BUONE PRATICHE DI DIDATTICHE DISCIPLINARI Maria Cristina Pifferi
BUONE PRATICHE DI DIDATTICHE DISCIPLINARI Maria Cristina Pifferi mariacristina@pifferi. com
Cosa facciamo oggi? • • • Buone pratiche: una definizione condivisa L’idea di competenza Contesto, bisogni formativi, percorsi di senso Competenze e ambienti di apprendimento Gli strumenti per pensare Lo stile comunicativo dell’insegnante Gli stili di apprendimento Le metodologie amiche Esempi di buone pratiche
Cos’è una buona pratica? • Una pratica – un’idea progettuale, un approccio metodologico, una soluzione operativa – si connota come buona per l’efficacia dei risultati che ha consentito di raggiungere, per le sue intrinseche caratteristiche di qualità e innovatività e per il contributo offerto alla soddisfazione del bisogno o alla soluzione di un problema.
Quale idea di competenza? • La competenza è la capacità di integrare conoscenze (saperi), abilità (saper fare), capacità metacognitive e metodologiche (sapere come fare, trasferire, organizzare…) e infine «disposizioni ad agire» (capacità personali e sociali, come collaborare, relazionarsi, assumere iniziative…) per la soluzione di un problema inedito dentro un contesto di realtà. • • Indicazioni Nazionali 2012 DOCUMENTO MIUR 22. 02. 2018 : Indicazioni nazionali e nuovi scenari
La scuola come contesto • C ontesto è…… …. spazi, persone, relazioni, significati, paesaggi e oggetti culturali…. • «Partiamo da una semplice domanda: perché è necessario definire il contesto? Perché le attività umane e il senso che si attribuisce loro è inevitabilmente radicato nel contesto sia storico che culturale, nel tempo e nel luogo in cui tale azione avviene. Ad esempio, una grande zampa di pelliccia arancione, striata, con un artiglio simile a quello di un grande gatto, che penzola da una mensola dell’armadio di nostro figlio evocherà con tutta probabilità emozioni e reazioni differenti da quelle evocate da una zampa simile sotto un’amaca nel mezzo della foresta pluviale. Queste considerazioni portano all’inevitabile conclusione che per spiegare l’agire umano è necessario specificare il più possibile le circostanze nelle quali esso avviene, ovvero il suo contesto» ( «La scuola come contesto”, a cura di Beatrice Logorio e Clotilde Pontecorvo, Carocci, Roma, 2010)
Ambienti di apprendimento • Possiamo provare a definire l'ambiente di apprendimento come un contesto "intenzionalmente" predisposto dall'insegnante affinché il processo di apprendimento che si intende promuovere si realizzi pienamente, uno "spazio d'azione" creato per stimolare, contenere, sostenere competenze, motivazioni, atteggiamenti. In tale "spazio d'azione" si verificano interazioni e scambi tra allievi, oggetti del sapere e insegnanti, sulla base di scopi e interessi comuni e gli allievi hanno modo di fare esperienze significative sul piano cognitivo, affettivo/emotivo, interpersonale/sociale.
Gli strumenti per pensare • • • Analisi Astrazione Deduzione Induzione Analogia ……. Spazio interdisciplinare all’interno del curriculum
Lo stile comunicativo dell’insegnante «La natura, si dice, ha dato a ciascuno di noi due orecchie ma una sola lingua, perché siamo tenuti ad ascoltare più che a parlare» . (Plutarco)
Confronto tra stili comunicativi Passivo : * Rinuncia a esprimere le proprie idee * Ha paura di offendere * Teme di essere criticato/a * Compiace, protegge * Lascia decidere gli altri * Non si difende * Evita conflitti o contrapposizioni forti. Assertivo : * Riconosce e fa valere i propri diritti e riconosce e rispetta quelli degli altri. * Esprime le proprie posizioni, senza tentare di prevaricare * E’ libera/o di scegliere come relazionarsi * Discrimina e contestualizza * Rispetta le regole di cortesia, di cooperazione e di reciprocità. Manipolativo : * Altera, distorce, trasmette in modo parziale e non pertinente, nel luogo o nel momento sbagliato le informazioni * Seduce, dissimula emozioni e sentimenti, attribuisce pensieri, desideri, intenzioni, stimola sensi di colpa, di inadeguatezza, di vergogna, di vulnerabilità, di orgoglio, di prestigio. Aggressivo : * Impone le proprie idee * E’ intollerante, giudicante, interpretativo/a * Riconosce i propri diritti, ignora quelli degli altri * Sopravvaluta se stesso/a e sottovaluta gli altri * Ricatta, minaccia, usa l’intimidazione.
