ADATTAMENTO SOCIALE COMPORTAMENTO PROSOCIALE Una risposta intenzionale sia









































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ADATTAMENTO SOCIALE
COMPORTAMENTO PROSOCIALE • Una risposta intenzionale sia proattiva che reattiva ai bisogni degli altri finalizzata alla promozione del loro benessere (Hasting, Utendale, Sullivan 2007)
• L’empatia è una capacità fondamentale per la costruzione di relazioni interpersonali positive e la promozione di comportamenti prosociali
Cos’è • Provare empatia per qualcuno significa comprendere le emozioni che sta vivendo e viverle a propria volta, capendo le sue ragioni e le sue intenzioni; vuol dire creare nel proprio mondo interiore uno spazio su misura per accogliere il mondo dell’altro. Sentire che qualcuno prova empatia per noi vuol dire sentirsi capiti, accolti non più soli.
Empatia tra cognizione e affettività In psicologia ci sono due modi di concettualizzarla: Natura affettiva: partecipazione/condivisione delle emozioni vissute dall’altro Natura cognitiva: capacità di comprendere il punto di vista dell’altro.
Hoffman (2000) • Definisce l’empatia in termini funzionali cioè come la scintilla che fa scaturire la preoccupazione umana per gli altri.
• Provare empatia non significa sperimentare esattamente quello che l’altro vive, ma comprendere e condividere in modo vicario l’emozione che prova.
Lo sviluppo dell’empatia • Non è una caratteristica della sola specie umana • Darwin sosteneva che l’abilità empatica segue uno sviluppo filogenetico e ciò significa che ha una funzione adattiva per la specie
L’empatia aumenta al crescere: • Familiarità con l’altro • Similarità tra sé e l’altro • Esperienza passata rispetto al fatto che evento possa ingenerare distress • Insegnamenti ricevuti • Rilevanza dei segnali percepiti
• L’empatia è l’attivazione di processi psicologi che fanno sì che una persona abbia sentimenti che sono più congruenti con la situazione di un’altra persona piuttosto che con la propria” (Hoffman, 2000)
Percezione di uno stato emotivo di chi si ha di fronte e che suscitano nel soggetto una risposta affettiva più appropriata alla situazione in cui si trova l’altro che alla propria Esempio: un bambino felice si accorge di un suo compagno triste perché è escluso da un gioco, il primo bimbo si dispiacerà per l’amico o proverà rabbia per l’ingiustizia che questi ha subito.
L’empatia si manifesta • Sin dai primi giorni Nelle primissime manifestazioni è la dimensione affettiva ad avere ruolo maggiore mentre la dimensione cognitiva è ancora assente. • Es. pianto reattivo neonatale, i neonati reagiscono autonomamente al pianto di altri bambini piangendo a loro volta. Con la crescita anche la componente cognitiva si compenetrerà in quella affettiva permettendo forme più evolute di empatia.
• Per Hoffman oltre alla componente affettiva e cognitiva vi è anche una componente motivazionale che permette di prestare aiuto. • L’aiuto porta al soggetto uno stato di benessere mentre la scelta di non confortare porterebbe un senso di colpa.
HOFFMAN (2001) • 5 FORME DELDEL SENTIMENTO EMPATICO 1 -DISTRESS EMPATICO GLOGALE : contagio emotivo-reazione emotiva automaticae involontaria 2 -DISTRESS EMPATICO EGOCENTRICO: primo anno di vita, acquisizione distinzione tra sé e l’altro, mimano l’emozione dell’altro e mettono in atto comportamenti che potrebbero apparire tentativi di aiuto.
3 -DISTRESS EMPATICO QUASI-EGOCENTRICO: secondo anno di vita, comportamenti tesi a confortare l’altro. 4 -VERA EMPATIA: due anni comportamenti di aiuto adeguati ed efficaci 5 -DISTRESS EMPATICO OLTRE LA SITUAZIONE: 9 anni e si compie ai 13 anni.
Prosocialità e Genere Le bambine e le ragazze più inclini a mettere in atto comportamenti appartenenti a tale categorie maschi Stile autorevole_______comportamenti positivi
Comportamento antisociale • Comportamenti che violano le norme sociali e i diritti personali o di proprietà di altre persone • “sono da considerarsi antisociali quei comportamenti che infliggono un danno fisico o psicologico o una perdita o un danno di proprietà agli altri e che possono o meno rappresentare una violazione della legge” (Loeber, 1995)
• Comportamenti antisociali persistenti o temporanei • Le forme violente sono associate a disfunzioni nella sfera emotiva e a un basso QI verbale
Aggressività • Aggressività diretta e indiretta • Quella indiretta correlata a problemi di internalizzazione come l’ansia e depressione
Sapete se…. • L’aggressività è biologicamente determinata o si apprende? • Quali circostanze facilitano l’aggressività? • I media influenzano l’aggressività? • Si può ridurre l’aggressività?
