Concetto di spettro autistico Overview 1 Nascita del































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Concetto di spettro autistico
Overview 1. Nascita del termine autismo 8. Approccio neurobiologico 2. Spaltung e autismo 9. Approccio fenomenologico 3. Gestalt 10. Approccio cognitivo: la teoria della mente 4. Attività autistica 11. Disturbi dello spettro autistico 5. L’autismo come “crisi del senso 12. Disturbi dello spettro autistico comune” e schizofrenia 6. L’autismo come sindrome 7. Approccio psicodinamico
Nascita del termine autismo Bleuler nel 1911 coniò il termine autismo che nacque dall’incontro fra la psichiatria clinica e la psicoanalisi: egli lo utilizzò all’interno di una sua monografia sulla schizofrenia per designare nei malati mentali adulti: “l’evasione dalla realtà accompagnata dal predominio relativo o assoluto della vita interiore” Lo definì così: “Gli schizofrenici che non hanno più contatti con il mondo esterno, vivono nel proprio mondo. Si sono rinchiusi nei loro sogni e desideri…questo distacco dalla realtà con la assoluta predominanza della vita interiore, lo definiamo autismo”
Nascita del termine autismo Le manifestazioni dell’autismo comprendono: • Una scarsa capacità di entrare in contatto con gli altri • Ritiro dal mondo circostante per ”vivere dentro il corpo” (nei casi estremi negativismo) • Atteggiamenti di apatia ed indifferenza • Dei comportamenti rigidi • L’espressione e il comportamento inappropriati • Una logica idiosincrasica ed un pensiero bizzarro, chiuso e ripetitivo che consentiva l’isolamento Per Bleuler le caratteristiche autistiche sono fenomeni di tratto dei “disturbi dello spettro schizofrenico”
Spaltung e autismo «Spaltung» : dissociazione fra le funzioni psichiche, come "disturbo generatore" della Schizofrenia, che comporta: • Una non adeguata corrispondenza tra affetti, pensieri e comportamenti (discordanza affettiva); • Un ripiegarsi su se stessi ed un distaccarsi dal mondo (autismo); • Un allentarsi del normale associazionismo dei pensieri (disturbo associativo); • Un’impossibilità dell’integrazione delle istanze intenzionali diverse (ambivalenza)
Gestalt • Per Bleuler l'autismo non è un singolo sintomo ma un fenomeno o una Gestalt, ossia una complessità che riflette una vita mentale radicalmente alterata • Tutto questo è percepibile nei modi in cui la mentalità (soggettività, coscienza) opera e si manifesta • Il termine soggettività si riferisce alla struttura fenomenologica della coscienza nel suo radicamento nel mondo intersoggettivo
Attività autistica Minkowski (1927) sostiene che l’autismo sia un aspetto nucleare dei disturbi dello spettro schizofrenico, in grado di generare o influire su altri sintomi preminenti e che dunque rappresenta la caratteristica distintiva di questa condizione. Il punto di svolta e la concezione minkowskiana di “attivita autistica”: Intesa come un disordine del sé, contrassegnato da un inadeguato rapporto tra la persona e il suo mondo, cioè mancanza di contatto vitale con la realtà definito come la capacità di realtà "risonare con il mondo", di empatizzare con gli altri, una capacità di agire in modo appropriato, come un’ immersione nella dimensione intersoggettiva: '' Senza doverlo esprimere, sappiamo cosa dobbiamo fare; ed è ciò che rende la nostra attività infinitamente malleabile e umana ''
Attività autistica Minkowski (1927) distingue l’autismo ricco - in cui al distacco dalla realta segue una ricca produzione fantastica, un ritiro in un mondo privato talvolta ricco di deliri e allucinazioni - da un autismo povero, che e invece relativo alle particolari modalita dell’agire schizofrenico.
L’autismo come “crisi del senso comune” • Blankenburg (1957) ha considerato l'autismo come ''una crisi del buon senso'’. Il paziente si ritrova in uno stato pervasivo di ambivalenza e perplessità (confusione sul significato, perdita dell’evidenza naturale). • La perdita di significato è spesso associata ad un aumento dell’ iperriflessività, cioè un’eccessiva tendenza a monitorare, e quindi oggettivare, le proprie esperienze e azioni. • Per buon senso si intende la capacità di vedere le cose nella prospettiva appropriata, una consapevolezza implicita non concettuale delle "regole del gioco”.
