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Introduzione Carmelo Ferraro (Comitato MI’MPEGNO) Con il contributo di Con il Patrocinio di
Dimensioni e conseguenze della violenza sulle donne Manuela Samek Lodovici (Presidente IRS – Istituto per la Ricerca Sociale e Docente di Economia del Lavoro Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) Con il Patrocinio di
Violenza contro le donne: un fenomeno riconosciuto da pochi anni • E’ solo dai primi anni 90 che si afferma per la prima volta il concetto di violenza di genere: le violenze che colpiscono le donne in quanto donne, che originano dalla disparità di potere tra uomini e donne e che agiscono come moltiplicatore di tali disparità (Raccomandazione CEDAW 1992). • E’ dal 1993 che la violenza contro le donne viene riconosciuta a pieno titolo come una violazione dei diritti umani. • Nel 2002 l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara le violenze degli uomini contro le donne come un problema di salute pubblica. • Dagli anni 2000 le violenze contro le donne diventano un problema assunto istituzionalmente e indagato a livello internazionale. 4
Le diverse forme della violenza contro le donne • La violenza contro le donne assume varie forme: Ø non solo violenze fisiche e sessuali, ma anche psicologiche ed economiche; Ø Violenza all’interno della famiglia: violenza domestica da parte di partner o ex partner (la forma più diffusa), che si sviluppa attraverso una escalation di episodi sempre più gravi e non è quasi mai episodica; violenza legata a pratiche tradizionali (MGF, matrimoni forzati, aborti selettivi, crimini d’onore, ecc. ); Ø Violenza nei posti di lavoro: circa il 40 -50% delle donne ha subito qualche forma di molestia o violenza sul lavoro, Ø nelle istituzioni (non ci sono dati), Ø tra paesi: tratta, riduzione in schiavitù. Il Fenomeno è largamente sottostimato. Scarsa è inoltre l’attenzione alle conseguenze della violenza sulla salute e sui costi economici e sociali. 5
Le dimensioni del fenomeno in Italia (Istat 2014; Eures 2014) • Quasi 7 milioni le donne tra i 16 ed i 70 anni hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita (31, 5 % delle donne): 4, 3 milioni (il 20%) violenza fisica; 4, 5 milioni (il 21 %) violenza sessuale, 1, 2 milioni (5, 4%) stupro o tentato stupro. Il 10, 6% delle donne ha subito violenze sessuali prima dei 16 anni, nell’ 80% dei casi da parte di persone conosciute. • 2, 8 milioni di donne hanno subito violenze fisiche e sessuali dal partner o, soprattutto, ex partner. • 4, 4 milioni di donne hanno subito violenza psicologica dal partner attuale. Quasi 3, 5 milioni (il 16% delle donne) sono state vittime di stalking. • Femminicidi: dal 2000 una donna uccisa circa ogni 2 giorni, nel 70, 5% dei casi nell’ambito famigliare. Aumentano le donne vittime di omicidio volontario (da 26% delle vittime nel 2000 a 36% nel 2013). Nel 60% dei casi i femminicidi sono stati preceduti da molestie e violenze di vario genere e in larga parte sono ad opera del partner (Istat, 2010). • In Lombardia: il 31, 4% delle donne tra i 16 e i 70 ha subito violenza fisica o sessuale dal partner o dall’ex partner nel corso della vita (Istat 2014). Secondo i dati della rete dei centri antiviolenza il maltrattante nel 70% dei casi è il marito o il convivente e nel 25% l’ex marito o ex convivente o ex fidanzato. 6
Le donne più a rischio in Italia (Istat 2014; Eures, 2014) Le donne che hanno subito violenza nel corso della vita sono soprattutto: • Separate/divorziate (51, 4% rispetto alla media del 31, 5%) • Tra i 25 e 44 anni (35, 4% rispetto 31, 5%). • Istruite (42, 5% istruzione post-secondaria rispetto 31, 5) soprattutto violenza psicologica, (denunciano di più? ) • Donne con posizioni professionali elevate e donne in cerca di lavoro • Le donne straniere subiscono di più violenza fisica (25, 7% rispetto 19, 6% per le italiane), soprattutto da partner/ex partner, meno quella sessuale (16, 2% rispetto 21, 5%), ma nelle forme più gravi (stupri o tentati stupri). • Disabili (36, 6% delle donne con limitazioni gravi) e donne nelle istituzioni • Con un partner violento anche fuori dalla famiglia • Con un partner che abusa di sostanze (soprattutto alcool) • Con un partner che ha subito o assistito a violenza prima dei 16 anni 7
Qualche segnale di miglioramento? • Tra il 2006 e il 2014 l’Istat registra una riduzione delle violenze fisiche e sessuali e, soprattutto, psicologiche da parte dei partner o ex, ma è aumentata la gravità delle violenze: rispetto al 2006 le violenze del partner che hanno causato ferite passano dal 26, 3% al 40, 2% e le donne che hanno temuto per la vita passano dal 18, 8% al 34, 5%. • La violenza domestica in gran parte nascosta e non denunciata: solo il 35% delle donne che hanno subito violenza ritiene di essere vittima di un reato, e solo il 11, 8% lo ha denunciato alle forze dell’ordine. • Negli ultimi anni è aumentata la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (dal 60, 3% nel 2006 al 65, 2% nel 2014) • Rispetto al 2006 più donne: Ø considerano la violenza da parte del partner o ex un reato (29, 6% nel 2014 rispetto al 14, 3% del 2006), Ø denunciano la violenza (11, 8% rispetto a 6, 7%), Ø ne parlano con qualcuno (75, 9% rispetto al 67, 8%), Ø si rivolgono ai centri o servizi specializzati, ma ancora molto poche (4, 9% rispetto 2, 4%), Ø sono più soddisfatte delle forze dell’ordine (28, 5% rispetto al 9, 9%). • Tuttavia alla denuncia di violenza domestica, fa seguito un imputazione solo nel 28% dei casi e solo il 45% dei partner imputati è condannato. I tempi di completamento dei processi sono 8 spesso molto lunghi e a rischio di prescrizione.
