vogliano restare competitors su un mercato concorrenziale, dovrà avvenire attraverso la determinazione di tariffe personalizzate rispetto ai costi individuali dell’attività. • Nel frattempo lo Stato ci impone tutta una serie di costi (aggiornamento professionale certificato, adeguamento tecnologico, assicurazioni obbligatorie) che non hanno un contraltare a livello di migliore fruizione dei servizi, la cui qualità è sempre deteriore.
CONSIDERAZIONI FINALI • La prospettiva di medio lungo periodo è la scomparsa degli studi professionali individuali come da sempre li abbiamo conosciuti e come da sempre popolano la provincia italiana • La possibilità di avere una dislocazione territoriale cha va oltre il circondario di iscrizione e la costituzione di strutture sovrapersonali, capaci di economie di scala che un professionista individuale non può permettersi, ci porterà ad una concorrenza al ribasso sui costi che farà morire gli studi individuali. • La possibilità di pubblicità farà da volano a questo fenomeno
CONSIDERAZIONI FINALI • Prima ho fatto l’esempio delle piccole attività artigiane che sono finite fuori mercato a causa dell’occupazione dei loro spazi economici da parte dell’industria: noi professionisti individuali siamo destinati a seguire quel percorso • Per cui o riusciamo a cambiare radicalmente la nostra veste ed a ristrutturare completamente il nostro modo di lavorare o siamo destinati all’estinzione • Insomma: SIAMO DEI DINOSAURI
Benvenuti in SCAPPATE SE POTETE !!!!!
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