Da Kant a Hegel La rivoluzione francese e

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Da Kant a Hegel La rivoluzione francese e la “rivoluzione copernicana” sono i principali

Da Kant a Hegel La rivoluzione francese e la “rivoluzione copernicana” sono i principali termini di riferimento della cultura filosofica tedesca di fine Settecento.

La Rivoluzione francese I filosofi idealisti furono inizialmente entusiasti della Rivoluzione francese, dalla quale

La Rivoluzione francese I filosofi idealisti furono inizialmente entusiasti della Rivoluzione francese, dalla quale si sperava arrivasse un vento di cambiamento in grado di svecchiare e rendere più moderne e dinamiche le vecchie e rigide strutture politiche e sociali tedesche. Tale atteggiamento andò progressivamente mutando di segno a seguito degli eccessi di violenza (Terrore e reazione termidoriana) e dell’avvento di Napoleone.

La cultura tedesca e la Rivoluzione Favorevoli alla rivoluzione Favorevoli ad una evoluzione verso

La cultura tedesca e la Rivoluzione Favorevoli alla rivoluzione Favorevoli ad una evoluzione verso strutture sociali e Fichte politiche borghesi Alcuni seguaci di Kant mediante un programma di riforme dall’alto Kant Hegel Goethe W. von Humboldt

La “rivoluzione copernicana” L’idealismo vuole costituire il superamento del criticismo Fichte, kantiano da giovane,

La “rivoluzione copernicana” L’idealismo vuole costituire il superamento del criticismo Fichte, kantiano da giovane, elabora il proprio sistema avendo condiviso con alcuni dei filosofi tedeschi postkantiani (Jacobi, Maimon, Reinhold, Schulze) la critica della nozione di “cosa in sé” Se ogni realtà di cui siamo consapevoli esiste come rappresentazione della coscienza, allora com’è possibile ammettere l’esistenza della “cosa in sé”, cioè di una realtà non rappresentabile? Asserire che la “cosa in sé” sia la causa delle nostre sensazioni costituisce una contraddittoria applicazione del concetto di causalità oltre il fenomeno.

Romanticismo e filosofia classica tedesca Della cultura romantica i grandi filosofi idealisti condividono l’opposizione

Romanticismo e filosofia classica tedesca Della cultura romantica i grandi filosofi idealisti condividono l’opposizione all’intellettualismo “astratto” della cultura illuminista proponendo nuove e opposte concezioni della natura, della storia, della religione, dell’arte.

La natura Un sentimento nuovo influenza il modo di concepire la natura che inclina

La natura Un sentimento nuovo influenza il modo di concepire la natura che inclina al ritorno a Spinoza. La natura non è più l’ordine della fattualità meccanicistica in cui i fenomeni sono collegati gli uni agli altri in base al principio di causalità

La natura è vista come una totalità organica in cui le parti vivono in

La natura è vista come una totalità organica in cui le parti vivono in funzione del tutto. La natura è dinamica, vivente e animata. Nella natura agiscono forze spirituali che ne determinano lo sviluppo unitario, in rapporto a scopi precisi, attraverso il loro reciproco opporsi (concezione spiritualistica; energetico-vitalistica; dialettica; finalistica).

La storia All’antistoricismo illuministico si contrappone lo storicismo romantico. -Il soggetto della storia non

La storia All’antistoricismo illuministico si contrappone lo storicismo romantico. -Il soggetto della storia non è l’uomo ma la provvidenza. Il processo storico è da ricondursi ai disegni di una potenza sovra-individuale che ne garantisce la positività e la razionalità: nulla in esso è inutile e il regresso è solo apparente (provvidenzialismo). GIUSTIFICAZIONISMO TRADIZIONALISMO

La storia All’antistoricismo illuministico si contrappone lo storicismo romantico. -Le epoche storiche costituiscono delle

La storia All’antistoricismo illuministico si contrappone lo storicismo romantico. -Le epoche storiche costituiscono delle individualità irriducibili le une altre. Ogni epoca si sviluppa in modo autonomo e si sottrae allo studio comparativo, anche se è parte integrante di una totalità di cui costituisce un momento necessario che concorre al realizzarsi di un disegno complessivamente positivo: l’unità del fine garantisce l’unità del processo (finalismo).

