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. Această fotografie de Autor necunoscut este licențiat sub CC BY-SA-NC. I flussi migratori
Nella storia dell' uomo popoli e persone si sono sempre spostati alla ricerca di migliori condizioni di vita. Anche oggi, le condizioni di vita di gran parte della popolazione delle regioni meno sviluppate spingono molte persone a cercare fortuna nei Paesi piu ricchi. Infatti, oltre 200 milioni di persone, cioe il 3% della popolazione mondiale, emigrano da Africa, Asia, America Latina ed Europa orientale. I migranti si dirigono verso l' Unione Europea e verso l‘America del Nord. I piu importanti paesi di origine dei flussi migratori sono Cina, India e Filippine, quelli di destinazione sono USA, Russia, Germania e Arabia Saudita.
Compivano viaggi lunghisimi nelle stive o sui ponti delle navi. Tavolta in compagnia di familiari e parenti, tavolta da soli. I motivi che spingono una persona a emigrare sono legati alla sua storia individuale. Generalmente si emigra per sfuggire a una situazione di estrema poverta, di guerra e disastri naturali, di persecuzione politiche, etniche o religiose e per migliorare la propria condione personale. Molte persone abbandonano in modo definitivo il propio Paese portando con sé la propria famigla, ma si sta sempre piu diffondendo la migrazione temporanea.
Le conseguenze del fenomeno migratorio: un bilancio Paesi di provenienza Benefici: rimesse Svantaggi: perdita di forza lavoro Paesi di accoglienza Benefici: apporto di forza lavoro freno al processo di invecchiamento della popolazione Svantaggi: integrazione non sempre facile
Le diverse tipologie di migranti Al di fuori delle statistiche ufficiali di coloro che entrano in uno Stato in modo legale, vi sono grandi masse di immigrati clandestini che sfuggono al controllo delle istituzioni. Spesso coloro che scelgono di entrare clandestinamente si affidano a organizzazioni criminali che, in cambio di denaro, impongono viaggi in condizioni di pericolo, ai quali molti non sopravvivono. Si stima che gli immigrati illegali nel modo siano oltre 30 milioni di persone. Tra i migranti , oltre a quanti si muovono alla ricerca di un lavoro, vi sono una particolare categoria che in Italia prende il nome di rifugiati. Si tratta di coloro che sono costretti a spostarsi a causa di guerre e calamita naturali. Această fotografie de Autor necunoscut este licențiat sub CC BY-NC-ND.
Il lungo viaggio, Leonardo Sciascia: … “Scesero nella barca leggeri, ridendo e canticchiando; e uno si mise a cantare a gola aperta, appena la barca si mosse. E dunque non avete capito niente? - si arrabbiò il signor Melfa. - E dunque mi volete fare passare il guaio? . . . Appena vi avrò lasciati a terra potete correre dal primo sbirro che incontrate, e farvi rimpatriare con la prima corsa: io me ne fotto, ognuno è libero di ammazzarsi come vuole. . . E poi, sono stato ai patti: qui c’è l’America, il dovere mio di buttarvici l’ho assolto. . . Ma datemi il tempo di tornare a bordo, Cristo di Dio! Gli diedero più del tempo di tornare a bordo: che rimasero seduti sulla fresca sabbia, indecisi, senza saper che fare, benedicendo e maledicendo la notte: la cui protezione, mentre stavano fermi sulla spiaggia, si sarebbe mutata in terribile agguato se avessero osato allontanarsene”.
