1 3 5 DISABILIT 2 4 Scuola tradizionale
1 3 5 DISABILITÀ ? ? 2 4
Scuola tradizionale? Scuola digitale?
http: //www. treccani. it/enciclopedia/educazione_(Universo-del-Corpo)/(Franco Cambi, Percorsi educativi)
a livello individuale[1] • Per quanto attiene all'aspetto soggettivo o individuale dell'educazione, cioè al processo che fa di ogni soggetto un 'uomo', ovvero un soggetto che ha acquisito i caratteri completi della propria specie, è opportuno sottolineare che esso ingloba (in forma dialettica) almeno quattro percorsi: 1. la crescita biologica, 3. l'apprendimento, 2. l'inculturazione, 4. la formazione. http: //www. treccani. it/enciclopedia/educazione_(Universo-del-Corpo)/(Franco Cambi, Percorsi educativi)
a livello individuale[2] • La crescita biologica è relativa allo sviluppo dell'organismo e delle sue potenzialità; • costituisce la base di ogni processo educativo: un punto di partenza e un condizionamento in relazione all'azione educativa. • Essa riguarda sia il corpo sia la psiche, che maturano secondo loro ritmi e modalità (di cui ci informano la biologia umana, l'antropologia fisica, la medicina) e che devono essere attentamente studiati dalla pedagogia. http: //www. treccani. it/enciclopedia/educazione_(Universo-del-Corpo)/(Franco Cambi, Percorsi educativi)
a livello individuale[3] • L'inculturazione è un processo sociale volto all'assimilazione di comportamenti, credenze, pratiche di vita, che danno al soggetto una visione della società, del mondo e, al contempo, una precisa e determinata identità. • Tale processo avviene attraverso l'esempio e l'abitudine: si assorbono forme di vita presenti nell'ambiente in cui il soggetto cresce e si vengono a formare abiti mentali, strutture della personalità di base, modelli interiorizzati. http: //www. treccani. it/enciclopedia/educazione_(Universo-del-Corpo)/(Franco Cambi, Percorsi educativi)
a livello individuale[4] • Con l'apprendimento siamo al livello di assimilazione di saperi e di tecniche, di linguaggi specifici, di codici determinati, di pratiche formalizzate. • Si entra nel campo di un'educazione formale, definita e programmata, che si sviluppa nella scuola, la quale si organizza secondo proprie finalità; è un momento cruciale dell'educazione. • Nella scuola si apprendono saperi con tecniche, regole, lessici specifici, allenandosi sia a distinguerli sia a intrecciarli, secondo una serie di tappe che coinvolgono saperi sempre più specializzati e formalizzati. http: //www. treccani. it/enciclopedia/educazione_(Universo-del-Corpo)/(Franco Cambi, Percorsi educativi)
a livello individuale[] • La formazione si pone come punto di arrivo [quella che avviene nella scuola rappresenta un stadio in evoluzione] dell'inculturazione e dell'apprendimento. • Essa, in senso stretto, è la maturazione culturale e umana dell'individuo che si compie attraverso una sintesi organica […] dei saperi, delle tecniche ecc. , e un'assimilazione […] della cultura di un gruppo, di un popolo, di una società, rendendo così l'individuo […] un protagonista attivo e responsabile […]. • E ’ presente il principio secondo il quale ci si fa autenticamente e completamente uomini e donne solo quando la cultura e i saperi sono rivissuti e organizzati in una dimensione personale, che di questi rappresenta un'interpretazione e una sintesi attiva e vitale. http: //www. treccani. it/enciclopedia/educazione_(Universo-del-Corpo)/(Franco Cambi, Percorsi educativi)
Neuropedagogia Esiste una stretta relazione fra crescita biologica, inculturazione e apprendimento; “Dal momento in cui nasciamo siamo immersi in un mondo pieno di stimoli nuovi; suoni, immagini, sapori, stimoli tattili, volti: i nostri sensi ci aprono al mondo, a esperienze che, passo dopo passo, lasciano una traccia nell’intricata rete di trame nervose di cui è costituito il nostro cervello” (Oliverio A. , 2017, pag. 5).