L’autismo come “crisi del senso comune” Blankenburg presenta il caso di un giovane paziente che denuncia la sua mancanza di naturalezza e di "autoconsapevolezza": “Che cosa mi manca davvero? Qualcosa di così piccolo, così comico, ma così unico e importante che non puoi vivere senza di questo. . . Quello che mi manca veramente è la "prova naturale”, il modo di vivere, di comportarsi. . . Ma non riesco a trovare le giuste parole per dire ciò che manca in me. . Non è conoscenza, è prima della conoscenza; è qualcosa di cui ogni bambino è dotato. . . Sono cose molto semplici di cui ogni essere umano ha bisogno… come saper agire e saper stare con le altre persone e conoscere le regole del gioco. ”
L’autismo come sindrome ◦ Kanner (1943) propose la diagnosi di autismo infantile precoce come sindrome con qualità e caratteristiche proprie, separandola quindi dal grande gruppo delle schizofrenie ◦ Ipotizzò l’esistenza di una Sindrome autistica caratterizzata da § isolamento dalla realtà (non fisico ma mentale) § desiderio della ripetitività § presenza di ‘isolotti di capacita ’ particolari
L’autismo come sindrome Ossessiva insistenza alla ripetitività Sindrome autistica come disturbo del contatto a un livello profondo degli affetti e dell’istinto Estrema solitudine Buon potenziale cognitivo e buon sviluppo fisico Anormalità del linguaggio Genitori intelligenti ma freddi
L’autismo come sindrome “L’opinione di Kanner e che sia l’incapacità della madre o dei genitori a creare un particolare clima affettivo (l’atmosfera da frigorifero) che impedisce all’io del bambino di sviluppare le sue capacita di esteriorizzare e domare le sue pulsioni” (Arieti, 1969)
Approccio psicodinamico • L’approccio psicodinamico tende ad individuare la nascita dell’autismo infantile in una alterazione della relazione madre-figlio in una fase molto precoce dello sviluppo • Bettelheim (1967) sostiene che l’autismo, la cui prima manifestazione e data da un’interruzione della comunicazione con gli altri, e in larga parte dovuto alla personalità dei genitori MADRI FRIGORIFERO madri distanti e fredde che con il loro atteggiamento costringono il figlio a fuggire dal mondo circostante e ad erigere una ‘fortezza difensiva’
Approccio psicodinamico Volontario rifiuto delle figure parentali da parte del bambino, alla luce di una corretta interpretazione della loro incapacità di prendersi cura in modo amorevole di lui. Il bambino sente di vivere “una situazione estrema, senza speranza” Il bambino prova una grande angoscia, un enorme panico, la cui entità puo essere ridotta solo allontanandosi dal mondo, dalle persone, perdendo fiducia nelle relazioni con loro, costruendo appunto un fortezza difensiva per fuggire da una situazione altamente distruttiva
Approccio psicodinamico La Mahler (1952) ha costruito una teoria della psicosi infantile (e dell’autismo in particolare) che sottolinea il ruolo dell’io nello sviluppo del processo di adattamento con la realta esterna La nascita psicologica del bambino (quel percorso in cui impara a pensare la madre come un oggetto esterno e separato dal se ) deve attraversare un processo di separazione-individuazione per compiersi la separazione consiste nell’emergere del bambino dall’unione simbiotica con la madre l’individuazione nell’acquisizione, da parte del bambino, di sue caratteristiche individuali
Approccio psicodinamico Le 2 fasi del processo di separazione: 1. 2. nella fase di autismo normale il bambino appare indifferente a ogni tipo di stimolo esterno, sembra ‘funzionare’ come un sistema chiuso che tende alla soddisfazione unica dei propri bisogni nella fase simbiotica normale la conquista principale e il progressivo investimento del mondo esterno, che pero e dato da ‘un’unita duale’ che include sia la madre che il bambino. Si struttura cosi un’unita simbiotica, una fusione tra madre e figlio che permettera al bambino di accedere al successivo stadio della separazione-individuazione La Mahler classifica le psicosi infantili distinguendo sindrome autistica data da una fissazione o regressione alla fase autistica sindrome simbiotica data da una fissazione o regressione alla fase simbiotica
Approccio psicodinamico Mancata o distorta percezione della figura materna come rappresentante e mediatrice del mondo esterno privato di questa funzione e mancandogli una differenziazione tra esterno e interno, il bambino si sentirebbe minacciato dagli stimoli che riceve e tenderebbe a mettere in atto dei meccanismi di difesa di tipo psicotico, che si risolverebbero nella costituzione di una barriera allucinatoria difensiva. Le psicosi del bambino quindi si possono interpretare come “deformazioni psicopatologiche delle fasi normali dello sviluppo dell’io e delle sue funzioni nell’ambito del primo rapporto madrefiglio”