La comunicazione empatica …. . Ma cosa significa EMPATIA? • Comprendere il messaggio dell’altro (verbale e non verbale) • Cogliere la prospettiva dell’altro (il punto di vista) • Cogliere l’emozione dell’altro • Stabilire una sintonia con l’altro
Stile e stili cognitivi Stili d’insegnamento stili di apprendimento/intelligenze • Intuitivo • Globale • Sistematico • S intetico • Analitico • Deduttivo • Induttivo • Verbale • Visuale • Uditivo • ……
L’apprendimento attivo La didattica per competenze passa attraverso l’apprendimento attivo…. . che…. . • promuove e valorizza le competenze personali degli studenti • s frutta le diverse intelligenze e stili cognitivi • permette un maggior grado di coinvolgimento e di produttività da parte degli studenti • s i avvale di un particolare contesto/ambiente di apprendimento • trasforma il ruolo dell’insegnante
Quali sono le metodologie amiche per un apprendimento attivo e per una didattica per competenze? Facciamo alcuni esempi: • • • Problem solving Cooperative learning Didattica laboratoriale Debate Peer tutoring ………. .
Problem solving Come potremmo definire un problema ? Bruno D'Amore lo definisce così: “Ora, per sua natura, un problema non è un algoritmo e la differenza è notevole ed essenziale. Un algoritmo consta di un numero finito di passi meccanici per eseguire i quali non occorre essere creativi, ma solo applicare regole; mentre nella risoluzione di un problema c’è la necessità di almeno un momento creativo , innominabile da un punto di vista algoritmico”.
Carta d’identità del problema • È una situazione (reale) nuova • La soluzione non è nota, né immediata • Richiede creatività ORA METTIAMOCI ALLA PROVA: RISOLVIAMO PROBLEMI, PARADOSSI, GIOCHI MATEMATICI
Apprendere attraverso i problemi • La risoluzione di problemi non è un “argomento mentalità con cui approcciarsi alla realtà: da trattare ”, ma è la • Indicazioni Nazionali – Scuola dell’infanzia «I bambini esplorano continuamente la realtà e imparano a rifettere sulle proprie esperienze descrivendole , rappresentandole , riorganizzandole con diversi criteri. Pongono così le basi per la successiva elaborazione di concetti scientifici e matematici che verranno proposti nella scuola primaria» . • Indicazioni Nazionali – Scuola primaria «Caratteristica della pratica matematica è la risoluzione di problemi , che devono essere intesi come questioni autentiche e significative , legate alla vita quotidiana, e non solo esercizi a carattere ripetitivo o quesiti ai quali si risponde semplicemente ricordando una definizione o una regola» .
Cooperative learning • Si basa sull'interazione all'interno di un gruppo di allievi, i quali cooperano al fine di raggiungere un obiettivo comune • Utilizza il coinvolgimento emotivo e cognitivo del gruppo come strumento di apprendimento • Nella cooperazione ciascun componente del gruppo esegue un compito, ha un ruolo e una specifica funzione, mentre nella collaborazione ognuno lavora su tutte le parti del compito complessivo • Gli alunni affrontano lo studio disciplinare interagendo in piccoli gruppi, in modo cooperativo , responsabile e solidale, ricevendo valutazioni sulla base dei risultati ottenuti individualmente ed in gruppo.