La parola deriva dal termine aggredior, che può significare sia assalire sia andare verso, intraprendere. Spesso il termine aggressione viene usato per intendere comportamenti diversi: conflitto, competizione, coercizione, violenza e bullismo. Le numerose difficoltà di concettualizzare un definizione unitaria hanno stimolato Storr (1968) a definirla una parola valigia entro la quale si può mettere tutto.
L’aggressività La maggior parte degli studiosi definiscono l’aggressività come l’insieme di azioni dirette a colpire uno o più individui tale da provocare loro sofferenze di natura fisica e/o morale. Nel suo significato etimologico il termine “aggressività” ha in sé una molteplicità di significati che rispecchiano la complessità del fenomeno.
Diversi approcci teorici • • Psicoanalisi Etologia Comportamentismo Apprendimento sociale
. Gli esseri umani sono “naturalmente” buoni o cattivi? Freud (1929): L’aggressività permette di indirizzare l’energia distruttiva verso l’esterno consentendo all’energia vitale, espressione dell’istinto di autoconservazione, di prevalere
Approccio etologico I comportamenti aggressivi sono funzionali alla sopravvivenza individuale ed al mantenimento della specie Sia l’approccio freudiano che quello etologico considerano dunque l’aggressività come “naturale” ed inevitabile
Lorenz considera l’aggressività un istinto che esige una scarica periodica. Egli distingue tra aggressività interspecifica che si attua tra individui di specie diverse e aggressività intraspecifica, che si attua tra individui della stessa specie. Solo quest’ultima è considerata dall’autore vera aggressività. L’aggressività è ritenuta una disposizione comportamentale innata che ha origine dalla selezione naturale e che come altre disposizioni quali il prendersi cura dei piccoli, accresce le probabilità di sopravvivenza e la conservazione della specie.
L’approccio comportamentista Uno degli approcci descrittivi allo studio dell’aggressività considera l’aggressività come un istinto interno, stimolato da eventi esterni. L’ipotesi più nota è quella definita frustrazioneaggressività (Dollard, 1939) secondo la quale ogni evento frustante, ogni situazione che ostacola la tendenza dell’individuo a raggiungere un obiettivo, diventa origine di aggressività e provoca una sequenza comportamentale la cui risposta è un’offesa di solito rivolta verso l’oggetto ritenuto causa dell’impedimento.
I livelli di spiegazione del comportamento antisociale frustrazione aggressività Esempio: una bocciatura a un esame può indurre aggressività verso il professore o più probabilmente verso amici o familiari
L’intensità dell’aggressione varia con l’intensità della frustrazione e dipende dal grado con cui viene ostacolato il raggiungimento dell’obiettivo nonché dal numero di frustrazioni precedenti. E’ chiaro che non tutte le frustrazioni hanno come conseguenza l’aggressività e non tutti gli atti aggressivi sono il risultato di una frustrazione precedente.
Aspetti positivi: l’ipotesi frustrazione-aggressività prende decisamente le distanze da una concezione di aggressività come prodotto di un istinto innato Critiche: la frustrazione può indurre risposte diverse dall’aggressività (es. pianto), così come non sempre i comportamenti aggressivi sono causati da frustrazioni individuali (es. terrorismo) Rielaborazione di Berkowitz: • L’aggressività è solo una delle risposte possibili a un sentimento negativo; diventa dominante quando nella situazione sono presenti stimoli a cui la persona ha associato una connotazione aggressiva • Studio sull’ “effetto arma”: in presenza di uno stato d’animo negativo, la presenza di un’arma aumenta l’intensità della risposta aggressiva (Berkowitz e Le. Page, 1967)
Bandura All’interno della teoria comportamentista, Bandura propone un diverso approccio teorico all’aggressività: l’aggressività può essere prodotto della frustrazione solo se sin da bambini essa è stata appresa come risposta ad un aumento della tensione. La frustrazione è una facilitazione per il verificarsi del comportamento aggressivo ma non una condizione necessaria perché ciò avvenga. Si ipotizza che il comportamento aggressivo venga acquisito attraverso l’imitazione di modelli parentali, dei coetanei, della televisione.
Il comportamento aggressivo si sviluppa attraverso feedback sotto forma di gratificazioni e punizioni. Particolare importanza riveste l’ambiente sociale, infatti l’apprendimento avviene attraverso l’esercizio e l’imitazione ed in tutti e due i casi è una rete di rapporti interpersonali che seleziona i rinforzi e propone i modelli.
