ANALISI DEL DISCORSO Analisi del discorso A partire




































































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ANALISI DEL DISCORSO
Analisi del discorso • A partire dagli anni Ottanta ampia diffusione del termine discorso nelle scienze del linguaggio. • Trasformazione nel modo di concepire il linguaggio. Parlando di discorso si prende posizione a favore di una particolare concezione del linguaggio e della semantica, che dipende dalla influenza di diverse correnti pragmatiche. • L’analisi del discorso è un campo di studi eterogeneo, in cui confluiscono discipline e tradizioni relativamente autonome: Pragmatica, Retorica, Semiotica, Argomentazione.
• L’Analisi del Discorso assume un punto di vista vicino ai media studies per quanto riguarda l’attenzione al contesto, produttivo e sociale, in cui i media operano. Ma, diversamente dalla linea socioantropologica, che privilegia le ricerche sul pubblico e l’industria dei media, adotta come punto di vista privilegiato il testo e si riferisce alla tradizione linguistica e semiologica. • La specificità di questo indirizzo consiste nella metodologia di indagine che si serve di strumenti “fini”, in grado di individuare nei testi gli elementi significativi che agiscono nel e sul contesto.
Due paradigmi a confronto (Caffi, 2009: 22, cfr. Nerlich-Clark 1996: 7) Paradigma formale Una lingua è una forma di categorizzazione La funzione primaria della lingua è l’articolazione del pensiero Paradigma funzionale Una lingua è uno strumento della interazione sociale La funzione primaria della lingua è la comunicazione Il correlato psicologico di una lingua è la competenza linguistica Il correlato psicologico di una lingua è la competenza comunicativa La sintassi è autonoma rispetto alla semantica e entrambe sono autonome rispetto alla pragmatica La pragmatica è la cornice al cui interno si collocano sintassi e semantica: la semantica è subordinata alla pragmatica e la sintassi alla semantica
Caratteristiche del discorso • Il discorso assume una organizzazione transfrastica. • Il discorso è orientato, si costruisce in funzione di un fine. • Il discorso è una forma di azione (Austin). • Il discorso è interattivo. • È contestualizzato. • È preso in carico: esiste solo se riferito a una istanza che al tempo stesso si pone come riferimento personale, temporale, spaziale e modalizzante (enunciazione). • Esprime un posizionamento, ha una finalità persuasiva e una componente argomentativa. • È regolato da norme. • È sempre preso in un interdiscorso. • È il prodotto ma anche l’elemento unificante di una comunità discorsiva (per es. dei giornalisti, degli economisti, dei pubblicitari, dei linguisti, dei medici, ecc. ) (sotto insieme della società caratterizzato dalla produzione di discorsi (Maingueneau, 2009).
Modello di Halliday (1978) Funzione ideativa* Rappresentazione del mondo Sistema della transitività (forme attive e passive del verbo, nominalizzazioni) Funzione Interazione verbale, relazioni di ruolo, di potere, obbedienza ecc. Sistema semantico della forza illocutoria (affermazione, domanda, ipotesi, per convincere, minacciare, chiedere) e del modo (certezza, probabilità) interpersonale Funzione testuale Organizzazione del messaggio dal punto di vista della informazione, della tematizzazione e della identificazione Sistema semantico del tema: distinzione tra informazione data o condivisa (tema) e informazione nuova (rema)
Funzioni linguistiche per Jakobson (1963) Componenti Funzioni Contesto Referenziale Emittente Emotiva Ricevente Conativa Canale Fatica Messaggio Poetica Codice Metalinguistica
FUNZIONE INTERPERSONALE Pragmatica illocutoria e pragmatica enunciativa
Cos’è la pragmatica? Per Ch. Morris, Fondamenti della teoria dei segni (1938) è una delle tre dimensioni in cui si articola la semiosi • Semantica: relazione dei segni con gli oggetti cui sono applicabili • Sintattica: relazione dei segni tra loro • Pragmatica: relazione dei segni con gli interpreti Kerbrat-Orecchioni (1984) distingue due linee della pragmatica: a) Pragmatica enunciativa: ha come oggetto la descrizione delle relazioni che si stabiliscono tra l’enunciato e i parlanti e di tutti gli aspetti dell’enunciato verbale che dipendono dal quadro enunciativo in cui è inserito. b) Pragmatica illocutoria, o teoria degli atti linguistici: studia ciò che permette ad un enunciato di funzionare come un atto specifico, cioè i suoi aspetti performativi e illocutori.