Neuropedagogia Dapprima in modo spontaneo, in quanto nasciamo equipaggiati per riconoscere alcuni stimoli fondamentali: • la voce della mamma, ascoltata “nella pancia”; • un corpo umano e un oggetto in movimento piuttosto che fermi; Via via non basandosi più sull’istinto ma sull’esperienza che si viene maturando
Neuropedagogia Questo cambiamento dipende dalle modifiche avvengono nella struttura del cervello; sono modifiche “che dipendono da un programma genetico ma anche, e soprattutto, dalle esperienze, sia spontanee, sia indotte e modulate dagli adulti che lo circondano” (ibidem).
Neuropedagogia “sorridere, parlare, rispondere in modo appropriato al pianto di un bambino piccolo, confortarlo aiutarlo a raggiungere un oggetto o a camminare, raccontargli una semplice storia, rinforzare con l’approvazione le sue condotte e disincentivare quelle meno opportune, favorire le attività ludiche, sono i mattoni di base di una pedagogia strettamente intrecciata con la maturazione della mente e del cervello infantile, una neuropedagogia”. (ivi, pagg. 5 -6)
Neuropedagogia Lo sviluppo del cervello dipende, in gran parte, dalle esperienze sia positive che negative. L’educazione da forma al cervello; processo che avviene attraverso la plasticità neuronale: il cervello umano è in grado di produrre costantemente neuroni e connessioni in funzione dell’esperienza. Sono concetti che emergono nello sviluppo storico del pensiero filosofico e pedagogico (Dewey, Montessori, . . ) e che ora trovano conferma con le neuroscienze.
Neuropedagogia Quindi al centro della neuropedagogia vi è il principio della plasticità neuronale: il cervello modifica la sua struttura in base agli stimoli che provengono dall’ambiente; in alcune zone ciò comporta una produzione di nuovi neuroni anche in età adulta e la plasticità comporta la nascita e/o la scomparsa di connessioni fra neuroni e la relativa ristrutturazione delle reti neuronali, in base all’esperienza.
a livello sociale[1] • L'educazione è connotata a livello sociale da un insieme di istituzioni che ne gestiscono i processi e ne controllano la continuità storica, • si fanno depositari delle pratiche e dei saperi che regolano gli interventi rivolti all'apprendimento e alla formazione, in funzione della riproduzione di una società nel suo complesso, con le sue pratiche, i suoi saperi, le sue ideologie. • L'aspetto sociale e istituzionale dell'educazione è un po' la faccia complementare rispetto alla visione individuale dell'educazione. http: //www. treccani. it/enciclopedia/educazione_(Universo-del-Corpo)/(Franco Cambi, Percorsi educativi)
a livello sociale[2] • Nelle diverse istituzioni i soggetti si conformano a valori e a regole, acquisiscono abitudini e mentalità, socializzano anche attraverso l'appropriazione di visioni del mondo e di ideologie. • Tale conformazione avviene per rispondere ai bisogni della società, in particolare alla riproduzione della sua organizzazione e dei valori cui si ispira. http: //www. treccani. it/enciclopedia/educazione_(Universo-del-Corpo)/(Franco Cambi, Percorsi educativi)
a livello sociale[] Diversi autori contestano queste “prassi”; fra questi I. Illich e René Schérer
la SCUOLA “trasmettendo”, ricomponendo e ricombinando i saperi nella cultura personale, aiutando il percorso di ricerca personale di senso nella vita e la costruzione dell’identità personale, anche attraverso interazioni e scambio con gli altri facilita la formazione futura dei giovani http: //www. sitsatestrie. org/ Rivoltella
allora sia così che così comunque
la SCUOLA “trasmettendo”, ricomponendo e ricombinando i saperi nella cultura personale, aiutando il percorso di ricerca personale di senso nella vita e la costruzione dell’identità personale, anche attraverso interazioni e scambio con gli altri facilita la formazione futura dei giovani http: //www. sitsatestrie. org/
scuola tradizionale vs digitale (? ) falsa contrapposizione La scuola è scuola !!