Uno sguardo alla situazione dell’Italia
Attualmente l’Italia è anche meta di immigrazione, permanendo tuttavia anche nell’elenco dei paesi dai quali la gente emigra. L'immigrazione in Italia è un fenomeno relativamente recente ed ha cominciato a raggiungere dimensioni significative all'incirca a partire dagli anni settanta del Novecento. I primi gruppi di stranieri nel paese sono costituiti da sfollati ed ex prigionieri oppure profughi della diaspora ebraica in viaggio verso la Palestina o gli Stati Uniti. A questi si aggiungono gruppi di civili che lasciano regioni rimaste sotto il controllo italiano per brevi o lunghi periodi: i profughi provenienti dall’Istria e dalla Dalmazia e coloro che abbandonano le zone coloniali africane e greche. Si tratta di studenti, lavoratori e lavoratrici provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia, le ex colonie italiane, oppure da altri paesi dell’Africa settentrionale. Analizzando i Paesi di provenienza dei cittadini stranieri regolarmente residenti, si nota come negli ultimi anni ci sia stato un deciso incremento dei flussi provenienti dall‘Europa orientale, che hanno superato quelli relativi ai paesi del Nordafrica, molto forti fino agli anni novanta. Ciò ha portato al rapido incremento delle comunità rumena, moldava, bulgara e polacca in Italia. Altre comunità in crescita sono quella cinese e latinoamericana. Al 1º gennaio 2016, poco più del 30% dei residenti stranieri sono cittadini di un Paese dell'U. E. , e oltre il 50% sono cittadini di un Paese europeo. I cittadini di Stati africani sono circa il 20% del totale, così come i cittadini di Stati asiatici.
Per quanto riguarda l’emigrazione, nel 2016 sono stati 114. 512 gli italiani che si sono trasferiti all’estero. Erano 84. 560 nel 2015, 73. 415 nel 2014, e solo 37. 129 nel 2009. Chi se ne va? In gran parte sono i giovani tra i 25 e i 34 anni, che componevano nel 2015 più del 45% del totale degli emigranti. Tuttavia dal 2011 sono cresciuti più di tutti i giovanissimi, tra i 20 e i 24 anni, +225%. ; infine, dato ancor più sorprendente, c’è un piccolo picco, +109, 6%, anche tra i 50 -54 enni. La crescita dell’esodo di italiani in generale non trascura nessuna età.
Il fenomeno dell’emigrazione italiana nella storia Argentina Brasile Usa Europa 1910 -1911 -1912 dati statistici Archivio storico del Comune di Genova
L’Italia è stata protagonista dei più grandi flussi migratori della storia tra Ottocento e Novecento. Nell’Ottocento l’arretratezza agricola spinse migliaia di lavoratori in situazioni temporanee ad abbandonare il paese per andare alla ricerca di una vita e un futuro migliore.
Il lungo viaggio, Leonardo Sciascia: … “Avevano venduto tutto quello che avevano da vendere, per racimolarle: la casa terragna il mulo l’asino le provviste dell’annata il canterano le coltri. I più furbi avevano fatto ricorso agli usurai, con la segreta intenzione di fregarli; una volta almeno, dopo anni che ne subivano angaria: e ne aveva soddisfazione, al pensiero della faccia che avrebbero fatta nell’apprendere la notizia. “Vieni a cercarmi in America, sanguisuga: magari ti ridò i tuoi soldi, ma senza interesse, se ti riesce di trovarmi”. Il sogno dell’America traboccava di dollari: non più, il denaro, custodito nel logoro portafogli o nascosto tra la camicia e la pelle, ma cacciato con noncuranza nelle tasche dei pantaloni, tirato fuori a manciate: come avevano visto fare ai loro parenti, che erano partiti morti di fame, magri e cotti dal sole; e dopo venti o trent’anni tornavano, ma per una breve vacanza, con la faccia piena e rosea che faceva bel contrasto coi capelli candidi”.
Quando? L’emigrazione Italiana ha iniziato a svilupparsi dopo l’unità, quando circa 11 milioni di Italiani si avventurarono oltreoceano lasciando l’Italia e dirigendosi verso altri paesi. Essa si realizzò in quattro fasi: -La prima fase (1876 -1900 )avvenne in seguito alla grande crisi agraria degli anni Settanta, interessò più di 5 milioni di persone e fu in gran parte individuale e maschile. -La seconda fase (1900 -1914) coincise con lo sviluppo industriale con il conseguente abbandono delle campagne. Questi due periodi rientrano nel fenomeno noto come Grande Emigrazione. -Nella terza fase, tra le due guerre mondiali , si registrò un rallentamento dei flussi migratori dovuto sia alle misure restrittive prese dai paesi ospiti, sia alla politica antimigratoria del fascismo. -la quarta fase (1946 -1970) fu caratterizzata da una forte emigrazione interna verso i centri industriali del Nord Italia e del Nord Europa, investiti dal boom economico. Questa fase è conosciuta con il nome di Migrazione Europea Infine vi è un’ulteriore ondata migratoria destinata all'espatrio, cominciata all'inizio del XXI secolo, conosciuta come Nuova Emigrazione. Le cause di quest’ultima sono da rintracciare nella disoccupazione, nella sottooccupazione, nelle disuguaglianze crescenti e nell’impoverimento diffuso, anche tra coloro che un lavoro ce l’hanno; ad emigrare sono sia i giovani che i meno giovani (per quanto in numero inferiore rispetto ai primi), proprio come accadeva alcuni decenni fa.