PRAGMATICA ILLOCUTORIA
La Teoria degli atti linguistici Austin (1911 -1960)
Performatività (da to perform) Già Aristotele distingueva tra frasi apofantiche e frasi semantiche. Nel Novecento la riflessione pragmatica si deve a: Wittgenstein, Austin, Searle, Grice.
Si possono descrivere le seguenti frasi in termini di verità/falsità? • Chi vuole fare l’esame nel primo appello? • Fate attenzione! • Bene, promosso! • Ti prometto che ne terrò conto • Scommetto che ti darà la lode • Ti consiglio di ripensarci • Mi scuso per l’errore • Battezzo questa nave Queen Elizabeth • Vietato fumare • Cane feroce
Teoria dell’azione comunicativa Austin, Performativo e constatativo (1958) Con gli enunciati assertivi si dice qualcosa Con gli enunciati performativi (che contengono un verbo performativo) si fa qualcosa, o meglio si fa quello che si dice quello che si fa.
I verbi performativi segnalano lo svolgimento di un atto linguistico Asserire, giudicare, ordinare, scommettere, giurare, dichiarare, domandare, salutare, licenziare, dimettersi, battezzare ecc. La loro presenza in un atto linguistico implica l’esecuzione dell’azione che evocano. Sono verbi che alla prima persona del presente indicativo fanno quello che dicono quello che fanno (Caffi, p. 37) Condizioni di funzionamento del performativo: • prima persona singolare • Forma attiva • indicativo presente
Austin: tipi di atti linguistici in relazione a verbi illocutivi • Verdettivi: emissione di un verdetto, un giudizio, una valutazione • • (giudicare, stimare, valutare, calcolare) Esercitivi: esercizio di poteri, diritti, influenza (ordinare, raccomandare, lasciare in eredità, licenziare, votare per, avvertire, consigliare) Commissivi: assumere un impegno (promettere, scommettere, avere intenzione di, proporre, giurare, opporsi, acconsentire) Comportativi: legati ad atteggiamenti e comportamenti sociali (scusarsi, congratularsi, sfidare, ringraziare, dare il benvenuto, augurare, benedire, maledire, lamentarsi) Espositivi: usati nel discorso nella esposizione di un modo di vedere: illustrare opinioni, portare avanti discussioni, chiarificare usi e riferimenti (affermare, negare, rispondere, domandare, dedurre, definire, concludere).
Forma canonica del performativo Prima persona singolare, verbo in forma attiva, indicativo presente • Esempi: • Scommetto…, battezzo. . . , dono. . . , dichiaro. . . , prego… • E però sono performativi pur non rispettando la forma canonica, • vietato fumare • I viaggiatori sono pregati di servirsi del sottopassaggio • Chiudi la porta! mentre: Asserisco che c’è il sole, è in forma canonica ma non è un performativo.
Condizioni di buona riuscita (felicità) • A) Competenze relative alla procedura convenzionale accettata, che deve includere certe persone in certe circostanze, il loro atto di pronunciare certe parole e la loro rispettiva appropriatezza • B) Rispetto della procedura, che deve essere eseguita in modo corretto e completo • C) Stati interni del parlante coerenti con la procedura eseguita e comportamenti conseguenti coerenti
Infelicità Rispetto all’oggetto o all’interlocutore: Colpi a vuoto Invocazioni indebite (violazione della condizione A) Atto preteso ma nullo Rispetto alla procedura: Esecuzioni improprie (violazione della condizione B) Abusi Rispetto al parlante: Atto ostentato ma vacuo (Violazione della condizione
• Invocazioni indebite: una delle condizioni di proferimento non viene rispettata (persone, momento, procedure): ad esempio si battezza un pinguino; si scommette qualcosa senza che ci sia qualcuno che scommette il contrario • Esecuzioni improprie: ad esempio un cerimoniale (matrimonio, giuramento) non realizzato completamente ma interrotto per qualche motivo esterno (esempio giuramento di Obama, 20. 1. 2009) • Abuso: quando l’enunciato viene formulato senza sincerità (non si hanno sentimenti, pensieri, intenzioni corrispondenti), oppure non è seguito da un agire coerente: ad esempio: “mi congratulo!” quando non penso che sia un’azione lodevole; oppure “benvenuto!” e poi tratto la persona come un intruso.
