Dinamiche relazionali e comportamentali allinterno del gruppoclasse Dott

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Dinamiche relazionali e comportamentali all’interno del gruppoclasse Dott. ssa Enrica Cellitti Dott. ssa Carol

Dinamiche relazionali e comportamentali all’interno del gruppoclasse Dott. ssa Enrica Cellitti Dott. ssa Carol Faitella Dott. Giuseppe Andrea Messina

Struttura del progetto n Sessione plenaria: - Conoscenza dei partecipanti - Apprendimento nella prospettiva

Struttura del progetto n Sessione plenaria: - Conoscenza dei partecipanti - Apprendimento nella prospettiva costruttivista - Introduzione all’Educazione Razionale Emotiva - La comunicazione umana n Attività laboratoriali: - La Terapia Razionale Emotiva nella pratica - Tecniche di comunicazione efficace - Il sociogramma nella pratica educativa n Sessione plenaria - Le dinamiche del gruppo classe - Valutazione e conclusione del percorso

“L’apprendimento è, tra l’altro, un processo interattivo in cui le persone imparano l’una dall’altra,

“L’apprendimento è, tra l’altro, un processo interattivo in cui le persone imparano l’una dall’altra, e non solo attraverso il narrare e il mostrare; è nella natura delle culture umane formare comunità in cui l’apprendimento è frutto di uno scambio reciproco. ” Bruner, 1997 Co-costruzione di saperi che avviene anche quando c’è opposizione e divergenza, la contrapposizione costringe ad argomentare e giustificare il proprio punto di vista (accountability: necessità sociale di dare conto di ciò che si afferma) L’attività collaborativa è coerente con il modello che vede l’apprendimento come un processo che comporta una modificazione relativamente stabile del modo di pensare, agire, e sentire Di conseguenza l’aspetto affettivo/relazionale/emotivo diventa importante quanto quello cognitivo Le relazioni fra compagni e con gli insegnanti sono fondamentali per suscitare e mantenere la motivazione ad apprendere

Apprendimento Imparare non significa apprendere la "vera" natura delle cose, possedere cioè una fotografica

Apprendimento Imparare non significa apprendere la "vera" natura delle cose, possedere cioè una fotografica ed oggettiva "rappresentazione" del mondo esterno ☞ Si tratta di operare una soggettiva costruzione di significato, a partire da una complessa rielaborazione interna di sensazioni, conoscenze, credenze, emozioni che non hanno in sé ordine o struttura, sulle quali si orienta la nostra attenzione Secondo l’epistemologia costruttivista il sapere non esiste indipendentemente dal soggetto che conosce ☞ Questo processo è allo stesso tempo permesso e condizionato dal linguaggio, culturalmente, socialmente e storicamente contestualizzato ☞ Nell'incontro di un soggetto con il mondo non è possibile una distinzione netta tra osservatore e oggetto osservato, poiché entrambi si definiscono come tali all’interno del rapporto di osservazione Ciò significa che non osserviamo “cose”, ma definiamo proprietà e relazioni che sono costruite a partire dalla nostra azione organizzante Questa conoscenza serve per adattarsi all'ambiente; ne consegue che le cosiddette leggi di natura non vengono scoperte bensì inventate e il concetto di verità come termine assoluto perde di significato

Apprendimento Il criterio della verità viene sostituito dal criterio di adattamento funzionale e di

Apprendimento Il criterio della verità viene sostituito dal criterio di adattamento funzionale e di viabilità secondo il quale i concetti, costruiti a partire dalle regolarità che si incontrano nell’esperienza, hanno prima di tutto una funzione predittiva, sono strumentali all’azione e vengono appunto definiti viabili quando permettono di raggiungere uno scopo pratico ll costruttivismo assume un approccio di carattere pragmatico e non ontologico, focalizzando l’attenzione sul processo di costruzione dei significati e della loro comunicazione

Apprendimento Ma come è possibile la comunicazione se la conoscenza è costruzione individuale di

Apprendimento Ma come è possibile la comunicazione se la conoscenza è costruzione individuale di significato? In realtà il significato è allo stesso tempo individuale e sociale : Ø comprendiamo il mondo attraverso la costruzione di concetti e categorie che lo organizzano Ø in parte li adattiamo per renderli compatibili con quelli degli altri Ø in questa operazione veniamo guidati e contemporaneamente limitati dagli strumenti culturali che abbiamo a disposizione La conoscenza è individuale e situata, in questo senso non è possibile condividere completamente il significato che si attribuisce ad un concetto in quanto colorito dall’esperienza personale, ma attraverso la comunicazione concordiamo con l’interlocutore quali aree di significato di quel concetto sono compatibili con l’esperienza comune