Chi? L'emigrazione Italiana in un primo momento interessò prevalentemente l'Italia settentrionale: il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia ed il Piemonte, a partire dal 1876. Successivamente, l’emigrazione si spostò nell’Italia meridionale, con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia.
Dove? Tra il 1861 e la Prima guerra mondiale, durante la grande migrazione, lasciarono l'Italia 9 milioni di abitanti, che si diressero principalmente in America del Sud e in America del Nord (in particolare Argentina, Stati Uniti d'America e Brasile, paesi con grandi estensioni di terre non sfruttate e quindi con necessità di manodopera) e in Europa, in particolare in Francia. A partire dalla fine del XIX secolo vi fu anche una consistente emigrazione verso l'Africa, che riguardò principalmente l'Egitto, la Tunisia ed il Marocco, ma che nel secolo XX interessò pure l'Unione Sudafricana e le colonie italiane della Libia e dell'Eritrea.
IL VIAGGIO L’AMERICA LATINA: Brasile, Argentina I viaggi erano molto lunghi ed estremamente difficili per tutti i migranti. L’affollamento in spazi ristretti creava ambienti malsani che erano adatti a diffondere le malattie. Nel 1888 sul piroscafo “Matteo Bruzzo”, partito da Genova per il Brasile, morirono 18 emigranti per mancanza di viveri; altri 27 morirono per asfissia nel 1889 sul “Frisca”. Nello stesso anno, un giovane medico, Teodoro Ansermini, che prestava servizio sulla nave “Giava”, in viaggio per Buenos Aires, rilevò l’assenza di pulizia, l’affollamento dei malati in uno spazio troppo ristretto, la mancanza di acqua e aria. Durante la navigazione, vi furono ammalati di tifo, di vaiolo, di difterite. Una commissione nominata dal ministero della Marina trovò vere solo in minima parte le accuse del medico e ne censurò il comportamento. Ma proprio nel 1889, con la sua opera “Sull’oceano” Edmondo De Amicis portò anche questo problema all’attenzione della più vasta opinione pubblica.
Sull’Oceano, Edomondo De Amicis: …“Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell’asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d’ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materassi e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto tra le labbra. […] E tutta questa miseria è italiana! - pensavo ritornando a poppa. E ogni piroscafo che parte da Genova n’è pieno, e ne partono da Napoli, da Messina, da Venezia, da Marsiglia, ogni settimana, tutto l’anno, da decine d’anni! E ancora si potevan chiamare fortunati, per il viaggio almeno, quegli emigranti del Galileo, in confronto ai tanti altri che, negli anni andati, per mancanza di posti in stiva, erano stati accampati come bestie sopra coperta, dove avevan vissuto per settimane inzuppati d’acqua e patito un freddo di morte; e gli altri moltissimi che avevan rischiato di crepar di fame e di sete in bastimenti sprovvisti di tutto, o di morir avvelenati dal merluzzo avariato o dall’acqua corrotta. E n’erano morti. E pensavo ai molti altri che, imbarcati per l’America da agenzie infami, erano stati sbarcati a tradimento in un porto d’Europa, dove avevan dovuto tender la mano per le vie; o avendo pagato per viaggiare in un piroscafo, erano stati cacciati in un legno a vela, e tenuti in mare”.