Lavoro di gruppo • Presentazione al gruppo del tema o di un problema che interessa loro, ad esempio: «I rapporti tra i ragazzi» • Brainstorming iniziale • Mappa mentale • Scelta della domanda generativa, ad esempio: Cosa significa essere amici? • Individuazione di sotto-domande e suddivisione in gruppi • Attribuzione dei ruoli • Attribuzione della domanda specifica all’interno di ciascun gruppo • Ricerca di informazioni da parte dei ragazzi • L’insegnante fornisce a ciascun gruppo dei materiali di lettura per un ulteriore approfondimento • Presentazione di ciascun gruppo (prodotto multimediale, artistico…): si generano nuove domande! • Discussione collettiva e revisione della mappa iniziale Come possiamo trasformare questo progetto in un compito autentico? Quali strumenti valutativi potremmo utilizzare per verificare le competenze e i processi messi in atto?
La didattica laboratoriale • • • E’ attiva e centrata sullo studente ( apprendimento attivo ) Procede per problemi e per ricerca ( problem solving ) E’ un fare insieme per imparare ( cooperative learning ) Si basa sulla co-costruzione delle conoscenze S i svolge in un setting o in un luogo specifico Mette a disposizione una postazione di lavoro individuale o di gruppo dotata di strumenti da utilizzare a seconda della fase di lavoro • Prevede una certa autonomia nello svolgimento delle attività e l’assunzione di responsabilità per il risultato • Porta alla elaborazione e costruzione di un prodotto ( cognitivo, materiale, artistico, oppure di una performance …musicale, coreutica, teatrale…. )
Esempi • Esempio n. 1: Il laboratorio «Voglia di leggere…. Ti suggerisco un libro» • Esempio n. 2: Il laboratorio sui diritti umani passi per un mondo migliore» « Pochi
Debate 1. Confronto fra due soggetti su un tema 2. Discussione formale basata su alcune regole: • s celta del tema • tempi di intervento e di replica • scelta degli oratori • uso delle fonti
Vantaggi del Debate • • • Sviluppo del pensiero critico Apertura all’opinione altrui Interiorizzazione delle regole dialettiche Rispetto dei turni di parola Uso critico delle fonti
Come si gioca? • Si formano due squadre: la prima sosterrà l’affermazione di partenza, mentre la seconda tenterà di confutarla. • In una prima fase (20 minuti) le due squadre reperiranno tutte le informazioni necessarie a supportare la propria tesi (teorie, dati oggettivi , dati statistici, opinioni di esperti, esempi, …) • Nella seconda fase ogni squadra stabilirà l’ordine di parola degli speaker, ognuno dei quali si alternerà con un avversario nell’esporre le motivazioni a sostegno della sua tesi. Ogni speaker avrà a disposizione due/tre minuti di tempo per il proprio intervento. • Una giuria valuterà le squadre: ogni giurato esprimerà un voto da 1 a 5 per ogni speaker. La squadra che otterrà il punteggio più alto sarà giudicata più convincente (non quella che ha ragione!). ORA TOCCA A NOI: DISCUTIAMO!
Buone pratiche a confronto Le buone pratiche sono utili da condividere e divulgare nella misura in cui tali esperienze sono in grado di alimentarne di nuove in contesti diversi da quello originario o rappresentano un riferimento efficace per trarre spunti, informazioni e soluzioni utili ad innestare sviluppi innovativi nel proprio lavoro. • LO SCHEMA PROGETTUALE • LA RICERCA-AZIONE • INDIRE GOLD: un buon modello di condivisione
Per chi ha voglia di approfondire… BIBLIOGRAFIA • “Progettare per competenze” di M. Castoldi, 2011, Carocci Editore • “Valutare le competenze” di M. Castoldi, 2009, Carocci Editore • “A scuola di competenze” di D. Maccario, 2012, ed. SEI • “Didattica per competenze” di L. Guasti, 2013, ed. Erickson • “Didattica per competenze e inclusione” di C. Scapin - F. Da Re, ed. Erickson • “Insegnare e apprendere in gruppo” di M. Comoglio - M. A. Cardoso, 1996, ed. LAS • “Organizzare i gruppi cooperativi” di E. G. Cohen, 1999, ed. Erickson • “Attivare le risorse del gruppo classe” di M. Polito, 2000, ed. Erickson SITOGRAFIA • www. scintille. it (sul metodo cooperativo e altro. . . ) • www. apprendimentocooperativo. it
- Slides: 25