Apprendimento Sono proprio queste aree di compatibilità che fanno nascere la convinzione che le

Apprendimento Sono proprio queste aree di compatibilità che fanno nascere la convinzione che le parole si riferiscano ad oggetti del mondo reale invece di essere astrazioni culturali Nel linguaggio quotidiano è difficile rendersene conto, ma appare evidente quando ci spostiamo sul piano del pensiero complesso, dove siamo spesso costretti ad esplicitare e ridefinire il senso dei termini che stiamo utilizzando Non conosciamo mai completamente le altre persone: ne costruiamo modelli interpretativi che restano probabilistiche previsioni di comportamenti

Apprendimento Un processo complesso in cui entrano in gioco: ivi t i gn o

Apprendimento Un processo complesso in cui entrano in gioco: ivi t i gn o ti c n e m e El Elementi socioculturali Ele m en ti a ffe ttiv i Elementi esperienziali, didattici, organizzativi Di volta in volta ci si è focalizzati su uno di questi fattori. E’ illusorio pensare che agire su uno solo di questi fattori possa essere la soluzione ai problemi di disagio o di apprendimento, come è illusorio pensare che l’insegnante o il genitore possa agire su tutti. Quello che possiamo fare è di capire quali sono i fattori su cui ciascuno di noi può agire e cercare di fare la propria parte, questo abbiamo il dovere di farlo.

Spesso non c’è un’idea unitaria di come un bambino e poi un ragazzo si

Spesso non c’è un’idea unitaria di come un bambino e poi un ragazzo si sviluppa e apprende. La prospettiva Costruttivista Sistemica Il sapere non esiste indipendentemente dal soggetto che conosce, il quale opera una soggettiva costruzione di significato Abbiamo bisogno di dare un SENSO a ciò che ci

Un po’ di storia: il costruttivismo operatorio di Piaget La mente costruendo se stessa

Un po’ di storia: il costruttivismo operatorio di Piaget La mente costruendo se stessa costruisce il mondo L’elaborazione del linguaggio e dei concetti è legato allo sviluppo cognitivo del bambino che attraverso un processo altalenante di assimilazione e adattamento apprende e si

Il costruttivismo radicale di Von Glasersfeld L’individuo costruisce una realtà totalmente soggettiva, esiste soltanto

Il costruttivismo radicale di Von Glasersfeld L’individuo costruisce una realtà totalmente soggettiva, esiste soltanto l’illusione di una condivisione di una verità oggettiva. Questa esperienza non nasce da un adeguamento al reale, quanto dall’avvaloramento di altri soggetti pensanti alle nostre interpretazioni. Gli oggetti e gli schemi di azione confermati da altri, sembrano più reali di qualsiasi altra cosa

La prospettiva sociale di Vygotskij Il pensiero e il linguaggio si sviluppano in un

La prospettiva sociale di Vygotskij Il pensiero e il linguaggio si sviluppano in un percorso che va dall’esterno all’interno del soggetto. Prima di padroneggiare il suo comportamento il bambino padroneggia ciò che lo circonda con l’aiuto del linguaggio.

L’essere umano potrebbe essere inteso come una complessità organizzata in modo autoreferenziale (Guidano, 1987)

L’essere umano potrebbe essere inteso come una complessità organizzata in modo autoreferenziale (Guidano, 1987) In parole povere “ci riferiamo l’esperienze e la realtà che ci circonda” mantenendo noi stessi come riferimento principale e cercando di mantenere una buona dose di AUTOSTIMA per poter sopravvivere.

Educazione Razionale-Emotiva Il processo di educazione emotiva deve essere inteso come una strategia di

Educazione Razionale-Emotiva Il processo di educazione emotiva deve essere inteso come una strategia di prevenzione del disagio emotivo ("alfabetizzazione emozionale”) v Si cerca di aiutare la persona a riconoscere, a identificare le proprie emozioni: essere consapevole di come si sente quando prova un certo disagio emotivo Occorre far attenzione a quali canali di valutazioni si riferisce per riconoscere le proprie emozioni v Poi si tratta di aiutarlo a identificare il rapporto esistente fra modo di sentirsi e modo di pensare, rendendosi conto che se si sente in un certo modo è perché pensa secondo determinate modalità che gli sono proprie o che ha appreso dall’esterno, ed in modo particolare dalla famiglia v Infine, si cercherà di aiutare a intervenire su quei meccanismi mentali che sono alla base di emozioni disfunzionali, operando una trasformazione all’interno della propria mente e quindi cambiando qualcosa nel proprio dialogo interno, ossia nel modo in cui parla a se stesso quando interpreta e valuta ciò che gli accade (ristrutturazione