L’ARRIVO Una volta arrivati in Sud America gli immigrati erano così ospitati: Ø in Argentina esistevano le “case d’ immigrazione”, che erano dei grandi barconi di legno dove si distribuiva cibo, si offrivano cure mediche e la possibilità di dormire in piccole stanze, dove gli uomini erano separati dalle donne. Ø in Brasile le condizioni erano peggiori. La scarsità di igiene negli ospedali di Santos e San Paolo, dove gli immigrati venivano inizialmente alloggiati, favoriva ogni sorta di epidemie. Solo a fine Ottocento la situazione volse verso un netto miglioramento.
Condizioni di vita in Argentina • L’emigrazione verso questo paese si sviluppò maggiormente grazie ad alcune leggi che promuovevano l’arrivo di emigranti. Ad esempio, nel 1870, un provvedimento governativo concedeva gratuitamente dei terreni alle giovani coppie di agricoltori, in cambio dovevano coltivarlo e costruire una abitazione. • Nel 1895, sebbene la maggior parte della popolazione fosse povera, gli italiani occupavano le posizioni migliori: 80% erano commercianti il 70 % impiegati. • Nel 1910, il presidente della repubblica Argentina, fece approvare una legge secondo cui ogni immigrato diventava cittadino Argentino di pieno diritto. • A Buenos Aires sorsero dei veri e propri quartieri italiani, poiché quella italiana era una delle comunità più attive ed organizzate, grazie anche alle autorità ecclesiastiche.
Condizioni di vita in Brasile • • • Nel 1851, con l’abolizione della tratta degli schiavi , i grandi proprietari terrieri dovettero rintegrare le riserve di manodopera e offrirono agli emigrati condizioni particolarmente favorevoli. Ai capofamiglia veniva pagato il viaggio e venivano assegnati dei lotti di terreno da 20 -60 ettari. Gli immigrati si impegnavano a disboscare il terreno ricevuto entro 6 mesi dall’arrivo e a costruire una casa. Una volta disboscata l’area veniva coltivata: nelle zone meridionali con mais frumento e viti, in quelle settentrionali canna da zucchero e caffè. Molti coloni arrotondavano gli scarsi proventi agricoli prestandosi nella costruzione di infrastrutture e ferrovie. Nonostante l’integrazione, le condizioni dei coloni erano difficili, gli insediamenti erano tra loro molto lontani e ciò non favoriva il commercio. Le comunità rurali erano spesso completamente isolate e l’unico legame, laddove era presente, era garantito dalla Chiesa.
L’AUSTRALIA
Quando sono avvenute le immigrazioni in Australia? A partire dalla metà dell’Ottocento alcune famiglie italiane si stanziarono insieme ad altre popolazioni in Australia: una prima ondata migratoria si registra a partire dal 1850.
Perché gli italiani migrarono in Australia? Innanzitutto migrarono alla ricerca di condizioni di vita migliori: cercavano un lavoro, la possibilità di mantenere una famiglia e… l’ORO che fu scoperto nel Nuovo Galles del Sud e nella zona centrale del Victoria nel 1851, attirando migliaia di giovani uomini.
Condizioni di vita in Australia all’arrivo degli italiani Una volta scesi dai piroscafi gli immigrati venivano sottoposti a dei controlli sanitari e d’identità. Molti però durante il viaggio si ammalavano e quindi erano costretti a tornare in Italia.
I primi italiani immigrati in Australia, dopo la metà del 1800, erano principalmente missionari, musicisti e artisti provenienti dalle regioni del nord e si insediarono soprattutto intorno alla città di Melbourne. Al primo censimento del 1881 risultavano quasi 2. 000 cittadini italiani residenti in Australia, concentrati nel Nuovo Galles del Sud e nello Stato di Victoria, la maggior parte di questi erano minatori o taglialegna. Nel censimento australiano del 1911 si contavano quasi 7. 000 cittadini nati in Italia, molti dei quali attratti anche dalla Corsa all'oro vittoriana. Il numero di italiani immigrati si fece più consistente dopo il 1920, tantoché il censimento del 1921 registrava più di 8. 000 residenti di nazionalità italiana e nel periodo compreso tra il 1922 e il 1930 si contarono circa 30. 000 nuovi arrivi dall'Italia. L'immigrazione si ridusse notevolmente durante la seconda guerra mondiale, periodo durante il quale, gli italiani d'Australia subirono grosse discriminazioni e molti di loro vennero addirittura internati in campi di detenzione per quelli che erano considerati nemici di guerra, come italiani e tedeschi. In questi campi venivano impiegati soprattutto come contadini o come fattori. Finita la guerra, l'immigrazione italiana in Australia riprese in modo ancor più massiccio rispetto al passato.