I livelli di descrizione dell’atto linguistico Austin, How to do things with words (Come far cose con le parole), 1962: dire qualcosa equivale a compiere tre atti simultanei: Locutivo: atto del dire qualcosa, equivale a pronunciare una certa frase con un certo significato (in senso tradizionale). Comprende l’atto di emettere certi suoni (fonetico), l’atto di proferire vocaboli appartenenti a un certo lessico e a una certa grammatica (fatico), l’atto di usare questi vocaboli con un senso e un riferimento più o meno definiti. Illocutivo: atto nel dire, modo in cui deve essere interpretato ciò che si dice; forza: funzione comunicativa convenzionale: la forza illocutoria è esplicitabile attraverso forme messe a disposizione da una lingua naturale. Perlocutivo: atto col dire, ciò che otteniamo o riusciamo a fare con le parole (dimensione non convenzionale). Distinzione tra obiettivo perlocutorio (connesso alla illocuzione) e seguiti perlocutori (non necessariamente legati alla illocuzione).
Forza illocutiva • Elemento di novità introdotto da Austin. • Funzione comunicativa convenzionale e contestualizzata (es. domanda, ordine, promessa, consiglio, preghiera, ecc. ) • Mette a fuoco i diversi modi in cui il linguaggio è azione
Significato letterale e forza “Questo Paese deve essere unito, e se non l’unisce la persuasione lo farà la spada” (Convenzione Federale di Filadelfia, 1787, discussione sulla futura Costituzione degli Stati Uniti) Che tipo di atto è ? • Constatazione oppure • Avvertimento, minaccia Giuseppe ama i suoi libri come figli • Asserzione oppure • Avvertimento (restituire il libro al più presto)
• Ciò che facciamo col dire può restare identico pur variando ciò che facciamo nel dire. Esempio un relatore può chiedere silenzio al suo uditorio: • Non verbalmente, osservando con aria severa e seccata gli astanti • Con una domanda: potete fare silenzio? • Con una asserzione: sembra il mercato • Con un’esortazione: facciamo silenzio! • Con un ordine: fate silenzio! • Con una esclamazione: che chiacchiera!
• La funzione perlocutiva può essere realizzata attraverso diversi atti illocutivi. • Per esempio in una campagna elettorale: • Invito esplicito a votare un certo candidato: Votate Mario Rossi (atto esercitivo) (Jakobson: funzione conativa) • Presentazione del candidato: Mario Rossi, uno come te (atto descrittivo) (cfr. Marmo: strategia della complicità) • Vedi anche nella pubblicità commerciale: • Acquista una cucina Scavolini (atto esercitivo) • Scavolini, la più amata dagli italiani (atto descrittivo)
Indicatori di forza illocutoria • Indicatori lessicali • Verbi illocutori • Forme di intestazione: Convocazione, Nomina, Autorizzazione, Domanda, Avviso • Espressioni frasali (per favore) • Indicatori sintattici • Modo verbale: imperativo e le sue funzioni: • Giura di dire la verità (imperativo=direttivo) vs • Tu giuri di dire la verità (indicativo=assertivo); • augurio: divertiti!; offerta: prendilo pure!; istruzioni: prendete un Kg di farina…. • Passivo: vietato fumare!; I viaggiatori sono pregati di servirsi del sottopassaggio; la seduta è tolta; Lei è licenziato! • Forma impersonale: si prega di riagganciare; Con la presente la S. V. è convocata; si avverte che i trasgressori saranno puniti • Tempo verbale: es. futuro (promessa: verrò); imperfetto (volevo solo chiedere. . ).