Nativi digitali? Immigrati digitali?
nativi digitali • Si afferma che siano i giovani nati nell’era digitale; essi acquisiscono “naturalmente” la madrelingua del digitale; sono tali non solamente perché sono immersi nel digitale dalla nascita, ma perché hanno una capacità di utilizzare intuitivamente, nativamente, il linguaggio digitale
immigrati digitali • Si afferma che siano coloro che nascono prima del digitale e non acquisiscono “naturalmente” la madrelingua del digitale; si impadroniscono del digitale, imparano ad utilizzarlo ma non si rivolgono ad esso naturalmente.
storia dei n. d. Queste analisi sono state messe in discussione; si può storicizzare nel seguente modo: • 1° fase: nativi digitali ≠ immigrati digitali; • 2° fase: i nativi digitali non sono differenti dagli immigrati digitali; è solamente una classificazione per indicare coloro che sono nati dopo il digitale e coloro che sono nati prima; • 3° fase: si sta studiando scientificamente, attraverso sperimentazioni, quali possano essere gli effetti positivi e negativi delle tecnologie sui "nativi anagrafici". retorica dei nativi digitali
Didattica digitale? Si/No
didattica digitale!!? ? • “La didattica si preoccupa essenzialmente di prospettare, allestire, gestire ‘ambienti di apprendimento’ vale a dire particolari contesti che vengono corredati di specifici dispositivi ritenuti atti a favorire processi acquisitivi”*. • La ricerca didattica individua tre ambiti fondamentali di riflessione per lo sviluppo dell’azione didattica: – organizzazione (progettazione) – valutazione – istruzione Calvani * Da sempre, non solo ora
didattica digitale!!? ? • l'ambito […] dell'organizzazione riguarda il lavoro preliminare [e in itinere], le attività di pianificazione ed allestimento dell'ambiente didattico stesso, tipiche della progettazione didattica (Instructional Design). • l'ambito di valutazione riguarda i criteri che si assumono sia in itinere, sia a livello terminale per valutare il processo/prodotto. • l'ambito dell'istruzione include le forme più note di organizzazione dello svolgimento didattico (quali la lezione frontale, l'organizzazione di gruppo ecc. ); esse si presentano con un set di strategie […] a cui si potrà fare ricorso a seconda dei casi. A quelle, per così dire "classiche", basate essenzialmente sull'insegnante, se ne è aggiunta una gamma, centrate sull'alunno“ (strategie attive) Calvani
lezione espositiva lezione anticipativa lezione narrativa approccio tutoriale istruzione programmata modellamento/pratica guidata problem solving problem based learning discussione socratica simulazione simbolica simulazione esperienziale role playing studio del caso apprendimento di gruppo peer tutoring collaborazione e cooperazione progetto, ricerca espressione libera, brain storming strategie
didattica digitale!!? ? • internamente ai tre ambiti sopra delineati (organizzazione/progettazione, valutazione, istruzione (strategie)) è possibile operare con tecnologie digitali oppure no; • quindi quando si parla di “didattica digitale”, “nuovi modelli didattici digitali” si identifica un qualcosa di nuovo o solamente una ricombinazione di strategie già consolidate e con l’integrazione di tecnologie? • probabilmente non è corretto parlare di didattica digitale, ma di didattica con le tecnologie.
disabilità ? ? Come abbiamo già detto: • Gehlen* (1957) sostiene che l’uomo vive in un mondo artificiale che è fatto di oggetti, che egli stesso ha costruito per poter interagire con quello naturale che lo vede mancante di articolazioni vitali. • L’uomo, a differenza degli animali che riescono a vivere nel mondo organico (naturale) o per lo meno nel loro segmento di mondo, è manchevole di autosufficienza, allora deve ricorrere alla realizzazione di artefatti che possano aiutarlo in questo. Ne deriva che la possibilità di sopravvivenza dell’uomo è data dalla sua capacità di capire quali siano le sue esigenze e soddisfarle con la progettazione e la realizzazione di questi oggetti. • In definitiva l’uomo, essere imperfetto, si emancipa dalla natura creando oggetti artificiali per sopravvivere alla stessa natura; crea uno strato, nature artificielle, che alimenta e nel quale vive. *Arnold Gehlen (Lipsia, 29 gennaio 1904 – Amburgo, 30 gennaio 1976) è stato un filosofo, antropologo e sociologo tedesco.
disabilità ? ? • Quindi l’uomo agisce per creare artefatti che possano permettergli di superare le proprie difficoltà di vivere nel mondo naturale e, quindi, di proiettarsi, attraverso le sue realizzazioni, nel secondo mondo, quello artificiale; • ma occorre evitare che la progettazione di dispositivi artificiali e la loro realizzazione vengano gestite da gruppi isolati che si arroghino questo diritto. • I problemi principali si riferiscono alla selezione dei bisogni che vengono soddisfatti e, conseguentemente, a quali standard vengono creati e se a essi tutti possano relazionarsi. • Il problema, che tali prassi possono genere, è quello di escludere categorie di esseri umani.