Arte e religione L’intuizione artistica e l’esperienza (estasi) mistica sono considerate vie d’accesso privilegiate

Arte e religione L’intuizione artistica e l’esperienza (estasi) mistica sono considerate vie d’accesso privilegiate alla conoscenza della realtà, consentendo di cogliere l’unità delle parti nel tutto per vie metafilosofiche. L’arte è il vero organo della conoscenza perché consente di giungere dove la ragione non arriva: alla profondità dell’essere e all’assoluto (infinito).

Gli idealisti J. G. Fichte (1762 -1814): idealismo etico WKF Schelling (1854): idealismo estetico

Gli idealisti J. G. Fichte (1762 -1814): idealismo etico WKF Schelling (1854): idealismo estetico WF Hegel (1831): idealismo logico

Fichte e la fondazione dell’idealismo Kant aveva sostenuto che tutta la filosofia precedente era

Fichte e la fondazione dell’idealismo Kant aveva sostenuto che tutta la filosofia precedente era viziata dal dogmatismo e cioè dalla credenza non dimostrata nell’esistenza di un ordine, di leggi, all’interno della natura. Per Kant, invece, l’io è il legislatore della natura. Con Fichte abbiamo una definizione di dogmatismo ancora più radicale, che include lo stesso Kant. Fichte ritiene che tutta la filosofia precedente sia dogmatica, in quanto ha creduto nel dogma dell’esistenza di una cosa in sé, di una realtà di per sé stante, indipendente dal soggetto umano.

Se si continua a pensare che coscienza (soggetto) e mondo esterno (oggetto) siano senza

Se si continua a pensare che coscienza (soggetto) e mondo esterno (oggetto) siano senza collegamento, estranei l’una all’altro, il sapere non sarà mai effettivo e compiuto.

Solo se deduciamo le due entità (coscienza e realtà oggettiva) l’una dall’altra vi sarà

Solo se deduciamo le due entità (coscienza e realtà oggettiva) l’una dall’altra vi sarà un sapere adeguatamente fondato (scienza). Solo partendo dall’Io si può attuare l’unità di soggetto e togliere ogni estraneità fra loro, rendendo possibile la vera scienza.

La prima formula della dialettica di Fichte è: “L’io pone se stesso”, l’io nel

La prima formula della dialettica di Fichte è: “L’io pone se stesso”, l’io nel porre se stesso pone sé come soggetto, ma anche come un’entità, come una cosa, quindi, ponendo l’io come inizio, si pongono sin dall’inizio l’essere e il sapere, la cosa e l’intelligenza della cosa, l’oggetto ed il soggetto. Se pongo come primo l’oggetto, la cosa, il mondo, non riesco a capire come scaturisce l’io; la nascita dell’io si spiegherà solo dal punto di vista genetico, della teoria dell’evoluzione, che però è un fatto esteriore, è un fatto empirico, è un fatto scientifico, ma da un punto di vista logico debbo porre all’inizio l’io, perché nell’io ritrovo immediatamente, automaticamente, anche la cosa, cioè ritrovo tutte e due le serie, la serie della realtà e la serie della conoscenza, la serie del non-io e la serie dell’io (A. Gargano).

L’idealismo romantico consiste Nel concepire l’Io (la coscienza; lo Spirito) come assoluto, come il

L’idealismo romantico consiste Nel concepire l’Io (la coscienza; lo Spirito) come assoluto, come il principio da cui tutto deriva, indipendentemente dal quale nulla può essere dato come esistente.