Approccio psicodinamico • Tustin (1981 -1987), afferma che le psicosi infantili, e in modo particolare l’autismo, sarebbero legate sia ad un difetto delle cure da parte della madre, sia ad un’incapacita di fare buon uso della figura materna da parte del bambino • Si verificherebbe in sostanza una rottura troppo precoce del legame madre-bambino, in un’epoca in cui non e in grado di fronteggiare tale separazione; questa e vissuta come una rottura della continuita corporea o addirittura come una perdita di una parte del proprio corpo, e a questo punto che egli tende ad usare il suo stesso corpo come fosse quello della madre e viceversa.
Approccio neurobiologico Rutter (1977) pubblico uno studio su ventuno coppie di gemelli, mostrando una incidenza del 36% nei gemelli omozigoti e dello 0% in quelli eterozigoti. In uno studio successivo Rutter riferi che l’autismo infantile si presentava cinquanta volte piu frequentemente nei fratelli di bambini autistici che nella popolazione generale (1990). “. . . La maggior parte dei bambini autistici continua ad avere caratteri di autismo nella vita adulta e fattori genetici ne sono i maggiori responsabili. In questo caso il persistere del disturbo durante l’arco della vita sembra relativamente indipendente da esperienze ambientali specifiche, ma dipendente dalle qualita intrinseche di una situazione geneticamente determinata. Nel caso dell’autismo, per quanto vi siano alcuni cambiamenti nel modello comportamentale con l’aumento dell’eta , le somiglianze generali nel quadro clinico tra infanzia ed eta adulta sono evidenti” (Rutter, 1995).
Approccio neurobiologico • Schopler nei primi anni Settanta dimostro con risultati ineccepibili che l’affettivita dei genitori di bambini autistici non differiva in alcun modo da quella dei genitori di figli colpiti da altre forme di disabilita. Egli sostenne che al massimo i genitori possono manifestare disorientamento o perplessita per l’educazione dei figli, ma che mai puo essere sostenuto un concetto di patogenesi genitoriale nell’autismo • Offre quindi un modello eziologico dell’autismo ‘psicobiologico’: egli ritiene che alla base di questo disturbo siano presente un distorto uso dei recettori di stimolazioni sensoriali. Questi bambini sembrano possedere una barriera elevata agli stimoli, come se l’informazione sensoriale non li raggiungesse che tramite messaggi particolarmente specifici o, all’opposto, scollegati fra loro
Approccio fenomenologico • Molte dimensioni della soggettività sono colpite nell’autismo: c’è un disturbo assolutamente unico dell’intenzionalità, un disturbo della sfera del Sè, ed infine anche la dimensione dell’intersoggettività è compromessa. Questi tre aspetti: Io, Noi ed il Mondo, sono inseparabili , e sono tutti colpiti nell’autismo schizofrenico (Parnas, 2002). • I disturbi autistici riguardanti il significato del reale, la coscienza di sé e l’intersoggettività si ritrovano nella maggioranza dei casi di schizofrenia ad esordio precoce, e connotano in modo particolare i primi stadi della malattia. • Disturbo dell’intenzionalità costitutiva dell’esserci intersoggettivo, dove per “intenzionalità” intendiamo “la necessità di raggiungere, nell’interazione sociale, una comune costituzione di significato” (Mundt, 1985)
Approccio fenomenologico In questo senso l’autismo non è una proprietà indipendente dalla persona ma indica una trasformazione del Sé, una trasformazione del dialogo tra il Sé e il Mondo, che implica la perdita di quel “senso comune”, quella naturalità dell’evidenza caratterizzata da una tacita condizione dell’esperienza, qualcosa di simile ad un medium o a un orizzonte nel quale l’esperienza, inclusa la riflessione esplicita e tematica, è resa possibile e prende luogo (Parnas, 2002)
Approccio cognitivo: la teoria della mente • Avere una «Teoria della Mente» vuol dire essere capaci di attribuire a se stessi e agli altri degli stati mentali differenti per spiegare e predire il comportamento. • Gli stati mentali propri e altrui permettono di comprendere e legare assieme le azioni (i comportamenti) e di dare un’interpretazione coerente a cio che accade. • Nel bambino autistico la teoria della mente e deficitaria, pertanto i soggetti con Autismo sarebbero incapaci di rappresentarsi lo stato mentale di se stessi e degli altri e del pensiero altrui.