Impatto sulla salute della violenza di genere in Italia: i dati dell’ Istat 2014: conseguenze violenza fisica o sessuale da parte del partner o ex: ØFisiche: il 37. 8% dichiara di essere stata ferita dal partner o ex, il 36% di aver avuto paura per la propria vita), sessuali e riproduttive ØPsicologiche e comportamentali: perdita di fiducia: 53%; attacchi di ansia , fobia, panico 47%; disperazione e sensazione di impotenza 46%, disturbi del sonno e dell’alimentazione: 46%; depression 40%; autolesionismo e idee di suicidio 12% ØMortali (omicidi e suicidi) ØEsclusione sociale ed economica- precarietà ØConseguenze sui figli: trasmissione intergenerazionale della violenza.
I costi individuali e sociali della violenza di genere Costi economici. Costi dei servizi, pubblici e privati, che lo Stato, le vittime e le imprese devono sostenere a seguito degli episodi di violenza: Ø Ø Costi sanitari, per cure psicologiche, per il consumo di farmaci; Costi per la sicurezza delle donne e della collettività (costi per l’ordine pubblico, giudiziari, per le spese legali); Costi per l’assistenza delle vittime e dei loro familiari (costi dei servizi sociali dei comuni e dei Centri Antiviolenza); Perdita economica delle imprese e del sistema per la mancata produttività delle vittime Costi non monetari e indiretti sociali: costo umano, emotivo ed esistenziale sostenuto dalle vittime, dai loro figli e familiari. Più difficili da quantificare. Stime: Ø per l’ Italia (Intervita Onlus, 2013): costo economico e sociale annuale di 17 miliardi di euro, di cui 14 miliardi costi non monetari e sociali. Come una strage in cui perdono la vita 11. 000 persone o il triplo degli incidenti stradali che avvengono in un anno in Italia. Questo a fronte di un investimento della società civile di circa 6, 3 milioni di euro per cercare di contrastare e prevenire la violenza sulle donne (dati riferiti al 2012). Le politiche contro la violenza di genere si ripagano: per ogni euro speso per la prevenzione, se ne risparmiano 87 di minori costi per le conseguenze della violenza.