Nel primo momento della dialettica l’Io pone se stesso; c’è solo l’Io: l’io originario

Nel primo momento della dialettica l’Io pone se stesso; c’è solo l’Io: l’io originario è perciò incondizionatamente libero, è “assoluto” cioè sciolto da vincoli. L’Io, essendo coscienza, immediatamente contrappone a sé un contenuto, un oggetto, un non-io, è il secondo momento della dialettica in cui c’è un non-io che si contrappone all’io. L’io non è più io con la “I” maiuscola, assolutamente libero, ma è limitato dal non-io, e quindi diventa un io limitato, cioè un io empirico.

Il terzo momento della dialettica ci è proposto con questa formula: l’io oppone, nell’io,

Il terzo momento della dialettica ci è proposto con questa formula: l’io oppone, nell’io, all’io divisibile un nonio divisibile. È la nascita degli io empirici, dei singoli soggetti umani; gli io divisibili, limitati e opposti al non-io.

Tutta la storia dell’umanità nel suo complesso, sarà lo sforzo di riconquistare la libertà,

Tutta la storia dell’umanità nel suo complesso, sarà lo sforzo di riconquistare la libertà, di ritornare alla situazione di io puro, di io assoluto superando di volta in volta gli ostacoli che sono posti dal non-io (tutto ciò che non è coscienza razionale). Si tratta, però, di una lotta senza risoluzione, di uno sforzo infinito: la libertà pura e assoluta è ormai irraggiungibile non è che una meta ideale. L’uomo progressivamente amplia i propri orizzonti di libertà, ma non potrà più ritornare allo stadio di io assoluto.

Schelling e il primato dell’arte La parabola filosofica di Schelling è piuttosto singolare: a

Schelling e il primato dell’arte La parabola filosofica di Schelling è piuttosto singolare: a venticinque anni il suo sistema di filosofia idealistica è compiuto; poi un lungo silenzio da cui riemerge dopo la morte di Hegel, di cui prenderà il posto all’Università di Berlino, con un approccio all’assoluto che sfocia nel misticismo (irrazionalismo)

L’assoluto è compresenza e identità di soggettivo e oggettivo «Nello stesso fatto del sapere,

L’assoluto è compresenza e identità di soggettivo e oggettivo «Nello stesso fatto del sapere, l’oggettivo ed il soggettivo sono così uniti che non si può dire a quale dei due tocchi la priorità» «Non c’è qui un primo e un secondo: sono entrambi contemporanei e formano un tutto unico. A volere spiegare questa identità debbo già averla soppressa» Si trovano già qui le basi dell’irrazionalismo di Schelling

Non si può cogliere autenticamente l’identità tra Spirito (soggettività) e Natura (oggettività) partendo dall’uno

Non si può cogliere autenticamente l’identità tra Spirito (soggettività) e Natura (oggettività) partendo dall’uno per giungere all’altro, si può certamente partire dall’uno e pervenire all’altro: «o è posto come primo l’oggettivo e si domanda come si aggiunga un soggettivo che si accorda con esso (e si ha la filosofia della natura)» ; «O è posto come primo il soggettivo, ed il problema è come vi si aggiunga un oggettivo che si accordi con esso (e si ha la filosofia dello spirito o filosofia trascendentale)»

la filosofia della natura e la filosofia trascendentale sono filosofie ancora parziali, che non

la filosofia della natura e la filosofia trascendentale sono filosofie ancora parziali, che non danno conto dell’unità (identità e contemporaneità di soggettivo e oggettivo), bensí della divisione, considerano i rapporti tra oggetto e soggetto, dividendo soggetto ed oggetto.