La teoria cognitivista La Psicoterapia Cognitiva non è una metodologia coincidente con l'uso di

La teoria cognitivista La Psicoterapia Cognitiva non è una metodologia coincidente con l'uso di una tecnica né è un trattamento univoco ma si definisce e si caratterizza sulla base di una prospettiva centrale riguardo la psicologia ed il comportamento: La condotta del soggetto è mediata dal significato che egli attribuisce agli eventi interni ed esterni con i quali si mette in relazione

Il modello A-B-C (Albert Ellis) La sintesi operativa:

Il modello A-B-C (Albert Ellis) La sintesi operativa:

Il modello A-B-C (Albert Ellis) Il "modello A-B-C", ben descritto nei lavori di Ellis

Il modello A-B-C (Albert Ellis) Il "modello A-B-C", ben descritto nei lavori di Ellis (primariamente) e Beck (in seguito), è la caratteristica sia teorica sia tecnica che funge da "minimo comune denominatore" dei diversi interventi cognitivistici Non solo schema teorico utile per concettualizzare le variabili fondamentali connesse alla condotta dell'individuo ma procedura tramite la quale attuare una valutazione, una formulazione del caso, una sua pianificazione, ed un trattamento

I processi inferenziali L'aspetto centrale dell'interesse cognitivista per il funzionamento mentale riguarda la distinzione

I processi inferenziali L'aspetto centrale dell'interesse cognitivista per il funzionamento mentale riguarda la distinzione delle attività e dei processi cognitivi rappresentati e focalizzati dal B: n immagini n inferenze n valutazioni n assunzioni personali n schemi

Distorsioni cognitive Attribuzione soggettiva di dati che "vanno oltre l'evidenza dei fatti"

Distorsioni cognitive Attribuzione soggettiva di dati che "vanno oltre l'evidenza dei fatti"

Distorsioni cognitive pensiero dicotomico ipergeneralizzazione astrazione selettiva Le cose sono viste in termini di

Distorsioni cognitive pensiero dicotomico ipergeneralizzazione astrazione selettiva Le cose sono viste in termini di categorie mutualmente escludentisi senza gradi intermedi “o tutto o nulla” Un evento è visto come caratteristica di vita in generale o globale piuttosto che come un evento tra tanti “di tutta l’erba un fascio” Un solo aspetto di una situazione complessa è il focus dell'attenzione “bicchiere mezzo vuoto”

Distorsioni cognitive Le esperienze positive che sono in squalifica del lato positivo contrasto con

Distorsioni cognitive Le esperienze positive che sono in squalifica del lato positivo contrasto con la visione negativa sono trascurate “ciò non conta nulla, conta di più …” Sostenere che altri individui stiano lettura del pensiero formulando giudizi negativi senza alcuna prova evidente "ti ho già capito" riferimento al destino L'individuo reagisce come se le proprie aspettative negative sugli eventi futuri siano fatti già stabiliti “lo so già”

Distorsioni cognitive catastrofizzare minimizzazione ragionamento emotivo Gli eventi negativi che possono verificarsi sono trattati

Distorsioni cognitive catastrofizzare minimizzazione ragionamento emotivo Gli eventi negativi che possono verificarsi sono trattati come intollerabili catastrofi “è terribile se…” Le esperienze e le situazioni positive sono trattate come reali ma insignificanti “niente di quello che faccio conta. . . ” Considerare le reazioni emotive come reazioni strettamente attendibili della situazione reale “se mi sento così allora è vero…”

Distorsioni cognitive doverizzazioni etichettamento personalizzazione L'uso di "dovrei", "devo", "bisogna", si deve”: atteggiamento rigido,

Distorsioni cognitive doverizzazioni etichettamento personalizzazione L'uso di "dovrei", "devo", "bisogna", si deve”: atteggiamento rigido, tendente a confusione tra "pretendere" e "desiderare” Identificare qualcuno tramite una etichetta globale piuttosto che riferirsi a specifici eventi o azioni “è un…” Assumere che il soggetto stesso è la causa di un particolare evento quando nei fatti, sono responsabili altri fattori “è colpa mia se…”

La comunicazione umana I n n n Comunicare deriva dal termine latino “communis”, “communicare”,

La comunicazione umana I n n n Comunicare deriva dal termine latino “communis”, “communicare”, ossia mettere in comune tra due o più persone esperienze, informazioni, pensieri ed emozioni. La comunicazione è un processo di scambio di informazioni e di influenzamento reciproco che avviene in un determinato contesto. La comunicazione è lo strumento principale di relazione che l’uomo ha a disposizione per creare e mantenere l’interazione con i suoi simili.