• Indicatori prosodici • Tono della voce • Enfasi Esempio: Vieni da noi? Può avere diverse forze: • Ordine • Domanda • Richiesta gentile • Esclamazione di stupore
Searle (1932 -)
Dimensioni fondamentali di variazione degli atti illocutori • Scopo dell’enunciato • Rappresentare qualcosa • Impegnarsi in un’azione futura • Indurre qualcuno a fare (credere/dire) qualcosa • Direzione del vettore di adattamento tra parole e mondo • Adattamento delle parole al mondo (asserzioni) • Adattamento del mondo alle parole (promesse, ordini) • Stato psicologico del parlante • Credenze del parlante (asserzioni) • Intenzione di azione (promettere, minacciare) • Desiderio di azione da parte del destinatario (richiesta, ordine)
• Energia o intensità con cui è presentato lo scopo illocutorio • Andiamo al cinema? • Voglio andare al cinema • Influenza delle differenze di status e posizione del parlante sulla forza illocutoria dell’enunciato • Ruolo della simmetria/asimmetria tra parlanti in relazione ad un comando o a una richiesta • Necessità o meno di determinate condizioni extra-linguistiche • Sciogliere le camere • laureare
Tipi di atti linguistici per Searle • rappresentativi – Scopo: impegno del parlante nei confronti della verità della • • proposizione espressa (asserire, concludere ecc. ). Stato psicologico: credenza. (=espositivi e verdittivi di Austin) direttivi – Scopo: il parlante tenta di indurre l’interlocutore a fare qualcosa (interrogare, richiedere, avvertire, ordinare, comandare, supplicare ecc. ). Stato psicologico: volere o desiderio (= esercitivi di Austin). commissivi – Scopo: impegno del parlante a fare qualcosa nel futuro (promettere, minacciare, offrire ecc. ). Stato psicologico: intenzione. (=commissivi di Austin) espressivi – Scopo: esprimere uno stato psicologico (ringraziare, scusarsi, salutare, lamentarsi, congratularsi ecc. ). Stato psicologico: emozioni e stati intenzionali diversi (vedi i comportativi di Austin) dichiarativi – Scopo: provocare cambiamenti immediati in uno stato di cose istituzionale, far sì che una cosa avvenga dichiarando che essa avviene (scomunicare, licenziare, battezzare, dichiarare guerra ecc. ). La performatività torna ad essere un tratto specifico di alcuni verbi, i dichiarativi (posizione simile a quella di Benveniste)
Corrispondenza tra atti linguistici e stati intenzionali I primi quattro tipi di atti linguistici hanno analoghi esatti tra gli stati intenzionali: agli assertivi corrispondono le credenze ai direttivi i desideri ai commissivi le intenzioni agli espressivi l’intera gamma di emozioni e gli stati intenzionali in cui l’adattamento presupposto è dato per scontato. Ma agli atti dichiarativi non corrispondono entità prelinguistiche analoghe. Gli stati intenzionali prelinguistici non possono creare fatti nel mondo rappresentando questi fatti come già esistenti. Questo tratto degno di nota richiede il linguaggio (Searle 2010: 90).
Atti dichiarativi • Combinano la direzione di adattamento parola-a-mondo con quella mondo-a-parola. Sono i casi in cui modifichiamo la realtà per farla corrispondere al contenuto proposizionale dell’atto linguistico e, in tal modo, otteniamo la direzione di adattamento parola-a-mondo. Ma, questa è la parte straordinaria, riusciamo a fare ciò perché rappresentiamo la realtà come cambiata. Le dichiarazioni cambiano il mondo dichiarando che uno stato di cose esiste, e nel dichiararlo, costituiscono quello stesso stato di cose”. (Searle, Creare il mondo sociale, Cortina 2010 (ed. or. 2010), p. 12 -3)
Funzioni di status e atti dichiarativi • Secondo Searle (Creare il mondo sociale. La struttura della civiltà umana, Cortina, 2010), tutti i fatti istituzionali e dunque le funzioni di status (che Barack Obama sia il presidente degli Stati Uniti, aggiornare una seduta, ecc. ) sono creati da atti linguistici dichiarativi. • Con l’eccezione importantissima del linguaggio, tutta la realtà istituzionale – dunque in un certo senso l’intera civiltà umana – è creata da atti linguistici che hanno la stessa forma logica delle dichiarazioni.
Atti linguistici indiretti • Atti in cui la funzione non corrisponde alla forma. Un atto illocutorio viene eseguito indirettamente attraverso l’esecuzione di un altro atto linguistico. Ad esempio la funzione del direttivo è svolta da una forma affermativa, propria dell’atto rappresentativo. Es. Credo che il treno stia partendo Direttivo (ti consiglio di andare) in forma di rappresentativo (con verbo di atteggiamento con funzione attenuativa) (mitigazione, cfr. Benveniste: verbi di atteggiamento proposizionale) Quante volte v’ho detto, all’uno e all’altro, che i frati bisogna lasciarli cuocere nel loro brodo? I Promessi Sposi, cap. XVII Affermazione (rappresentativo/verdettivo) nella forma di domanda (retorica) • Le strutture superficiali di un tipo di forza illocutiva sono utilizzate per raggiungere scopi direttamente legati ad un altro tipo di forza. • Negli atti linguistici indiretti il parlante comunica all’ascoltatore più di quanto effettivamente non dica. Logica della cortesia
• Gli atti linguistici indiretti lasciano al destinatario la scelta del modo di intendere l’enunciato, tramite una implicatura conversazionale, e sono meno impositivi. Viene perciò privilegiato l’essere indiretti a scapito della chiarezza, perché offre delle alternative e non pone il destinatario in una posizione di inferiorità. • Quando due persone interagiscono linguisticamente negoziano non solo il significato di ciò che si dicono ma anche la loro relazione.