Disimpegno morale Bandura pone l’accento al processo di disimpegno morale, processo che mira a dissociare l’azione dalla propria valutazione morale rendendo così possibili e giustificati comportamenti che normalmente una persona non considera accettabili. Secondo questo processo, individuo, comportamento ed ambiente sono reciprocamente dipendenti. Maggiore è il disimpegno morale, minore è il senso di colpa e il bisogno di riparare al male causato dalla condotta lesiva. Es. un ragazzo potrebbe ritenere inaccettabile dire una bugia secondo i propri principi morali mentre per gli amici ammissibile influenzando cosi la sua condotta. Più alto è il disimpegno morale minore il senso di colpa provato e viceversa.
Bandura ha elaborato 8 processi capaci di disimpegnare il controllo interno dissociandolo dalla condotta immorale e cancellando le autocensure. Tali processi cognitivi, secondo Bandura, operano nelle manifestazioni violente le quali possono trovare forme di giustificazione che riducono l’autocensura morale senza minare l’autostima personale.
Meccanismi di disimpegno morale Giustificazione morale: “se lo è meritato: è un ladro” Etichettamento eufemistico “non l’ho picchiato, gli ho dato uno spintone” Confronto vantaggioso “gli ho dato solo uno spintone, mica un pugno” Diffusione di responsabilità “non sono stato solo io, hanno partecipato anche altri” Dislocamento di responsabilità “Marco mi ha detto di colpirlo” Distorsione delle conseguenze “non si è fatto niente” Disumanizzazione della vittima “E’inferiore a ma, potevo farlo” Attribuzione della colpa “E’ stato Luigi ad iniziare offendendomi” Ridefinizione della condotta riprovevole Ridefinizione della responsabilità personale Ridefinizione delle Conseguenze dell’azione riprovevole Ridefinizione del ruolo di vittima
L’imitazione P osserva un comportamento aggressivo di O Il comportamento di O porta a conseguenze desiderate Maggiore probabilità che P agisca come O in situazioni analoghe
Esperimento Bandura formò tre gruppi di bambini in età prescolare: - primo gruppo uno dei suoi collaboratori si mostrò aggressivo nei confronti di un pupazzo gonfiabile chiamato Bobo. L'adulto picchiava il pupazzo con un martello gridando: «Picchialo sul naso!» e «Pum pum!» . - secondo gruppo, quello di confronto, un altro collaboratore giocava con le costruzioni di legno senza manifestare alcun tipo di aggressività nei confronti di Bobo. - terzo gruppo, quello di controllo, era formato da bambini che giocavano da soli e liberamente, senza alcun adulto con funzione di modello. In una fase successiva i bambini venivano condotti in una stanza nella quale vi erano giochi neutri (peluche, modellini di camion) e giochi aggressivi (fucili, Bobo, una palla con una faccia dipinta legata ad una corda). Bandura poté verificare che i bambini che avevano osservato l'adulto picchiare Bobo manifestavano un'incidenza maggiore di comportamenti aggressivi, sia rispetto a quelli che avevano visto il modello pacifico sia rispetto a quelli che avevano giocato da soli.
Le forme dell’aggressività Berkowitz negli anni ‘ 70 ha distinto i comportamenti aggressivi che si accompagnano ad un’eccitazione motoria (come nel caso della rabbia o dolore) dalle aggressioni strumentali, attuate perseguire un fine diverso. Una differenziazione simile è stata effettuata da Feshbach (1964, 1970) nel distinguere l’aggressione accidentale ed intenzionale: accidentale Aggressività ostile intenzionale strumentale
Le tipologie di aggressività OSTILE Volontà a procurare un danno fisico o materiale, o un danno psicologico Mirato al raggiungimento di un STRUMENTALE obiettivo REATTIVA LUDICA Quando si restituisce una risposta violenta all’aggressione di un altro “giochi turbolenti”, bambini e ragazzi che condividono una finalità ludica nonostante siano presenti atti violenti
Intervento 1: QUALE È IL PROBLEMA? ? Osservazione Questionario RILEVAZIONE DEL BISOGNO PER COMPRENDERE BENE LA SITUAZIONE DAL PUNTO DI VISTA DI CHI VIVE IL PROBLEMA/DISAGIO 2: PROGRAMMARE INTERVENTO Considerare l’età dei soggetti, il contesto in cui sono inseriti Scegliere uno stimolo letterario, un’attività di gruppo, la visione di un film 3 -RESTITUZIONE Meglio stessa giornata al massimo giorno dopo Se dopo diverso tempo non funziona nello stesso modo Nella restituzione si parte dal racconto stimolando i soggetti a raccontare come loro hanno vissuto l’esperienza e come pensano l’abbiamo vissuta gli altri Questa fase è quella più interessante, il nucleo dell’intervento Annotare su griglie le risposte dei ragazzi 4 -PROPOSTE Far pensare e programmare delle possibili risoluzioni e insieme progettare l’attivazione dandosi i tempi per la verifica.