L’arte come organo della filosofia Allora Schelling pensa di poter cogliere l’identità in se

L’arte come organo della filosofia Allora Schelling pensa di poter cogliere l’identità in se stessa mediante l’esperienza artistica. L’arte è ciò che permette di cogliere oggettivo e soggettivo compenetrati insieme, perché nell’esperienza estetica coesistono l’ispirazione inconscia e la realizzazione consapevole dell’opera d’arte. «L’arte è l’unico vero ed eterno organo e documento insieme della filosofia, il quale sempre e con novità incessante attesta quel che la filosofia non può rappresentare esternamente, cioè l’inconscio nell’operare e nel produrre, e la sua originaria identità col cosciente»

L’ispirazione viene inconsapevolmente all’artista. Nella produzione artistica c’è innanzitutto una componente inconscia, ma se

L’ispirazione viene inconsapevolmente all’artista. Nella produzione artistica c’è innanzitutto una componente inconscia, ma se non c’è poi uno sforzo cosciente, cioè la consapevole capacità di plasmare i materiali, di usare i colori, se non si conoscono le tecniche con cui comporre le rime o le note, ecc. , l’opera d’arte non prende forma.

L’opera d’arte è il regno in cui lo spirito incontra la materia. Viene attribuito

L’opera d’arte è il regno in cui lo spirito incontra la materia. Viene attribuito un valore estetico all’opera d’arte non per i materiali di cui è fatta, anche quando questi sono pregiati, ma per l’elemento ideale, spirituale che è inscindibilmente intessuto nell’elemento materiale. L’arte, sia dal punto di vista di chi la crea, sia dal punto di vista di chi ne fruisce, è il luogo dell’intreccio inscindibile, del compenetrarsi di materiale e di spirituale, di soggettivo ed oggettivo, di conscio e di inconscio. Chi contempla l’opera d’arte, a un certo punto si immedesima nell’opera stessa, viene rapito dalla bellezza dell’opera, si ritrova in uno specie di estasi, cioè si identifica con l’oggetto, supera la propria soggettività.

La filosofia dell’identità Con la filosofia della natura e la filosofia trascendentale non si

La filosofia dell’identità Con la filosofia della natura e la filosofia trascendentale non si riesce a cogliere l’assoluto in quanto tale perché si resta vincolati ad un punto di vista finito. Porsi dal punto di vista dell’assoluto non significa né derivare il soggetto dall’oggetto, cioè l’io dalla natura, come nella filosofia della natura, né derivare il mondo dall’io come nella filosofia trascendentale: bisognerà cogliere compresenti il soggettivo e l’oggettivo, coglierli come coessenziali nel tutto.

L’identica essenza è costitutiva di ogni singola realtà, l’assoluto è “l’identità dell’identità e delle

L’identica essenza è costitutiva di ogni singola realtà, l’assoluto è “l’identità dell’identità e delle differenza”. Schelling afferma: «Essenza di ogni realtà è sempre l’assoluto, nulla è imperfetto» . Se tutto è assoluto, tutto è bene, niente può essere male e niente può essere imperfetto. Se tutto è assoluto, “tutto è santo”, tutto è divino, perché le cose sono diverse le une dalle altre? Qual è il principio di differenziazione, qual è il principio che rende plurale e molteplice il mondo? Ci troviamo di fronte ad una realtà fortemente statica, a una “notte in cui tutte le vacche sono nere”, come osservò Hegel.

Le Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana In questo scritto del 1809, Schelling sostiene

Le Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana In questo scritto del 1809, Schelling sostiene che «Secondo l’eterno atto dell’autorivelazione, tutto nel mondo, come lo scorgiamo adesso, è regola, ordine e forma. Ma nel fondo c’è pur sempre l’irregolare, come se una volta dovesse ricomparire alla luce, e non sembra mai che l’ordine e la forma siano l’originario, ma che a qualcosa di originariamente irregolare sia stato imposto l’ordine»

Per salvare il monismo dell’idealismo, Schelling è costretto a sottolineare, come già aveva fatto

Per salvare il monismo dell’idealismo, Schelling è costretto a sottolineare, come già aveva fatto nella formula per cui l’assoluto è unità di identità e differenza, che all’interno dell’assoluto già c’è il principio di differenziazione, nell’identico c’è il non identico, nell’Infinito c’è il finito, nel bene c’è il male, anzi questo principio irrazionale è il nucleo originario della realtà tutta