Principio di cooperazione e massime conversazionali Grice (1913 -1988)
Cosa vuol dire comunicare? • Produrre intenzionalmente certi effetti (credenze e azioni) su qualche altro essere umano, e far sì che il destinatario riconosca le intenzioni comunicative dell’emittente. • Raggiungere lo stato di conoscenza reciproca di una intenzione comunicativa è essere riusciti a comunicare. • È essenziale che l’intenzione del parlante dall’interlocutore (Bazzanella 2005: 171) sia riconosciuta
Principio di cooperazione • Conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è richiesto, nel momento in cui avviene, dall’intento comune accettato o dalla direzione dello scambio verbale in cui sei impegnato. Presupposto: condivisione di uno scopo La conversazione è un’attività sociale razionale regolata, basata sul principio di cooperazione e la condivisione di uno scopo comune (Grice, Logica e conversazione. Saggi su comunicazione, il Mulino, 1993; ed. or. 1989) intenzione, significato e
Significato dell’enunciato e significato del parlante • Significato dell’enunciato: • Collegamento codificato tra specifiche espressioni linguistiche e certe intenzioni comunicative • Significato del parlante: • Attraverso usi ironici, metaforici, atti linguistici indiretti il parlante si allontana dalla norma codificata, volendo far intendere altro da quanto dice esplicitamente.
Massime conversazionali • Quantità Dai un contributo tanto informativo quanto è richiesto Non dare un contributo più informativo di quanto è richiesto • Qualità Tenta di dare un contributo che sia vero Non dire ciò che credi falso Non dire ciò di cui non hai prove adeguate • Relazione Sii pertinente • Modo Sii perspicuo: Evita l’oscurità di espressione Evita le ambiguità Sii breve Sii ordinato nell’esposizione
Il significato delle massime Non vogliono essere una sorta di galateo linguistico, così come il principio di cooperazione non è un principio etico, ma tentano di descrivere i requisiti ideali di un uso efficace della lingua negli scambi comunicativi e nell’insieme esprimono un principio di cooperazione generale.
Punti di orientamento di ogni interazione cooperativa e razionale 1. Quantità: ci si aspetta un contributo alla interazione commisurato alla richiesta (né più né meno); 2. Qualità: ci si aspetta un contributo autentico, non falso, menzognero; 3. Relazione, connessa al grado di congruenza fra i contributi: ci si aspetta un contributo pertinente alla fase della interazione; 4. Modalità: ci si aspetta che il contributo sia esplicito, eviti ambiguità, confusioni.
Dire senza dire • L’efficacia della comunicazione consiste spesso nel lasciare una certa quantità di informazione nell’implicito: sia nel rappresentare che nello stabilire relazioni tra gli interlocutori non tutto viene linguisticamente esplicitato (Ducrot, Dire et ne pas dire, 1972; cfr. Eco: il testo è una macchina pigra). Come si può calcolare il significato del parlante e di ciò che si vuole intendere quando non coincide con il significato dell’enunciato e con ciò che si dice? Come si possono riconoscere le intenzioni del parlante in un quadro di razionalità? • In questione non è la componente proposizionale del discorso ma il senso che il ricevente è chiamato a ricostruire > possibili effetti di manipolazione ideologica.
Implicatura • Concetto centrale in pragmatica • Spiegazione di come sia possibile intendere più di quanto effettivamente si dice: quando il parlante viola una massima, l’interlocutore cerca, sulla base del principio di cooperazione, di giustificare tale violazione attraverso una implicatura che consiste nell’inferire da un enunciato credenze/pensieri/affermazioni non esplicitati dal parlante. • L’inferenza dipende dalle attese dei partecipanti alla interazione.
• Es. A. Dov’è Carlo? B. C’è una VW gialla davanti alla casa di Anna (Levinson 1985: 114) La risposta di B è apparentemente incoerente (violazione della massima della relazione), ma segnala un intento cooperativo: rispondere pur non possedendo informazioni sufficienti. • Es. Una donna è una donna, è una donna (pubblicità di un profumo) Violazione della massima della quantità e suggerimento di un senso diverso Cfr. Esempio di Antelmi, p. 22 (pubblicità Diesel). • Es. Lettera di presentazione redatta da un docente per uno studente, con ridotto contenuto informativo (violazione della massima di quantità: reticenza)
Implicature e figure retoriche • La riflessione sul detto non-detto consente di spiegare anche le figure retoriche come ostentazione di un non dire, mette in luce cioè la funzionalità argomentativa e comunicativa delle figure • Tautologia, ironia, metafora, litote, eufemismo, e iperbole (tutti tropi, cioè trasferimenti di significato da un elemento a un altro) possono essere riletti in termini di implicatura.