Pregiudizi australiani sugli italiani Molti Australiani avevano pregiudizi verso gli Italiani per le loro origini umili, caratteristiche e modo di vivere.
In particolare, ad essere bersaglio di atteggiamenti xenofobi furono i contadini veneti stanziati nel Nuovo Galles del Sud. Nel marzo 1934, un giornale locale scriveva infatti: «In certe proprietà tenute da stranieri ci sono degli accampamenti che sono una vergogna per l’Australia. In una proprietà non meno di una dozzina di uomini si sono accampati in una baracca dissestata» . Inoltre sempre nel 1934, a Kalgoorlie, cittadina mineraria a est di Perth, la morte di un avventore locale in un bar italiano scatenò un pogrom durato ben tre giorni. L’odio dei minatori locali contro i colleghi dalla pelle non bianca ma oliva, ritenuti colpevoli di tutto, dalla morte del loro compagno alle condizioni di lavoro, si concretizzò in un bilancio devastante: tre morti, decine di feriti (alcuni anche gravi) e centinaia tra case, baracche ed esercizi commerciali saccheggiati, incendiati e rasi al suolo.
L’America! • La maggior parte della popolazione viaggiava verso il Nord America, affamata di manodopera, a partire però non erano i poveri braccianti, ma i piccoli proprietari terrieri, non molto ricchi, ma che con le loro rimesse compravano le case in patria. • Chi emigrava doveva imbarcarsi da due porti principali, quello di Genova e di Napoli al sud; come imbarcazioni usavano i piroscafi.
I piroscafi potevano ospitare 17000 persone il 3° classe e 5000 in 1° classe. I passeggeri di 1° classe erano privilegiati, avevano i migliori comfort anche perché pagavano di più poiché erano ricchi borghesi; invece i passeggeri della 3° erano trattati come animali, infatti avevano un bagno ogni 100 persone e siccome le condizioni igieniche erano precarie e dato che il viaggio durava anche un mese molto spesso i passeggieri si ammalavano e morivano.
Gli italiani che emigravano in America sbarcavano ad Ellis Island, una piccola isola nella laguna di New York, tuttora visitabile. Quest’isola era considerata il punto di arrivo, e qui ai passeggieri venivano fatti i controlli, sia tipo fisico (malattie e malformazioni), che di tipo psichico (pazzia…), per poterli ammettere in questo nuovo Stato.
Quest’ isola per molti significava la realizzazione di un sogno, al contrario per altri poteva essere fonte di amara delusione: infatti se non passavano i controlli dovevano ritornare al loro paese di origine.
La vita nel paese di arrivo • La maggior parte degli italiani che migravano, sperava di fare fortuna con lavori umili, ma non sempre era così, infatti sebbene venissero pagati più rispetto a quanto guadagnavano in Italia, erano comunque sfruttati e costretti a fare lavori molto faticosi, come lastricare le strade e creare ferrovie. Gli italiani vivevano tutti insieme in quartieri nei quali potevano mantenere le loro usanze e potevano usare la loro lingua, creando dei e propri ghetti come Little Italy.
In una lettera scritta da un emigrante alla madre sul finire del XIX si legge: «Sono venuto in America perché mi avevano detto che le strade erano lastricate d'oro. Quando sono arrivato ho visto che le strade non erano lastricate. Di più, ho scoperto che ero io che dovevo lastricarle» .