Approccio cognitivo: la teoria della mente • Questo deficit di mentalizzazione spiegherebbe alcuni sintomi principali dell’A. deficit di comunicazione intenzionale, immaginazione e socializzazione, assenza di attenzione condivisa, della capacita di imitare. • Secondo Uta Frith nei bambini autistici, il disturbo linguistico sarebbe il risultato del fallimento nella costruzione di un’adeguata teoria della mente, in quanto: i bambini autistici sono incapaci di attribuire pensieri interni, credenze, sentimenti ed intenzioni agli altri e a loro stessi, ne derivano conseguenze nello sviluppo del linguaggio e della comunicazione.
Disturbi dello spettro autistico (ASD) L’autismo e una sindrome caratterizzata da una triade sintomatologica: • compromissione qualitativa dell’interazione sociale; • compromissione qualitativa della comunicazione; • modalita di comportamento, interessi ed attivita ristretti, ripetitivi e stereotipati. L’eta di esordio e prima dei tre anni per almeno una delle aree della triade.
Disturbi dello spettro autistico (ASD) Considerare il disturbo all’interno di uno Spettro vuol dire che la distribuzione della frequenza di un dato comportamento varia nel tempo e nell’intensita della sua manifestazione. All’interno delle dimensioni o sintomi si racchiudono soggetti con caratteristiche cliniche eterogenee nella compromissione sociale e nella presenza di comportamenti ripetitivi e di interessi ristretti.
Disturbi dello spettro autistico (ASD) • • Deficit nella comunicazione e interazione sociale: Assenza di reciprocita emotiva, Deterioramento nell’uso di comportamenti non verbali, Difficolta nello sviluppare o mantenere amicizie, Assenza di condivisione di esperienze Attivita stereotipate e interessi ristretti: • Presenza di movimenti stereotipati o ripetitivi (uso degli stessi oggetti, ecolalia. . . ) • Aderenza inflessibile a routine non funzionali, • Interessi ristretti e fissi, • Iper o iporeattivita a stimoli sensoriali ( indifferenza al dolore, reazioni di panico per rumori comuni, odorare o toccare lo stesso oggetto con insistenza).
Disturbi dello spettro autistico e schizofrenia • Entrambi sono disturbi del neurosviluppo • I sintomi dell’autismo esordiscono in età precoce mentre i sintomi positivi della schizofrenia esordiscono tipicamente non prima dell’adolescenza (Delisi, 1992). • Ci sono alcune sovrapposizioni cliniche e fenomenologiche (Skokauskas, 2010). • Potenziali diagnosi errate (Nylander & Gillberg, 2001) • L’autismo condivide alcuni dei sintomi negativi della schizofrenia, come ritiro sociale e deficit nella comunicazione, ma non i sintomi positivi come deliri e allucinazioni (Andreasen et al, 1986). • La Schizofrenia ad esordio precoce può mostrare una stato premorboso di ASD (Mc. Kenna, 1994) • Possibili geni in comune come MECP 2 (Shibayama, 2004) • Più alta incidenza di schizofrenia in parenti di soggetti affetti da ASD (Daniels, 2008)
Disturbi dello spettro autistico e schizofrenia
Grazie per l’attenzione