Implicature connesse alla massima di Quantità 1. Rendi il tuo contributo tanto informativo quanto è richiesto Di fronte a un enunciato che presenta un basso grado di informatività, ci si chiede se e a quali condizioni l’informazione fornita può essere considerata sufficiente, e altrimenti perché il parlante si è limitato a fornire informazioni in quella quantità. Es. intervista a «Radio 24» , 24. 5. 2011, h 8, 20 D: Speranze di vittoria, ci sono? R: Guardi, noi abbiamo l’indicazione di portare la partita fino in fondo
Tautologia La tautologia (“la guerra è guerra”) è totalmente non informativa, perciò è una evidente violazione della massima della Quantità. È dunque informativa a livello di ciò che si implica, e il fatto che l’ascoltatore identifichi il contenuto informativo a questo livello dipende dalla sua abilità di spiegare il fatto che il parlante abbia selezionato questa particolare tautologia. R. Zaccaria, «L’Unità» , 21. 5. 2011 Poi le elezioni sono andate come sono andate.
Litotes = semplicità, diminuzione, attenuazione. Fontanier (Le figure del discorso, 1827 -30) “Si dice meno di ciò che si pensa; ma si farà intendere più di quanto si dica”. Beccaria, Dizionario di linguistica, e di filologia, metrica e retorica, Einaudi, 1994: «Da un punto di vista formale si tratta di una perifrasi che ha la struttura sintattica della negazione del contrario (ad es. “Non è male”; “non è antipatico”; non è un’aquila), con evidenti legami con l’ironia e l’eufemismo [es. Sono un po’ stanco, per “sono sfinito”]. Da un punto di vista funzionale, la tradizione attribuisce alla litote l’effetto di una iperbole. Con la litote formalmente si attenua, funzionalmente si rafforza» . In realtà l’unica caratteristica garantita è l’attenuazione formale (mitigazione). Ruolo decisivo dell’interlocutore nell’attribuzione del senso: alla deresponsabilizzazione attuata attraverso il dire di meno della litote corrisponde una speculare ascrizione di responsabilità al destinatario, chiamato in causa a ricostruire non solo gli aspetti pragmatici, ma anche quelli semantici dell’enunciazione. Rispetto a una formulazione positiva, la litote soddisfa esigenze di tatto e di prudenza, consentendo eventualmente al locutore di tornare sui suoi passi e ridefinire il proprio atto.
Esempi: Belpietro, «Libero» , 21. 5. 2011 Il governo non attraversa uno dei suoi periodi migliori (litote), come sempre accade ad un esecutivo a metà legislatura, quando è esaurita la luna di miele e gli elettori ancora non vedono gli effetti delle decisioni prese. Paolo Rodari, « Il Foglio» , 21. 5. 2011, p. 5 La notizia non è di poco conto (litote). La comunità cistercense, infatti, è una presenza storica a Roma […]C’è un dispaccio vaticano che parla di «problemi nella conduzione della comunità» . Mentre diverse voci anonime riferiscono di rapporti di amicizia «non del tutto ortodossi» (litote) tra alcuni monaci. Che può significare tanto ma anche nulla (tematizzazione esplicita della violazione della massima della Quantità).
Ancora sulla violazione della massima di Quantità • 2. Non rendere il tuo contributo più informativo di quanto è richiesto. La quantità di informazione fornita non deve essere eccessiva rispetto agli scopi della comunicazione: • Es. Il riferimento all’etnia nel caso di attori criminali può attivare l’implicatura che i cittadini provenienti da un certo paese siano tendenzialmente criminali.
Pleonasmo La massima della Quantità viene violata anche dal pleonasmo, ridondanza stilistica retoricamente marcata. Fontanier (1827 -30): «aggiunge all’espressione del pensiero parole altrimenti inutili» . Imparentato con la tautologia: dire la stessa con parole diverse: L’ho udito con le mie orecchie, Scendi giù, ma però, a me mi piace Può rappresentare uno scarto rispetto al normale ordine del discorso (tema-rema), spesso associato al DIL (La Gina non lo sapeva, lei, di dover andarsene). In pragmatica gli elementi ridondanti assumono una funzione di marcatezza retorica, di messa in rilievo della parte ripetuta, che diviene così il centro d’interesse, il focus informativo dell’enunciato.