Inizia la discriminazione verso gli italiani Siccome in quegli anni in America arrivavano i mafiosi italiani, anche le altre persone oneste, come i braccianti, venivano considerate disoneste e pericolose; inoltre, non essendo la loro carnagione particolarmente chiara ma neppura nera, erano chiamati «pelle di oliva» e ritenuti di “razza” inferiore. Ciò accadeva non solo ai tempi della Grande Emigrazione ma anche più recentemente, infatti nel 1973, il presidente degli USA Richard Nixon disse : «Non sono come noi, la differenza sta nell’ odore diverso, nell’ aspetto diverso, il guaio è che non si riesce a trovane uno che sia onesto» .
“Si suppone che l’italiano sia un grande criminale. E’ un grande criminale. L’Italia è prima in Europa con i suoi crimini violenti (…). Il criminale italiano è una persona tesa, eccitabile, è di temperamento agitato quando è sobrio e ubriaco furioso dopo un paio di bicchieri. Quando è ubriaco arriva lo stiletto (…). Di regola, i criminali italiani non sono ladri o rapinatori, sono accoltellatori e assassini”. New York Times, USA 14 maggio 1909
New York Times, USA, 14 ottobre 1906 Reportage sui robivecchi italiani “ In celle oscure sotto le strade dove i raggi del sole divino si rifiutano di entrare, questi figli delle montagne d’immondizia siedono e selezionano i relitti della vita (…). Lo sporco che li circonda, l’odore di muffa delle loro abitazioni umide, è per loro piacevole e fa la loro felicità, come fossero in un appartamento lussuoso”
E per quanti riuscirono a fare fortuna, la loro Italy divenne meta di vacanza… Da Italy, Giovanni Pascoli, 1904: «Ioe, bona cianza!. . . » «Ghita, state bene!. . . «Good bye» . «L'avete presa la ticchetta? » «Oh yes» . «Che barco? » «Il Prinzessin Irene» . L'un dopo l'altro dava a Ioe la stretta lunga di mano. «Salutate il tale» . «Yes, servirò» . «Come partite in fretta!» Scendean le donne in zoccoli le scale per veder Ghita. Sopra il suo cappello c'era una fifa con aperte l'ale. «Se vedete il mi' babbo. . . il mi' fratello. . . il mi' cognato. . . » «Oh yes» . «Un bel passaggio vi tocca, o Ghita. Il tempo è fermo al bello» . «Oh yes» . Facea pur bello! Ogni villaggio ridea nel sole sopra le colline. Sfiorian le rose da' rosai di maggio. Sweet sweet. . . era un sussurro senza fine nel cielo azzurro. Rosea, bionda, e mesta, Molly era in mezzo ai bimbi e alle bambine. Il nonno, solo, in là volgea la testa bianca. Sonava intorno mezzodì. Chiedeano i bimbi con vocìo di festa: «Tornerai, Molly? » Rispondeva: - Sì! -
Le ondate migratorie verso Nord-Europa
l Mentre a tra Ottocento e Novecento si raggiungevano le Americhe con i bastimenti, a partrire dagli anni quaranta del Novecento si riscontra un massiccio esodo, in treno, verso il Nord Europa, soprattutto verso le miniere dei vari paesi europei. Questa nuova ondata migratoria è determinata dalla grave condizione dell'economia italiana, dalla carenza in Italia di materie prime. Molti emigrati trovarono la morte nelle miniere del Bois du Cazier a Marcinelle, in Belgio, schiacciati dal ghiacciaio di Allalin ai cantieri di Mattmark, o cadendo in altri incidenti sul lavoro.
Dove? Gli Italiani si stabilirono in alcune zone dei paesi Nord-Europei, quali: Francia, Germania, Svizzera Regno Unito e Belgio.
Francia Dalla metà dell'Ottocento l'immigrazione italiana in Francia divenne un fenomeno di massa e il numero degli italiani residenti in Francia crebbe fino al 1881. A fine Ottocento tuttavia il fenomeno conobbe una battuta d’arresto anche a causa dell'ingresso dell'Italia nella Triplice Alleanza, per poi riprendere all’inizio del Novecento, quando la comunità italiana divenne la prima comunità straniera residente nel paese. Fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, l'emigrazione italiana in Francia fu prevalentemente di tipo economico. Con l'avvento del Fascismo in Italia, all'emigrazione di tipo economico si aggiunse anche quella di tipo politico: infatti molti furono i politici italiani avversi a Mussolini che furono costretti a rifugiarsi in Francia. Al termine della Seconda Guerra Mondiale i flussi migratori dall'Italia ripresero nuovamente, ma furono molto meno consistenti.