disabilità ? ? • Noi siamo abituati a rintracciare la disabilità nelle persone, senza pensare che invece la disabilità è nelle cose, nei dispositivi che sono stati progettati per categorie generali di persone senza curarsi di particolari bisogni (Simoneschi G. , 2011). • Però se concordiamo sul fatto che siamo tutti esseri manchevoli e che dobbiamo, per sopravvivere, trasferirci in un secondo mondo che costruiamo ben modellato sull’obiettivo di sanare le nostre difficoltà, allora anche le persone che definiamo disabili debbono poter vivere in questo mondo. • Non sono disabili o, per lo meno, sono disabili come tutti noi, solamente che gruppi sociali hanno progettato dispositivi adeguati per la gran parte di noi senza preoccuparsi delle esigenze di tutti/dei singoli.
disabilità ? ? • L’uomo è un “disabile” nella sua interazione con il mondo, ma l’uomo non vive in un mondo naturale ma in uno artificiale e, in questo, non esistono disabilità o abilità definibili a prescindere da relazioni con gli oggetti distribuiti nello stesso mondo artificiale. • Essendo stati creati questi oggetti dall’uomo, la disabilità o l’abilità esiste nelle caratteristiche di questi dispositivi. Si può parlare di esclusione sociale dovuta a carenze nella costruzione di dispositivi, carenze che derivano dall’aver avuto come riferimento la maggioranza delle persone, piuttosto che tutte le persone.
disabilità ? ? • Facendo riferimento a un non vedente e a un non udente si dovrebbe dire che entrambi sono persone che non possono esercitare delle funzioni; la prima non poter leggere un libro e la seconda non poter ascoltare la recita di una poesia. • Entrambi non possono sviluppare le funzioni di leggere e ascoltare perché lo standard prevede sistemi di lettura e di ascolto per abilità della maggioranza. • Anch’essi potrebbero esercitare queste abilità, solo se esistessero delle tecniche permettessero l’esplicitazione di queste loro abilità in quelle funzioni. • Siamo tutti disabili e lo saremmo, riguardo alla possibilità di vivere nell’ambiente naturale, se non agissimo per costruire quello artificiale realizzato, però, a misura della maggioranza.
disabilità ? ? • Tuttavia occorre evitare l’errore di generalizzare e non riconoscere una effettiva necessità delle tecnologie a fronte di un reale bisogno. • Le tecnologie sono strumenti materiali o immateriali progettati e realizzati dall’uomo per soddisfare propri bisogni. • E, seppur è accettabile l’analisi che dice che questi bisogni sono frutto di un prevalere di un gruppo di pressione su altri e che spesso si partoriscono degli strumenti che sono disabili, incapaci, cioè, di soddisfare i bisogni di tutti, tuttavia esistono parimenti delle “menomazioni” che richiedono tecnologie particolari che possano compensare quelle menomazioni.
In definitiva scuola digitale didattica digitale ? nativi digitali/immigrati digitali disabilità nelle persone scuola didattica campo di studio disabilità nelle cose
tuttavia • ripensando al significato individuale dell’educazione: crescita biologica, inculturazione, apprendimento, formazione, non possiamo non tener conto dello sviluppo delle tecnologie; • dobbiamo tener presente che il mondo attuale è simbiotico con le tecnologie e gli individui (quindi anche gli studenti) si “inculturano” in tale ambiente.
chiusura educativa • Però il docente non deve essere il buon samaritano degli studenti nel mondo dei media e limitarsi ad affermazioni del genere: • ma deve ricordarsi di essere un educatore che deve rispondere
chiusura educativa • all’esigenza di assicurare un apprendimento corretto che agisca ai fini di una formazione che tiene conto della crescita biologica e dell’inculturazione; è superfluo ricordare che inculturazione, apprendimento, formazione si riferiscono alla contemporaneità dove esistono le tecnologie.
chiusura educativa Tutto ciò richiede alla scuola, ai docenti e a coloro che la progettano a vari livelli, l’assunzione di un atteggiamento che: • riconosca il fatto culturale normale dell’esistenza delle tecnologie nella società e inviti a utilizzarle, non assegnando a ciò un significato di innovazione e di avanguardia educativa; • riconosca alle tecnologie uno spazio nelle attività di apprendimento in determinate situazioni e non in modo indistinto; • favorisca l’apertura verso il “mondo esterno” recuperando l’apprendimento informale che avviene nella società (lo studente è un assiduo frequentatore di questi spazi).