La comunicazione umana II n n La competenza comunicativa è quindi la capacità di

La comunicazione umana II n n La competenza comunicativa è quindi la capacità di un individuo di produrre e capire messaggi che lo pongono in interazione con gli altri. Questa capacità comprende non solo l’abilità linguistica e grammaticale di produrre e interpretare frasi, ma anche una serie di abilità sociali che consentono di saper adeguare il messaggio alla situazione specifica. La comunicazione quindi non è soltanto una trasmissione e una rappresentazione del vivere, ma può essere intesa come la vita stessa nelle sue molteplici interazioni.

La trasmissione dei messaggi L’aspetto principale della comunicazione è la trasmissione dei messaggi. n

La trasmissione dei messaggi L’aspetto principale della comunicazione è la trasmissione dei messaggi. n n Il soggetto che invia messaggi a qualcun altro è l’emittente. Egli codifica (= predispone il messaggio), attraverso un codice, insieme di regole che a loro volta dipendono da un complesso sistema di segni in uso. Il ricevente riesce a interpretare il messaggio se procede alla decodifica con lo stesso sistema adoperato dall’emittente. Il messaggio, per raggiungere il ricevente, ha bisogno di un canale su cui viaggiare, che è l’insieme delle modalità e dei mezzi di trasmissione (verbale, prossemico, paralinguistico, cinesico)

Elementi della comunicazione EMITTENTE colui che invia il messaggio RICEVENTE colui al quale il

Elementi della comunicazione EMITTENTE colui che invia il messaggio RICEVENTE colui al quale il messaggio è destinato o comunque perviene CODICE insieme di regole che consentono di decodificare il significato di un messaggio

Elementi della comunicazione CANALE MESSAGGIO modalità di trasmissione del messaggio (vocale o non vocale)

Elementi della comunicazione CANALE MESSAGGIO modalità di trasmissione del messaggio (vocale o non vocale) ciò che l’emittente mette in comune con il ricevente, con o senza intenzionalità

La complessità della comunicazione: Significato e soggettività n n La comunicazione umana mette in

La complessità della comunicazione: Significato e soggettività n n La comunicazione umana mette in gioco variabili complesse, in cui hanno forte peso il significato del messaggio, il tipo di codice usato e le caratteristiche soggettive degli interlocutori. Dal punto di vista psicologico, ciò che conta più del significato è la valutazione soggettiva che viene tratta da esso. In altre parole, l’importanza che l’informazione in entrata ha per il ricevente dipende dal senso e dal significato psicologico che essa ha per l’interlocutore (soggettività)

La complessità della comunicazione: la distorsione del messaggio n n Il principio della comunicazione

La complessità della comunicazione: la distorsione del messaggio n n Il principio della comunicazione di Bennis dimostra che esiste una distorsione del messaggio che desideriamo inviare perché, oltre a quello che intendiamo comunicare, si aggiunge ciò che non era nostra intenzione comunicare, per cui il messaggio percepito è diverso da quello inviato. Questo avviene perché la comunicazione è costituita, oltre che dalla componente razionale, anche da quella emotiva ed è fortemente influenzata dalle personalità diverse che si mettono in relazione e dai meccanismi dei percezione e di difesa.

Pragmatica della comunicazione I n n n Lo scambio comunicativo è scisso in tre

Pragmatica della comunicazione I n n n Lo scambio comunicativo è scisso in tre aspetti fondamentali: sintattico: regole grammaticali semantico: significato pragmatico: uso che si fa della comunicazione; si occupa della relazione tra i comunicanti, del contesto in cui avviene e dei suoi effetti sul comportamento

Pragmatica della comunicazione II Il più popolare modello della comunicazione umana è quello proposto

Pragmatica della comunicazione II Il più popolare modello della comunicazione umana è quello proposto da Watzlawick, Esso prevede 5 assiomi: 1. Non si può non comunicare 2. Ogni comunicazione ha due livelli contemporanei, uno di contenuto e uno di relazione (metacomunicazione). La metacomunicazione può essere verbale e non verbale e può essere coerente o contraddittoria con il contenuto La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti (chi ha iniziato? chi ha reagito alla risposta? ) La comunicazione è sia analogica (non verbale) che numerica (verbale) Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici (uguaglianza) o complementari (differenza) 3. 4. 5. (Watzlawick et al. “Pragmatica della comunicazione umana”, 1967).