Politiche per combattere la violenza contro le donne • Repressione: interventi normativi e procedimenti giudiziari • Protezione: Servizi di protezione, assistenza e sostegno alle vittime. Formazione degli operatori dei servizi di protezione e sostegno(polizia, magistratura, ospedali, ecc) • Prevenzione: campagne di sensibilizzazione, formazione e informazione, valutazione del rischio, interventi contro discriminazione di genere. 11
Politiche per combattere la violenza contro le donne Negli anni recenti, maggiore attenzione a: ◦ Prevenzione: campagne di informazione, sensibilizzazione, formazione; interventi rivolti agli uomini; interventi di valutazione del rischio; ◦ Rafforzamento azioni di protezione: sostegno e assistenza alle vittime e alla loro reintegrazione socio-economica attraverso creazione di reti tra servizi e operatori multidisciplinari ◦ Attenzione alle donne immigrate e minoranze; disabili; adolescenti e anziani 12
Il Consiglio d’Europa e la Convenzione di Instanbul (2011) Convenzione di Istanbul (11 maggio 2011) sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, in vigore dal 1 agosto 2014. Primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza: § Definisce la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione. § Stabilisce le diverse forme della violenza contro le donne da includere nei codici penali nazionali o negli ordinamenti giuridici: la violenza psicologica (articolo 33); gli atti persecutori - stalking (art. 34); la violenza fisica (art. 35), la violenza sessuale, compreso lo stupro (Art. 36); il matrimonio forzato (art. 37); le mutilazioni genitali femminili (Art. 38), l'aborto forzato e la sterilizzazione forzata (Art. 39); le molestie sessuali (articolo 40). § prevede disposizioni specifiche di prevenzione, protezione e sostegno delle vittime, perseguimento dei colpevoli e politiche integrate. § Stabilisce obblighi in relazione alla raccolta dei dati e la ricerca in materia di violenza contro le donne (art. 11) § L’Italia tra i primi paesi a ratificarla nel giugno 2013 (legge 77/2013). A gennaio 2015 ratificata da 15 stati e siglata da 36 stati. Monitoraggio dell’ applicazione da parte di una task force di esperti a partire da seconda metà 2015. 13
Le politiche: i piani nazionali di azione Ø Piano Nazionale d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere 2015 -2017 (luglio 2015): linee di indirizzo per mettere a sistema interventi di prevenzione, protezione, informazione, formazione operatori, raccolta ed elaborazione dati. Cabina di regia inter-istituzionale a livello nazionale (Governo, regioni enti locali) e tavoli di coordinamento territoriali, Osservatorio nazionale Ø accordo Stato –Regioni del 27. 11. 2014 definisce criteri minimi di funzionamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio Aspetti positivi • sistema integrato di intervento basato su promozione parità di genere; sistema integrato di raccolta dati e ricerche (Osservatorio nazionale); sistema di governo interistituzionale (cabina di regia inter-istituzionale e tavoli di coordinamento regionali); risorse dedicate (anche con il FSE). 14
Le politiche: i piani nazionali di azione Criticità §Risorse ancora inadeguate e incerte, che minano la continuità degli interventi e la loro efficacia. Fondi sempre più a rischio per crisi e politiche di contenimento della spesa. Crescente importanza dei fondi europei §Non definite in modo chiaro e vincolante le responsabilità e il sistema di governo degli interventi, le misure concrete, gli obiettivi e i tempi di attivazione. Secondo CEDAW e Amnesty International manca una istituzione nazionale indipendente per i diritti umani con una sezione dedicata ai diritti delle donne §Scarso monitoraggio degli interventi e della loro efficacia §Grandi differenze a livello territoriale nella prevenzione, protezione e repressione. 15
Normativa e interventi a livello regionale Ø Disposizioni regionali per la promozione e il sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per donne maltrattate o in difficoltà Ø Costituzione di Osservatori o Forum regionali sulla violenza di genere Ø Interventi di prevenzione e contrasto Ø Istituzione di fondi per il patrocinio legale delle vittime Ø Promozione di studi e ricerche sulla violenza contro le donne In Lombardia: Legge Regionale 11 luglio 2012 per prevenzione, contrasto e sostegno a favore di donne vittime di violenza, attraverso: Ø costituzione rete regionale antiviolenza e di sostegno/potenziamento dei Centri Antiviolenza e le Case Rifugio per una maggiore copertura territoriale. Ad oggi attivate delle Reti territoriali inter-istituzionali coordinate da un Comune capofila; Ø protocolli di intesa con enti/istituzioni pubblici locali e sensibilizzazione e formazione degli operatori (avvocati/e, operatori/trici delle Reti territoriali antiviolenza, operatori del sistema Socio Sanitario; forze dell’ordine); Ø costituzione di un Tavolo Permanente Antiviolenza e di un Osservatorio Regionale Antiviolenza (O. R. A) Ø Attivazione di azioni di sensibilizzazione e informazione; Ø Piano regionale d’azione quadriennale 2015 -2018, approvato il 10. 11. 2015. 16