chiusura didattica Si afferma e si pensa che sia vero e giusto che: • con le tecnologie la didattica sia più efficace, coinvolgente e motivante; • l’informatica debba entrare nelle aule perché la scuola non può perdere il passo della società dell’informazione; • gli studenti nativi digitali (esistono? ? ) lo vogliono; • è indispensabile che gli studenti vengano formati alle tecnologie che serviranno loro nel mondo del lavoro.
chiusura didattica • ”La ricerca evidenzia come l'introduzione delle tecnologie digitali non garantisca di per sé un innalzamento dei risultati e, anzi, come questa spesso sollevi più problemi di quanti ne risolva”[1]. • “L’impatto delle tecnologie educative è di per sé limitato, se non è messo al servizio di una didattica nuova”[2]. [!!!!!, nuova o solo didattica? ? !!] [1] G. Bonaiuti , A. Calvani , L. Menichetti , G. Vivanet, Le tecnologie educative, Carocci Editore, 2017 [2] A. Mangiatordi, Didattica senza barriere. Universal Design, tecnologie e risorse sostenibili, Edizioni ETS
chiusura didattica – le tecnologie possono servire, oppure no; non occorre necessariamente utilizzarle; non garantiscono sempre e comunque un successo; possono facilitare ma possono introdurre elementi di instabilità; – no al loro uso in ogni luogo, in ogni tempo, e in qualunque modo.
chiusura didattica • Occorre rifuggire da termini estremamente perniciosi quali “innovazione”, “risolvere” “soddisfare”; • non esistono metodologie didattiche innovative, già pronte, rivolte ad alunni “normali” o “con disabilità”, che possano risolvere e soddisfare specifiche necessità legate all’insegnamento di una particolare disciplina, o al trattamento di particolari problematiche legate a una patologia. • Non esistono modelli “pronti all’uso”, ma la capacità dell’insegnante di mettere continuamente in discussione la propria attività di progettazione didattica alla luce di possibili proposte che si possono intravedere (se si possono intravedere!!) dalle tecnologie declinate sul versante educativo.
chiusura didattica • Si può affermare che occorre bene individuare le condizioni che possano permettere a una didattica, che sia aperta a tutti, di usare in modo proficuo le tecnologie come supporto. • La Progettazione Universale, in particolare in campo educativo, l’Universal Design for Learning, consiglia dei principi per l’integrazione delle varie tecnologie digitali favorendo forme di didattica che siano efficaci e inclusive.
quindi • le tecnologie non sono portatrici di nuovi modelli educativi o didattici; sono invece portatrici di – nuovi ambienti, – possibilità di nuove esperienze, – modalità personalizzate di condurre il proprio apprendimento Tuttavia esiste un approccio alle tecnologie che, probabilmente, le rivalutano qualora siano connesse al loro processo di costruzione di artefatti; tutto ciò rimanda al pensiero computazionale.