Pragmatica della comunicazione III La comunicazione presenta un aspetto verbale (che si riferisce al

Pragmatica della comunicazione III La comunicazione presenta un aspetto verbale (che si riferisce al COSA della comunicazione, cioè al contenuto, a ciò che viene detto o ascoltato in modo consapevole) e un aspetto non verbale (che si riferisce al COME della comunicazione, cioè al modo in cui le cose vengono dette, alla relazione di coloro che comunicano, inconsapevole)

Qual è il messaggio di queste immagini?

Qual è il messaggio di queste immagini?

Comunicazione non verbale I n n E’ un linguaggio che esprime e comunica emozioni

Comunicazione non verbale I n n E’ un linguaggio che esprime e comunica emozioni molto più efficacemente di quello verbale e fornisce un maggior numero di informazioni. Il linguaggio del corpo è predominante nella trasmissione dell’informazione. Secondo alcuni autori, solo il 7% di tutte le informazioni che arrivano da un discorso derivano dall’uso delle parole. Il 38% ci perviene dal tono della voce e il 55% dal linguaggio corporeo.

Il corpo parla come le parole non sanno parlare

Il corpo parla come le parole non sanno parlare

La teoria dei primi 5 minuti Se in una nuova relazione i primi cinque

La teoria dei primi 5 minuti Se in una nuova relazione i primi cinque minuti lasciano un’impressione favorevole, le relazioni future saranno improntate positivamente nel 50% dei casi, ma se i primi 5 minuti hanno lasciato un’impressione sfavorevole, le relazioni future saranno improntate negativamente nel 90% dei casi. Che cosa si conosce dell’altro in cinque minuti? L’aspetto esteriore, i gesti, la posizione che assume nello spazio, il tipo di vicinanza fisica che propone, il tono della voce ed altri aspetti TUTTI trasmessi attraverso la comunicazione

Comunicazione non verbale II n La trattativa per instaurare una buona relazione interpersonale è

Comunicazione non verbale II n La trattativa per instaurare una buona relazione interpersonale è condotta sempre in maniera extra-verbale, ai limiti della consapevolezza, su un canale parallelo a quello verbale. n Saper prestare ascolto ai messaggi non verbali significa far emergere un canale di comunicazione indispensabile per l’avvio di una più vera autentica relazione

Comunicazione non verbale III n n n n In senso lato comprende: postura gestualità

Comunicazione non verbale III n n n n In senso lato comprende: postura gestualità mimica facciale, espressioni del volto, sguardo prossemica o comportamento spaziale (orientamento nello spazio, distanza interpersonale, contatto corporeo) paralinguistica aspetto esteriore voce (ritmo, velocità dell’eloquio, intonazione, forza vocale, enfasi, durata)

La postura È LA POSIZIONE CHE IL CORPO ASSUME DURANTE UNO SCAMBIO COMUNICATIVO rivela

La postura È LA POSIZIONE CHE IL CORPO ASSUME DURANTE UNO SCAMBIO COMUNICATIVO rivela LO STATO EMOTIVO con cui l’interlocutore partecipa alla comunicazione

Lo sguardo ELEMENTI DI TIPO FISIOLOGICO E INVOLONTARIO dilatazione delle pupille o battito delle

Lo sguardo ELEMENTI DI TIPO FISIOLOGICO E INVOLONTARIO dilatazione delle pupille o battito delle palpebre ELEMENTI DI TIPO CONSAPEVOLE i movimenti e le espressioni degli occhi un eccellente strumento di comunicazione non verbale che può trasmettere innumerevoli messaggi di ogni tipo: sicurezza, disinteresse, critica, distacco…

I contesti relazionali n n Zona sociale: 1, 2 -3, 6 m Zona pubblica:

I contesti relazionali n n Zona sociale: 1, 2 -3, 6 m Zona pubblica: oltre 3, 6 m Zona intima: 15 -45 cm Zona personale: 45 -1, 2 m

Sistema paralinguistico Ø Altezza, ritmo, volume e tono del linguaggio Ø Accento Ø Qualità