Misure di prevenzione § § Campagne di sensibilizzazione Programmi di formazione per gli operatori che entrano in contatto con le vittime. Ma ancora poca attenzione ai giornalisti e ai media (solo 11 paesi EU 28 hanno un codice di condotta per i giornalisti - non l’Italia), difficoltà nel coinvolgere i soggetti del sistema giudiziario e gli insegnanti. § Utilizzo di materiale per la prevenzione della violenza di genere nei programme scolastici a tutti i livelli (solo 19 paesi dell’EU 28, non l’Italia) § Programmi di trattamento degli uomini violenti § Sviluppo e utilizzo di sistemi di valutazione del rischio e di presa in carico § Crescente attenzione alla raccolta di dati e al monitoraggio dei risultati delle politiche attivate 17
Misure di protezione: centri antiviolenza, case rifugio e assistenza telefonica • • Centri antiviolenza e di accoglienza in tutti i paesi europei, ma non sufficienti a coprire il bisogno: in Italia 455 Centri antiviolenza 70 case rifugio con 560 posti, in Lombardia 29 centri antiviolenza e 26 case rifugio. Tutti i paesi hanno un servizio di assistenza Telefonica (in Italia 1522). Fondi pubblici coprono circa il 70% dei costi. Negli ultimi anni anche centri per il trattamento degli uomini violenti: dibattito su efficacia e allocazione di risorse scarse Crescente sostegno a creazione di reti di operatori e servizi multidisciplinari Crescente attenzione agli effetti della violenza di genere sui minori In Italia requisiti minimi dei Centri antiviolenza e delle case rifugio e rilevazione dei fattori di rischio stabiliti dall’accordo Stato-regioni del 27 nov. 2014 18
Misure di protezione: centri antiviolenza, case rifugio e assistenza telefonica Criticità: Ø Nel 2013 solo il 47% dei posti necessari secondo gli standard stabiliti dal Co. E (1 posto ogni 10. 000 abitanti). Copertura bassa soprattutto nei paesi dell’Europa meridionale e dell’est. In Italia solo l’ 8% dei posti necessari. Ø I servizi solitamente si concentrano nelle aree urbane Ø Carenza di finanziamenti stabili (soprattutto nei paesi del sud ed est Europa) Ø Carenza di standard nazionali sulla qualità dei servizi. Ø Ancora pochi, anche se in aumento, i servizi specialistici rivolti a: vittime di stupro; vittime di pratiche “tradizionali”; vittime di tratta; donne disabili o con figli disabili; altri gruppi difficili da raggiungere (immigrate e minoranze etniche). 19
Misure di sostegno al reinserimento sociale e lavorativo delle vittime • Principali misure di reinserimento: Ø Sostegno nell’accesso ad una abitazione sicura Ø Sostegno all’inserimento lavorativo e formazione professionale Ø Sostegno del reddito • Ancora scarsa diffusione di questi soprattutto per carenza di risorse finanziarie • In larga parte servizi offerti a livello regionale o locale e da ONG. 20 interventi
Concludendo § Necessità di risposte integrate e coordinate di breve e di lungo periodo. Sostenere i centri antiviolenza e servizi dedicati nei pronto soccorsi perchè intercettano le donne nel momento più difficile e delicato, ma anche investire nelle strutture sanitarie, nelle forze dell'ordine, nell’istruzione, nell'integrazione e nella parità di genere. § Finalmente maggiore attenzione e consapevolezza nella pubblica opinione e nel dibattito politico su questo tema. Ma permangono criticità: Ø Mancano dati e indicatori affidabili e comparabili per il monitoraggio del fenomeno e la valutazione degli interventi Ø Carenza e discontinuità delle risorse (soprattutto con la crisi) Ø Frammentazione degli interventi Ø Formazione non sistematica degli operatori dei servizi Ø Ancora scarsa attenzione alla complessa relazione tra violenza contro le donne e disuguaglianza di genere. Ø Ancora scarsa attenzione ad alcune forme di violenza: § Violenza basata sulle pratiche tradizionali § Violenza nei posti di lavoro e nelle istituzioni § Violenza psicologica 21
Concludendo: le azioni necessarie • • Mantenere il tema al centro dell’agenda politica Sviluppare una definizione consolidata delle diverse forme di violenza Sostenere la raccolta di dati e lo sviluppo di indicatori affidabili, oltre che la ricerca sulle cause e i costi della violenza contro le donne e la valutazione dei risultati delle politiche Promuovere un approccio integrato di lungo periodo attraverso Piani d’Azione dedicati che combinino differenti misure (normative, economiche, sociali e culturali), rafforzando le azioni preventive e quelle mirate a gruppi speicifici donne e comunità, soprattutto quelle più difficili da raggiungere Garantire un adeguato sistema di governo e coordinamento dei numerosi soggetti coinvolti: terzo settore e istituzioni pubbliche (giuridico, sociale, salute, istruzione, lavoro, abitazione) a livello nazionale e locale e di monitoraggio/valutazione dell’efficacia/efficienza degli interventi Coinvolgere i media (attraverso azioni di sensibilizzazione e codici di condotta), gli uomini, le imprese, le istituzioni religiose Garantire finanziamenti adeguati e continuativi anche utilizzando i fondi europei e il contributo del terzo settore e dei privati (imprese e donazioni) Rafforzare la formazione nei curricula dei professionisti e l’educazione al rispetto e alla parità nelle scuole 22
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Carmelo Ferraro (Comitato MI’MPEGNO): Intervista: Silvia Belloni (Avvocato del Foro di Milano) Fabio Roia (Magistrato - Presidente sez. Tribunale di Milano) Federica Zanella (Presidente Corecom Lombardia) Carolina Pellegrini (Consigliera di parità – Regione Lombardia) Jo Squillo (Fondatrice Wall of Dolls) Giusy Versace (Imprenditrice e co-sostenitore di Wall of Dolls) Con il Patrocinio di
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