Germania Le ondate migratorie verso la Germania iniziarono alla fine dell’Ottocento quando molti lavoratori Italiani si spostarono per svolgere i lavori più svariati che andavano dall’agricoltura all’industria. A partire dal 1937 molti italiani si trasferirono in Germania in base ad un accordo stipulato tra Hitler e Mussolini, per soddisfare la necessità di reperire manodopera a basso costo per le fabbriche tedesche, in cambio della fornitura di carbone all'Italia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, furono trasferiti in Germania circa 100. 000 lavoratori italiani. A partire dalla fine degli anni Quaranta ripresero i normali i flussi migratori e nel 1955 fu firmato un accordo tra l'Italia e la Repubblica Federale Tedesca per il collocamento della manodopera italiana nella Germania Ovest. Da allora si verificò un boom di flussi migratori verso il paese, che furono molto più numerosi di quelli che si erano verificati tra la fine XIX secolo e l'inizio del XX.
SVIZZERA Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’industria svizzera, nell’Europa distrutta, dispone di un intatto apparato produttivo. L’Italia all’opposto, con i suoi due milioni di disoccupati e le sue infrastrutture inutilizzate, si trova in una crisi economica. Al fine di allentare le tensioni sociali e politiche interne, da parte italiana si favorisce l’emigrazione in Svizzera. Nel 1948 viene stilato un primo Accordo sull’emigrazione di lavoratori italiani in Svizzera, con la Confederazione Elvetica. Inizialmente gran parte degli italiani proviene ancora dal nord e la massima quota degli stranieri in Svizzera è italiana, e copre il 49% della popolazione straniera del paese. La popolazione italiana sale costantemente fino al 1975. Più di due terzi dell’intera popolazione straniera in Svizzera provengono dall’Italia. Nel 1975 si raggiunge il punto più alto e vengono registrati 573. 085 italiani.
Il 30 agosto del 1965 una parte importante del ghiacciaio dell'Allalin, pari a un fronte di 1 km e a un volume di 2 milioni di metri cubi tra ghiaccio e detriti, si staccò in blocco dal corpo principale e scivolò giù nel lago Mattmark quota 2. 100 metri, seppellendo sotto una coltre di ghiaccio spessa decine di metri un intero cantiere di operai. Morirono 88 lavoratori, di cui 56 salariati stagionali italiani (quasi tutti veneti o meridionali), che stavano ultimando la costruzione della diga di contenimento del lago. Al crollo di quel pezzo di ghiacciaio sopravvissero solo 5 persone.
Regno Unito Un considerevole numero di Italiani all’ inizio del Novecento emigrò nelle principali città del Regno Unito come Londra, Glasgow e Manchester. Gli italiani a spostarsi furono principalmente commercianti che cercarono di avviare delle attività di scambio merci di prodotti tipici o locali. Alcuni di essi non riuscendo a fare quello per cui erano venuti trovarono impiego nelle industrie inglesi che crescevano progressivamente
Belgio Il Belgio è stato meta di grandi migrazioni da parte degli italiani soprattutto dopo la Prima Guerra Mondiale. Infatti il Belgio iniziò a chiedere la mano d’opera a causa della diminuzione della popolazione dopo la guerra. I maggiori spostamenti furono da parte dei più giovani italiani che diventarono poi dei veri e propri minatori.
Attraverso il protocollo Italo-Belga, stipulato nel 1946 un Paese, l’Italia, trova una soluzione alla disoccupazione, e un altro, il Belgio, trova nuova manodopera per riprendere la produzione del carbone: 50000 operai vengono inviati dall’Italia per l’impiego nell’attività estrattiva in cambio di condizioni favorevoli nell’acquisto del carbone, necessario per il processo di ricostruzione di un Paese devastato dalla guerra. Nel 1956 un incendio nella miniera di Marcinelle uccise 262 persone delle 275 presenti, di cui 136 immigrati italiani.
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