Sistema paralinguistico Ø Altezza, ritmo, volume e tono del linguaggio Ø Accento Ø Qualità della voce Ø Piangere, sbadigliare, ridere, ecc. SPESSO IL “NON VERBALE” RACCONTA MOLTO PIÙ DELLE PAROLE CHE DICIAMO Se il comportamento non verbale contraddice le parole, il messaggio non passa o passa solo parzialmente mentre l’effetto è massimo quando ciò che si trasmette con il “verbale” coincide con ciò che si trasmette con il “non verbale”

Comunicazione non verbale IV Il comportamento non verbale può essere diviso in tre categorie:

Comunicazione non verbale IV Il comportamento non verbale può essere diviso in tre categorie: n Atti informativi, se forniscono informazioni riguardo al parlante ma non sono intenzionali n Atti comunicativi, se sono chiaramente e intenzionalmente mirati a trasmettere un significato al ricevente n Atti interattivi, se tendono a modificare e influenzare il comportamento del ricevente

Comportamenti comunicativi: remissività/passività La comunicazione passiva è tipica di colui che non esprime positivamente

Comportamenti comunicativi: remissività/passività La comunicazione passiva è tipica di colui che non esprime positivamente le proprie emozioni all’altro perché tende a tenere dentro la propria emotività. Può rivelare una mancanza di rispetto per i propri bisogni e diritti; se e quando questi sono espressi, lo sono in un modo carico di titubanza e disagio. E’ un metodo che permette di evitare o mascherare i conflitti e di cercare l’approvazione degli altri, ma può portare ad accumulo di rabbia per i bisogni inespressi e a scariche di aggressività diretta verso se stessi, verso gli altri cui segue senso di colpa e ritorno al

Comportamenti comunicativi: aggressività La persona aggressiva tende a sopraffare l’altro da un punto di

Comportamenti comunicativi: aggressività La persona aggressiva tende a sopraffare l’altro da un punto di vista emotivo, esprime cioè sentimenti, bisogni e idee a spese altrui. Così facendo garantisce il soddisfacimento dei propri bisogni e permette di proteggere se stessa e il proprio spazio, credendo di esercitare un forte controllo sulla vita propria e altrui. Il comportamento aggressivo tende ad allontanare gli altri, a creare nemici e quindi a renderci più vulnerabili e paurosi; crea opposizione, sensi di colpa e produce una perdita del controllo.

Comportamenti comunicativi: assertività Il soggetto assertivo è colui che è capace di avere un

Comportamenti comunicativi: assertività Il soggetto assertivo è colui che è capace di avere un atteggiamento positivo verso se stesso e verso gli altri fino a raggiungere la capacità di relazionarsi in modo spontaneo, naturale e soddisfacente. Assume comportamenti verbali e non verbali che gli permettono di conservare rispetto per se stessi, di conservare i propri diritti, senza tentare di dominare, strumentalizzare o controllare gli altri.

Stile passivo Stile aggressivo Stile assertivo Messaggio Avete ragione, non importa come la penso

Stile passivo Stile aggressivo Stile assertivo Messaggio Avete ragione, non importa come la penso Io ho ragione se non la pensate allo stesso modo avete torto Così è come vedo la situazione e questo è quello che penso Obiettivo Evitare il conflitto Ottenere ciò che si vuole, vincere Comunicazione e rispetto reciproco Voce Talvolta Molto ferma, tono Ferma espressiva, tremolante, piatta spesso sarcastico e chiara e calma, e monocorde, freddo, prevalenza di tono intermedio volume basso toni acuti

Stile passivo Stile aggressivo Esitante e pieno di pause, Fluente, senza esitazioni, ricco di

Stile passivo Stile aggressivo Esitante e pieno di pause, Fluente, senza esitazioni, ricco di cambiamenti Eloquio repentini di velocità, parole colpevolizzanti, frequenti spesso irruente schiarimenti di gola Mimica facciale Sorrisi di circostanza di fronte alle critiche, spesso non pertinente al contenuto della conversazione Le mascelle sono tenute chiuse e rigide, il sorriso è spesso un ghigno, il viso è spostato in avanti verso l’interlocutore Stile assertivo Fluente, senza esitazioni, l’accento è posto sui punti importanti del dialogo, privo di cambiamenti repentini Sorrisi in presenza di eventi positivi, la collera è espressa in modo visibile, le mascelle sono rilassate

Stile passivo Contatto visivo Movimenti del corpo Stile aggressivo Stile assertivo Evasivi ed erratico,