Implicature secondo la Qualità • La massima della Qualità può essere violata in molti modi: • Se l’informazione fornita non può essere ritenuta attendibile perché non appare giustificata (con prove o ragioni adducibili a sostegno) • Se il contributo si presta a una interpretazione contraddittoria ed è impossibile costruire un quadro coerente della informazione fornita • Se c’è il sospetto che il parlante non eviti con sufficiente rigore di dire cose che ritiene false • La comprensione cooperativa legge le potenziali contraddizioni cercandone la motivazione e vedendovi una coerenza con il resto del discorso.
Metafora e violazione della massima di Qualità «Il Fatto» , 3. 12. 2012, p. 5 T. E oggi il movimento sceglie i candidati “…altra stanza dove il potere romano è sempre stato di casa e dove i leghisti, nel lontano 1994, scesi da marziani, si trasformarono in terrestri il giorno successivo…” «Il Giornale» , 3. 12. 2012 Dal 2009 [Oscar Giannino] ha due cattedre, dalle quali sdottora ogni giorno con seguito crescente, accentuato dalla palude in cui è caduto il centrodestra. ]…] [. . ]al suo secondo pulpito […] nella convinzione di trovarsi di fronte a un rito dell’intelligenza cui ha l’onore di essere ammessa[…] per gli orfani del centro-destra a Nord del Po, Oscar è una reliquia […] Scalfari su RE, 22. 5. 2011 […] la fascinazione mediatica del Cavaliere di Arcore è ormai diventata una logora liturgia che non riesce più a sedurre i fedeli ormai in libera uscita.
Es. Processo di costruzione dell’UE • UE come cammino, viaggio • Marcia di avvicinamento • Via libera • Lungo e tortuoso cammino • Remare insieme • Prendere a bordo • Facciamo un passo dopo l’altro • Trovare una strada • UE come costruzione • Accelerare la costruzione • Paesi fondatori • Cfr. Johnson e Lakoff, Metafora e vita quotidiana (1980), Bompiani, 1998
• UE come partita o gioco d’azzardo (metafora utilizzata in caso di dissidi e opinioni divergenti) • È un colpo d’avvio al pallone • La partita la giocheranno alla Convenzione • Stiamo facendo un gioco al rialzo • Il vostro documento è una scommessa Cfr. Corriere della Sera, 14 dic. 2002; La Stampa, 20 gen. 2003 sull’allargamento della UE a 25 membri
L’ironia • Grice colloca l’ironia tra le violazioni della massima della qualità • Si tratta anche di una forma di disconferma, di svalutazione della parola altrui, che si gioca tra riconoscibilità e leggerezza. Condivide con la litote l’area dell’understatement. • Decisiva è la possibilità di riferimento degli interlocutori a conoscenze e valutazioni condivise, ad assunti di base sul mondo e ad aspettative sulla situazione comunicativa attualizzata (Beccaria, Dizionario, p. 401). • Chi fa ironia ha in mente una norma alla quale la realtà dovrebbe conformarsi. L’enunciato ironico è valutativo • Può essere anche ricondotta al fenomeno della polifonia: presenza nello stesso enunciato di due voci, di cui una si oppone all’altra (Mizzau, L’ironia. La contraddizione consentita, Feltrinelli, 1984).
«Il Foglio» , 3. 5. 2011, Andrea’s Version Avranno anche restituito un po’ di orgoglio all’America, ridato ossigeno all’amor proprio, sollevato entusiasmi, avranno pure messo la parola fine a quello che dopo l’ 11 settembre sembrava un incubo inafferabile. Avranno forse dimostrato che le barbe finte della Cia sanno ancora combinare qualcosa e saranno riusciti, probabilmente, a convincere i più scettici che doveva pur esistere qualche motivo, se nemmeno Obama aveva accettato di chiudere Guantanamo. Potrà avere talune ragioni anche Hillary Clinton, a dire che Bin Laden era altresì un mortale nemico dell’Islam, e a sostenere che la storia dovrà ricordarsi di come il principale tra i terroristi sia stato tolto dalla scena “mentre nel mondo arabo avanzavano le richieste di libertà e di democrazia”. Sarà tutto vero, tutto giusto, tutto soddisfacente e sarà quindi inevitabile che, da sinistra a destra, tutti, ma proprio tutti, applaudano. Noi vorremmo semplicemente far notare, dopo l’animata discussione cui abbiamo assistito, che quei crumiri dei Navy Seal hanno lavorato il 1° maggio.