e • parafrasando Castells, quando scrive “Se non vi occuperete delle reti, in ogni caso saranno le reti ad occuparsi di voi” (Manuel Castells, 2007) • possiamo dire: “Se non ci occuperemo delle tecnologie, in ogni caso saranno le tecnologie da occuparsi di noi”; ci verranno addosso e, forse, saremo impreparati
In definitiva • Un "uso normale" ma universale e doveroso delle tecnologie
Alunni disabili, con DSA e altri BES: facciamo un po’ di ordine Nelle scuole capita spesso di sentire espressioni di questo tipo: non è certificato, è un BES, oppure non è un BES, è un alunno disabile, o ancora ha la certificazione DSA, non è un BES. Non pochi docenti, pur conoscendo le definizioni e le distinzioni introdotte con la Direttiva Ministeriale del 27/12/12, indicano spesso con l’acronimo BES solo quegli alunni che, pur manifestando un Bisogno Educativo Speciale (BES), non rientrano nelle misure previste dalla L. 104/92 sulla disabilità e dalla L. 170/10 sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). In realtà, però, anche gli alunni con certificazione o con diagnosi di DSA manifestano un Bisogno educativo Speciale, riconosciuto, però, in questo caso, anche da una legge dello stato. Occorre perciò fare un po’ di chiarezza sull’uso dei termini. LA DIRETTIVA MINISTERIALE – Gli alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione, per ragioni molteplici ed eterogenee, sono in costante aumento. La D. M. individua quest'area indicandola come svantaggio scolastico; essa ricomprende problematiche diverse e viene definita come area dei Bisogni Educativi Speciali (BES). Vi sono comprese tre grandi sotto-categorie: la disabilità; i disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici e lo svantaggio socioeconomico, linguistico o culturale. 1. Nella prima sottocategoria rientrano gli alunni con disabilità certificata ai sensi della L. 104/92. Solo in questo caso è prevista la presenza del docente di sostegno, per un numero di ore commisurato al bisogno. 2. La seconda sottocategoria riguarda i disturbi evolutivi specifici. La D. M. chiarisce che in essa rientrano non solo i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA), diagnosticati ai sensi della L. 170/10, ma anche i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, dell'attenzione e dell'iperattività (ADHD). Per gli alunni con DSA è obbligatorio il ricorso ad un Piano Didattico Personalizzato (PDP) e l’utilizzo di strumenti compensativi e di misure dispensative che possano garantire il successo scolastico degli allievi. 3. La terza sottocategoria, infine, riguarda gli altri BES, cioè quegli alunni con svantaggio socioeconomico, linguistico o culturale. In questo caso, pur non essendo in presenza di una problematica certificata o diagnosticata ai sensi di una norma primaria e specifica di riferimento, si rileva un bisogno educativo speciale, generalmente limitato nel tempo, dovuto a situazioni molteplici e contingenti, che sono causa di svantaggio e, pertanto, richiedono per un certo periodo una particolare attenzione educativa. Si tratta ad esempio degli alunni di recente immigrazione, che non hanno ancora appreso la lingua italiana, oppure di allievi che si trovano in una situazione sociale, economica o culturale difficile, che comporta disagi molteplici nel regolare percorso scolastico. Anche in questo caso, come previsto dalla nota ministeriale n. 2563/13 si può ricorrere alla compilazione di un PDP ed a misure compensative e dispensative, qualora il consiglio di classe lo ritenga necessario per un certo periodo di tempo. In questo caso non è un obbligo ma una decisione collegiale dei docenti. I Bisogni Educativi Speciali, dunque, possono essere molteplici e le misure previste nelle specificità delle situazioni sono riconducibili alle peculiari disposizioni normative. I BES, cioè, non sono solo gli altri BES. http: //www. disabili. com/scuola-a-istruzione/articoli-scuola-istruzione/alunni-disabili-con-dsa-e-altri-bes-facciamo-un-po-di-ordine
Ivan Illich[1] • Ivan Illich è stato uno scrittore, storico, pedagogista e filosofo austriaco. Personaggio di vasta cultura, viene citato spesso come teologo, linguista, per la sua vasta conoscenza di svariati idiomi, e storico. Wikipedia • Data di nascita: 4 settembre 1926, Vienna • Data di morte: 2 dicembre 2002, Brema
Ivan Illich[2] • In Descolarizzare la società (1971) – analisi avversa alla scolarizzazione istituzionale; – ciascuno deve gestire autonomamente il proprio percorso formativo; – la scuola non è un luogo generatore di apprendimento; – in essa si istruisce, ma istruire non corrisponde necessariamente ad apprendere.
Ivan Illich[3] • no alla scuola come unico luogo deputato all'istruzione, ma – valorizzazione della vita quotidiana, dove si apprende attraverso incidentalità, ma anche partecipazione, interessamento; • a tutti un’uguale possibilità d’istruzione è lodevole ed anche possibile, però non è raggiungibile attraverso una scolarizzazione obbligatoria che garantisce solamente una successione di diplomi.
Ivan Illich[4] • restituire allo studente l’autonomia nella scelta degli obiettivi personali di apprendimento e la possibilità di soddisfarli attraverso l’accesso a idonei servizi messi a disposizione della comunità; • propone un sistema che si articola in quattro servizi per gestire la formazione: 1. servizi per la consultazione di oggetti didattici, 2. centrali delle capacità, 3. assortimento degli eguali, 4. servizi per la consultazione di educatori.
Ivan Illich[5] • Prioritariamente, per Illich, un sistema didattico alternativo all’istituzione scolastica, dovrebbe mettere in relazione le persone, facilitare l’accesso alle risorse e l’incontro tra chi ha voglia di imparare e chi è in grado di insegnare.