Stile passivo Contatto visivo Movimenti del corpo Stile aggressivo Stile assertivo Evasivi ed erratico, è orientato verso il basso Dominante, dall’alto verso il basso Fermo ma non dominante Spesso si siede sull’orlo della sedia, si copre la bocca con la mano, mantiene una distanza eccessiva dall’interlocutore Utilizzo dell’indice per additare l’interlocutore, corpo proiettato verso l’altro, movimenti continui, si avvicina troppo all’interlocutore Movimenti della mani aperti e invitanti, postura rilassata, distanza adeguata rispetto all’interlocutore

Comunicare efficacemente n n Per comunicare efficacemente è utile pensare a chi ci si

Comunicare efficacemente n n Per comunicare efficacemente è utile pensare a chi ci si rivolge, in che contesto siamo, l’obiettivo che ci diamo e il linguaggio che usiamo. Come già detto, la comunicazione avviene attraverso uno scambio tra due o più soggetti. Si ha un’interazione quando vi è una azione reciproca/scambio comunicativo che si crea nel momento in cui avviene una condivisione di pensieri, vissuti ed emozioni tra i comunicanti. E’ all’interazione che il volontario deve mirare.

Aspetti della comunicazione interpersonale rilevanti nelle relazioni Componenti che influenzano profondamente la relazione e

Aspetti della comunicazione interpersonale rilevanti nelle relazioni Componenti che influenzano profondamente la relazione e strettamente legate al campo delle emozioni: capacità assertiva n capacità di ascolto n uso del feedback n

Comunicazione assertiva n n n L’assertività è la componente relazionale che permette di riconoscere

Comunicazione assertiva n n n L’assertività è la componente relazionale che permette di riconoscere le proprie emozioni e i propri bisogni e di comunicarli agli altri. La comunicazione assertiva è importante per la gestione di un efficace relazione di aiuto, in cui il riconoscimento delle emozioni dell’altro passa attraverso il riconoscimento delle proprie e il rispetto dei bisogni degli altri è possibile solo se è presente il rispetto di sé. Favorisce un buon livello di autostima; funge da stimolo a reazioni significative. Riduce la paura e l’ansietà.

L’ascolto attivo n n n Ascoltare non è la stessa cosa che sentire, perché

L’ascolto attivo n n n Ascoltare non è la stessa cosa che sentire, perché comporta un processo attivo e complesso. Ascoltare significa: raccogliere informazioni da chi parla, astenendosi dal giudicare ed assumendo un atteggiamento empatico dimostrare attenzione a chi parla in modo da incoraggiare la continuazione della comunicazione intervenire con osservazioni limitate ma incoraggianti, portando un po’ più avanti l’idea del nostro interlocutore

Tecnica di ascolto attivo n n Obiettivo: creare un clima di fiducia per instaurare

Tecnica di ascolto attivo n n Obiettivo: creare un clima di fiducia per instaurare una relazione di aiuto efficace che consenta di aiutare la persona a superare le difficoltà. I passaggi per arrivare all’obiettivo sono: ascolto passivo: ascoltare in silenzio l’altro con attenzione messaggi di accoglimento: messaggi verbali/non verbali che sottolineano l’atteggiamento di ascolto messaggi di incoraggiamento: messaggi verbali che incoraggiano a spiegare meglio senza valutare o giudicare ascolto attivo: chi ascolta riflette il contenuto del messaggio dell’altro restituendolo con parole diverse. Riflette i sentimenti espressi e percepiti

Vantaggi dell’ascolto attivo n n n n La persona che parla percepisce il nostro

Vantaggi dell’ascolto attivo n n n n La persona che parla percepisce il nostro interesse Dà a chi parla la possibilità di spiegarsi e mitigare la propria emotività Aiuta a descrivere e definire il proprio problema Promuove nuove analisi del problema Riduce la possibilità di fraintendimenti Migliora i rapporti personali Favorisce fiducia in se stessi e favorisce la relazione empatica

L’importanza dei punti di vista n n n Ognuno di noi ha i propri

L’importanza dei punti di vista n n n Ognuno di noi ha i propri punti di vista ossia delle rappresentazioni soggettive, parziali e selettive della realtà. Ogni termine ha un’alea di ambiguità detta alone semantico, per cui c’è una variabile soggettiva nell’attribuzione di significati. Il mondo dell’interlocutore non è lo stesso mondo in cui vive l’emittente. L’ascolto attivo permette di acquisire il punto di vista dell’altro, attraverso un’osservazione accurata e riflessiva, impedendo che si formino rigide opinioni, giudizi parziali o conclusioni affrettate.