PRAGMATICA ENUNCIATIVA
Scena di enunciazione Maingueneau, Analyser les textes de communication, Paris, Armand Colin, 2007 distingue tre tipi di scena dell’enunciazione: • Scena inglobante ambito discorsivo (vedi anche campo d’azione e contratto di comunicazione) • Scena generica riferimento alla questione del genere (modo socialmente ratificato di utilizzare il linguaggio in connessione con un particolare tipo di attività sociale; governa le modalità di codificazione del testo, secondo criteri di adeguatezza pragmatica. • Scenografia • livello testuale, relazione tra il detto e il modo (la voce).
Esempio 1 Campo d’azione della propaganda politica (scena inglobante: discorso politico) • Generi: • programmi elettorali, • slogan, • discorsi in campagna elettorale, • manifesti, • opuscoli, • propaganda a mezzo posta, • dibattiti televisivi, • ecc. • Scenografia: • Studio televisivo • Piazza • Politico in maniche di camicia, in movimento ecc. , ruolo di professore, tecnocrate, cittadino comune, giovane e intraprendente (vedi anche Ethos)
Esempio 2 Campo d’azione: campagna pubblicitaria (scena inglobante; discorso pubblicitario) • Generi (scena generica) • Cartellone pubblicitario • Spot • Annuncio radio • Messaggio su quotidiani/riviste (anche mascherato da articolo informativo) • Scenografia • Pubblicità di prodotti alimentari (es. Conad: “dà voce all’autentico orgoglio nazionale”; la coppia di insonni, “bambolina” di Pupi Avati) • Pubblicità di dentifrici (laboratori scientifici); • Pubblicità di profumi (ambienti naturali, acqua, vento, ecc. )
Forma non marcata dell’enunciazione • Io, qui, ora (Benveniste). • Ogni allontanamento da questa origine ideale ha effetti pragmatici (Antelmi, p. 89): • L’allontanamento da “io” segnala oggettività e distanziamento • Il caffè è un piacere; Dash lava più bianco…. • «Hai letto l’ultimo libro di Franzen? » - «la critica è divisa» • L’allontanamento da “ora” segnala mitigazione dell’atto linguistico, attenuazione della verità, incertezza: • Volevo soltanto chiedere se…. • «Dove sono Paolo e Francesca? » - «Saranno a lezione»
Marche formali dell’enunciazione • Marche personali: deissi (Partecipazione/distanza segnalata dalle forme deittiche della prima persona o forme impersonali) • Marche modali: soggettività / oggettività (Assertività/incertezza: forme dichiarative, indicative oppure forme di hedging, attenuazione della assertività) • Marche temporali: storia/discorso (narrazione e commento)
Verbi di atteggiamento proposizionale • Credere, ritenere, immaginare, dedurre Pronunciati alla prima persona singolare assumono un significato specifico: indicano l’atteggiamento del parlante nei confronti della proposizione che segue. Comportamento analogo ai verbi performativi (scommetto, giuro, prometto, ecc. ) Funzione di attenuazione, mitigazione della assertività, dialogismo.
Modalità Manifestazione della soggettività enunciativa. Atteggiamento del parlante rispetto al contenuto proposizionale enunciato Mitigazione Alcune risorse linguistiche (marcatori) consentono di attenuare la certezza o la perentorietà di determinati concetti o asserzioni e collocano il parlante in una posizione di apertura rispetto all’interlocutore o al contesto, segnalano cioè la disponibilità a negoziare le proprie affermazioni con l’uditorio: • Modi verbali: condizionale, congiuntivo, forma interrogativa (modalità epistemica: • • probabilità, possibilità; modalità deontica: preghiera) Forme avverbiali (forse, probabilmente, sicuramente) Elementi frasali (una sorta di, in un certo senso, una specie, per modo di dire, per così dire) Strutture verbali (sembra che, si dice che) Forme sintattiche interrogative (e uso del no? nella chiusura di una frase o di un discorso).
Assertività Altre risorse linguistiche segnalano la certezza del parlante rispetto al contenuto proposizionale, sottolineando perentorietà e chiusura: • Modi verbali: indicativo, imperativo (modalità epistemica: certezza; • • modalità deontica: ordine, divieto) forme avverbiali: certamente, assolutamente Strutture con evidenziali: è certo che, è ovvio che, è noto che, è facile constatare che, è evidente che, tutti sanno che, sappiamo che… Aggettivi valutativi (utile, bello, vantaggioso, scadente, ecc. ) Forme sintattiche dichiarative.