Ivan Illich[6] servizi per la consultazione di oggetti didattici - in primo luogo occorre rendere accessibili a tutti i materiali per l’apprendimento. Tali risorse possono essere in parte conservate in biblioteche, agenzie di noleggio, laboratori e sale d'esposizione come i musei e i teatri; oppure adoperate quotidianamente nelle fabbriche, negli aeroporti o nelle fattorie, ma messe a disposizione degli studenti, siano essi apprendisti o frequentatori fuori orario
Ivan Illich[7] centrali delle capacità - permettono agli individui di esporre – le proprie capacità nel fare qualcosa e la disponibilità a insegnarle, – le condizioni che pongono per servire da modelli a chi vuole impararle, – gli indirizzi ai quali sia possibile reperirli. In questo modo acquisisce anche il diritto a ricevere a sua volta insegnamenti in altri campi.
Ivan Illich[8] assortimento degli eguali Le persone non imparano solo in modo autonomo o da chi già conosce o sa fare qualcosa; possono imparare anche insieme, unendo i propri sforzi e comunicandosi le esperienze. Bisognerà, quindi, facilitare l’incontro tra persone che hanno interessi comuni di ricerca, affinché possano studiare e fare pratica insieme. “Liberare le risorse critiche e creative della gente, restituendo ai singoli la possibilità di indire e tenere riunioni, possibilità che oggi è sempre più monopolizzata da istituzioni che pretendono di parlare in nome di tutti. ” (Illich)
Ivan Illich[9] • servizi per la consultazione di educatori in genere - professionisti, para-professionisti e liberi operatori, che potrebbero essere elencati in una guida con l'indirizzo, una descrizione fatta dagli stessi interessati e le condizioni per accedere ai loro servizi. Il loro ruolo sarà anche quello di orientare gli studenti nel loro percorso formativo e aiutarli a usare al meglio le reti per l’apprendimento.
Ivan Illich[10] • Secondo Illich, con questo sistema vengono salvaguardate due libertà fondamentali: – la libertà di apprendere, che è reale soltanto se il soggetto ha piena responsabilità del suo percorso di studio, – e la libertà di insegnare, che è legata al diritto fondamentale della libertà di parola e non può essere riconosciuta solo ad una categoria di persone selezionate dallo Stato.
René Schérer • Schérer (Tulle, 25 novembre 1922) è un filosofo francese. • Voce francese della "pedagogia della differenza" (una pedagogia sviluppatasi all'interno delle contestazioni del '68) è autore di una critica profonda all'educazione occidentale, definita come un'azione che manovra il bambino portandolo ad una castrazione. La pedagogia deve, per Schérer, tutelare i diritti, operare una liberazione della corporeità e della perversione del fanciullo, attraverso un atteggiamento formativo anticonformistico e sovversivo (Wikipedia).
René Schérer (Tulle, 1922) • Mottana, commentando il pensiero di Schérer, dice: • “La pedagogia, più precisamente la setta dei pedagogisti, ha approvato il dispositivo disciplinare che ha represso i desideri e le possibilità vitali dell’infanzia in cambio di una protezione, di una securizzazione, di un incapsulamento […], ne fa la figura in germe di una umanità asservita ai suoi ruoli prescritti e alienati fin dall’origine. La pedagogia moderna, sempre più strumento di assoggettamento, non reprime l’infanzia in quanto tale, sia ben chiaro, ne fa piuttosto un soggetto elettivo, custodito, curato ma inesorabilmente deprivato della sua autonomia desiderante e della sua potenzialità eversiva” Mottana P. , Cattivi maestri. La controeducazione di René Schérer, Raoul Vaneigem e Hakim Bey, 2014
• “È il vizio pedagogico che va estirpato. […]. Se la setta dei maestri e dei pedagogisti vuole finire in bellezza e riscattarsi almeno un po’ dal ridicolo nel quale sta tramontando, dovrà esclusivamente dedicarsi a questo compito, facendosi attenta alle attrazioni appassionate dei bambini e aiutandoli a soddisfare l’immensità dei loro desideri al di fuori delle famiglie e contro di esse” Mottana P. , Cattivi maestri. La controeducazione di René Schérer, Raoul Vaneigem e Hakim Bey, 2014
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