I punti di vista…

I punti di vista…

L’uso del feedback I n n n L’attenzione continua a come l’altro decodifica il

L’uso del feedback I n n n L’attenzione continua a come l’altro decodifica il messaggio è il controllo del feedback. Abbiamo tre possibilità di risposta: Feedback positivo: è un messaggio di conferma, nel quale si approva ciò che l’altro ha detto (es. la lode). Significa: “tu esisti, sono d’accordo con te” Feedback negativo: è un messaggio di negazione di quanto è stato detto (ad es. la critica). Significa “tu esisti, ma non sono d’accordo con te” Disconferma: è una comunicazione patologica perché non prende in considerazione ciò che l’altro ha detto. Spesso è veicolata attraverso una comunicazione non verbale (es. voltare il viso dall’altra parte). Significa “tu non esisti”.

L’uso del feedback II n Attraverso il feedback esprimiamo assenso o dissenso, accettazione o

L’uso del feedback II n Attraverso il feedback esprimiamo assenso o dissenso, accettazione o rifiuto, comprensione o incomprensione, chiarezza o confusione. n Il feedback consente di verificare l’effetto che i nostri messaggi producono sull’altro e permette di capire se il proprio messaggio è stato più o meno accolto e di apportare se necessario delle modifiche.

Gli 8 punti dell’ascolto

Gli 8 punti dell’ascolto

Fattori che favoriscono la comunicazione n n n n Identità dei comunicanti La relazione

Fattori che favoriscono la comunicazione n n n n Identità dei comunicanti La relazione tra i comunicanti Il contenuto Il linguaggio La congruenza tra verbale e non verbale Il canale di trasmissione La flessibilità delle strategie utilizzate

Che atteggiamento adottare I n n essere consapevoli del linguaggio corporeo e prossemico (comunicazione

Che atteggiamento adottare I n n essere consapevoli del linguaggio corporeo e prossemico (comunicazione non verbale) attraverso cui vengono veicolati gli stati emotivi connessi al contenuto verbale di cui si sta parlando fare auto-osservazione e monitoraggio di quanto sta avvenendo nella costruzione della relazione

Che atteggiamento adottare II n n n “Messa a fuoco” dell’altro come persona: questo

Che atteggiamento adottare II n n n “Messa a fuoco” dell’altro come persona: questo implica confrontarsi in senso allargato con chi si ha di fronte, considerando l’esperienza, le percezioni e le reazioni Praticare l’ascolto attivo, ossia rispondere e riassumere ciò che l’interlocutore ha detto ottenendo la sua approvazione e dimostrando di aver prestato attenzione a quanto comunicato Domande aperte, che permettano all’interlocutore di approfondire quanto desidera dire

Che atteggiamento adottare III n n Facilitazione: impiegare formule come capisco certo sì o

Che atteggiamento adottare III n n Facilitazione: impiegare formule come capisco certo sì o segni di assenso (annuendo), o stare in silenzio in modo empatico e attivo incoraggiano la persona a continuare a parlare, a pensare e a trovare le parole giuste, soprattutto in momento di forte emozione Precisazione e chiarimento: chiedere alla persona di specificare i dettagli (ad es. “quando è successo? ”) la aiuta a mettere a fuoco e ricordare gli avvenimenti nei loro particolari ed i sentimenti con cui sono stati vissuti

Che atteggiamento adottare IV n n Riflessione: ripetere un concetto appena sentito per essere

Che atteggiamento adottare IV n n Riflessione: ripetere un concetto appena sentito per essere sicuri di aver compreso; fa sentire al soggetto di essere capito Rassicurazione sincera Riepilogare quanto detto dall’altro Permettere lo sfogo delle emozioni: lasciare libertà di espressione

Che atteggiamento adottare V n n n Non esagerare, minimizzare o interpretare Non assegnare

Che atteggiamento adottare V n n n Non esagerare, minimizzare o interpretare Non assegnare a quanto detto o fatto dei significati personali Non anticipare il discorso o perdere il discorso Eliminare l’aggressività dal tono di voce e dal restante non verbale Controllare la propria emotività (mantenere le giusta distanza)

Il buon esempio dei porcospini In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini

Il buon esempio dei porcospini In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta e per proteggersi dal freddo si stringono vicini. Ben presto però sentono le spine reciproche e il dolore li costringe ad allontanarsi l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li porta di nuovo ad avvicinarsi si pungono di nuovo. Ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non trovano quella moderata distanza reciproca che rappresenta la migliore posizione, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e nello stesso tempo di non farsi del male reciprocamente. (Schopenauer)

Buon lavoro…

Buon lavoro…